
E’ da più di una settimana che i muri di Roma sono tapezzati di manifesti come quelli che vedete nella foto. Io personalmente li ho visti affissi soprattutto a Roma nord, ma si incontrano anche in centro, per esempio a piazzale Flaminio.
Lo slogan “Uomo fobia” e il riferimento alla pillola abortiva RU-486 si fondono in un mix non inedito, anzi ben consolidato, massimalista e, per dirla alla romana, “caciarone”: la critica alla tutela legale del diritto di omosessuali e transessuali a non avere paura dell’omofobia, del preguidizio, della discriminazione e della violenza vanno di pari passo con la battaglia per togliere alle donne il diritto all’autoterminazione, in nome di un presunto rispetto della vita umana (eterosessuale), che si celebrerà in una “Festa della vita”.
La manifestazione, che si svolgerà il 12 e 13 dicembre, viene promossa in questo modo da un gruppo che si firma Il Popolo della Vita. Chissà se quel popolo ha a cuore anche la vita di gay, lesbiche e trans uccisi per l’odio nei confronti del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere. Chi ha paura dell’uomo, inteso come termine plurale che assomma molte diversità senza annullarle, loro o le perosne lgbtqi che chiedono tutela e diritti?
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Parte il 7 maggio l’ottava edizione dell’ormai consolidatissimo TekFestival “Ai confini del mondo… dentro l’Occidente”, festival internazionale di documentari indipendenti, a cui noi di Queer siamo da sempre affezionati. Ve lo avevamo accennato ieri a proposito della prima del documentario sulle genitorialità lesbica Over the rainbow, che proprio al TekFestival verrà proiettato.
Per l’edizione 2009 ben 50 titoli in programma, produzioni italiane e internazionali di cinema indipendente e sociale, documentari e lungometraggi narrativi, ospiti, incontri con il pubblico, mostre, feste. Come sempre, oltre ai documentari in concorso, tantissime le sezioni tematiche. A catturare la nostra attenzione: la Rassegna di cinema delle donne, che quest’anno avrà come ospite Helke Sander (nella foto), la pioniera del cinema femminista tedesco diventata nel tempo una delle più apprezzate registe europee; il viaggio cinematografico nell’Europa della cortina di ferro, in occasione del ventennale della caduta del muro di Berlino; e naturalmente la “nostra” sezione, Agender (un tempo Phag Off), rappresentazioni metrosessuali nella cinematografia contemporanea, ovvero la sezione ormai diventata un cult dedicata ai concetti di identità di genere e di orientamento sessuale.
Appuntamento dal 7 al all’11 maggio nelle tre sale del Nuovo Cinema Aquila a Roma, mentre il 12 e 13 maggio allo Spazio culturale Zip a Frascati. Tutto il programma qui. Per la comunità glbt romana ormai il TekFestival è diventato un appuntamento importante al pari di altre occasioni più marcatamente gay oriented. Noi di Queer ci saremo. Potrebbe essere l’occasione per incontrarci e conoscerci.
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I dissacranti cartoni americani tornano periodicamente al centro dell’attenzione per le battute riguardanti il mondo omosessuale. Poco tempo, in un post dedicato ai Griffin, molti dei commentatori eleggevano altre serie animate a esempi di satira ben confezionata. Fra le serie citate come migliori c’era South Park che, come ben sappiamo, non guarda davvero in faccia a nessuno. Stavolta la vittima del serial americano è Kanye West, cantante R’n'B di cui vi avevamo già parlato qualche mese fa.
La puntata di South Park trasmessa in America lo scorso mercoledì ha visto il cantante vittima di uno scherzo che solo il suo personaggio non capiva. Dopo la domanda di Cartman “Ti piacciono i bastoncini di pesce?”, ad una risposa affermativa della parodia di West veniva fatta seguire la risposta “Then you’re a gay fish!”. Ma mentre tutti percepivano immediatamente lo scherzo e lo trovavano divertente, la versione cartoon del cantante prendeva le parole di Cartman sul serio tanto da iniziare un viaggio alla ricerca di un suo eventuale compagno acquatico poi individuato, alla fine dell’episodio, in una carpa.
West, quello vero, nell’ultimo anno ha parlato diverse volte dell’argomento omosessualità, rispondendo fra l’altro a chi metteva in evidenza il suo abbigliamento definendolo “gay” affermando che veste solo in maniera creativa e che la parola “gay” non dovrebbe essere usata come un insulto. Questa parodia sembra l’ennesimo episodio che, se da una parte fa tornare al centro dell’attenzione il probema dell’uso improprio di alcuni termini legati al mondo LGBT, riaccende contemporaneamente il dibattito fra queste serie animate, decisamente pensate per un pubblico adulto o comunque ad esso più adatte, e dei temi come quelli dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, di cui, al di là del registro usato, rimane ancora parecchio difficile parlare senza cadere in banalità e luoghi comuni.
Dopo il salto potete vedere un estratto della parte finale dell’episodio interamente visibile tramite il sito di South Park: l’amore fra West e la carpa!
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In Guyana diverse orgnaizzazioni che si battono in difesa dei diritti umani stanno chiedendo in questi giorni la fine degli arresti e degli abusi nei confronti dei trans, vittime di una vera propria persecuzione a causa del loro non conformarsi al modo di vestirsi legato al genere riconosciuto come ordinario.
Attraverso una lettera sei associazioni fra cui la Caribbean Forum for Liberation of Genders and Sexualities , Global Rights, Guyana Rainbow Foundation (Guybow), Human Rights Watch, International Gay and Lesbian Human Rights Commission, e Society Against Sexual Orientation Discrimination hanno chiesto al presidente Bharrat Jagdeo che la repressiva legge attualmente in vigore che criminalizza ingiustamente chi indossa abiti giudicati appropriati solo per il sesso opposto venga ridiscussa ed abrogata.
Le associazioni hanno chiesto inoltre alle autorità la liberazione di sette persone arrestate solo durante lo scorso mese nella capitale Georgetown con l’ accusa di “vestire abiti femminili, nonostante il sesso maschile” o viceversa “vestire abiti maschili, nonostant eil sesso femminile” e l’apertura di indagini circa gli abusi che questi hanno dichiarato d’aver subito.
Continua a leggere: Guyana: associazioni chiedono la fine della persecuzione dei trans

Del TekFestival, il festival internazionale del cinema indipendente e sociale, ve ne abbiamo parlato diverse volte.
Torniamo sull’argomento perché riguardo alla VII edizione, che si terrà a Roma a maggio 2008, sono aperte le iscrizioni per documentaristi. Un’occasione per dare spazio ad autori e autrici che si muovono attraverso i confini e portare sugli schermi le nuove opere del cinema italiano ed internazionale. Migrazioni e attraversamenti, la guerra permanente e le resistenze, il panorama mediatico, le identità di genere e sessuali, gli sguardi gioiosi e dissacranti e molto altro ancora saranno i temi di questa nuova edizione.
Se volete essere protagonisti del nuovo scenario del cinema indipendente, è decisamente un’occasione da non perdere. Avete tempo fino al 31 gennaio 2008. Tutte le info qui.
Continua a leggere: Tekfestival: aperte le iscrizioni per nuovi documentaristi
Noi di Queerblog parliamo spesso, per ovvi motivi, di corpi e identità di genere. Questa volta l’occasione ci è data da una serie di appuntamenti che si svolgono a Napoli.
Venerdì alle 15.30 alla Galleria Toledo inizia una serie di incontri dal titolo “Orientamenti. Geografie del tempo presente” che indaga sulle identità di genere soprattutto nell’ambito della recitazione. Il primo appuntamento è con “Travestimento e identità di genere nelle scienze della recitazione”, ma si prosegue con: “Attori , attrici e identità sessuale del pesonaggio”; “Il teatro e l’alterità di genere, il caso o l’esempio di Carmelo Bene”; “Il corpo isterico e la responsabilità nei confronti degli altri”; “Il genere contro il corpo. Corpi sani in spazi malati”.
Tra i protagonisti il caratterista Antonio Rezza, in scena sempre a Napoli con lo spettacolo “Pitecus” (in scena fino al 18 novembre). Tutte le informazioni sono qui.
L’occasione per rivedere un prodotto per la tv molto interessante che molti di voi, come la sottoscritta, hanno già avuto modo di godersi sul canale Cult di Sky. Parliamo di “Transgeneration”, la serie-documentario, prodotta dal Sundance Channel nel 2005, suddivisa in 8 puntate.
La telecamera e gli spettatori seguono la vita di due ragazzi e due ragazze transgender americani, mentre cercano di accettarsi e di farsi accettare, resistendo alle pressioni della vita del college, dei loro insegnanti e alle aspettative dei loro genitori. Un percorso a braccetto con chi decide di intraprendere un cammino di transito, di cambiamento di sesso, di approfondimento sull’identità di genere. Argomento ancora troppo fumoso per la maggior parte della gente. Questo documentario è quindi utile per tentare di capire, attraverso la vita vera e le storie di chi certe tematiche le vive sulla propria pelle, cosa significa transitare da un genere all’altro.
Gabbie, Lucas, Racie e T.J. sono i quattro protagonisti di “Transgeneration”. Ricordo in particolare la storia della lesbica butch, con la sua compagna assolutamente femme. E’ interessante entrare nel merito di certe dinamiche, soprattutto per chi ne è completamente asciutto o magari incuriosito. Una bella finestra verso gli orizzonti altrui e per far capire che poi alla fine i problemi di noi tutti sono sempre gli stessi: l’accettazione e l’inserimento nella società.
L’occasione, dicevamo, per rivedere questo documentario completo è questa sera alle 21 alla Libera Università omosessuale di Bologna, al primo piano di Via don Minzoni 18. Presenterà la serata la sempre mitica Porpora Marcasciano, pietra miliare del movimento glbt italiano, oltre che sociologa ed esponente del Movimento d’Identità Transessuale.