Con tutto quello che in questi giorni sta accadendo intorno alle liste per le elezioni regionali, verrebbe voglia di mandare al diavolo tutto e tutti; credo mai si era vista una cosa simile, con i tribunali a redimere tra i contendenti e il governo che decreta, i politici che si scagliano contro la presidenza della Repubblica, le piazze e il disastro. Che baillamme; che paese dei campanelli. Ma il voto è un diritto-dovere da esercitare; è il fondamento democratico di ogni paese civile, il suo alfa. Le regole devono valere per tutti e tutti i cittadini devono poter esercitare il loro diritto di voto. Certo, sibilla qualcuno, chissà cosa sarebbe accaduto; chissà se il governo si fosse speso così velocemente a decretare se il guazzabuglio sarebbe venuto dal centrosinistra. Chissà!
Noi, intanto, teniamo ad informarvi su quelli che sono i candidati dichiaratamente lgbt che troverete nelle liste. Sono diciotto, pochi ma buoni. Capofila di queste candidature non poteva che essere Nichi Vendola, unico omosessuale candidato alla presidenza di una regione, la sua, Puglia. Come è nelle cose è il partito di Marco Pannella ed Emma Bonino ad avere il maggior numero di candidati a marchio lgbt: Chiara Bonora e Paola Montermini in Emilia Romagna, Sergio Rovasio con la Bonino nel Lazio, Roberto Mancuso nella regione di Vendola, il bravo Enzo Cucco in Piemonte, in Lombardia Aldo Gufanti, Francesco Poirè, Luca Piva; Riccardo Cristiano e Marco Marchese in Calabria, Francesco Zanardi in Liguria.
Il resto è spalmato in altri partiti, di centrosinistra. Per l’Italia dei Valori, la presenza del militantissimo Franco Grillini, capolista in Emilia Romagna e responsabile per i diritti civili nell’Idv. Per lo stesso partito, Daniele Casagrande che corre per il consiglio comunale di Venezia. Il Pd pare avere l’orticaria, tanto da aver inserito nelle proprie liste una sola candidata lesbica, Cristiana Alicata, che se eletta andrà in Regione Lazio.
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Torniamo a parlare di matrimonio e di Manuel Incorvaia e Francesco Zanardi, i due ragazzi di Savona che dall’ottobre scorso conducono una battaglia, a volte solitaria, per il riconoscimento della loro unione. Da mesi Manuel e Francesco cercano di mantenere viva l’attenzione della pubblica opinione e dei mass media sulla loro inderogabile richiesta matrimoniale. Nonostante non abbiano avuto l’appoggio del movimento che cercavano, i due non si sono mai scoraggiati: hanno iniziato uno sciopero della fame; hanno cercato di spronare qualche politico nazionale e locale a stare dalla loro parte, in qualche modo, riuscendoci trasversalmente.
Forse stanchi di una battaglia per molti parolaia e per altri difficile e inattuabile, Manuel e Francesco hanno deciso di giocare una carta originale: si sposeranno a modo loro con una cerimonia civile simbolica. La data è stata fissata per mercoledì 10 marzo a villa Cambiaso, in quel di Savona, con tanto di ospiti e tutto il corollario per chi intende professare pubblico, amore eterno.
Resta la questione che quel matrimonio sarà nullo per la nostra legislazione; i due resteranno quel che erano prima della cerimonia: una coppia come tante, senza diritti. Così hanno ben pensato che la firma degli atti verrà ufficializzato in alto mare, probabilmente in acque internazionali dove lo stato italiano non ha alcuna competenza. Bella e originalissima pensata, certo, ma dopo? Chi riconoscerà quella unione battezzata nel mare di nessuno?
Foto | filippo.salamone

Dopo più di un mese di sciopero della fame, Francesco Zanardi ha interrotto la sua protesta estrema per rivendicare i diritti delle persone omosessuali e in particolare delle coppie dello stesso sesso di potersi sposare come gli altri cittadini. Ma la sua battaglia non finisce qui.
Mentre interrompe il suo digiuno, Zanardi denuncia l’assoluto disinteresse delle forze politiche italiane rispetto alla protesta e alle richieste che ha sollevato; di contro all’attenzione mostrata fuori dall’Italia, sia da altri paesi sia dalle istituzioni europee:
«Sono soddisfatto del risultato che tutti insieme abbiamo ottenuto, l’Ue e gli stati membri ci hanno sostenuto e appoggiato moltissimo: chi ha saputo guardare ha trovato una strada percorribile, che non è purtroppo quella della politica italiana, una classe politica che assolutamente non rappresenta una enorme parte di italiani e che li costringe dietro le porte della repressione».
Continua a leggere: Matrimoni gay: fine dello sciopero della fame per Francesco Zanardi

Enrico Oliari era stato citato da Francesco Zanardi nell’intervista esclusiva che Queerblog ha voluto pubblicare per voi lettori. Come tante altre associazioni, era stato “accusato” di aver usato indifferenza e non aver appoggiato la decisione dello sciopero della fame della coppia gay. E ora, lui risponde alle provocazioni, cercando di spiegare il proprio punto di vista e ribadendo la sua contrarietà ad una simile scelta:
“Vi è la protesta di Francesco Zanardi, Manuel Incorvaia e “Cris Gi Bari”, fatta di un mix di scioperi della fame, comparse televisive, denuncie di immobilismo rivolte alle associazioni e molta ingenuità, ovvero un’azione estremamente violenta sotto il profilo culturale, ma che di certo non rappresenta il guadagno di nemmeno un centimetro sulla strada verso la meta”
Oliari non condivide e non concorda sulla scelta dei due, nemmeno per la loro decisione individuale d’agire:

Come è lo stesso Francesco Zanardi a farmi notare per telefono, il telegiornale è più interessato a parlare dello sdradicamento di una grande quercia per ampliare un’autostrada, piuttosto di parlare della decisione di digiunare da parte di due cittadini italiani che cercano solamente di calendarizzare le unioni civili. Ed è, ahimè, una triste ed innegabile realtà.
I giornali e le televisioni sembrano aver dimenticato (o rimosso) che un uomo non sta più mangiando da circa tre settimane per ottenere un diritto sacrosanto che in altri Paesi è, invece, già stato concesso. Spesso si leggono le notizie di avvenimenti esteri che ci fanno inorridire, ma non abbiamo l’obiettività di renderci conto come, in Italia, proprio da noi, la censura di certe richieste legittime, avvenga sotto gli occhi di tutti.
Ho chiamato Francesco questa mattina al cellulare per avere un’intervista, per cercare attraverso questo blog di dare voce e risonanza ad una scelta coraggiosa che deve, continuamente, essere supportata e compresa. Mi ha risposta una persona disponibile a parlare a cuore aperto, a raccontare la propria storia e ad ammettere delusioni o solidarietà che ha incontrato in questa sua sofferta, ma determinata, scelta. A voi lettori, le parole di Francesco Zanardi:

Dopo la notizia dell’interruzione del digiuno da parte di Manuel Incorvaia, anche Francesco Zanardi si è sentito male:
“Durante la scorsa notte Francesco Zanardi è stato colto da un malore per l’impossibilità a trattenere liquidi”
E lo stesso ha subito precisato che dai prossimi giorni cambierà alimentazione a base di cappuccini, vitamine e succhi di frutta. La sua intenzione di protestare non si ferma e cercherà di poter procedere, aumentando solo i liquidi da ingerire. Sabato mattina, la coppia riceverà la visita da parte di Ignazio Marino, che intende parlare con loro. E i due si ritengono anche soddisfatti per questa scelta, che dovrebbe (parole loro) “essere da esempio alle istituzioni”. E ieri la mozione che ha come argomento il loro sciopero è stata depositata da alcuni parlamentari europei.
Fonte | Ivg

La lettera, inviata dalle varie associazioni italiane Lgbt, è indirizzata a tutti i componenti del Parlamento italiano: da Renato Schifani a Gianfranco Fini, da Giulia Bongiorno a Giuseppe Palumbo. Tutti questi onorevoli sono stati contattati affinché possano intervenire in prima persona e decidere di prendere finalmente in considerazione la possibilità di rendere legge i diritti e i doveri delle coppie gay italiane e di riconoscerle ufficialmente.
Ricordando a tutti loro come il Trattato di Lisbona vieti qualsiasi trattamento inferiore o discriminazione verso l’omosessualità, chiedono che si metta la parola fine a questa indifferenza continua avvolge il mondo gay. Le persone lgbti continuano ad essere emarginate a causa del loro orientamento sessuale e sono consegnate ad un’ingiusta e insopportabile clandestinità sociale.
Infine, viene riportato agli occhi di tutti, che dal 4 gennaio due ragazzi hanno persino deciso di digiunare come protesta per questa situazione apparentemente immobile e invisibile a tutti (o quasi) i politici. Il gesto esprime la totale esasperazione del popolo gay, stanco di sentirsi un fantasma da parte dello stato. Per questo, per l’ennesima volta, chiedono a gran voce che venga discussa al più presto una legge in Parlamento. Per uscire, finalmente, da questo buio che avvolge, nascondendoci al mondo. E Paola Concia, inoltre, ribadisce ancora una volta, con fermezza e decisione, il suo impegno:
Dopo la notizia del malore che ha colpito Manuel Incorvaia, il quale ha dovuto interrompere lo sciopero della fame (mentre il compagno continua tuttora a non nutrirsi), Paola Concia, dalla homepage del suo sito personale, affronta l’argomento e rilancia la provocazione, chiedendo la collaborazione di tutti:
“Manuel Incorvaia ha dovuto sospendere lo sciopero della fame per un malore, ma la protesta della coppia gay di Savona, che chiede la calendarizzazione delle proposte di legge sulle unioni civili, non si deve fermare”
Infatti, ospite questa sera della trasmissione ‘O’ su “Youdem”, insieme a Vanni Piccolo ed Alessandro Michetti (Insy Loan) la deputata ha esclamato:

Manuel Incorvaia (22 anni) ha dovuto interrompere lo sciopero della fame che sta portando avanti con il compagno Francesco Zanardi per chiedere la calendarizzazione parlamentare di una legge sul matrimonio civile fra persone dello stesso sesso:
“Ho sospeso perché sono stato molto male. Il mio compagno Francesco sta proseguendo la protesta. Aspettiamo una risposta dalla politica italiana. Alle 4 del mattino mi sono alzato coi crampi allo stomaco, continuavo a rimettere, la testa vuota. Francesco continua lo sciopero della fame e io potrò stargli vicino. Abbiamo scritto anche al presidente della Camera Fini, stiamo ricevendo la solidarietà da tante persone e associazioni, ma nulla si muove. Stiamo affrontando tutto da soli, ma c’è tanta gente omosessuale che aspetta di avere il diritto di essere una famiglia, senza discriminazioni”
Francesco – che di anni ne ha 38 – continua la sua protesta, anche a nome di Manuel:
“Le mie condizioni di salute, tolta la grande stanchezza sono abbastanza buone, pressione 73/108 lieve tachicardia e un po’ di abbassamento di voce. Ringraziamo tutte le persone, le associazioni ed i parlamentari che ci stanno appoggiando, tutti i gruppi spontanei che sono sul territorio e sanno bene quanto sia difficile muoversi in questa particolare situazione. Spero che le energie di tutti coloro che ci appoggiano possano venir impiegate nel raggiungimento di questo comune obiettivo”.

La manifestazione di sostegno per Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia – che, ricordiamo stanno facendo lo sciopero della fame per ottenere risposte dai vertici dello stato, in merito alle varie proposte di legge per regolare le unioni gay – tenutasi ieri sera a Roma, è stata un buco nell’acqua: pochissimi partecipanti. Come purtroppo (troppo) spesso accade in Italia, il movimento gay è diviso e pare che ognuno sia interessato solo a portare acqua al proprio mulino.
C’è anche chi non ha partecipato alla manifestazione di sostegno perché non concorda con la strategia politica della coppia. Tra questi, Enrico Oliari, presidente di GayLib, che in un comunicato stampa, espone il suo punto di vista:
“Non concordo con la strategia politica di Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia di digiunare per ottenere il matrimonio gay, poiché sono convinto che, accanto alla condivisibile lotta di principio, vi siano un sensazionalismo ed un personalismo fini a sé stessi. I due ragazzi di Savona hanno sempre agito in modo autonomo ed improvviso, pretendendo l’appoggio delle associazioni tramite comunicati stampa e solo a iniziativa decisa. Non è così che si fanno le cose. Credo infatti nella lotta coltivata con il dialogo e con la sensibilizzazione e, come giustamente ci disse lo stesso presidente Fini, portata avanti con la dovuta gradualità, specie se si tiene in considerazione della complessità del nostro tessuto sociale”.
Da un lato, quindi, abbiamo il desiderio di una coppia gay (e di molte altre, a dire il vero) che lotta per coronare il proprio sogno; dall’altro ci sono le associazioni gay che portano avanti una politica (più o meno condivisibile) che è fatta anche di compromesso. In tutto questo, dove si collocano i lettori di Queerblog?