Tutti gli articoli con tag legge

District of Columbia estende i diritti ai genitori gay

pubblicato da andrew in: Citizen Gay Famiglie Mondo

Mentre il governo federale discute sull’estensione del Matthew Shepard Act, in diversi dei singoli stati USA non si ferma la corsa per l’estensione dei diritti delle persone LGBT.

Entro l’anno il District of Columbia permetterà ai cittadini gay e lesbiche di sposarsi e riconoscerà i matrimoni contratti in altri stati. Ma non è finita qui: grazie ad una legge entrata in vigore sabato scorso nello stato della capitale federale, le madri lesbiche non dovranno chiedere più il consenso scritto delle loro partner per legalizzare l’adozione dei figli nati dalle loro compagne tramite inseminazione artificiale. Una legge simile entrerà in vigore in New Mexico a partire dal 1 Gennaio 2010, ma il District of Columbia si è aggiudicato il titolo di primo stato a garantire un’accurata regolamentazione per la registrazione dei figli nati da coppie omosessuali tramite fecondazione artificiale ma anche per i figli di coppie etero avuti al di fuori del matrimonio.

Certo verrebbe da dire che, nonostante garantisca immediatamente al bambino due tutori legali e due persone che possono dargli tutte le cure, l’amore e l’attenzione che merita, questa legge qualche imperfezione ancora ce l’ha. Non si capisce infatti perchè la mamma lesbica che non partorisce il figlio sia chiamata ad una vera e propria adozione mentre questo non succede per il papà di una qualsiasi coppia etero, sposata o non, che abbia fatto parimenti ricorso alla fecondazione artificiale. L’importante per ora è comunque che tanti bambini potranno avere sin dalla loro nascita dell’affetto e della sicurezza economica garantita a qualsiasi figlio di una coppia eterosessuale avuto tramite feccondazione artificiale.

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Coming out: al lavoro una strada in salita

pubblicato da andrew in: Arte e cultura Coming Out

Siete gay o lesbiche e non siete dichiarati a lavoro? Tranquilli, siete in buona compagnia: secondo dei recenti sondaggi americani infatti, nonostante negli ultimi vent’anni le persone “uscite dall’armadio” siano state, in generale, gradualmente sempre più accettate, il 44% degli omosessuali statunitensi intervistati non si sentirebbero a proprio agio a parlare di questioni inerenti il mondo LGBT con i propri colleghi e ben il 78% avrebbe paura a farsi vedere vicino al proprio luogo di lavoro insieme al proprio compagno o alla propria compagna.

Nella relazione di questo interessante studio, che mette sotto la lente d’ingrandimento soprattutto persone di un’età compresa fra i 30 ed i 40 anni cresciute quindi in una situazione meno ostile a quelle della generazione precedente, si possono leggere, com’è facile immaginare, le più disparate storie e situazioni: dal dipendente di una nota azienda di ristorazione che, mentre invidia chi può tranquillamente essere se stesso, nasconde il suo orientamento ed inventa persino delle relazioni con delle donne per paura che la propria omosessualità possa essere di ostacolo alla sua carriera, come la storia di un manager della stessa azienda, con grandi responsabilità, che ha deciso di non mentire rischiando grosso ma guadagnandosi una buona dose di serenità.

Certo è che se la legislazione americana offre ancora solo in pochi stati protezione alle persone che subiscono mobbing o arrivano addirittura ad essere licenziate a causa del loro orientamento sessuale, il lavore dipendente italiano, vista la totale assenza di ogni protezione, deve pensarci almeno il triplo prima di fare un eventuale passo falso di questo tipo.

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Usa: il Senato discute l'estensione della protezione alle persone transgender

pubblicato da andrew in: Citizen Gay Attraversamenti di genere Mondo

Festeggiano gli attivisti transgender degli Stati Uniti: Dwight DeLee, 20 anni, arrestato per aver ucciso lo scorso Novembre Lateisha Green all’uscita di una festa, è stato condannato a scontare dai 10 ai 25 anni di carcere. Il clamore è dovuto al fatto che DeLee è solo la seconda persona negli USA, dopo un unico recentissimo precedente dello scorso aprile, a cui è stata imputata l’aggravante di “crimini d’odio” per l’assassionio di una persona transgender.

Lateisha, al momento del suo assassinio, si trovava in macchina con il fratello quando DeLee le è piombato addosso sparandole con la sua calibro 22.
Lo stato di New York, dove si è svolto l’episodio, come più della metà degli stati USA prevede la protezione delle potenziali vittime di crimini d’odio includendo fra di esse quelle potenzialmente prese di mira per il proprio orientamento sessuale ma non per l’identità di genere riconosciuta solo in 11 stati. L’originaria legge sui crimini d’odio, datata 1968 dopo l’assassinio di Martin Luther King Jr. , prevdeva che le categorie a rischio fossero i discriminati in base alla razza, il colore della pelle, la religione e la nazionalità. Per inserire in gran parte degli stati, ma non ancora nella legge federale, come movente l’orientamento sessuale si è dovuto aspettare il 1998 con il celebre e tragico assassinio di Matthew Shepard che scosse gli animi degli americani.

Giovedì il Senato ha però discusso l’estensione della protezione federale prevista per le potenziali vittime dei “crimini d’odio” anche alle persone esposte ed attacate per questioni di sesso, identità di genere, orientamento sessuale e disabilità. Queto significa che, se la proposta di legge terminerà positivamente il suo iter di approvazione, la protezione delle persone omo e transessuali esposte ai crimini d’odio non riguarderà più i singoli stati ma sarà regolata dall’estensione della legge federale approvata in prima istanza nel 1968. Un gran bello scarto con il nostro paese dove abbiamo dovuto sentire di Senatori che chiedono al Signore che non vengano inserite norme antiomofobia nel pacchetto sicurezza, vi pare?

Foto | Apbailey

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South Park: Kanye West è un..."gay fish"

pubblicato da andrew in: Tv

I dissacranti cartoni americani tornano periodicamente al centro dell’attenzione per le battute riguardanti il mondo omosessuale. Poco tempo, in un post dedicato ai Griffin, molti dei commentatori eleggevano altre serie animate a esempi di satira ben confezionata. Fra le serie citate come migliori c’era South Park che, come ben sappiamo, non guarda davvero in faccia a nessuno. Stavolta la vittima del serial americano è Kanye West, cantante R’n'B di cui vi avevamo già parlato qualche mese fa.

La puntata di South Park trasmessa in America lo scorso mercoledì ha visto il cantante vittima di uno scherzo che solo il suo personaggio non capiva. Dopo la domanda di Cartman “Ti piacciono i bastoncini di pesce?”, ad una risposa affermativa della parodia di West veniva fatta seguire la risposta “Then you’re a gay fish!”. Ma mentre tutti percepivano immediatamente lo scherzo e lo trovavano divertente, la versione cartoon del cantante prendeva le parole di Cartman sul serio tanto da iniziare un viaggio alla ricerca di un suo eventuale compagno acquatico poi individuato, alla fine dell’episodio, in una carpa.

West, quello vero, nell’ultimo anno ha parlato diverse volte dell’argomento omosessualità, rispondendo fra l’altro a chi metteva in evidenza il suo abbigliamento definendolo “gay” affermando che veste solo in maniera creativa e che la parola “gay” non dovrebbe essere usata come un insulto. Questa parodia sembra l’ennesimo episodio che, se da una parte fa tornare al centro dell’attenzione il probema dell’uso improprio di alcuni termini legati al mondo LGBT, riaccende contemporaneamente il dibattito fra queste serie animate, decisamente pensate per un pubblico adulto o comunque ad esso più adatte, e dei temi come quelli dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, di cui, al di là del registro usato, rimane ancora parecchio difficile parlare senza cadere in banalità e luoghi comuni.

Dopo il salto potete vedere un estratto della parte finale dell’episodio interamente visibile tramite il sito di South Park: l’amore fra West e la carpa!

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Australia: la censura corre sul web?

pubblicato da andrew in: Internet

Secondo una proposta di legge del governo australiano nel più grande paese del nuovissimo continente potrebbero essere presto oscurati numerosi siti internet giudicati inappropriati.

L’iniziativa, che mirerebbe ad evitare l’uso e abuso della rete da parte di pedofili e terroristi, sarebbe da giudicare lodevole se non fosse che nel mirino di questo repulisti starebbero per finire numerosi siti che nulla hanno a che fare con le due categorie sopra citate. Secondo Wikileaks, sito che pubblica documenti ed informazioni riservate grazie a soffiate e contributi anonimi che aveva già previsto quali indirizzi sarebbero stati oscurati in Danimarca, Norvegia e Tailandia , i siti a rischio sarebbero 2395 ed includerebbero anche pagine gay, soprattutto siti per adulti, ma addirittura anche link a video di Youtube e a voci di Wikipedia giudicate pericolose.

Mentre a Sidney infuria la polemica sulla pubblicazione della lista degli Url a rischio e l’Australian Communications and Media Authority minaccia azioni legali nei confronti dei responsabili di Wikileaks, da questa parte del mondo viene naturale chiedersi, se è vero che tutti i siti in oggetto non sono legati ai gravissimi reati sopra citati, quanto facile sarà limitare attraverso leggi di questo tipo, con la scusa dell’oscenità e della pericolosità, la libertà di parola e di espressione di molte categorie, come ad esempio quella delle persone omo e transessuali, che ad oggi hanno ormai solo internet come canale privilegiato di visibilità e di informazione senza filtri.

Insomma: cosa fareste se per assurdo un giorno anche qui da noi, dopo il vostro sito porno preferito, iniziassero sparire i blog, i video e le pagine legate al mondo LGBT che abitualmente leggevate?

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Guyana: associazioni chiedono la fine della persecuzione dei trans

pubblicato da andrew in: Attraversamenti di genere Mondo

In Guyana diverse orgnaizzazioni che si battono in difesa dei diritti umani stanno chiedendo in questi giorni la fine degli arresti e degli abusi nei confronti dei trans, vittime di una vera propria persecuzione a causa del loro non conformarsi al modo di vestirsi legato al genere riconosciuto come ordinario.

Attraverso una lettera sei associazioni fra cui la Caribbean Forum for Liberation of Genders and Sexualities , Global Rights, Guyana Rainbow Foundation (Guybow), Human Rights Watch, International Gay and Lesbian Human Rights Commission, e Society Against Sexual Orientation Discrimination hanno chiesto al presidente Bharrat Jagdeo che la repressiva legge attualmente in vigore che criminalizza ingiustamente chi indossa abiti giudicati appropriati solo per il sesso opposto venga ridiscussa ed abrogata.

Le associazioni hanno chiesto inoltre alle autorità la liberazione di sette persone arrestate solo durante lo scorso mese nella capitale Georgetown con l’ accusa di “vestire abiti femminili, nonostante il sesso maschile” o viceversa “vestire abiti maschili, nonostant eil sesso femminile” e l’apertura di indagini circa gli abusi che questi hanno dichiarato d’aver subito.

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Norvegia: celebrato il primo matrimonio omosessuale

pubblicato da andrew in: Nozze e dintorni Lesbo e altre catastrofi

Cecilia Patricia Stensland e Janne Lemvig Abrahamsen, rispettivamente 24 e 38 anni, sono state la prima coppia omosessuale a sposarsi in Norvegia.

Nel paese nordeuropeo una nuova legge approvata lo scorso anno ed entrata in vigore a Gennaio aboliva la definizione di coniugi come uomo e donna, neutralizzandone il genere ed estendendo di fatto la possibilità di sposarsi, di adottare e di accedere, nel caso di due donne, all’inseminazione artificiale, anche per le coppie gay e lesbiche che potevano intanto, già dal 1993 unirsi civilmente.

La Chiesa norvegese, all’interno della quale era nato un dibattito sulla possibilità o meno di istituire cerimonie speciali e benedire le unioni omosessuali, ha la possibilità, senza nessun obbligo, di benedire o meno le unioni. Le coppie che fino ad ora avevano stipulato un’unione civile potranno facilmente chiedere la conversione del loro patto in matrimonio.

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Uk: due mamme sul certificato di nascita

pubblicato da andrew in: Citizen Gay Lesbo e altre catastrofi Famiglie Mondo

Una nuova buona notizia arriva dal Regno Unito dopo la recente possibilità, ottenuta da una coppia lesbica scozzese, di avere degli aiuti statali per avere un figlio: le donne lesbiche che avranno figli grazie alla fecondazione in vitro potranno aggiungere il nome della loro partner al certificato di nascita del figlio.

Più generalmente l’Human Fertilisation and Embryology Act emanato nel 2008 e che entrerà in vigore il prossimo 6 Aprile permetterà letteralmente alle donne single di nominare, senza distinzione di sesso, il secondo genitore del proprio bambino che avr ha gli stessi diritti ed obblighi nei confronti di minore di qualsiasi padre o madre biologico.

Com’è facile immaginare non sono mancate le critiche soprattutto per il falso, sostengono alcuni, che il certificato di nascita così modificato produrrebbe circa le origini biologiche del nascituro. Intanto, in vista dell’entrata in vigore della legge, la Human Fertilisation and Embryology Authority ha consigliato alle donne lesbiche che hanno manifestato la volontà di sottoporsi a FIVET di attendere il mese di Aprile per trarre dei benefici dalle nuove regole.

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Usa: senatore equipara gay ad assassini ed è costretto a scusarsi

pubblicato da andrew in: Omofobia Mondo

Scott Renfroe, senatore repubblicano dello stato del Colorado che aveva dichiarato di ritenere l’omosessualità una violazione dell’ordine naturale ed un’offesa a Dio che avrebbe creato l’uomo e la donna con il fine della procreazione, ha dovuto fare pubblica ammenda per le sue esternazioni.

Il politico statunitense, che aveva toccato il tema durante un dibattito sulle nuove politiche in materia di welfare che, se approvate, garantirebbeo benefici ai partner degli impiegati statali lesbiche e gay, è stato costretto a scusarsi dopo aver aggiunto:

“Non dico che l’omosessualità sia l’unico peccato. Esistono l’adulterio, l’omicidio, ma non facciamo leggi per legalizzarli”

La nuova legge cui Renfroe si è opposto e che è stata votata con esito positivo la scorsa settimana non rigurda il riconoscimento legale delle unioni di gay e lesbiche ma l’estensione delle loro assicurazioni sanitarie ai riespettivi partners. Nel frattempo il senatore ha dovuto precisare in un’intervista a The Greeley Tribune:

Mi scuso se le mie dichiarazioni hanno urtato la sensibilità di qualcuno

Un’attenzione per l’opinione degli elettori di cui certamente, in occasione di dichiarazioni di pari gravità, dalle nostre parti si sente la mancanza.

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Lituania: una premier lesbica? Anzi, no.

pubblicato da andrew in: Citizen Gay Lesbo e altre catastrofi Mondo

Dalia Grybauskaite, commissaria europea per la pianificazione finanziaria, confermando ieri che sarà candidata alle elezioni del prossima Maggio per la guida del suo paese, la Lituania, ha risposto anche alle insistenti chiacchiere che riguardavano il suo orientamento sessuale dichiarando di non essere lesbica.

La notizia della presunta omosessualità della Grybauskaite era stata diffusa dopo la pubblicazione di un’intervista online da parte di un sito lituano che che riferiva che la donna avrebbe avuto diversi anni fa una relazione lesbica.

Se mi state chiedendo se sono lesbica, allora no, non lo sono

è stata la lapidaria risposta della candidata premier del paese baltico. Sicuramente vedere replicata l’eccezionale situazione islandese in un paese dell’ex blocco sovietico attualmente fra i più omofobi di tutta Europa, dove negli ultimi anni non solo sono stati vietati Pride e manifestazioni antidiscriminatorie ma per ben due volte è stato esplicitamente vietato di esibire in pubblico la bandiera rainbow, sarebbe stato un bel traguardo.

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