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Tutti gli articoli con tag ebrahim hamidi

Ebrahim Hamidi, primo gay iraniano condannato a morte con un'identità, ricordato con una canzone

pubblicato da Roberto Russo

Il silenzio ha accompagnato la storia di Ebrahim Hamidi, il primo gay iraniano condannato a morte con un’identità nel 2010. Un silenzio assordante anche da parte di moltissime associazioni gay e di cui avevamo scritto anche qui su Queerblog.

È a questo silenzio che hanno pensato i Kinship, gruppo italiano con sede a Palermo, nel comporre una canzone dedicata a Ebrahim Hamidi. Scrivono i Kinship:

La canzone “Nel Silenzio” è una dedica al giovane Ebrahim Hamidi, un ragazzo dell’Iran impiccato perché era omosessuale. La sua storia è quasi sconosciuta, in quanto insabbiata dai media; per tal motivo i Kinship, commossi dalla tragedia accaduta, decidono di scrivere una canzone, che in qualche modo, possa far sensibilizzare le persone che soffrono della famosa “malattia dell’omofobia”. Con un brano scritto in prima persona abbiamo cercato di immedesimarci in lui, provando ad immaginare le sue emozioni: paura, rabbia e senso di solitudine. Abbandonato da tutti e ricordato da pochi, caro Ebrahim, nel silenzio una canzone è stata scritta per te…

Quel cappio per tutta la durata del video fa riflettere…

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L'assurdo, assordante silenzio delle organizzazioni lgbtq su Ebrahim Hamidi condannato a morte

pubblicato da mario cirrito

L'assurdo, assordante silenzio delle organizzazioni lgbtq su Ebrahim Hamidi condannato a morteIeri, l’ex presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, sulla sua pagina di Facebook, scriveva:

“Ai dirigenti delle associazioni lgbt: tutta Europa si è mobilitata per salvare Sakineh Mohammadi Ashtiani dalla lapidazione e per impedire l’impiccagione di Ebrahim Hamadi accusato di essere gay. In nessun sito del movimento ho visto appelli e mobilitazioni. Forse state pensando a qualcosa, intanto ci sono l’appello di Amnesty e la manifestazione dei socialisti a Milano. Noi cosa facciamo? Con rispetto e amicizia…”.

Nei giorni scorsi, anche chi scrive, ha cercato, inutilmente, notizia e mobilitazione sui siti dei giornali generalisti. Invano, se non che qualcuno informava che la Francia per prima si era sollevata anche a favore del ragazzo 18enne. A farla da pionieri - ma a questo punto senza rilevanza pubblica - i “soliti” generosi del socialnetwork, come Facebook, che si sono scaraventati sul sito di Amensty International a firmare la petizione contro i boia di Hamidi.

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Salviamo la vita di Ebrahim Hamidi, iraniano, condannato a morte per omosessualità

pubblicato da mario cirrito

Salviamo la vita di Ebrahim Hamidi, iraniano, condannato a morte per omosessualitÃ�  Esistono ancora tanti, troppi paesi dove l’errore umano viene punito con la pena capitale. Paesi dove la democrazia è forte o dove i satrapi governano col pugno di ferro e il nodo scorsoio. In questi giorni, è una donna e un ragazzo, entrambi iraniani, ad aver mobilitato le coscienze del mondo per salvare loro la vita. Sakineh Mohammadi-Ashtiani, è una donna di 43 anni, condannata alla lapidazione con l’accusa di adulterio e complicità nell’omicidio del marito. Ashtiani, madre di due bambini, ha già ricevuto 99 frustate e ora la aspetta la condanna finale.

Nei giorni scorsi si sono mobilitate intere nazioni per salvarle la vita, che resta sacra sempre e comunque. Personalità come Carla Bruni e Roberto Saviano, Dario Fo e Franca Rame, hanno chiesto di fermare la mano dei boia. Per tutta risposta, un giornale conservatore iraniano ha dato della “puttana italiana” alla moglie del presidente francese, sempre in prima fila nell’aiutare casi come questo. La barbarie non conosce civiltà. Ferma anche la protesta di Saviano.

Lapidarla – scrive lo scrittore – significherebbe lanciare un sasso contro ogni donna. Può sembrare retorico, scontato, persino falso, peché in fondo le donne da altre parti del mondo vivono come vogliono e forse nemmeno sanno chi è lei. Ma poiché queste sono parole è compito nostro trasformarle in sassi, colpendo chi l’ha condannata. In modo da riuscire ad essere in molti - e determinanti - nel dire, nel pretendere: “Nessuno levi la mano contro Sakineh”

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Iran: confermata la condanna per impiccagione a Ebrahim Hamidi

pubblicato da Alberto Graziola

gay impiccati iran

Sono passati pochi giorni da quando vi abbiamo parlato di Ebrahim Hamidi e del suo processo in corso, in Iran. Il giovane era stato accusato e condannato all’impiccagione per aver stuprato un altro uomo. Siccome l’omosessualità non esiste in quel paese (e sopratutto non è tollerata) ecco il modo migliore per liberarsi del peccato: con una corda al collo.

E se, generalmente, la morte avviene senza clamore e difese, in questo caso, la famiglia del condannato aveva deciso di reagire, dal momento che colui che aveva sporto denuncia ha poi ritrattato il tutto, dicendo di non essere stato violentato nè aggredito. Aveva dovuto sporgere denuncia a causa della pressione della sua famiglia, dopo aver saputo quello che era accaduto tra i due uomini.

Ma nemmeno le accuse cadute e ritirate e l’intervento di un avvocato hanno potuto impedire l’annullamento della condanna. Ebrahim Hamidi verrà ucciso, impiccato, macchiato di una colpa che non ha commesso se non quella di amare un altro uomo. Ma lì i gay non possono vivere e devono essere eliminati alla radice, pendendo nel vuoto, con gli occhi girati all’indietro: corpi senza vita, mucchi d’ossa senza alcuna importanza.

Foto | DailyMail

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Iran, il primo gay condannato a morte con un'identità: Ebrahim Hamidi

pubblicato da Alberto Graziola

Mahmoud Ahmadinejad gay Iran

Sebbene secondo il presidente dell’Iran, Mahmoud Ahmadinejad (foto), non ci siano omosessuali, generalmente vengono uccisi, impiccati, senza un processo sensato, senza la dignità di avere un’identità e una possibilità di salvarsi. In quel paese, essere gay è qualcosa di ingiustificabile. Nemmeno la figlia prova a difenderti, per mancanza di soldi e di amore, verso una colpa che supera anche i legami di sangue per quanto giudicata spaventosa e inaccettabile.

Ma l’ultimo caso vede un cambiamento: Ebrahim Hamidi ha una famiglia ricca alle spalle, disposta a non abbandonarlo e a pagare per salvare il proprio figlio dalla morte. E questo è un iter inusuale, un comportamento che modifica il tutto e attribuisce un nome e un cognome a qualcuno che invece dovrebbe avere il ruolo di un fantasma. L’avvocato dell’uomo cerca di dimostrare come, in realtà, le accuse di stupro sono solamente regolamento di conti tra gruppi e clan.

Inoltre, la prova principale (atto anale illecito, sic!) non è dimostrabile e vi sono state numerose contraddizioni ed irregolarità nel processo. Tutto il motore del processo si baserebbe sulle parole dell’accusa che però vengono estorte sotto una crudele e feroce tortura. E l’associazione iraniana esule per i diritti gay, ha commentato così la notizia:

“Fino ad oggi, è l’unico condannato a morte per sodomia a potersi permettere un avvocato e ad avere il sostegno attivo dei suoi genitori”.”Devono essersi chiesti di cosa è accusato il loro figlio, perché in Iran, secondo il presidente Mahmoud Ahmadinejad non ci sono omosessuali “

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