
La storia, purtroppo, ricorda che nel 1995 vennero ucciso 8000 uomini e ragazzi musulmani. E ora, John Sheehan, un generale americano in pensione, ex comandante delle forze Nato, durante un discorso al Senato in merito al coming out possibile dei soldati, ha dichiarato che è stata colpa dei soldati gay se c’è stato quel massacro. Non fu possibile proteggere e impedire la strage di Srebrenica, poichè all’interno dell’esercito vi erano dei militari omosessuali:
“Il crollo dell’Unione Sovietica ha spinto gli eserciti europei, compreso quello olandese, a credere che non ci fosse più bisogno di persone dalla forte capacità di combattimento. Quindi hanno cominciato ad allargare le maglie del reclutamento, ammettendo anche i gay dichiarati”
L’ambasciatore olandese Renee Jones Bos ha invece criticato duramente la posizione dell’uomo, replicando alla sua osservazione:
Continua a leggere: Generale Nato: "Il massacro di Srebrenica? Colpa dei soldati gay"

Spesso ci si dimentica che Barack Obama prima di essere afroamericano, per tanto rappresentativo di una parte della popolazione avente un colore della pelle simile, è un esponente politico arrivato al potere in un momento molto difficile per gli Stati Uniti.
Incuranti di tutti i problemi che la stragrande maggioranza delle persone hanno oggi in quella parte del mondo, su tutti un sistema sanitario efficiente solo per pochi, le associazioni GLBTQ hanno cominciato a pretendere l’abolizione, ad esempio, del “don’t ask, don’t tell”.
Fermo restando che quanto richiesto è legittimo, è evidente che non tutto si può fare subito. Ad un anno dall’insediamento 18 senatori democratici, capeggiati da John Kerry, hanno deciso di unirsi affinché i gay e le lesbiche possano donare il sangue.
Continua a leggere: Stati Uniti: presto anche gay e lesbiche potranno donare il sangue

Immaginate il nostro primo ministro che riceve nella sua residenza romana o a Palazzo Chigi, in pompa magna, una rappresentanza di militari gay e lesbiche; e a loro parla con dignità dei loro diritti, davanti ad una tavola imbandita da deliziosi manicaretti e buon vino? Un bel sogno, impossibile pure a pensarlo. È successo invece a Londra, dove il premier Gordon Brown e signora hanno ricevuto nella loro residenza ufficiale, al 10 di Downing Street, una delegazione di militari gay e lesbiche, e da buoni padroni di casa, si sono intrattenuti con gli ospiti, parlando dei loro problemi e offrendo una ottima cena.
Brown, che conosce bene quanto siano seguite le organizzazioni lgbt, fuori e dentro i corpi militari; quanto lavoro svolgono i militanti lgbt, ha detto che l’orgoglio che i presenti sentivano nell’essere militari e omosessuali era niente rispetto all’orgoglio che il paese provava per loro. Un debito di riconoscenza per il loro servizio, per quello che riescono a fare ogni giorno.
Va ricordato che lo scorso anno, proprio lui, il primo ministro inglese, si disse contrario al divieto dei matrimoni omosessuali in California, e ora anche il famigerato Don’t Ask, don’t tell doveva essere superato dai vertici militari americani, oramai desueto e penalizzante per i ragazzi omosessuali in divisa. Questione, questa ultima, di dibattito negli States, con l’appoggio dell’attuale presidente Obama, ma anche con l’avversione di alcuni alti graduati delle forze armate Usa.
Sarah Palin, apertamente critica di tutto questo ’sperare, cambiare le cose’ del periodo di Obama, sul Fox News di domenica, ha ammesso di non pensare che adesso sia il momento adatto per annullare il “Don’t Ask, Don’t tell“. Le era stato appunto chiesto se lei avrebbe modificato questa legge:
“Non credo, in questo momento esatto. Sono sorpresa che il presidente spenda tempo su questa cosa quando potrebbe dedicarsi alla sicurezza nazionale del Paese. E lo dico perché dovrebbero essere modificate altre cose nell’ambito militare. Utilizzare così tanto tempo, fatica e politica? Non necessario”
Anche queste sue parole, miss Palin, “non sono necessarie” da prendere in considerazione, per fortuna… Dopo il salto, il video:

La scorsa notte, il Presidente americano Barack Obama ha promesso di eliminare il divieto per gay e lesbiche dichiarati di prestare servizio militare. Nel suo discorso ha detto, testualmente:
“Quest’anno, lavorerò con il Congresso e i militari per annullare finalmente la legge che impedisce ai gay americani di servire il paese che amano, esclusivamente per quello che sono. È la cosa giusta da fare”
Aveva già affrontato la questione di cancellare la legge (datata 1993) durante la campagna d’elezione nel 2008 ma successivamente era stato criticato aspramente dai gruppi gay per la lentezza con cui sembrava agire in merito a questo caso. E il Presidente ha tenuto a precisare la sua ferma intenzione di agire entro l’anno per dare una soluzione permanente a questo problema del “Don’t ask, don’t tell“. Ma Rea Carey, direttrice esecutiva del “Task Force nazionale gay lesbo”, ha espresso delusione per il discorso generale di Obama, senza alcun riferimento a “passi concreti”. Inoltre insiste affinché il Presidente agisca anche ora che la legge è ancora attiva per prevenire sgradevoli discriminazioni:
“Il tempo di dichiarazioni vaghe e generiche è finito. È il momento di agire. Vogliamo sentire, dalle sue parole, esempi di mosse concrete che intende seguire!”
Fonte | Guardian

Nel corso di un evento della Human Rights Campaign – il più grande gruppo USA per la tutela dei diritti dei gay – il presidente Barack Obama, fresco di Nobel per la Pace, ha annunciato che porrà fine all’odiosa politica del don’t ask, don’t tell che se da un lato permetteva ai gay di arruolarsi nelle forze armate dall’altro li obbligava a non dichiarare il proprio orientamento sessuale. Obama non ha parlato di tempi né ha fornito date, ma ha preso un impegno con la comunità glbtqi statunitense:
porrò fine al “non chiedere, non dire”. Questo è il mio impegno con voi.
Com’è immaginabile l’affermazione è stata accolta da un’ovazione da parte degli oltre tremila presenti all’incontro. Per una certa stampa italiana Obama sarebbe messo alle strette anche dalla lobby gay. Secondo me, invece, è un uomo coraggioso.
Foto | ANSA
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Barack Obama sta per eleggere il primo ambasciatore dichiaratamente gay: la Casa Bianca ha infatti annunciato che verrà scelto David Huebner come rappresentante in Nuova Zelanda. Il territorio assegnatogli comprende anche l’arcipelago di Samoa.
L’uomo è un dirigente delle Gay and Lesbian Alliance Against Discrimination e adesso lavora per una ditta a Shanghai. Il suo nuovo incarico verrà ufficializzato durante la cena alla quale Obama parteciperà sabato sera a Washington.
Un passo in avanti della politica di Obama che ha fatto sapere, dal suo portavoce, che “sta facendo progressi sulla questione del Don’tAsk Don’t Tell”.
Non c’è che dire: anche in questo caso l’America ci mostra un grande esempio di intelligenza, rispetto e solidarietà. E’ infatti ufficiale che Barack Obama sarà presente, se non alla marcia in sè, alla cena che si terrà sabato sera, a Washington, organizzata dalla Human Right Campaign (HRC). E così, mentre gli Stati Uniti stanno ultimando i preparativi per quella che sarà sicuramente una manifestazione molto importante e impegnativa per i diritti Lgbt, dalla Casa Bianca arriva forte e chiaro un messaggio di sostegno e presenza (concreta) all’evento.
Il presidente parlerà anche all’annuale ritrovo, dimostrando ancora una volta i suoi ideali politici gay friendly. Questa sarà un’occasione per dimostrare a coloro che si sentivano abbandondati che non è così: Obama sarà parte integrante della serata ufficiale. Joe Solmonese, presidente dell’Hrc ha dichiarato di essere onorato di poter condividere la serata con il presidente e di come trovi sensato e adatto un discorso alla comunità Lgbt, mostrando ancora una volta di essere la persona giusta per portare avanti questo progetto di uguaglianza e pace, per ogni persona che crede nella libertà e nella giustizia per tutti.
Del resto, questo gesto è visto anche come un modo per zittire chi si lamentava del poco impegno (promesso in campagna elettorale) verso i gay discriminati: tra le questioni più spinose il discusso “Don’t Ask, Don’t tell” dell’esercito e il matrimonio. Sarà l’occasione per riconquistare gli elettori già disillusi da questi pochi mesi?
Foto | Telegraph
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Un ufficiale gay dell’ Air Force americana è stato costretto a rivelare la propria sessualità per chiarire la posizione pwer una falsa accusa di stupro; ammissione che gli è costata il proprio lavoro. Secondo la stampa, Lt Col Victor Fehrenbach è stato congedato l’anno scorso per la legge del “Don’t Ask, Don’t Tell” ma solo oggi la sua storia è uscita alla luce come esempo di ingiustizia che provoca questa regola.
Nel 2008 è stato interrogato dalla polizia su un presunto stupro di un conoscente. Benchè il suo accusatore Cameron Shaner, poco dopo, venne screditato e ritenuto una “non credibile fonte di informazione”, Fehrenbach è stato costretto ad ammettere di aver fatto sesso con lui dopo averlo conosciuto su un sito gay. La polizia non ha trovato tracce di violenza.
Nonostante la sua posizione si fosse chiarita, la Air Force ha dovuto fornire un rapporto dela cosa e, ammettendo di aver fatto sesso consenziente con un altro uomo, Lt Col Victor è stato dimesso dall’incarico. Dopo 18 anni di onorato servizio, gliene mancavano solamente altri 2 per poter avere la pensione annuale di 46.000 $. Emily Hecht,avvocato della difesa, ha dichiarato:
Continua a leggere: Ufficiale costretto ad ammettere di essere gay. E viene congedato dall'esercito

Non solo Scotland Yard: si registrano segnali di disgelo rainbow nei ranghi delle forze armate statunitensi. Sembra avviato sul viale del tramonto il celebre motto “Don’t Ask, Don’t Tell” (”vietato chiedere, vietato rivelare”), che vigeva nell’era della presidenza di Bill Cinton (e non solo), in merito all’iprocrita volontà di ignorare o tacere l’orientamento sessuale di quanti, uomini e donne, decidevano di arruolarsi.
Ora pare che anche agli omosessuali possa essere permesso di far parte dell’esercito (”Ma davvero? che scoperta! ci sono anche lì?”, verrebbe da commetare con un pizzico di ironia). Segnali di crisi nelle ‘vocazioni’ militari o reale ravvedimento e presa di coscienza di un’omofobia radicata? A far scoppiare la bomba è il Joint Force Quarterly, la rivista degli Stati Maggiori Riuniti, in un’articolo che è stato subito ripreso dal Boston Globe.
Nell’articolo in questione, il colonnello dell’aeronautica Om Prakash, che significativamente lavora nell’ufficio del Segretario alla Difesa Robert Gates, argomenta che
dopo un attento esame, non sono emerse prove scientifiche che dimostrino un effetto negativo sulla coesione morale delle forze armate se si permette agli omosessuali di servire apertamente.
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