Simpatico siparietto tra Raúl Gómez, inviato del programma Caiga Quien Caiga (ovvero Le Iene spagnole) e il calciatore Cesc Fábregas, campione del mondo di calcio: al termine dell’intervista Gómez, prendendo in giro Iker Casillas e il ben noto bacio alla giornalista/compagna Sara Cabonero, ha proposto a Fábregas di dargli un bacio sulle labbra. Piccolo momento di imbarazzo e poi bacetto, appena accennato (quasi verso la fine del filmato).
Da notare le pantofoline di Hello Kitty indossate dal calciatore…
Prosegue l’ottuagenaria disputa su omosessualità e sport. Tra i campioni, c’è chi dice che di omosessuali non ce ne sono; chi chiosa di averne sentito parlare ma non ne ha mai incontrato uno; chi, più onestamente, afferma che sì, i gay nello sport ci sono, ma guai a parlarne, impensabile che escano allo scoperto. Se poi si tratta del più longevo e maschilista tra gli sport, il calcio, allora l’omertà si fa obbligo e i silenzi stridenti. E tanto per mettere le cose a posto, qualche nostrano sbeffeggia leggi straniere dove gli omosessuali si amano, si sposano e adottano. C’è, per la verità, omofobia nel calcio e nello sport in generale, e non è una novità.
Ora, a dare un flebile barlume di discussione, è sceso in campo, un signore del pallone, un campione di altri tempi oggi presidente della UEFA, monsieur Michel Platini. Intervistato da Piero Chiambretti nel suo esilarante talk show di Italia Uno, l’ex campione juventino, ha per la verità mantenuto lo stesso aplomb dei suoi colleghi, dando però qualche spiegazione che potrebbe far capire qualcosa di non detto e di molto pensato: che anche nel calcio gli omosessuali ci sono, seppur non palesi e per mille ragioni. A Chiambretti che lo interroga su omosessualità e calcio, Platini risponde:
“Non ho mai saputo se c’erano personaggi gay, l’ho scoperto dopo. Non l’hanno mai fatto sapere e 20 anni fa era difficile esprimerlo. Ed anche oggi dire di essere gay negli spogliatoi è difficile; siamo in un mondo di macisti”
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Calcio e omosessualità: quale binomio horribilis! Non sia mai, infatti, che si insinui che ci siano gay nell’ambiente macho e maschilista del calcio che sono tutti pronti ad insorgere e a difendere la virilità dei nostri strapagatissimi calciatori. Come se essere gay possa essere la rovina di un atleta più dell’essere dopato o gravemente infortunato. Tant’è che più o meno spesso, allenatori e calciatori si affrettano a smentire e a giurare che di gay negli spogliatoi manco l’ombra (nonostante i sogni erotici di Dolce&Gabbana). Ma la verità, lo sappiamo bene, non può stare tutta da una parte.
Cogliamo l’occasione dell’uscita del romanzo d’esordio dell’italo-francese Nicolas Bendini Solo per una notte - storia dell’amore tra un calciatore e un liceale - per parlare con Andrea Bergamini, editore del libro con la sua Playground, di calcio e omosessualità, argomento ancora considerato tabù. Dopo l’esercito, riusciremo a sdoganare i gay nel maschilista ambiente del calcio?
Parlaci un po’ di come hai scovato Nicolas Bendini e perché hai deciso di pubblicare questo romanzo…
Intorno a Natale dello scorso anno è stato lo stesso Nicolas Bendini a contattare la casa editrice. Ci ha detto di aver scritto un romanzo che raccontava la storia d’amore tra un liceale parigino e un calciatore che militava in una squadra di calcio di serie A francese. Per caso, aveva letto Rainbow Boys di Sanchez (pubblicato da noi), e il suo testo gli sembrava adatto alla nostra collana High School. Abbiamo poi scoperto che Nicolas Bendini è italo-francese e che da due anni vive in Italia. Ci siamo fatti inviare subito il manoscritto e ci siamo immediatamente appassionati alle vicende dei due protagonisti, Mathieu e Goran. Ci è piaciuto il ritratto del calciatore, ma anche la prospettiva sull’esser gay a diciott’anni. Insomma, sono stati molti gli ingredienti e gli elementi che ci hanno spinto a decidere per la pubblicazione di questo romanzo. Un romanzo davvero godibile. Sono sicuro che divertirà molto i lettori della collana.
Ancora sull’omosessualità nel calcio. Nelle scorse settimane Pelé aveva affermato che Maradona è un cattivo esempio per i giovani. E Diego Armando non si scompone mica, ma risponde con una domanda retorica:
“Cosa volete che vi dica: lui ha perso la verginità con un uomo”.
Maradona si riferisce ad una notizia diffusa in Inghilterra già nel 2000 nella quale si raccontava che la prima esperienza sessuale di Pelé fosse avvenuta quando aveva quattordici anni e con un uomo più vecchio di lui. Ennesimo caso di machismo, dunque: è andato con un uomo, quindi cosa potrà mai capire? Del resto stiamo parlando di uomini che si eccitano nel vedere altri uomini in calzoncini che corrono dietro una palla… cosa ci possiamo aspettare?
Prima dell’intervista barbarica, anzi, scusate, “glaciale” a Roberto Bolle, la Bignardi ha intervistato l’ex allenatore dell’Inter, Roberto Mancini. Elegante e fine, con il suo solito aplomb che lo contraddistingue, ha risposto anche alla domanda a cui, giocatori e allenatori, da qualche mese temono più della peste. ” Ci sono giocatori gay nel mondo del calcio italiano? ”
Marcello Lippi aveva dichiarato che non erano presente tracce di omosessualità nelle squadre di calcio. Mi domando se abbia installato telecamere nascoste anche nelle abitazioni private dei calciatori… Del resto anche Moggi aveva detto la medesima cosa: aveva rassicurato il mondo intero che avrebbe allontanato un giocatore se lo avesse scoperto gay. Non ci è dato da sapere dove lo avrebbe mandato, ma qualche sospetto ci viene.
Invece, Mancini, di fronte alla domanda della Bignardi, ha risposto come gli avesse appena chiesto quanti cucchiaini di zucchero mette nel caffè. “Credo che esistano anche nel calcio, come in tutte le situazioni e in tutti i luoghi di lavoro ” Verrebbe da dire “Risposta ovvia” ma visto i precedenti non è così. Sarà un duro colpo per Moggi e Lippi immaginare che il cuore di un loro giocatore, oltre per per la propria squadra in cui giocano, possa battere per un altro uomo…
Foto | Flickr
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