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In più occasioni la carriera di Gianfanco Fini, presidente della Camera, si è intrecciata con quella di Francesco Storace, senatore. Insieme hanno militato in Alleanza Nazionale. Entrambi devono fare i conti con le dichiarazioni omofobe delle persone che militano nei loro partiti. Da tempo Fini e Storace non lavorano più insieme. Gianfranco Fini è il leader di Futuro e Libertà. Storace di La Destra.
Il presente lavorativo non è l’unico fattore che li contraddistingue. Storace ha deciso di prendere le distanze dal collega di partito Teodoro Buontempo, assessore alle politiche per la casa della regione Lazio. L’uomo sostiene che La Destra non dovrebbe avere militanti gay.
“Non ho mai sentito Buontempo fare questo tipo di affermazioni” precisa Storace all’Ansa. “Se invece è la sua opinione, a novembre avremo il congresso e lì potrà proporre di modificare lo statuto. È evidente che se dovesse passare una modifica del genere, La Destra si dovrebbe cercare un altro segretario”.
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Giulia Adamo è il capogruppo dell’Udc alla regione Sicilia. A Giampiero D’Alia, coordinatore regionale dell’Udc, non è piaciuta una scelta politica della collega. Adamo insieme a Francesco Musotto (Movimento per le autonomie), Alessandro Aricò (Futuro e libertà) e Alberto Campagna (Popolo della libertà) ha sottoscritto la proposta di Pino Apprendi (Partito Democratico).
Apprendi ha presentato un disegno di legge regionale per garantire alle coppie omosessuali il riconoscimento delle proprie unioni. La proposta, piaciuta a sinistra così come a destra, ha creato dei problemi dell’Udc. Per la prima volta nella sua storia un esponente politico ha deciso di dissociarsi dall’omofobia, ormai scaduta, dei dirigenti. A Repubblica D’Alia ha precisato che Adamo sostiene il riconoscimento delle unioni gay a titolo personale:
“L’onorevole Giulia Adamo ha firmato il ddl per il riconoscimento delle unioni civili a titolo del tutto personale. Le posizioni dell’Udc su questo tema sono note e non ricalcano in alcun modo quelle espresse all’interno del disegno di legge”.

Una dichiarazione che non dovrebbe nemmeno essere così clamorosa ma che, in una situazione italiana non delle migliori, appare quasi ‘miracolosa’: i gay e i trans possono insegnare. Pensate che Gianfranco Fini aveva rilasciato, più di dieci anni fa, una dichiarazione opposta, ammettendo titubanza nell’immaginare un docente dichiaratamente omosessuale. Ora le idee sono cambiate e anche Benedetto Della Vedova manifesta il suo modernismo mentale:
“Io credo che le valutazioni sulla qualità degli insegnanti debbono prescindere dal loro orientamento sessuale e genere. Gli insegnanti si giudicano sulla qualità del loro insegnamento e anche per la loro capacità di costituire un buon esempio. Ci posso essere trans, omosessuali, eterosessuali che danno pessima prova di sè e trasmettono un cattivissimo esempio ed invece altri che trasmettono un esempio splendido ai nostri giovani di cultura delle regole, di legalità, di etica privata e pubblica.”
Parole quasi banali ma che dimostrano, nel vederle riportate in giro per il web, quanto sia ancora importante e necessario sentirle ripetere ed affermare più volte ancora.

Thorbjørn Jagland è un esponente politico importante. Prima di diventare il segretario generale del Consiglio d’Europa è stato il primo ministro della Norvegia, tra il 1996 e il 1997, e ministro degli Esteri, tre anni dopo. Jagland si è complimentato con Zapatero per l’apertura del matrimonio alle coppie gay:
“Le leggi sono necessarie per migliorare un paese. La Spagna ha fatto molta strada in poco tempo. La tradizione cattolica non ha impedito il progresso. In Spagna il progresso è rappresentato dal matrimonio gay e la legge contro l’omofobia. Le leggi sono necessarie per migliorare un paese”.
Ieri, qui, si ragionava di Futuro e Libertà, il gruppo parlamentare di Gianfranco Fini, presidente della Camera. Di questa coalizione fa parte anche Potito Salatto, europarlamentare di Fli. Salatto è omofobo. Il suo odio si basa su un’interpretazione errata della Bibbia.

Sono passati tre giorni da quando Potito Salatto, europarlamentare di Futuro e Libertà, ha condiviso la propria omofobia con Klaus Davi. Salatto ha giustificato il proprio odio facendo riferimento alla Bibbia. Qui la notizia. Smentire le sciocchezze di Salatto non è il nostro obiettivo di oggi.
Prima di noi avrebbe dovuto farlo Davi. È evidente che garantire ai propri ospiti la possibilità di dire delle falsità gli garantisce una copertura mediatica che non avrebbe se facesse il giornalista. Davi preferisce essere un megafono. Le parole di Salatto non sono piaciute alle associazioni, ai politici gay e a Fare Futuro, la fondazione di Giancarlo Fini, presidente della Camera. Serenella Accorsi scrive:
“On. Salatto lei dov’era quando il Presidente Fini a Bastia Umbra ha parlato dei diritti delle coppie di fatto, anche di quelle omosessuali, e c’è stata una standing ovation? Dov’era? Era per caso al congresso del Pdl o aveva sbagliato strada ed era finito a Pontida?”

Nelle ultime settimane su Queerblog abbiamo seguito molto Futuro e Libertà, il gruppo parlamentare di Gianfranco Fini, presidente della Camera. Fli non ha ancora ufficializzato la propria posizione sul riconoscimento delle coppie omosessuali.
Le posizioni gay-friendly di Chiara Moroni e Benedetto Della Vedova non rappresentano l’intero gruppo parlamentare. Alcuni colleghi di Moroni e Della Vedova credono che la loro apertura possa danneggiare il Terzo Polo che Fli condivide con l’Udc, di Pierferdinando Casini, e l’Api, di Francesco Rutelli. Udc e Api sono contrari al riconoscimento delle unioni gay.
L’intervista che Gianmario Mariniello di Generazione Italia, l’aggregatore online di Fli, ha rilasciato a Polisblog chiarisce una volta per tutte la posizione di Futuro e Libertà sul riconoscimento delle coppie gay:
Continua a leggere: Futuro e Libertà contro il matrimonio gay

Chiara Moroni è una deputata. Lo scorso agosto ha lasciato il Popolo della Libertà per aderire a Futuro e Libertà, il gruppo parlamentare di Gianfranco Fini, presidente della Camera. Di Chiara Moroni ci siamo già occupati su Queerblog.
A Klaus Davi l’esponente politico aveva detto di essere favorevole al riconoscimento delle coppie di fatto:
“Impedire a priori le unioni gay è una forma di discriminazione inaccettabile”.
Continua a leggere: Chiara Moroni (Fli) è troppo gay-friendly per il terzo polo

Niente da fare: neanche in versione moderata Gianfranco Fini convince i cattolici estremisti, assolutamente indisponibili a riconoscere diritti, nemmeno i più blandi, alle coppie dello stesso sesso; e soprattutto indisponibili a contemplare l’esistenza stessa di famiglie, al plurale, accanto alla tradizionale famiglia-composta-da-un-uomo-e-una-donna-uniti-in-matrimonio, secondo il mantra che ormai le gerarchie ecclesiastiche sono costrette a ripetere ogni volta che nominano la “famiglia”.
Mentre pubblicava la lettera di risposta di Fini, Avvenire prendeva anche le distanze da quelle parole “utili, ma non convincenti”, secondo il direttore del quotidiano dei vescovi, Marco Tarquini.
L’Avvenire è lieto che il presidente della Camera escluda ogni equiparazione tra matrimonio e unioni gay, ma questo non basta. Preoccupa la proposta di iniziative e di nuovi istituti giuridici che tutelare le altre forme di famiglia, intesa in senso plurale
Continua a leggere: Su diritti gay e famiglie Fini non convince Avvenire

Gianfranco Fini è e rimane un uomo di destra - le sue parole e le sue idee lo confermano - ma di una destra più civile e laica, che potrà solo fare del bene anche alla sinistra e all’intera società. Lo conferma replicando agli attacchi di Avvenire, che lo aveva bacchettato per le sue aperture sulle coppie gay.
Il presidente della Camera dei deputati ha scritto una lettera per rispondere a Marco Tarquini, direttore del quotidiano dei vescovi: no al matrimonio, ma sì a un riconoscimento pubblico delle unioni gay.
Da uomo politico e delle istituzioni ho sempre riconosciuto il valore fondante della famiglia, così come garantita dall’articolo 29 della Costituzione, e mi sono sempre opposto a ogni ipotesi di parificazione di trattamento tra matrimonio e unioni di fatto, specie di quelle omosessuali. Ma non per questo ritengo giusto, di fronte all’insufficienza di forme ed istituti giuridici, ignorare alcune legittime esigenze che meritano di essere prese in considerazione dal nostro ordinamento
Continua a leggere: Fini ad Avvenire: no al matrimonio, ma diritti alle coppie gay

Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc, ha ribadito la sua distanza mentale dall’omosessualità:
“Con Fini siamo d’accordo su tante cose, ma sui temi della famiglia siamo lontanissimi. Dobbiamo ricostruire la coscienza del dovere, in particolare per tutto quello che riguarda la famiglia, non si possono mettere sullo stesso piano convivenze che generano ed educano i figli e quelle che non lo fanno. La famiglia non tradizionale? Mah…”
Per evitare che non fossero abbastanza chiare le sue parole contro le coppie e le famiglie gay, il politico ha continuato, attaccando l’ipotesi di adozioni e riprendendo il solito discorso “figura maschile e figura femminile”: