Azaar Bazaar è il nome del primo negozio apertamente gay dell’India e si trova a Mumbai (ex Bombay). L’apertura del negozio è un’iniziativa di Sabina e Simran, un coppia di impresarie. Da anni commercializzano oggetti di merchandising destinati a manifestazioni ed eventi lgbt ma ora hanno deciso di compiere un ulteriore passo e aprire il negozio. Come precisano le proprietarie, poi, non sono in vendita sex toys:
Molti gay e lesbiche vengono qui con le proprie famiglie e con i nipoti: vogliamo uno spazio accogliente e accessibile a tutti.
Tra gli oggetti più venduti ci sono quelli con la scritta “Uguaglianza di diritti 377” o “Abbasso la 377” quale riferimento diretto alla disposizione del Codice Penale Indiano che criminalizza le relazioni omosessuali (disposizione dichiarata incostituzionale dall’Alto Tribunale di Delhi ma ancora in attesa di un pronunciamento definitivo da parte del Tribunale Supremo dell’India).
Via | DosManzanas
Foto | Azaad Bazaar
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Per la prima volta l’India ha la sua Miss Trans: si chiama Kareena ed ha venticinque anni. Al concorso – che si è svolto a Chennai – hanno partecipato centoventi concorrenti dai venti ai trentacinque anni. Altri premi assegnati sono stati Miss bella chioma, Miss begli occhi e Miss pelle delicata.
Intento del concorso è stato quello di voler migliorare l’integrazione sessuale nel Paese.
Vedo di buon occhio questi concorsi che, seppur nella loro frivolezza, portano all’attenzione del grande pubblico che gay, lesbiche, transessuali e bisessuali sono persone normali. Insomma, non esiste solo Miss Italia (per fortuna…)
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Ogni volta che devo compilare questionari (sia cartacei che online) mi trovo sempre in imbarazzo dinanzi alla casella “sesso”. E non perché non sappia a che sesso io appartenga, ma perché mi sembra una di quelle cose totalmente inutili da specificare in molti contesti. Mi è sembrata particolarmente interessante, pertanto, la notizia che giunge dall’India relativa all’inserimento ufficiale del terzo sesso nei documenti elettorali.
La commissione elettorale indiana, infatti, ha deciso di inserire la casella “altro”, alle tradizionali F e M: in tal modo le persone transessuali e quelle eunuche potranno scegliere liberamente. Tale riforma sarà gradualmente estesa a tutti i documenti in cui è necessario dichiarare il proprio sesso.
Mi sembra un grandissimo passo in avanti verso la fine del binomio bianco/nero che fa parte delle nostre culture.
Foto | Gay.tv
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Su quel che non riesce ad arrivare la politica, spesso, sempre più spesso arrivano i giudici e la giustizia. Oggi è un giorno storico per l’immensa India, perché con una storica sentenza, l’alta Corte di New Delhi, ha sancito che i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti sono legali e, ogni altra, diversa situazione è da ritenersi puramente discriminatoria, proprio come la legge di epoca coloniale del 1861, che finora puniva i “rapporti contro natura” con la galera. Si apre una nuova, storica pagina per l’India, un luogo territorio dove dominano caste, religioni, ma anche diversità e sfida agli obsoleti tabù.
A far emettere la sentenza, un gruppo di gay della Naz Foundation, che da tempo si battono per i diritti glbt e si danno parecchio da fare contro la pandemia dell’aids e che sentendosi discriminati si erano rivolti ai giudici. Manco a farlo apposta erano avversati da gruppi religiosi cristiani e musulmani che ora, forse, la sentenza dei giudici dovrebbe calmare un po’.
Fino ad ora poteva comportare pene fino ai 10 anni di carcere. Ora l’omosessualità, citata nell’articolo 377 del codice penale indiano potrebbe essere depenalizzata. Le leggi vigenti ormai avevano ben 148 anni, delle norme che il governo britannico ha lasciato in eredità all’India indipendente e che nella suddetta condannavano i “atti sessuali innaturali”: rapporti orali, anali e sesso con animali.
La notizia è stata comunicata da Anbumani Ramadoss, ministro della sanità indiano, in occasione della conferenza internazionale sull’Aids di Città del Messico. Nonostante le statistiche ribadiscano che la maggior parte dei contagi avvenga ancora fra eterosessuali, quello degli omosessuali rimane ancora un gruppo fortemente a rischio, soprattutto nei luoghi in cui non vengono praticate delle adeguate campagne di educazione ed informazione per la prevenzione.
Humsafar Trust, la principale associazione che lotta per i diritti delle persone LGBT in India comunica una stima allarmante: quasi sei milioni di persone positive all’hiv. Intanto il mese scorso a Mumbai, nel parco simbolo dell’indipendenza indiana dal quale Gandhi pronunciò il discorso contro l’occupazione inglese, un gruppo di attivisti gay ha messo in atto una vera e propria protesta contro il governo britannico al quale ora vengono chieste delle pubbliche scuse per l’introduzione dell’articolo 377.

La più grande democrazia del mondo, l’India, si è accesa dei colori dell’arcobaleno lgbt e, per la prima volta, anche la capitale Delhi ha visto marciare centinaia di gay, lesbiche e transgender per chiedere innazitutto la cancellazione della legge che rende illegale l’omosessualità.
Questa norma, vecchia 145 anni, risale all’epoca coloniale ed è di stampo britannico. Nel frattempo, però, il Regno Unito ha cambiato la propria legislazione e ha introdotto anche le unioni civili. Ci vorrà un po’ di tempo, ma anche l’India seguirà quella strada.
Qui un video della manifestazione

Anche una cerimonia che non è previsto dalla legge può essere celebrata se nessuno si oppone. Così in India, in un oscuro villaggio della provincia di Orissa, due uomini si sono sposati secondo il rito locale tradizionale e tutto il paese ha partecipato con gioia alle nozze. Lo racconta un lancio dell’agenzia Ansa, che cita i due protagonisti: Pitamber Naik, di 22 anni, e Brundahan Majhi.
Il primo, secondo quanto abbiamo trovato online, era vestito come una sposa indiana tradizionale e pare che assumerà un nome più femminile. Che siano due gay o che ci sia un caso di travestitismo, la notizia è comunque sorprendente, visto che in India l’omosessualità è ancora punita dalla legge.
Mentre da noi l’assessore regionale di An, Pier Gianni Prosperino suggerisce
l’uso della garrota, non quella spagnola, il collare che si stringe lentamente alla gola a quell’indiana, pare degli Apache: una cinghia di cuoio bagnata attorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora più stretta. Una modesta proposta contro una forma di devianza, quella dei gay che scendono in piazza a Roma, ma buona contro un’altra qualsiasi.
In Messico nascono i Pacs,e
le prime nove coppie gay firmano convivenza Il primo “convivente” di fatto del Paese è l’ottantunenne scrittore e drammaturgo Emilio Carballido, che ha siglato la convivenza con il compagno Hector Herrera.
Credo che ogni ulteriore commento sia superfluo

La parola “atleta” non ha connotazioni specifiche di genere e si applica indistintamente a uno sportivo o a una sportiva. L’eccellenza nello sport è invece un valore fortemente connotato dal punto di vista del gender: non si richiede agli atleti infatti una prestazione sportiva eccellente in sè, ma eccellente rispetto alla propria categoria, al genere di appartenenza. Così una donna può primeggiare in una gara di donne e un uomo su altri uomini. Verrebbe da chiedersi che spazio abbiano e che fine facciano le persone transessuali e transgender, in un universo sportivo particolarmente sensibile al dualismo dei generi.
Queste riflessioni scaturiscono dalla notizia della controversa vittoria di un’atleta indiana in una gara femminile di 800 metri piani, arrivata seconda ai Giochi Asiatici conclusisi il 15 dicembre a Doha in Qatar. Un esame genetico avrebbe evidenziato che l’atleta venticinquenne Santhi Soundararajan, ritenuta donna (e risultata donna a un precedente test), sia in realtà uomo. Noi siamo confusi e non sappiamo bene la notizia cosa voglia dire. Possiamo solo constatare che, per fare sport, oggi devi essere necessariamente uomo o donna. Tertium non datur, tanto per cambiare.