
Per chi non ha il talento di Ian McKellen (qui in una foto giovanile) o l’ego di Rupert Everett, probabilmente è ancora troppo difficile ammettere di essere gay nel mondo del cinema. Lo conferma una ricerca condotta dal sindacato britannico Equity: quasi tutti gli attori sono sinceri con amici e colleghi sulla propria sessualità, ma molti mentono ancora con gli agenti.
Meno della metà degli attori lgbt dice la verità al proprio agente, per timore di ritorsioni o di subire un rallentamento alla propria carriera: il 57% ammette di non essere sincero. È vero che interpreti come Ian McKellen o Neil Patrick Harris vestono i panni di personaggi etero, senza alcun problema, ma bisogna ammettere che tra le super star non c’è nessun gay.
Il 35% degli attori giustifica la propria riservatezza col fatto di avere sperimentato una qualche forma di omofobia nella loro vita professionale. Al contrario, più del 90% degli attori gay è sincero con amici e colleghi di lavoro. A Hollywood, dunque, lo schermo è ancora “velato”.

Shakespeare ha avuto rapporti sessuali sia con uomini che con donne. Non ho dubbi sul fatto che fosse gay e lo si arguisce dalle sue opere.
Ad affermarlo è sir Ian McKellen che nel corso della sua carriera ha interpretato diverse opere di Shakespeare tra cui Macbeth e Re Lear. E continua:
Sposato, con figli, lasciò la moglie a Stratford per vivere a Londra. Il mercante di Venezia è incentrato su come il mondo tratta i gay e gli ebrei e c’è un triangolo amoroso tra un uomo più anziano, uno più giovane e una donna. Non solo. La complessità delle sue commedie con tutti quei travestimenti e significati vari degli abiti è altamente significativa.
Foto | Flickr
Ci siamo, siamo alle battute conclusive.
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Ian McKellen è un attore noto per aver interpretato Gandalf ne Il signore degli anelli e ce ne occupiamo per una sua recente dichiarazione: il numero di gay senza casa aumenta a causa dell’aumento dei coming out. I giovani hanno sempre più il coraggio di affrontare la famiglia, grazie al cambiamento delle attitudini nei confronti dell’omosessualità da parte della società moderna, ma nonostante ciò molti genitori non riescono ad accettare la natura dei propri figli.
L’attore vuole quindi portare all’attenzione la situazione di molti giovani omosessuali rifiutati, costretti a vivere emarginati e in condizioni precarie, e sottolinea:
In passato i ragazzi non rivelavano ai propri genitori di essere gay quindi non c’erano mai grosse reazioni. Alcune famiglie reagiscono così violentemente alla rivelazione che i propri figli sono omosessuali che la prima reazione è quella di dire “fuori da questa casa. Si tratta di un residuo di vecchi pregiudizi che muoiono a fatica.
Il problema è poi particolarmente sentito in caso di famiglie religiose. Mi sono sempre chiesta che senso potesse avere una reazione simile: buttando in strada il proprio figlio/a probabilmente molti sentivano di “allontanare” da sé il motivo dello scandalo, quasi a rivalutare i valori della famiglia che prende le distanze dai peccati commessi dalla progenie, ma riescono a dimenticare l’affetto provato fino al momento prima della “confessione”?
Via | ThisIsLondon
Emarginazione, discriminazione e abbandono. Non tutte le persone hanno amici che capiscono, una famiglia che comprende e la possibilità di farcela nonostante tutto. Questo video, creato dall’associazione Albert Kennedy Trust e che lotta per i diritti Lgbt, ha mostrato le possibili estreme conseguenze dell’omofobia.
Uomini e donne derisi, lasciati soli, in balia di se stessi e delle proprie paure. Branchi di omofobi e gente indifferente che non interviene ma peggiora il tutto. Lacrime, dolore, senso di paura e impotenza.
Uno spot forte e toccante che ha visto la partecipazione di personaggi famosi (tra questi Samantha Fox, la donna in auto, e Ian Mckellen, il senzatetto nel finale).
Ian McKellen continua la sua battaglia a favore del coming out dei personaggi famosi. McKellen ha recentemente sostenuto che molte attrici lesbiche e molti attori gay non fanno coming out per via delle pressioni dei loro agenti, i quali temono che il dire pubblicamente di essere gay va di pari passi con una diminuzione delle offerte di lavoro.
Non credo che una persona omosessuale sia felice o possa portare felicità ad altri se non è onesta sulla propria sessualità. E se agli altri non piace l’onestà, è un problema loro e non di chi vuole essere onesto.
Ian McKellen ritiene, poi, che sia un errore il pensare che sapere dell’omosessualità di un attore significhi concedere un lasciapassare per intromettersi nella sua vita privata:
Continua a leggere: Ian McKellen ritiene che molti attori siano costretti a non fare coming out

Ian McKellen si è recato in una scuola dell’Inghilterra per parlare e discutere dell’aumentata consapevolezza del bullismo contro i gay. L’attore del Signore degli anelli ha visitato, la scorsa settimana, il Comberton Village College a nome del gruppo Stonewall, a favore dei diritti gay, e di cui lui stesso e cofondatore. E tra le sue parole, ha lanciato anche un messaggio importante:
“Recentemente prima che io visitassi le scuole secondarie, non avevo mai immaginato quanto bullismo omofobo esiste, in tutto il sistema educativo. Parlandovi onestamente della mia vita da uomo gay e sentendo tutto l’interessa di studenti, genitori e direttori, spero che la visita organizzata da Stonewall possa fare la differenza in quest’aula e dare fiducia agli studenti gay su quello che saranno le loro vite, in futuro”
Mentre qua, nelle nostre scuole, se solo qualcuno volesse aprire seminari o discussioni sull’omosessualità, tempo 10 minuti e già ci sarebbe un consiglio d’istituto che boccia il progetto.
Via Cambridge-news

Un gruppo di ragazzi milanesi ha organizzato e programmato un Pride a Milano, nel quale poter parlare della condizione omosessuale nel mondo. Ospiti, Manvedra Singh Gohil, principe indiano che parlerà della situazione in Asia, e Rania di Giordania che parlerà invece delle donne nei paesi arabi, all’interno di questa manifestazione. Le due conferenze dovrebbero avvenire in estate, spostate in autunno in caso di improvvisi impegni dei due ospiti mondiali.
Saraà una rassegna di grande rilevanza culturale: addirittura, si parla, a livello teatrale, di un reading di Ian McKellen, con l’interpretazione di un grande attore cinematografico, nei panni di un omosessuale. Gli enti territoriali sembrano anche interessati a dare il loro contributo alla manifestazione culturale, insieme anche a quelli privati.
Foto | LaStampa
Colin Firth ritorna sul discorso attori gay e coming out. Agli inizi di dicembre aveva affermato che Hollywood limita il coming out. Ora sostiene che gli attori che si dichiarano apertamente rischiano di non essere scritturati:
“Ci sono dei rischi per gli attori omosessuali che fanno coming out. Se sei considerato eterosessuale e in un film interpreti un gay, tutti ti lodano. Ma se sei omosessuale e ti proponi per il ruolo di un eterosessuale non verrai scelto. Stesso discorso se un attore gay vuole interpretare un personaggio omosessuale. [Nel cinema] ci sono ancora confini invisibili che sono invalicabili [per gli omosessuali dichiarati]”.
La situazione è, sinceramente, abbastanza triste: personalmente valuto un attore per come recita, non per chi si porta a letto. In questo campo, comunque, le opinioni degli stessi attori gay sono molto disparate: da un lato abbiamo Rupert Everett che sconsiglia di fare coming out, dall’altro abbiamo Ian McKellen che esorta a dichiararsi. Chissà se mai arriverà il giorno in cui se uno è gay o meno interesserà poco al mondo del cinema?

Sir Ian McKellen continua la sua battaglia di denuncia contro le discriminazione nei confronti delle persone glbtqi. Sostenitore a oltranza del coming out, soprattutto da parte dei vip che potrebbero così aiutare tutti gli altri gay nascosti, ora Ian McKellen dice la sua anche a proposito di religione e omosessualità. Dalle colonne del Los Angeles Times dice di essere profondamente disilluso dalle associazioni di ispirazione religiosa e punta il dito contro i leader delle diverse confessioni religiose:
“Sempre di più vedo nelle religioni organizzate il mio nemico. Sono loro per prime a trattarmi come se fossi loro nemico. Non tutti i cristiani, di certo. Non tutti gli ebrei o i musulmani. Ma i leader sì. Per quale motivo dovrei rispettare il comandamento che mi impone il celibato circa i miei bisogni sessuali? Non siamo nell’Era del Bronzo. Se ho perso Dio, la colpa è delle religioni”.
Quando si dice parlare chiaro!
Foto | LATimes