Non poteva che creare discussioni e scandalo il reportage di Panorama su alcuni preti che se la godevano con boy escort e danze sessuali in locali a clientela omosessuale. L’autore dell’articolo ha aperto il vaso di pandora dove, non ancora colmo, ci si è fiondata l’ipocrisia più becera, lo stillicidio verso un mondo oscuro, almeno sinora, l’immoralità contro altra immoralità. Che i sacerdoti facessero sesso, anche omosessuale, non è cosa di oggi. La vera novità è che oggi la chiesa di Roma si trova a fare i conti con un suo clero un po’ allo sbando dove il monarca assoluto che la regge non si affida che a regole da lui stesso dettate senza nessuna altra intenzione di compromesso. Azzoppata dai tanti scandali pedofili che hanno leso la credibilità di centinaia di curie sparse nel mondo, l’omosessualità dei preti sembra essere diventata più urgente e nefasta per il Vaticano.
Così il “solito” monsignor Babini, vescovo emerito di Grosseto, interrogato sulla vicenda dal “solito” sito che poco ama l’omosessualità, riesce a dare una soluzione a dir poco incredibile contro quei preti toccati dall’inchiesta del settimanale mondadoriano.
“Dunque – dice monsignor Babini -, ho già espresso in varie occasioni la mia netta contrarietà alla omosessualità che considero una vera perversione contro natura. Ora se queste cose vengono commesse in tal modo osceno e turpe da sacerdoti, sarebbe il caso, come si faceva una volta, di mandarli in carcere e farceli rimanere a vita. Non sono degni di indossare la tonaca e la tolgano, la hanno infangata, come hanno colpito la Chiesa”.
Ci deve essere una ruota impazzita, che gira per suo conto e, nel frattempo, spara bordate contro tutti: ebrei, omosessuali, massoni. Si fa persino fatica a capire come possa succedere a uomini venerati e venerandi della curia cattolica che dal seminario al loro apostolato dovrebbero avere come segno indistinto la carità, l’umanità, la comprensione, il perdono e tante altre virtù tali da aspirare alla santità. Invece, l’uomo di chiesa diventa a volte l’apostolo delle censure, delle condanne senza appello e di qualche inevitabile strafalcione sui giudizi. È ricapitato a monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto che è tornato ad attaccare prima gli ebrei, rei, secondo lui, di un attacco senza pari verso la chiesa cattolica per via di una banale inezia: la pedofilia di tanti sacerdoti. Poi, quasi non sazio di tanto antisemitismo, monsignore riprende il suo livore antiomosessuale con una violenza da far rabbrividire.
Intervistato dal sito Pontifex - anche se è arrivata regolare smentita - il vescovo Babini si scaglia contro la lobby ebrea e massonica, dichiarando che l’attacco di queste settimane alla chiesa di Roma altro non è che
“un attacco sionista, vista la potenza e la raffinatezza: loro non vogliono la Chiesa, ne sono nemici naturali. In fondo, storicamente parlando, i giudei sono deicidi. (…) L’olocausto fu una vergogna per l’intera umanità, ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti – dichiara l’alto prelato -. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l’economia tedesca”.
Dopo il polverone suscitato dalle affermazioni di monsignor Babini sui gay, il vescovo fa una leggera marcia indietro, ammorbidendo la sua posizione. Non cambia la sua linea (soprattutto nei confronti di Nichi Vendola) ma dice che avendo rilasciato le dichiarazioni al telefono alcune espressioni non rispondono esattamente al suo pensiero. Su noi gay dice:
Non mi andava del tutto la storia degli omosessuali così come riportato sull’intervista, una cosa che io ho un po’ notato è questa: io sono vecchio, quando ero ragazzo gli omosessuali erano una rarità. A questo punto mi sembra invece che il mondo sia mezzo omosessuale e questa mi pare una stranezza. Poi credo che quando le cose diventano un po’ di moda uno si diverte a dire quello che non è. Però mi guardo bene, se ho un omosessuale vicino, dal fuggire o dal guardarlo con disprezzo.
Almeno non prova più ribrezzo quando parla di noi! E comunque, i gay son sempre esistiti anche quando lui era ragazzo. Quel che è cambiata è la visibilità: non siamo comparsi dal nulla come funghi…
Via | LiberoBlog
Foto | CEI
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Questa volta ho sorriso leggendo le farneticazioni di un vescovo contro noi gay. Il vescovo in questione è Giacomo Babini, emerito di Grosseto, che fra pochi giorni compirà ottantuno anni. Le farneticazioni sono sempre le stesse: la pratica conclamata dell’omosessualità è un peccato gravissimo, è aberrante, gli fa ribrezzo pure parlarne; bisogna negare la comunione ai gay, in primis negarla a Vendola; è uno scandalo dare le case popolari ai gay e via dicendo. Niente di nuovo sotto il sole, dunque.
Babini non è nuovo a queste esternazioni. Qualche giorno fa se ne era uscito con frasi che ricordano un comizio di Gentilini: non solo noi gay siamo viziosi e depravati, ma bisogna anche smetterla con il buonismo verso i migranti, e, dulcis in fundo, l’Islam è un castigo del Signore (e Maometto un mercante senza scrupoli).
Dovete sapere una cosa: per motivi di lavoro, ho pranzato un paio di volte con Babini (ha insistito tanto per portarmi al ristorante anni fa e - ovviamente - ha pagato tutto lui). Se a Sua Eccellenza fa addirittura ribrezzo parlare dei gay, cosa gli succederebbe se venisse a sapere che (almeno) con un gay ha pranzato? Quasi quasi lo chiamo e gli ricordo l’episodio…
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