
A seguito dell’ennesima aggresione a Roma ai danni di un ragazzo gay, qualche settimana fa, si sono sollevate voci di proteste e richieste di agire concretamente per combattere l’omofobia dilagante. Molti erano dell’idea (e lo sono ancora) che fossero solo parole e promesse dettate dal fatto avvenuto, per placare gli animi di coloro che si sentivano abbandonati dalle istituzioni e dallo Stato. Ora, sembra che Gianni Alemanno abbia intenzione di aprire un osservatorio contro l’omofobia, a Roma, al seguito di un incontro avvenuto tra il sindaco e le varie organizzazioni Lgbt italiane:
“Saranno affidate tutte le iniziative per combattere la discriminazione: questo è un impegno dal punto di vista culturale. Parallelamente ci siamo impegnati in un’opera di prevenzione e repressione delle forme di violenza che riguardano gli omosessuali: Roma deve essere una città delle regole che valgono per tutti e con le forze di polizia studieremo tutte le iniziative necessarie a combattere le forme di violenza, entro l’inizio dell’estate”
Il confronto tra i gruppi e Alemanno è stato definito positivo da entrambi, tra cui Marrazzo e Imma Battaglia a tal punto da dichiarare parole importanti:
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Prendete carta e penna, questa notizia potrebbe tornarvi utile. Avete intenzione di andare a Venezia e di soggiornare in un paese vicino? C’è un piccolo hotel di Cannaregio che potrebbe servire al caso vostro, il Ca’ Dogaressa. Risulta, infatti, molto alto il gradimento delle coppie gay che hanno soggiornato in questo albergo molto discreto e a conduzione familiare. Risulta infatti nella top 10 degli hotel più gayfriendly del mondo, stilata da una community di viaggiatori Lgbt. E davanti a lui ci sono Barcellona, Parigi e Londra. Mica robetta… Ed ecco come commenta la cosa Giampaolo Antenori, 64 anni, titolare dell’impresa:
” A noi non interessano certo le preferenze sessuali dei nostri clienti e qui abbiamo di tutto. Ci sono il marito e la moglie che vengono a festeggiare i 50 anni di matrimonio e c’è la coppia omosessuale. Qualcuno lo manifesta dichiaratamente, qualcun altro no. Ma, ripeto, a noi non interessa”
L’uomo non pensa che ci sia un motivo particolare per questa affezione al posto: è semplicemente un’attenzione e un rispetto per il cliente, alla base di tutto:

Immaginate il nostro primo ministro che riceve nella sua residenza romana o a Palazzo Chigi, in pompa magna, una rappresentanza di militari gay e lesbiche; e a loro parla con dignità dei loro diritti, davanti ad una tavola imbandita da deliziosi manicaretti e buon vino? Un bel sogno, impossibile pure a pensarlo. È successo invece a Londra, dove il premier Gordon Brown e signora hanno ricevuto nella loro residenza ufficiale, al 10 di Downing Street, una delegazione di militari gay e lesbiche, e da buoni padroni di casa, si sono intrattenuti con gli ospiti, parlando dei loro problemi e offrendo una ottima cena.
Brown, che conosce bene quanto siano seguite le organizzazioni lgbt, fuori e dentro i corpi militari; quanto lavoro svolgono i militanti lgbt, ha detto che l’orgoglio che i presenti sentivano nell’essere militari e omosessuali era niente rispetto all’orgoglio che il paese provava per loro. Un debito di riconoscenza per il loro servizio, per quello che riescono a fare ogni giorno.
Va ricordato che lo scorso anno, proprio lui, il primo ministro inglese, si disse contrario al divieto dei matrimoni omosessuali in California, e ora anche il famigerato Don’t Ask, don’t tell doveva essere superato dai vertici militari americani, oramai desueto e penalizzante per i ragazzi omosessuali in divisa. Questione, questa ultima, di dibattito negli States, con l’appoggio dell’attuale presidente Obama, ma anche con l’avversione di alcuni alti graduati delle forze armate Usa.
E’ ormai il terzo anno consecutivo e Londra si prepara, dal 9 al 22 novembre, ad ospitare il GFest, una delle più grandi occasioni per gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.
In differenti sedi della città, vi saranno rappresentanti ed ospiti per ogni categoria: arti visuali, cortometraggi e performance. Gli artisti devono avere la residenza inglese ma la nazionalità non ha confini e origini e arriveranno dagli Stati Uniti, al Pakistan e all’Europa. Niranjan Kamatkar, direttore artistico della fondazione “Wise thoughts”, che organizza il Festival, ha dichiarato:
“Il Festival, arrivato alla sua terza edizione, ospita sia il lavoro di talenti affermati che di emergenti. Ci siamo assunti un certo rischio nella selezione dei lavori che sfideranno il pubblico. Siamo veramente orgogliosi ed impazienti di annunciare che i temi affrontati dagli artisti sono in grande crescita”
Cosa aggiungere? Una città multietnica come Londra che ospita per 14 (quattordici!) giorni un festival Lgbt mentre in Italia, il solo pensiero che nella nostra Capitale avvenga una cosa del genere, potrebbe forse rendere insonni le notte di ministri, vescovi e papi (sì, esatto).
Foto | GayWise
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Mentre è ancora aperto il nostro sondaggio su quale sia la scelta per le vacanze gay preferita dai nostri lettori, ecco che arriva, fresco fresco, un nuovo concorso per eleggere la metà preferita dai gay. Ma questa volta non si tratta del posto più cool o più “in”, dove poter sciabattare sulla spiaggia o trovare le più belle discoteche e pub gay.
In questo contesto si vota la città più gay-friendly, quella,per capirci, in cui la gente non gira armata di manganello e aspetta solo che volti l’angolo per corchiarti di mazzate. Quella che generalmente sa mixare in modo equilibrato il divertimento e la vita sociale gay, con un clima rilassato e leggero a livello di accettazione ed apertura mentale (anche se si sa che qualche pirla lo puoi trovare ovunque).
E le città finora in corsa per essere elette sono: Rio De Janeiro, Buenos Aires, Barcellona, Londra, Montreal e Sidney. L’iniziativa è promossa dal canale MtvLogo, destinato al pubblico gay, e la votazione via Internet si concluderà il 28 settembre. La proclamazione avverrà il 2 novembre prossimo a Boston, durante la decima conferenza del turismo gay/lesbico. Perciò, senza parlare per forza di vacanze estive e di questo elenco, durante i vostri viaggi, quale città vi è sembrata più gayfriendly? Io ricordo l’anno scorso, a Barcellona, quando con amici, giravamo per le vie della città e incrociavamo coppie di ragazzi mano nella mano. Era quasi “sorprendente” nella sua normalità… E io, con quell’aria meravigliata, sembravo Iva Zanicchi a Barcellona, in “Caterina e le sue figlie”…
Foto | FullTravel