Fare coming out non è semplice per nessuno: né per chi lo fa né per chi gli sta vicino come, per esempio, la famiglia. Le cronache, purtroppo, sono piene di cronache di episodi di coming out in famiglia che hanno scatenato reazioni violente da parte di genitori e parenti vari. Ma ci sono molti esempi di genitori che hanno accettato l’orientamento sessuale delle proprie figli e dei propri figli e, insieme, hanno fatto un cammino che li ha portati a essere molto più uniti.
Avere un punto di riferimento in tali situazioni è un bene. Uno di questi è, a mio avviso, il libro Mamma, papà: devo dirvi una cosa. Come vivere serenamente l’omosessualità. Scritto da una madre e da suo figlio. Autori sono Giovanni Dall’Orto (storico attivista del movimento gay) e sua madre Paola (cofondatrice dell’Agedo e dell’European Families of Lesbian and Gay Association).
Il libro si pone come un vero e proprio manuale da consultazione ed è strutturato in due parti. La prima è per i figli, la seconda per i genitori. Ognuna delle due sezioni fornisce risposte alle più comuni domande sull’omosessualità, sui luoghi comuni che l’accompagnano, sulle difficoltà di fare coming out e anche sulla bellezza di una vita vissuta alla luce del sole.
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Una galleria di cinquantasei personaggi ci si para dinanzi nello sfogliare il libro di Francesco Belais dal titolo L’occasione fa l’uomo laico, edito recentemente dalla casa editrice Elmi’s World. Si tratta di diversi personaggi (trentasette per la sezione Voci italiane; otto per quella Voci oltre confine e undici per Pillole di laicità) che l’autore ha intervistato nel corso degli anni per il sito Gay.it e per altre testate “gay” e che ora, riviste e arricchite di note, ci vengono proposte in questo volume che si conclude con gli interventi di Giovanni Dall’Orto e Fabianna Tozzi Daneri.
Francesco Belais nel corso degli anni ha intervistato diversi personaggi per le varie testate con cui collaborava:
Trattandosi in alcuni casi di testate o media gay, nelle interviste non mi sono potuto esimere dal chiedere un parere sul tanto dibattuto tema dei Pacs, Dico o unioni civili che dir si voglia, così come su tutti quegli altri argomenti tanto osteggiati da gran parte della nostra classe politica che non ha il coraggio di prendere posizioni laiche e moderne.
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Nel 1977 Mario Mieli intervenne nella trasmissione televisiva Come mai: grazie a una segnalazione di Giovanni Dall’Orto, vi mostriamo il video che mostra la dirompente forza di Mieli.
Sottolineo due frasi, prima di lasciarvi alla visione dello spezzone, che trovate dopo il salto:
Continua a leggere: Un'intervista del 1977 a Mario Mieli: la forza del “pensiero”
L’uomo dipinto nel quadro ha l’aria dolce, uno sguardo enigmatico, il corpo efebo ed una folta capigliatura che si perde nell’oscurità del sottofondo. Ha una certa sensualità e qualche critico d’arte non si è lasciato sfuggire che c’è anche qualcosa della Gioconda in quel corpo rilassato, chissà, forse nudo dalla cintola in su. Parliamo di un quadro del geniale Leonardo: pittore, scultore, artista, genio delle invenzioni futuriste per i tempi che visse.
Da oggi al 27 dicembre, a Palazzo Marino a Milano è esposto proveniente dal Louvre di Parigi il San Giovanni Battista del figlio illegittimo d’un notaio fiorentino e d’una contadina, diventato genia e splendore di corti e papati. Di Leonardo in Milano c’è parecchio, ma questa trasferta di questo eccezionale capolavoro artistico, non va perso.
Il quadro fu lasciato, alla morte di Leonardo, al suo allievo prediletto, chiacchieratissimo come suo presunto amante, nonostante in tanti si affannino a difendere la postuma eterosessualità dell’artista. Si tratta di Gian Giacomo Caprotti (ca. 1480-1524) detto “il Salaì”, un garzone di cui gli appunti di Leonardo ci parlano senza interruzione dal 1494 in poi. Poi fu peregrinazione tra Londra e la Francia, finché il quadro passò nelle mani di Re Sole e poi al Louvre.
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