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Francesco Brollo, il presidente etero di Arcigay Bari, risponde alle domande degli utenti di Queerblog

pubblicato da giovanni molaschi


Il 12 aprile Francesco Brollo è diventato il nuovo presidente di Arcigay Bari. Su di lui hanno ragionato i siti glbtq e i canali televisivi più importanti. Brollo è eterosessuale. Per alcune persone il suo orientamento sessuale è in contrasto con l’incarico che ricopre da meno di un mese. A lui abbiamo inoltrato le domande degli utenti di Queerblog.

A Firenze e Pisa esiste il registro comunale per le coppie di fatto. Questo riconoscimento è diverso dall’applicazione della legge nazionale sulla famiglia anagrafica. A Bari esiste il registro delle coppie di fatto? Lei intende battersi affinché il Comune di Bari si doti di un tale registro e lo pubblicizzi a dovere, di modo da garantire effettivamente alle coppie di fatto della città la possibilità di ufficializzarsi?
A Bari l’Ufficio di Stato Civile applica la legge anagrafica e rilascia il certificato di residenza congiunto, con la annotazione di “convivenza per motivazioni di affetto”. Il “registro delle coppie di fatto”, è un semplice elenco, non previsto da alcuna legge e, pertanto, è privo di valenza, se non quella simbolica. A Padova, per esempio, grazie al lavoro del comitato cittadino e di Alessandro Zan, oggi assessore comunale, c’è una sorta di “pacs cittadino” ed è un modello su cui poter lavorare. Con l’assemblea delle socie e dei soci valuteremo il modello più adeguato da portare avanti anche a Bari e, quindi, la nostra iniziativa politica.

Intende battersi affinché il Comune di Bari approvi una mozione in cui si invita il Parlamento italiano a permettere ai gay di recarsi nel Municipio del proprio Comune di residenza per contrarre matrimonio civile (non unione civile, pacs, partnership, dico, didore, ma matrimonio civile)?
Certamente sì, credo che se tutti i Comuni, o almeno le principali città italiane, prendessero una posizione chiara su questo tema il Parlamento sarebbe obbligato a legiferare in breve tempo.

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Apple gay: l’azienda di Steve Jobs cresce grazie alla tolleranza

pubblicato da giovanni molaschi


La Apple, l’azienda informatica di Steve Jobs, pur non avendo un prodotto da promuovere riesce a far parlare di sé. Secondo Out, il magazine gbtq più importante degli Stati Uniti, l’omosessuale americano più importante è Tim Cook, numero due di Apple. Aaron Hicklin, direttore di Out, ha sottolineato un cambiamento. Le classifiche di Out stilate in precedenza erano sempre vinte da omosessuali lontani dal business.

Cook non è l’unico gay che lavora in Apple. Per l’azienda di Jobs lavorano altri omosessuali. Insieme hanno deciso di fare un video per raccontare le discriminazioni subite. Il filmato è stato realizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica. Nelle scorse settimane molti proprietari di Iphone potevano usufruire di un’applicazione per contestare l’apertura del matrimonio alle coppie gay. Questa opzione è stata poi bloccata dall’azienda. Apple ha donato 100mila dollari al comitato promotore che lavora per abrogare la Proposition 8, il referendum che ha bloccato i matrimoni gay della California.

Jobs ha fatto proprio uno studio economico fatto sui paesi che stanno crescendo. Secondo questa teoria, illustrata in Italia dalla ricercatrice Irene Tinagli, un’economia si rafforza solo se la politica sviluppa in contemporanea le tre T: tecnologia, tolleranza e talento. Apple, prima di altre aziende, ha capito che la sua evoluzione futura non dipende dal coinvolgimento diretto di una minoranza ma dalla capacità di educare i propri utenti.

Jobs è un imprenditore illuminato perché ha già messo in pratica la sfida culturale dei prossimi anni. L’emancipazione dei gay non dipende solo dal raggiungimento di un riconoscimento legislativo. La vera sfida è la contaminazione con gli eterosessuali. Questo passaggio avverrà con o senza l’ausilio di quegli omosessuali che credono di essere più preziosi del panda del WWF. Il caso Brollo, il presidente etero di Arcigay Bari, dimostra che questi esemplari di gay non si sono ancora estinti. Fra 25 anni, quando le prime coppie di genitori omosessuali saranno nonni, le puntualizzazioni sull’orientamento sessuale delle persone saranno un concetto arcaico. Jobs, insegnando i propri utenti ad essere tolleranti, sta provando a rendere attuale il 2026.

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Francesco Brollo, il presidente (etero) di Arcigay Bari che piace alle lesbiche

pubblicato da giovanni molaschi


La vicenda di Francesco Brollo, il presidente (eterosessuale) di Arcigay Bari, dovrebbe essere raccontata da un antropologo. Uno studioso del comportamento umano potrebbe aiutarci a capire perché Brollo piace alle lesbiche ma non ai gay. Tutte le donne omosessuali che rappresentano il movimento glbtq italiano hanno apprezzato l’elezione del presidente di Arcigay Bari.

“Il fatto che Francesco Brollo abbia una compagna e una figlia e scelga di battersi per i diritti dei gay mi riempie di orgoglio - precisa Imma Battaglia, presidente di Di Gay Project. Questo è il mondo che vorrei: una società senza steccati, in cui non bisogna essere gay per difendere i gay, non si debba necessariamente essere donne per promuovere il valore delle donne, non servano sempre appartenenza e affiliazione per condurre battaglie di civiltà”.

Un pensiero analogo è stato espresso da Paola Concia, deputata del Pd. Secondo l’esponente politico l’elezione di Brollo è un fatto epocale: “Perché gli omosessuali vengano trattati allo stesso modo degli eterosessuali l’opinione pubblica tutta deve fare propria questa battaglia”.

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Qui Radio Londra - Giuliano Ferrara parla di gay: "I diritti gay sono necessari ma una famiglia è solo con una madre e un padre"

pubblicato da Desperate Gay Guy

qui radio londra ferrara

Giuliano Ferrara ha voluto dedicare i suoi pochi minuti del programma ‘Qui Radio Londra’ alla storia dell’uomo eterosessuale, Francesco Brollo, scelto a capo per l’Arcigay di Bari. La notizia è proprio di ieri, 12 aprile 2011. Francesco Brollo – che Queerblog ha intervistato – ha 37 anni e il suo scopo è chiaro quanto efficace (almeno nella teoria): rompere le zone di confine dove purtroppo ci si abitua a stare, dando sempre spazio alle opinioni. Apertura e confronto con tutti, alla base del suo pensiero. C’è chi ha polemizzato per la scelta e chi, invece, ne approva il senso e la decisione. Personalmente, non lo trovo così discutibile: parliamo tanto di integrazione e poi vogliamo proprio essere noi quelli che discriminano? E Ferrara ne ha approfittato per parlare della questione gay: se all’inizio definisce “indiscutibili” i diritti dei gay e si dichiara contro ogni forma di discriminazione, ha poi ribadito quanto sia importante per un bambino avere dei genitori che siano uomo e donna. Entrambe le figure, insomma.

In cinque minuti scarsi è riuscito a partire da un nuovo presidente Arcigay per arrivare a ribadire come la famiglia più auspicabile sia quella tradizionale. Sì, ha elencato nomi di importanti personaggi gay, ma anche la Bibbia e Darwin, con la sua teoria dell’evoluzione. Un grande discorso con tanti argomenti e temi, riassunto con il metodo più antico: il bastone e la carota. Questa volta, all’inverso. Prima il discorso su quanto siano necessari i diritti per gli omosessuali (carota), poi un’opinione su come sia impossibile permettere di affidare un bambino a due persone dello stesso sesso o farli essere genitori (bastone). Queste le sue precise parole, a chiusura del programma:

“Il rapporto con la naturalità della propagazione della specie, che non è un fatto materialistico, e la capacità di generare, crescere ed educare dei bambini, è considerato più semplice in una famiglia biparentale, con un padre e una madre. Sono considerazioni un po’ da vecchio conservatore che faccio però in uno spirito liberale”

Peccato che lo spirito liberale permette, in questo caso, una sola opinione assoluta propagandata a mezzo televisivo, senza qualcuno che possa ribattere…

Intervista. Queerblog incontra Francesco Brollo, il presidente etero di Arcigay Bari che ha votato per Nichi Vendola

pubblicato da giovanni molaschi


Da tempo sostengo che il 2011 sarà un anno rivoluzionario. Nelle scorse settimane mi sono occupato della rinascita della cultura gay e del dibattito politico della Lega Nord. Una parte del partito di Umberto Bossi è pronta a battersi per il riconoscimento delle unioni omosessuali. Anche per le associazioni il 2011 sarà un anno deciso. Famiglie Arcobaleno dovrà arginare la sua prima scissione interna. Rgr, Rete genitori rainbow, è nata per questo motivo. Il panorama, inoltre, ha subito l’ennesima frammentazione con la nascita di Arcietero. A Bari, come raccontato da tutti nelle ultime ore, Arcigay ha un nuovo presidente: Francesco Brollo. Di lui si sta scrivendo moltissimo perché è eterosessuale.

Molti storici ambasciatori del movimento omosessuale italiano sostengono che il suo orientamento sessuale debba precludergli la possibilità di lavorare per garantire ai gay il riconoscimento delle loro unioni. Brollo andrebbe sostenuto anche solo per dimostrare di avere un briciolo di coerenza intellettuale. Chi ha applaudito giustamente Zapatero, per l’apertura del matrimonio, o Barack Obama, per l’abrogazione del don’t ask, don’t tell oggi dovrebbe essere contento che anche i cittadini eterosessuali come Brollo o Sappino si espongono per aiutare chi oggi non può godere dei loro stessi diritti.

Il neo presidente di Arcigay ha scoperchiato, finalmente, un vaso di Pandora. I gay che contestano la sua elezione solo perché è eterosessuale hanno fatto capire che se oggi l’Italia non ha una legge sulle unioni omosessuali la colpa è anche loro. Invece di immolarsi ad un martirio di plastica avrebbero potuto lavorare per sensibilizzare tutto l’elettorato. Non solo una parte. Di tutto questo ha parlato Brollo a Queerblog nell’intervista che segue.

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