Sono giorni di polemica in Inghilterra dove dal 1993 l’emittente televisiva Channel 4 trasmette un messaggio di Natale alternativo al classico messaggio alla nazione della regina.
Da quindici anni a questa parte numerosi sono i personaggi che si sono susseguiti sullo schermo natalizio dell’emittente inglese ma quest’anno ha suscitato diverse polemiche la scelta di scegliere come successore di Quentin Crisp, Brigitte Bardot, Lady Diana, Sharon Osbourne e Marge Simpson il presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad.
Ahmadinejad, ricordiamo, si è lasciato più volte andare in pubblico a dichiarazioni che potremmo eufemisticamente definire ben poco diplomatiche, da quando affermò che lo stato di Israele dovrebbe essere cancellato dalla faccia della terra a quando, nell’ormai celebre discorso alla Columbia Univerity dichiarò che i gay in Iran non esistono, salvo poi ritrattare.
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Un palestinese gay di trentatré anni di Tamon, un villaggio nel nord della Cisgiordania si è rivolto all’Alta Corte di Giustizia di Israele chiedendo il permesso di residenza in Israele per poter vivere con il suo compagno, un ebreo, ed evitare in questo modo di essere ucciso dai propri genitori che già da anni si oppongono all’unione dei due. Il ragazzo si è appellato al “valore sacro della vita deve essere tutelata senza distinzione di razza o di fede’’.
I due si sono conosciuti nove anni fa e da tempo convivono. Nel 2000 la famiglia aveva scoperto la cosa e aveva imposto il cambiamento di vita, pena la morte. Ma i due hanno continuato a frequentarsi. Nel 2002, poi, il giovane era stato condannato a quattro mesi di prigione in Israele perché senza permesso di soggiorno. Ora viveva a Betlemme, continuando a frequentare il suo compagno.
Già tempo fa una storia simile si era conclusa felicemente con l’autorizzazione per i due fidanzati (uno palestinese e l’altro israeliano) a vivere insieme.
Una specie di Romeo e Giulietta in versione gay, ma con il lieto fine. In Israele un giovane gay palestinese ha ricevuto l’autorizzazione a vivere a Tel Aviv con il suo compagno, un israeliano 40 “per motivi umanitari”. A Jenin, infatti, dove viveva, il 33enne palestinese aveva ricevuto minacce a causa della sua omosessualità. Per questo motivo il generale Yosef Mishlav, coordinatore delle attività del governo israeliano nei Territori ha rilasciato il permesso, che era stato già chiesto da alcuni anni, concedendo finalmente alla coppia di vivere insieme.
Una buona notizia per i padri gay nel giorno della festa del papà. In Israele il governo ha riconosciuto per la prima volta due uomini gay conviventi come padri, entrambi, del bambino che stanno allevando. Avi Shadiv aveva adottato il figlio quattro anni fa, in Georgia l’ex repubblica sovietica; adesso il suo partner di una vita, Giora Shavit, 50 anni, ha chiesto e ottenuto di essere registrato come secondo padre del bambino.
È la prima volta che avviene una cosa del genere in Israele, ma non è stato così facile. All’inizio il ministero dell’Interno aveva respinto la richiesta del signor Shavit, perché un padre risultava già ed era l’altro. I due, però, si sono rivolti a un tribunale della famiglia (a Tel Aviv, ovviamente) e la corte ha costretto il minstero a riconoscere entrambi i padri.
Un diritto riconosciuto per le coppie conviventi, ma soprattutto per i bambini che vivono con due genitori dello stesso sesso, ma spesso ufficialmente risultano perfetti estranei di uno dei genitori che li alleva e sta loro accanto.
L’unico criterio è l’interesse del bambino, sostiene Menachem Mazouz, consigliere giuridico del governo in Israele. Ergo, lo Stato non si opporrà alle adozioni da parte di coppie gay e lesbiche. In Italia, invece, l’unico criterio è quello della facciata, per cui pazienza se fra le mura domestiche può succedere di tutto, l’importante è che sia una famiglia tradizionale lui+lei (se sposata in chiesa - cattolica, però! - ancora meglio).
E così in Israele le coppie gay e lesbiche potranno adottare come le coppie eterosessuali. La bella notizia potrebbe servirci da spunto per domandarci quali priorità dovrebbe avere il (prossimo) governo italiano nei nostri confronti:
Via | Ansa
C’era una volta, e c’è ancora, il premier israeliano Ehud Olmert. Lui ha una figlia, Dana, lesbica dichiarata e felicemente fidanzata con Dafne (nella foto). Olmert non ha mai manifestato alcun problema per l’omosessualità della figlia. Ora Dafne, la compagna di Dana, ha dato alla luce la loro prima figlia, rendendo così il premier nonno per la settima volta.
Amalya è il nome della nipotina, figlia della coppia lesbica di famiglia. Dana è attivista politica e docente universitaria. Da sempre partecipa ai Gay Pride di cui risconosce il forte valore politico.
Da parte di Queerblog, auguri alla coppia. E complimenti al nonno. Grazie a lui questa che sembra una favola, in casa Olmert è diventata realtà.
Per la serie “il re è nudo ma nessuno si permetta di farglielo notare” negli Stati Uniti, per la gioia delle diverse organizzazioni omosessuali, Mary Cheney (figlia lesbica del vicepresidente) non si pronuncia sulle importanti questioni della comunità GLBTQ. Censura posta dal padre, vicino all’omofobo Bush?! Chi può dirlo, ufficialmente.
Non tutte le figlie lesbiche di importanti politici decide di tacere, gongolandosi nei preconcetti dei propri genitori.
Gerusalemme. La democrazia è anche questo: persone che propongo leggi (che personalmente non condivido) e altre che si organizzano affinché le minoranze siano, giustamente, tutelate.
Per impedire che gay, lesbiche, bisessuali, trans(tutti) potessero manifestare nelle strade di Gerusalemme il proprio orgoglio, capeggiati dal Ministro della Giustizia, un gruppo di parlamentari avevano deciso di presentare una legge per impedire i pride.
Arrivati evidentemente al limite, gay e lesbiche israeliani hanno deciso di fondare il primo partito omosessuale del paese: il Maggy.
“Non si tratta di un espediente per farci pubblicità - ha assicurato Hagay Eyad (uno dei fondatori del partito) - c’è davvero bisogno di un partito del genere.
È una necessità della intera società israeliana, tanto più in giorni in cui cresce la mobilitazione contro gli omosessuali e contro altre minoranze sessuali in Israele”.
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Mi scuso per il ritardo, ma non si poteva non parlare della prima conferenza pubblica di donne lesbiche arabe, un incontro unico nel suo genere che un paio di settimane fa è diventato possibile grazie all’impegno dell’associazione palestinese Aswat.
Una vera sfida per le società arabe del Vicino Oriente in cui l’omosessualità - ancor più quella delle donne - è un tabù fortissimo. Non è un caso che la conferenza si sia tenuta (con strette misure di sicurezza e il divieto di foto e riprese tv) in una città israeliana, Haifa.
Dignità, libertà, rispetto
L’immagine di Hitler su una bustina di zucchero rischia di incrinare i rapporti tra Croazia e Israele.
Il centro Wiesenthal ha infatti chiesto alle autorità croate di ritirare migliaia di confezioni su cui, oltre ai lineamenti del Fuehrer, pare sia stampato uno slogan di dubbio gusto sugli ebrei internati nei campi di concentramento.
Roba da non crederci eh?