
“Sicuramente non sarei contentissima di avere un figlio gay, devo essere sincera. Mi augurerei che possa sposarsi, avere dei figli. Detto questo, non gli farei certo mancare tutto il mio appoggio e il mio amore di madre”
Carolina Lussana, deputato della Lega ha rilasciato questa dichiarazione a Klaus Davi.
Ovviamente è criticabile e come al solito si può leggere un commento gratuito quasi come fosse un peccato o un difetto avere un figlio omosessuale. Ma quello che voglio chiedervi è un’altra cosa.
Immaginate di essere genitori, in Italia, in questo preciso momento storico. Vorreste avere un figlio o una figlia omosessuale o sareste preoccupati per lui e se fosse eterosessuale sareste più sereni per il suo futuro? Desiderare un figlio gay rischia di essere quasi ‘egoista’ in questa periodo di omofobia palpabile?
A malapena si parla di gay in tv, ed ecco arrivare la richiesta di un canale interamente dedicato al mondo gay, in Rai. Pochi giorni fa, Klaus Davi ha intervistato Rizzo Nervo, consigliere di amministrazione della Rai e alla domanda se fosse favorevole ad una Rai dedicata alle problematiche gay (come nome Rai Gay?), così l’uomo ha dichiarato di essere favorevole a nuove iniziative editoriali ma senza favorire la ghettizzazione: risposta che vuol dire tutto e niente.
Le parole, che non mi sembrano entusiaste né propositive, hanno comunque spinto Franco Grillini, come Gaynet (associazione omosessuale d’informazione)a chiedere un incontro al Cda della Rai per parlare della possibilità di un canale digitale di argomento Queer. Infine, ha lanciato come messaggio, quello di smetterla di usare come giustificazione la ghettizzazione per evitare di acconsentire a richieste del mondo Lgbt: anche lui sa che la cittadinanza gay dovrebbe avere voce in capitolo nelle trasmissioni tv ma ciò è impossibile dal momento in cui nemmeno i tg e i programmi di informazione se ne occupano. Però un canale “Queer” in Rai? Attendiamo sviluppi anche se non mi convince per nulla: avere una Gay Rai è attuabile quanto pensare al Gay Village che viene spostato in Piazza San Pietro.
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Klaus Davi ha intervistato Giovanni Terzi, Assessore alle Attività produttive, Politiche del Lavoro e dell’Occupazione a Milano, e ha affrontato con lui il tema di un possibile quartiere gay a Milano. Terzi ha ammesso di essere contrario all’idea, non favorevole a questa divisione, poiché in un periodo storico e politico attuale differente dagli anni Settanta (in cui andava molto “di moda”)
Allo stesso tempo, però, non concorda con il concetto di matrimonio tra due persone dello stesso sesso, sebbene, ideologicamente, l’idea di poter adottare per un single (indipendentemente dalle sue preferenze sessuali) possa essere positivo ed utile.
Ma voi, in merito alla nascita di quartieri gay sareste d’accordo o lo vedreste anche voi come una forma di ghettizzazione? A Milano, per esempio, Porta Venezia è vista come la zona più gayfriendly della città, per l’alto numero di locali e abitanti gay.
Si dice che la politica debba dare il più alto esempio di rettitudine, che debba parlare un linguaggio diverso da quelle delle piazze, o dei bar o osteria. Poi ci si accorge che sono proprio i politici a dare il peggiore esempio di intolleranza, la peggiore misura di certe esternazioni che sembrano giustificare atti di violenza di tanti incoscienti. Ed è proprio a proposito dell’ultima violenza omofoba consumata a Roma che il sottosegretario Carlo Giovanardi, in una intervista rilasciata a Klaus Davi, interpreta il senso di affetto tra due gay come effusioni troppo marcate, troppo plateali. S’intende in pubblico, perché poi, lo voglia o no nel privato ognuno è libero di relazionarsi col proprio amore come vuole. L’esternatore governativo, da sempre legatissimo ad un concetto dello Stato il più clericale possibile, e, diciamocelo, anche l’ex Dc che meno sopporta gli omosessuali, avendone avuti parecchi nello Scudo crociato (così era definita da molti la democrazia cristiana), per non voler strafare, mette tutti in un sol calderone: omosessuali ed eterosessuali. Ecco cosa dice a Klauscondicio:
“Premesso che la mia condanna dei fatti di violenza che hanno colpito i gay è totale, sono tuttavia dell’avviso che la manifestazione dell’omosessualità come anche dell’eterosessualità in luoghi pubblici debba sempre seguire criteri di buon gusto e di rispettabilità. Questo vale sia per le coppie etero che per quelle gay, sia chiaro. Ecco, prego i gay, come anche gli etero, di contenere nell’ambito del lecito le loro effusioni nel rispetto della collettività”.
Premesso che per le vie cittadine, campagnole e di paesini, non è che si incontrino tante coppie gay che si strusciano o si tengono serenamente per mano mentre coppie etero lo riescono a fare nell’indifferenza generale, mi chiedo se sono davvero certe effusioni in pubblico a dettare rispettabilità e buon gusto. Che Giovanardi viva in un sogno da cui non intende destarsi? Oppure legge male i giornali? I maggiori atti di violenza omofoba sono stati perpetrati ai danni di gay solitari, che stavano tornando a casa, erano in tram, che non slinguavano nessuno, caro sottosegretario. Ma da che cosa ci dobbiamo contenere “nell’ambito del lecito”; ma di cosa parla accomunando noi e e gli etero in una improbabile orgia illecita di insane effusioni
Le spara grosse sugli uomini del Carroccio, tanto da urtare qualcuno; dice la sua sulle frequentazioni ai trans che chiama “travestiti” e sulla possibilità remota di avere un premier omosessuale. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, napoletano, classe 1967, intervistato da Klaus Davi per KlausCondicio, si lascia andare a riflessioni che riguardano la vita politica del nostro Paese, un po’ confondendo le cose, come quando assimila travestitismo e transessualità e un po’ fa emergere la sua parte di buonismo politico, dicendosi sereno e collaborativo nel caso in cui dovesse accadere di eleggere un premier omosessuale.
“Sono contrario a qualsiasi forma di discriminazione - ha affermato il deputato a Davi - e se un premier omosessuale venisse eletto dal popolo avrebbe tutto il diritto di governare il Paese. Sono contro le discriminazioni per l’orientamento sessuale. Detto questo, non considero che la cosa sia semplice; anzi, sul piano del costume non lo è certamente, ma non ci troverei nulla di strano”.
Immagino, qualche vespaio questa dichiarazione lo susciterà se, come afferma successivamente il deputato ex missino, le porte rimarrebbero chiuse invece ad una possibile candidatura di un leghista, questo perché dice:
Alessandra Mussolini, intervistata da Klaus Davi, ha parlato delle situazioni delle coppie di fatto e di come sia necessario ed importante tutelarle. E ha incluso ( o meglio, non escluso) anche le coppie gay:
“Le Regioni devono investire nel Welfare”, ma tenendo conto anche delle “coppie di fatto: coppie non sposate che hanno figli, ma non vanno escluse le coppie gay”
E in seguito ha ribadito il suo pensiero, dando una priorità sociale. E indovinate a chi?
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Daniela Santanchè è stata intervistata da Klaus Davi, per la rubrica KlausCondicio e, tra i numerosi argomenti toccati dal lungo dialogo, la donna ha anche affrontato il tema dell’omosessualità, interpretandolo in prima persona:
“Se i miei figli fossero gay sarei preoccupata perche’ avrebbero certamente una vita piu’ difficile. Come mamma il mio amore sarebbe immutato, ma avrei piu’ preoccupazioni perche’ so che avrebbero una vita piu’ difficile”
Viene da chiedersi in quale contesto lei inserirebbe questa difficoltà. Perchè se fosse quello sociale, concorderei sicuramente con l’onorevole. Sopratutto se, in Italia, in televisione, passano ancora messaggi di gente che ritiene i trans persone malate, ai margini del società o drogate oppure che suggeriscono di amarsi silenziosamente, boicottando proteste possibili o gay pride.
Ops, ho forse sbagliato esempi?
Foto | Armaghedon777
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È probabile che alla candidata alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, poco interessi il voto delle coppie omosessuali. Del resto, la politica non da oggi sa quanta poca coesione vi sia nel movimento lgbt e quanto sia disgiunto il voto politico delle persone lgbt. Colpa nostra o loro, poco conta e interessa. Almeno, rispetto ai politici di centrosinistra, parlano chiaro sulle loro intenzioni, senza farci sognare propositi che non verranno mai attuati. Parlando con Klaus Davi, nel corso della trasmissione di approfondimento politico Klauscondicio, la candidata di centrodestra è stata parecchio esplicita sul tema della omogenitorialità: le coppie gay non necessitano di riconoscimento. Punto!
“Ho tanti amici gay e non penso che il matrimonio o l’adozione siano una loro priorità. Le persone che conosco io vogliono semplicemente poter vivere serenamente questa loro condizione”.
Che tipo di amici gay abbia la signora Polverini e cosa vogliono per vivere serenamente la loro condizione, credo interessi poco a me che scrivo, a voi che leggete e, a quanto pare, anche al movimento omosessuale. Tutti in politica, progressisti e no, vantano amicizie omosessuali, non sappiamo quanto palese e vissuta quella omosessualità dagli interessati e dai loro amici. Quel citare “ho tanti amici gay” sembra diventata una triste e stanca litania per poi dimenticare che quei tanti amici gay, lo dichiarino o meno, necessitano di diritti, per loro stessi, per la loro dignità e soprattutto per gli altri cittadini omosessuali che non hanno la fortuna di essere amici della Polverini e quindi, in un certo senso, dirsi privilegiati.
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Torna Alessandro Cecchi Paone e parla del suo coming out, del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dei gay nascosti che ci sono in tutte le redazioni televisive. Ai microfoni di Klaus Davi afferma che Berlusconi non è affatto omofobo:
Berlusconi non è un omofobo, nella maniera più assoluta. Quando feci coming out, fu il primo a chiamarmi e a dirmi: “Hai fatto bene, grazie”, dopodiché provvide a far stampare ancora più manifesti e volantini in cui io ero ritratto con lui accanto.
Poi, dopo essersene uscito con una delle sue scientifiche affermazioni (Non ci dimentichiamo che Mediaset, già negli anni Ottanta, sdoganò i travestiti, facendo lavorare Amanda Lear) ha svelato il segreto di Pulcinella: RAI e Mediaset sono pieni di gay e bisex!
“Rai e Mediaset sono piene di conduttori gay e bisex, ma sono dei veri e propri vigliacchi perché non fanno coming out. Tutti ne parlano nei corridoi delle televisioni e non è un segreto per nessuno, ma poi, a telecamera accesa, diventano vigliacchi e codardi. Non è machismo, secondo me è vigliaccheria, hanno paura. Sono il contrario del machista, hanno una paura tremenda. So di conduttori gay e bisex che non lo rivelano. Ci sono delle persone che fanno finta di essere qualcosa che non sono. Ma nel mondo omosessuale è inutile negare, si viene a sapere subito, frequentano certi ambienti e la gente parla. Detto questo, non credo che in tv questi cripto gay o bisex facciano rete”.
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Che il parlamentare leghista Roberto Calderoli, iceberg della dirigenza del partito di Bossi, non sia mai stato tenero con gli omosessuali è cosa risaputa. Ma di questi tempi la transessualità poté più dell’omosessualità, viste le tragiche vicende dell’ex governatore del Lazio e la misteriosa morte della trans Brenda. Insomma a Calderoli, pare noi non piaciamo e noi non andiamo certo in visibilio per l’illustre parlamentare secessionista.
Parlando a Klaus Davi, esperto di relazioni pubbliche e fondatore dell’omonima agenzia, Calderoli non si è lasciato sfuggire l’occasione per dire la sua sui transessuali e i loro clienti; a modo suo naturalmente e senza quella ‘pietas’ che a volte occorre nel dire le cose. Tolleranza zero, ovviamente; e se i “travestiti brasiliani” scorrazzano per la capitale non è per colpa di Alemanno, ma di qualcuno che chiude un occhio. Parola del responsabile del dicastero della semplificazione normativa, che precisa:
“Mi sembra che rispetto ad alcune categorie ci sia una sorta di minor sorveglianza perché se i trans hanno appartamenti in affitto, cellulari e contratti telefonici e possono acquistare medicine, evidentemente c’è qualcuno che fa questi contratti. Al di là delle valutazioni rispetto alle tendenze sessuali di qualcuno è un fenomeno che ruota attorno alla presenza di droga e ricatto, un vero circuito malavitoso. C’è anche un aspetto sanitario perché, ovviamente, all’interno di quel tipo di popolazione la percentuale di sieropositivi è altissima rispetto alla media, quindi vuol dire proprio andare a cercarsela”.
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