
Un gruppo di ragazzi milanesi ha organizzato e programmato un Pride a Milano, nel quale poter parlare della condizione omosessuale nel mondo. Ospiti, Manvedra Singh Gohil, principe indiano che parlerà della situazione in Asia, e Rania di Giordania che parlerà invece delle donne nei paesi arabi, all’interno di questa manifestazione. Le due conferenze dovrebbero avvenire in estate, spostate in autunno in caso di improvvisi impegni dei due ospiti mondiali.
Saraà una rassegna di grande rilevanza culturale: addirittura, si parla, a livello teatrale, di un reading di Ian McKellen, con l’interpretazione di un grande attore cinematografico, nei panni di un omosessuale. Gli enti territoriali sembrano anche interessati a dare il loro contributo alla manifestazione culturale, insieme anche a quelli privati.
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Colin Firth ritorna sul discorso attori gay e coming out. Agli inizi di dicembre aveva affermato che Hollywood limita il coming out. Ora sostiene che gli attori che si dichiarano apertamente rischiano di non essere scritturati:
“Ci sono dei rischi per gli attori omosessuali che fanno coming out. Se sei considerato eterosessuale e in un film interpreti un gay, tutti ti lodano. Ma se sei omosessuale e ti proponi per il ruolo di un eterosessuale non verrai scelto. Stesso discorso se un attore gay vuole interpretare un personaggio omosessuale. [Nel cinema] ci sono ancora confini invisibili che sono invalicabili [per gli omosessuali dichiarati]”.
La situazione è, sinceramente, abbastanza triste: personalmente valuto un attore per come recita, non per chi si porta a letto. In questo campo, comunque, le opinioni degli stessi attori gay sono molto disparate: da un lato abbiamo Rupert Everett che sconsiglia di fare coming out, dall’altro abbiamo Ian McKellen che esorta a dichiararsi. Chissà se mai arriverà il giorno in cui se uno è gay o meno interesserà poco al mondo del cinema?
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Sir Ian McKellen continua la sua battaglia di denuncia contro le discriminazione nei confronti delle persone glbtqi. Sostenitore a oltranza del coming out, soprattutto da parte dei vip che potrebbero così aiutare tutti gli altri gay nascosti, ora Ian McKellen dice la sua anche a proposito di religione e omosessualità. Dalle colonne del Los Angeles Times dice di essere profondamente disilluso dalle associazioni di ispirazione religiosa e punta il dito contro i leader delle diverse confessioni religiose:
“Sempre di più vedo nelle religioni organizzate il mio nemico. Sono loro per prime a trattarmi come se fossi loro nemico. Non tutti i cristiani, di certo. Non tutti gli ebrei o i musulmani. Ma i leader sì. Per quale motivo dovrei rispettare il comandamento che mi impone il celibato circa i miei bisogni sessuali? Non siamo nell’Era del Bronzo. Se ho perso Dio, la colpa è delle religioni”.
Quando si dice parlare chiaro!
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Ian McKellen ha rilasciato un’intervista per il magazine “Details” in cui affronta il tema dell’omosessualità e del suo coming out, avvenuto in età adulta. Ammette di non essersi mai sposato civilmente e di non aver nemmeno pensato alla possibilità perchè talmente abituato ad una vita in silenzio e di basso profilo privato, da quasi essere convinto che sia qualcosa a lui non concesso.
L’attore, che recentemente ha lavorato anche ne “Il signore degli anelli”, giustifica e motiva la sua scelta di lavorare nel mondo della recitazione e dello spettacolo:
“Penso che questo spieghi come mai molti degli attori della mia generazione siano omosessuali. Recitare voleva infatti dire poter mettere in pubblico le proprie emozioni in un modo che per me era illegale fare, in privato e come privato”
E ricordando i momenti bui e certi ricordi della sua giovinezza, Ian li definisce ‘attimi terribili’ e non così lontani da come si dovevano sentire gli Ebrei nell’Europa centrale in un certo periodo.
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Attori e mondo del cinema in generale: coming out sì o no? Qualche giorno fa sir Ian McKellen esortava le star del cinema a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità dal momento che questo fa bene sia a se stessi che agli altri.
Ora il regista Todd Holland, dichiaratamente gay, esorta gli attori gay a starsene zitti per non compromettersi la carriera. D’accordo con lui anche Rupert Everett che afferma che per un attore gay dichiarato ci sono poche possibilità di lavoro. Sul fronte opposto invece c’è il regista Kirby Dick per il quale un “un attore che fa coming out ha molto più peso di un politico che lo fa, ha un impatto maggiore sulla cultura”.
Che ne pensate? Secondo voi, come dovrebbero comportarsi le star del cinema?
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Sir Ian McKellen – alias Gandalf alias Magneto alias molti altri – nei giorni scorsi ha esortato le star del cinema a fare coming out (ovviamente l’esortazione era rivolta alle star gay). Ha detto:
Abbiamo bisogno di più modelli di comportamento sotto la luce dei riflettori e so che alcuni di loro hanno paura di come le persone prenderebbero un loro coming out. Per me fare coming out ha voluto dire uscire allo scoperto, sfogarmi e diventare più sicuro di me […] Mi ha fatto aprire sentimentalmente. È incredibile come si tratti di un’esperienza che persone che tu non incontrerai mai e che vivono in posti del mondo dove non andrai mai prenderanno ad esempio”.
Bell’esempio, questo, per festeggiare i quarant’anni da Stonewall. E speriamo che si avveri il suo (e nostro) desiderio:
“La mia più grande preoccupazione è l’eguaglianza sociale e legale per gli omosessuali di tutto il mondo e quindi spero che un grande sportivo o una donna famosa facciano questo passo, deve essere fatto, farebbe una differenza enorme perché tutti quanti possano davvero capire di avere la possibilità ed il diritto di vivere apertamente”.
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Demoni e Dei è uno di quei film che piace o non piace. Non ci sono vie di mezzo. A me, per esempio, è piaciuto (qui e qui due recensioni negative).
Il film è del 1998 e la regia (come la sceneggiatura) è di Bill Condon, che ha diretto, tra gli altri, anche il film Kinsey (2004) e Dreamgirls (2006), definito “il drag show dell’anno”.
Il film probabilmente vuole rappresentare il vero carattere e le vere emozioni che James Whale (1886-1957) – uno dei primi gay dichiarati di Hollywood – deve avere provato negli ultimi anni della sua vita. Tra il 1930 e il 1941 Whale ha diretto a Hollywood venti film ma è noto soltanto per i suoi quattro titoli fantastici: i primi due Frankenstein sonori (1931 e 1935), L’uomo invisibile (1933) e The Old Dark House (1931), inedito in Italia.
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