
Chiediamo scusa per l’errore madornale sulla fonte delle dichiarazioni. E’ Di Tolve e non Povia a fare queste dichiarazioni. Scusateci.
Su certe cose non riesco a commentare. Ecco cosa dice Luca Di Tolve in merito all’ormai annosa (noiosa?) questione di “Luca era gay“, brano che vedremo presto al prossimo Sanremo 2009 (o non vedremo, come molti ragazzi omosessuali hanno scelto di fare per dare occhi e orecchie ad un operazione dall’aria tutta commerciale).
Ecco alcuni estratti relativi ad un’intervista shock per Tempi, in uscita domani, come leggiamo da Affari Italiani:
“I miei genitori si separarono quando ero piccolo e mio padre se ne andò di casa. Rimasi solo in un ambiente tutto femminile, giocavo con le bambole. Sbaglia chi crede che gay si nasce. T’innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere”
E ancora:
“Gli omosessuali vivono un frenetico nomadismo sentimentale, comprensibile: come chiunque altro, cerca altro da sé. Se nell’altro trova solo qualcosa di simile, il rapporto non può che essere effimero e compulsivo. Non può esistere stabilità e fedeltà nel mondo gay”
Due dichiarazioni che colpiscono peggio delle bombe. Non ci sono parole. Aiutatemi.
Come annunciato dagli amici di Soundsblog, dopo due anni dalla sua vittoria sul palco dell’Ariston e dopo l’ormai celebre amico valso lo scorso anno il secondo posto ad Anna Tatangelo, Giuseppe Povia torna sul palco di Sanremo con una canzone dal titolo “Luca era gay“.
Il titolo del brano, inedito per regolamento, sembra già non lasciare dubbi sul tema trattato e sulle posizioni dell’autore. Effettivamente ricordiamo molto bene come Povia non sia del tutto nuovo a nette prese di posizioni pubbliche su questioni del mondo LGBT. Ormai celebre è rimasta una sua intervista a Panorama in cui dichiarava:
“Gay non si nasce. Lo si diventa in base a chi frequenti. Anche io ho avuto una fase gay: è durata sette mesi, poi l’ho superata. E ho anche convertito due miei amici che credevano di essere gay e invece adesso sono sposati”
non mancando di precisare che non esistono a suo parere famiglie lesbiche e gay e che le persone omosessuali non dovrebbero poter adottare dei bambini.
Ora da più parti arriva la segnalazione di una curiosa coincidenza: che il Luca della canzone con cui Povia tornerà nella città dei fiori sia proprio quel Luca di Tolve, l’ex gay di cui vi avevamo parlato un anno fa in merito alle teorie riparative del prof. Joseph Nicolosi? Noi siamo ovviamente in buona fede, ma hai visto mai i casi della vita?
Continua a leggere: "Luca era gay": il ritorno di Povia all'Ariston
Un’inchiesta realizzata per Youtube da Ornella De Zordo e Saverio Tommasi mostra come all’interno della chiesa cattolica si tenti di “guarire” l’omosessualità, additando le persone omosessuali - in particolare i maschi gay - come pervertiti, malati e ossessionati. Lo sapevamo già grazie ad altre inchieste, ma vederlo fa ancora più effetto. C’è anche un esorcista tra i “curatori”.
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Mi piace un sacco questa cosa che qualcuno ci vuole curare. Nel senso che un po’ ci riderei ironicamente. Un po’ ci rifletto e vorrei andare fino in fondo al problema. Uniamo un po’ i pezzi.
Non so se conoscete la storia del Dr. Joseph Nicolosi, psicologo terapista che da un po’ di anni ha fondato il NARTH, associazione nazionale per la ricerca e la terapia dell’Omosessualità. Andiamo al punto: questo dottore più o meno dal 2004 ha creato una “terapia riparativa” per tornare etero. Non voglio essere semplicistico, ma il concetto è quello.
Secondo un ex paziente (di cui abbiamo già parlato su Queerblog) che ha avuto a che fare con il suddetto psicologo (ancora gay, ancora più convinto che pria) , il concetto di “guarigione” si fonderebbe sul fatto che i gay hanno una mascolinità danneggiata (espressione terribile, ma questo pare si dica) e che la ricerchiamo in qualcos’altro. Questo qualcos’altro si chiama omosessualità.
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