Tutti gli articoli con tag interviste

Alessio De Giorgi: "Il Movimento guardi oltre il suo steccato"

pubblicato da andrew in: Movimento In Pride we trust Internet


Contiuiamo le nostre interviste con gli esponenti del movimento LGBT italiano scambiando oggi due chiacchiere con Alessio de Giorgi. Molti lo ricorderanno principalmente come il direttore di Gay.it ma per chi lo avesse conosciuto solo attraverso la recente inchiesta del portale su Arcigay e le sue recenti considerazioni sulla presidenza di Aurelio Mancuso, c’è da ricordare che De Giorgi, oltre ad essere un imprenditore ed uno dei pionieri in Italia del tentativo di utilizzare internet come mezzo di confronto all’interno del movimento, dall’inizio degli anni ‘90 ha militato in Arcigay prima a Genova, poi a Pisa, dove ha lavorato come presidente, fino a diventare tesoriere nella Segreteria Nazionale. Sotto i riflettori nel 2002 per esser stato il primo, col compagno, a pacsarsi in Italia, prima del suo recente impegno nel PD è stato fino al 2006 Presidente Regionale Arcigay in Toscana.

Certo è che, accusato di lavorare per dare una pesante spallata ai vertici di quella che lui stesso definisce la “sua” associazione alla vigilia del Pride nazionale, De Giorgi, con i suoi editoriali, ha comunque portato alla luce qualche importante questione mai discussa o forse da sempre lasciata da parte dal movimento italiano su cui cercheremo di conoscere il suo parere.

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Platinette è incantato da Ratzinger e sprofonda nel peccato

pubblicato da Robo in: Popular Aids/Mts Vaticanerie Attraversamenti di genere

Platinette al microfonoDa un po’ assente da questo blog, Platinette vi fa ritorno con una intervista rilasciata al giornale online Pontifex nel quale, oltre a dichiarare di avere un direttore spirituale, definisce rivoluzionarie e geniali le affermazioni di Benedetto XVI sui preservativi e, al contempo, confessa di essere un gran peccatore. Ecco alcuni passaggi dell’intervista.

Si sente peccatore?
Certo, affogo nel peccato e lo ammetto. Da questo punto di vista sono una contraddizione vivente. Il peccato è la mia condizione naturale, ma lo riconosco, e qualche volta mi tormenta. Ma sono un terribile peccatore, senza rimedio, salvo che alla fine della vita non mi arrivi la vocazione

Che pensa di Papa Benedetto XVI?
Un uomo colto, serio e raffinato. In lui apprezzo, pur non essendo credente, l’uomo di cultura e l’intellettuale. Fa poco per piacere, eppure piace, un controsenso che dimostra la sua grandezza. Generalmente diffido dei papi detti buoni o popolari, la fede non ha bisogno di zuccherini o incentivi, ma di rigore.

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Vittorio Feltri e il vittimismo dei gay

pubblicato da Robo in: Omofobia Cronaca

Vittorio Feltri, diretto di LiberoNel salotto di Klaus Davi è ospite Vittorio Feltri, direttore di Libero, che parla anche dei gay (ormai è un vezzo di Davi). Ecco alcuni passaggi dell’intervista.

  • Io penso che il vittimismo gay sia residuale, perché le cose sono cambiate e stanno cambiando. È dovuto, credo, ad un atteggiamento guardingo degli omosessuali che vedono in ogni sguardo, in ogni frase, la possibilità di un attacco, di una discriminazione. In realtà - io parlo per me, ma mi auguro che sia un pensiero condiviso - a nessuno importa niente se uno sia omosessuale, anche perché è difficile saperlo.
  • Uno un giorno è omosessuale, un giorno non lo è: sono affari suoi. Io, personalmente, di quello che succede sotto le lenzuola degli altri mi disinteresso, ma non per un atteggiamento snobistico, ma perché veramente non m’interessa. Se devo assumere una persona o devo giudicare un articolo, che l’abbia scritto una donna, o una donna lesbica o un eterosessuale o un omosessuale, io nemmeno me lo chiedo.
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Ingroia: nella mafia ci sono gay, ma non tra i capi

pubblicato da Robo in: Attraversamenti di genere Cronaca

Klaus Davi intervista Antonio Ingroia

Per il suo canale video, Klaus Davi intervista il Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. Commentando la notizia di Ketty, la transessuale arrestata a Napoli qualche tempo fa e che aveva un ruolo di spicco nella camorra, Ingroia parla della mafia e dell’omosessualità:

Omosessuali tra le file della mafia? Posso dire che abbiamo avuto ulteriori conferme in tal senso. Non si tratta comunque di boss, ma di esponenti, per così dire, di medio livello. Non siamo ancora arrivati ai quadri alti, ma ci fermiamo ad anelli non elevati della cupola. La condizione omosessuale tra i mafiosi viene ancora vissuta con una certa paura.

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Omosessuali quindicenni: il romanzo di Lino Centi

pubblicato da Robo in: Libri

Copertina del libro Quindici anni per sempre di Lino CentiConiglio Editore ha recentemente pubblicato il romanzo di Lino Centi dal titolo Quindici anni per sempre, nel quale l’autore, con una scrittura ricercata e affascinante, racconta una diversa educazione sessuale ambientata nella provincia toscana, prima, e a Firenze, poi. Nella campagna toscana, nei bagni della scuola, nella penombra della stanza infantile, i ragazzi del paese imparano a darsi e a dare piacere, scoprono il proprio corpo e si rapportano con l’altro. Lino Centi, che è pittore e docente universitario ed è una persona con la quale è piacevole dialogare (si veda la prima risposta – un aforisma – alla nostra intervista), si è intrattenuto con noi di Queerblog per parlare del suo romanzo (che, tra le altre cose, è molto curato nell’aspetto grafico).

Lei è un pittore: ci racconti qualcosa di sé come se stesse dipingendo un quadro.
A Barcellona vivo fra il Palau della Musica ed Arc de Triomf: un tripudio della catalinità, un trionfo della patologia. Eppure tutto è incredibilmente leggero disinvolto ed estetico – talvolta maestosamente cutre come il teatro di Joan Brossa. Qualcosa che parla di te e di noi, di come ci si possa pazzamente ibridare senza neanche saperlo.

Lei racconta della scoperta dell’omosessualità ai tempi della scuola, nella campagna toscana di diversi anni fa: crede che oggi per un adolescente di provincia sia più facile accettarsi omosessuale o ci sono ancora molti passi da compiere?
Per quanto possa sembrare strano, gli adolescenti oggi sono assai più controllati dalle rispettive famiglie. La strabiliante diffusione dei cellulari ne è uno dei sintomi. Ma hanno più informazioni a disposizione. Per la mia generazione, tutti avvertivano che, in te, covava la diversità; ed eri davvero l’ultimo a prenderne coscienza. Così si scappava. In un gioco complesso, l’inurbamento ha fatto da volano alla scoperta dell’identità. Esattamente come nel medio evo, Die Stadt Luft macht frei: l’aria delle città rende liberi. Anche in provincia l’informazione e la conoscenza, circolano, ma è altrettanto evidente che anche i tanti bigotti s’organizzano per impedirne gli esiti. Neanche sottovaluterei la classe sociale nella quale si nasce. Di solito l’estrema povertà e l’estrema ricchezza rendono i costumi tolleranti. I più tartassati ed insicuri sono i figli delle classi medie. Dovunque si ritrovino a vivere.

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Francesco Alberoni: nelle coppie gay la passione è forte

pubblicato da Robo in: Libri

Copertina del libro Innamoramento e amore di Francesco AlberoniTorna il libreria, dopo un restyling, il best seller di Francesco Alberoni Innamoramento e amore. Intervistato in merito a questo lavoro Alberoni sostiene che, seppur mutate le condizioni socio-culturali, gli aspetti mentali dell’innamoramento restano per lo più identici nel corso della storia. Anche oggi, con unione miste e coppie gay. Dice Alberoni:

“L’amore unisce sempre due persone diverse. E allora, nel caso di due etnie diverse, specie se di colore diverso, il trasporto e il piacere può essere più intenso, più affascinante, perché apre a ciascuno dei due una porta verso un mondo diverso dal proprio mettendoli entrambi in relazione. Nelle coppie gay ci può essere la drammaticità del proibito anche se oggi molto più affievolito, che può rendere il rapporto più ossessivo e dunque caricarlo di una ulteriore e forte passione”.

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Francesco Totti, Ilary Blasi e un figlio gay

pubblicato da Robo in: Popular Sport Famiglie Tv

Francesco Totti e Ilary Blasi

L’altra sera durante la puntata inaugurale della nuova edizione delle Iene è andata in onda un’intervista doppia a Francesco Totti e Ilary Blasi. Varie domande, come da prassi, tra cui quella su un eventuale figlio gay: “Se tuo figlio si presentasse alla porta con un compagno”. A Ilary dispiacerebbe non poter diventare nonna, mentre Totti afferma:

Porcoddinci m’ammazzo, m’ammazzo, però alla fine ao… cioè, ce po sta!

Nessuno dei due ha mai avuto esperienze omosessuali (Totti precisa che “non fa parte del mio repertorio”). Dopo il salto una parte della video intervista (la parte “gay” va da 2,30 a 3,06).

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Francesco Storace: MSI e AN non hanno mai cacciato i gay dalle loro file

pubblicato da Robo in: Cronaca

Francesco StoraceIntervistando Francesco Storace, leader de La Destra, Klaus Davi gli ha posto delle domande sull’omosessualità, com’è ormai un classico di queste interviste. Parlando di eventuali proposte da parte di gay, Storace ha detto:

“Come no, tante volte è accaduto quando facevo il militare. Ma non succedeva nulla, si scherzava tra soldati. Comunque il punto è un altro. Non c’era bisogno di avere coraggio per essere gay di destra. Il coraggio ci voleva a militare a destra, ad esporsi. Molti sono morti per questo e purtroppo nessuno li ricorda”.

Poi ha anche smentito di aver detto “A froci…” quando gli chiesero di dire qualcosa di destra e ha sostenuto che sia nel MSI e nell’AN i gay non sono mai stati cacciati, come anche di non aver alcun problema a candidare una Luxuria di destra semmai esistesse (e ricordando che voleva candidare Imma Battaglia). Dopo il salto l’intero video, in cui si parla anche di altri argomenti.

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L'angolo buio del cuore: il Brokeback Mountain italiano

pubblicato da Robo in: Libri

Copertina del libro L'angolo buio del cuore di Simona CherubiniL’angolo buio del cuore di Simona Cherubini è stato definito il Brokeback Mountain italiano: sullo sfondo di una campagna abitata da cavalli, quattro persone – Salvo e Anna, Lapo e Giulia – si legano indissolubilmente in un quadrilatero di sentimenti fortissimi, di amori che travalicano l’ambito familiare e di eventi che in grado di sconvolgere qualunque pianificazione. Un romanzo da leggere e che costringerà il lettore ad andare oltre la magia della pagina scritta. L’autrice, Simona Cherubini, ci introduce un po’ a questo romanzo.

Il titolo “L’angolo buio del cuore” ha delle motivazioni collegate alla tua esperienza o fa riferimento alla natura profonda del romanzo?
Questo titolo viene dal soggetto della copertina ovvero dall’opera di un pittore-scultore di nome Alessandro Reggioli dal titolo Safety heart armour l’armatura a protezione del cuore inteso come motore della vita e come scrigno dei sentimenti. La frase riportata sulla tela “Benedetto quell’angolo buio dove si rifugiano i nostri cuori” mi pareva calzasse a pennello con le tematiche trattate nel romanzo.

Nell’angolo buio del cuore convivono i sentimenti più puri e quelli più detestabili: i tuoi personaggi li presentano entrambi. Ma tu quale tipologia senti con più forza?
Io penso che ognuno dei quattro personaggi sveli un volto dell’amore e un modo di esprimere l’amore. Diciamo che come scrittrice mi piace esaltare i sentimenti tutti, renderli quasi esasperati e nell’angolo buio del cuore penso di aver sottolineato particolarmente questa mia velleità.

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Sicilia, amori transessuali e una gatta filosofa

pubblicato da Robo in: Attraversamenti di genere Libri

Copertina del libro 'A jatta di Cinzia PierangeliniCinzia Pierangelini nel suo romanzo ‘A jatta ci racconta dell’amore tra Alfredo, segretario scolastico in pensione, e Andrea, una transessuale. Il tutto ambientato in Sicilia, presente oltre che nelle descrizioni anche nel ricorso ad alcune espressioni dialettali. Fra gli altri personaggi c’è Giorgio, un violoncellista, e una gatta filosofa che, come dice l’autrice, è la coscienza del libro. Si naviga in una marea di emozioni nel leggere questo secondo romanzo della Pierangelini che, per noi di Queerblog, ha risposto ad alcune domande.

Nel “sentire comune” il mondo di una donna-madre è quanto di più lontano possa esserci da quello di una donna transessuale. Cosa ha spinto, dunque, una madre come te a raccontare una storia di “trans”?
Non scelgo mai le storie che racconto, vengo scelta. Detto ciò credo ci siano un paio di elementi significativi, del e nel mio narrare, che possono chiarire il punto: racconto spesso di gente che vive come fosse un po’ a disagio nel luogo, nel corpo, nella condizione che gli è stata assegnata dal destino. Amo questi personaggi che in fondo vorrebbero essere altrove e altri. Poi, sono una scrittrice-chioccia, nel senso che tendo a dare una chance, a proteggere i miei personaggi, anche i cattivi… figuriamoci i buoni! Come non essere affascinata da una sofferenza così ‘inutile’, gratuita come quella delle e dei trans. Inoltre sono sicura che una madre non è affatto lontana da una transessuale: la differenza sta tutta nel ‘figlio’. Ma la madre è madre anche senza figli, anche senza ovaie e spesso non lo è pur avendo prole.

Sempre nell’immaginario comune il Sud è visto come “chiuso” a certi temi: e tu, invece, ambienti il tuo romanzo in Sicilia…
C’è un aspetto ‘pittoresco’ della Sicilia che va sfatato: è vecchia e antiquata ma anche nuova e vitale, pronta al cambiamento. Andrea ne è fuggita, ma torna; per ricominciare la sua vera ‘unica’ vita nell’isola che le ha dato tanto dolore e trova un uomo giusto, sì direi un uomo giusto. Ce ne sono anche qui. Ce ne saranno sempre di più. Non manca chi sghignazza e ammicca quando parlo del libro, purtroppo; ma penso che questo succeda ovunque. Io ho voluto bene ad Andrea e ad Alfredo: ciò che spero è che altri si affezionino ai personaggi e che questo aiuti a capire la stupidità di certe chiusure mentali, l’insensata arroganza del ritenersi ‘normali’.

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