
Non che ci volesse questo rapporto americano annuale sui diritti umani… ma se qualcuno ancora aveva un dubbio o sperava che questa condizione non fosse così grave, ecco arrivare la condanna “formale” anche da parte dell’America. Tra gli ultimi posti, la Cina (es, censure su Internet) e l’Iran. Ovviamente trovano spazio anche i paesi tra cui la Corea e il Congo. Ma anche l’Italia, non manca all’appello:
“Il governo italiano rispetta in generale i diritti umani dei suoi cittadinianche se vi sono problemi con la lunghezza della custodia cautelare e dei processi, la violenza contro le donne, il traffico di persone, gli abusi nei confronti di omosessuali, zingari e altre minoranze”
E sono appunto i gay e i rom i più discriminati in Italia. Servono altre conferme?
Foto | GlbtWorld
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La prima notizia a tematica gay che apre il 2009, strano ma vero, riguarda il Vaticano: i preti omosessuali. Lo psichiatra Vittorino Andreoli scrive un articolo che apre una discussione antica ma mai obsoleta su come affrontare la questione dei consacrati omosessuali dentro e fuori la Chiesa. L’articolo viene pubblicato da Avvenire e apre una serie di testimonianze riprese da altri giornali, di preti che amano altri uomini. Probabilmente, l’anno chiuderà l’informazione omosessuale sulle matrimonialità che sempre più coppie stanno chiedendo ai propri comuni, investendo la Corte Costituzionale e, speriamo, la sensibilità dei legislatori.
Molti tra noi si chiedono e chiedono ad altri il senso di questa richiesta che accompagna, in maniera molto più sommessa il desiderio di adozione da parte delle coppie arcobaleno. Probabilmente molte coppie omosessuali non sono interessate al riconoscimento giuridico della loro unione. Almeno fino a quando non metabolizzano i rischi materiali e affettivi che la situazione attuale pone e contrasta. Almeno fino a quando ad uno dei due non accade qualcosa e uno dei due viene messo fuori gioco dalla famiglia naturale che magari non si è mai fatta viva fino al momento in cui c’è da pretendere quel che l’attuale legge indica. E allora c’è chi rimane senza casa e chi solo con la sua disperazione.
Mancano poche ore al Natale e pochi giorni al Capodanno. A voi, amate e amati lettori di Queerblog, auguri. Auguri ai vostri amori, ai vostri affetti, alle vostre speranze, ai vostri desideri, al piacere degli incontri conviviali o amorosi che vi ripaga in qualche maniera della vostra fatica quotidiana. Ho accolto con piacere l’invito a scrivere su questo sito, certo che ogni parola, ogni tema affrontato potesse diventare materia di discussione tra noi, tra quanti mal sopportano l’omosessualità, tra chi dovrebbe ricordare e dimentica che siamo cittadini di questa nazione. Cittadini senza diritti!
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Un’indagine realizzata dalla Commissione Europea ha studiato la condizione omosessuale nel nostro continente e ha scoperto che una persona su sei, in Europa, racconta di come abbia incontrato la discriminazione su base razziale, religiosa e d’orientamento sessuale.
Dal 2008 sembra comunque che, limitatamente all’orientamento sessuale, la discriminazione stia diminuendo. Ma il 47% degli Europei pensa che sia ancora diffusa su larga scala mentre, se la domanda viene posta in altri paesi, la situazione si modifica notevolmente. A Cipro il 66% degli intervistati, Grecia 64% e Italia e Francia il 61%. Tutta la zona del bacino Mediterraneo sembra essere colpita dal fenomeno della discriminazione sessuale (ad esclusione, ovviamente, della liberale e tollerante Spagna).
Da notare come, per i Bulgari o i Cechi, invece, questo non sia nemmeno considerato un problema: solo il 22% di loro, infatti, ritiene che sia un problema la discriminazione Lgbt: per il restante non è nemmeno da considerare tale. E la percentuale sale in Slovacchia (27%) ed Estonia (28%).
Foto | ViaLattea
Sembra che proprio oggi, 9 novembre 2009, alle ore 15,30, Mara Carfagna agisca, come assicurato, per fermare questa lotta di violenza e sopratutto in generale per fermare qualsiasi tipo di discriminazione. Tra di essere dovrebbe essere presente anche l’omofobia.
E così, a palazzo Chigi, presso la Sala Stampa, il ministro delle Pari opportunità presenterà lo spot della prima campagna istituzionale per sensibilizzare la società contro l’omofobia e ogni comportamento discriminatorio.
E’ uno stesso comunicato stampa proveniente dal suo staff a divulgarne la notizia.
E’ il caso di dire “attendiamo fiduciosi” o no?
Foto | NonMiDire
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Il ministro estero francese ha criticato duramente un progetto di legge che in Uganda potrebbe portare i gay a rischio condanna a morte:
“La Francia condanna e prova sconcerto verso questa proposta e nei confronti del Parlamento dell’Uganda: inoltre ripete il suo impegno verso la depenalizzazione e la lotta contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”
Il progetto di legge prevederebbe il carcere o la morte nei confronti di chi ha relazioni con persone dello stesso sesso o pratica l’omosessualità. La condanna arriva fortemente da numerosi paesi europei e stati americani, oltre che dalle associazioni Lgbt, sconvolte da questa possibilità. Ma, in Uganda, non sembrano intenzionati a retrocedere, nè ascoltando le opinioni dei diversi paesi nè per un personale ed egoistico tornaconto economico:
“Non accetteremo mai l’omosessualità solo per placare altri stati o come incentivo per ottenere il loro denaro o appoggio”
Foto | Spung

Nel pomeriggio di ieri il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha tenuto un discorso durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 2009/2010. Rivolgendosi agli studenti ha detto, tra le altre cose:
È importante ricordare, tutti noi, che un paese si fa rispettare se è rispettabile e se rispetta gli altri: se i suoi cittadini si comportano con senso del decoro, se non offendono chi è diverso da loro, le minoranze religiose, gli stranieri immigrati, gli omosessuali, chi ha una pelle di altro colore.
Così il Presidente ritorna a parlare del rispetto per i gay, dopo che pochi giorni fa, alla conferenza internazionale contro la violenza sulle donne aveva dichiarato che l’omofobia va contro la Costituzione. Una presa di posizione netta, anche alla luce della recente ricerca che mette in luce che tra gli studenti italiani essere gay è considerato un tabù.
Grazie, Presidente!
Foto | Quirinale
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Inaugurando la conferenza internazionale sulla violenza contro le donne, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha parlato senza peli sulla lingua della questione delle discriminazioni – contro le donne, contro gli “stranieri” e contro i gay –. Nel suo discorso il Presidente ha detto:
“Di indubbia attualità è il richiamo alla non discriminazione, cui ci vincola la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che indica tutti i possibili motivi di discriminazione da mettere al bando: il sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le convinzioni personali, le convinzioni politiche, fino, così recita l’articolo 6 della Carta, alla disabilità e all’orientamento sessuale. Quest’ultima, innovativa nozione, va ricordata e sottolineata nel momento in cui l’intolleranza, la discriminazione, la violenza colpiscono persone e comunità omosessuali”
Da notare come Giorgio Napolitano abbia sottolineato la situazione in cui vive la comunità omosessuale. E non dimentichiamo che di fianco al Presidente c’era il ministro Mara Carfagna. Napolitano ha poi proseguito:
“La lotta contro ogni sopruso ai danni delle donne, contro la xenofobia, contro l’omofobia fa tutt’uno con la causa del rifiuto dell’intolleranza e della violenza, in larga misura oggi alimentata dall’ignoranza, dalla perdita dei valori ideali e morali, da un allontanamento spesso inconsapevole dei principi su cui la nostra Costituzione ha fondato la convivenza della nazione democratica”
Foto | Quirinale
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Alessandro Sardelli, conosciuto con il soprannome di Svastichella, ha già un fan club su Facebook: per ora gli iscritti sono circa 75. La descrizione del gruppo? (comprensiva di errori ortografici, che non stupiscono nemmeno più di tanto, visto cosa propone):
“Questo non è un gruppo aperto. I finochiacci e le lesbiche non sono graditi. Nessuno può dire la sua almeno che non sia un fan del mitico Svastichella! Quì è regime, vale una sola idea”
Ecco l’ennesimo esempio della moda di attribuire gloria ai vari protagonisti della cronaca nera: un benvenuto ai carnefici, disinteresse e insulti alle vittime. Tra i registrati al gruppo, anche “infiltrati” che si indignano di fronte a queste azioni e condannano il creatore del gruppo e chi si iscrive e lascia commenti come: “Picchiare tutta la feccia raziale dovrebbe essere lo sport nazionale”. L’Arcigay è insorta e chiede a gran voce la chiusura di questi fan club poichè oltre che essere un inventario di stupidità, offende tutta la nostra comunità e vanno cancellati per evitare il rischio che, con questo clima, ci siano dei tentativi di emulazione
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I fans romeni di Madonna hanno mostrato apertamente il loro disappunto durante un concerto di pochi giorni fa, quando la cantante ha condannato la discriminazione contro i Rom e i gay. Le sue parole esatte, pronunciate a Bucarest, sono state:
“Noi non crediamo nella discriminazione contro alcuno! Noi crediamo nella libertà e nei diritti uguali per tutti, giusto? Zingari, omosessuali, persone differenti… ciascuno è uguale e dovrebbe essere trattato con rispetto, esatto? Non dimentichiamolo!”
Ma al termine del suo breve discorso ci sono stati acclamazioni ma anche forti e palesi fischi. La Romania è entrata nell’Unione Europea nel 2007, ma rimane, socialmente, molto conservatrice. Un sondaggio condotto lo scorso anno ha rilevato che per il 68% degli abitanti, essere omosessuali sia una “scelta sbagliata” e il 36% crede che contro i gay debbano essere prese drastiche misure punitive, dalle multe al carcere. Quasi la metà del 1200 intervistati non vorrebbe avere alcun contatto con qualcuno che ha contratto l’HIV o l’AIDS. Due terzi sarebbero a disagio con un vicino di casa gay. Ma non è finito qui…
Poche settimane fa, in Australia, a Torquay, in un locale omosessuale per soli uomini si è accesa una lite, che ha portato, come conseguenza, la cacciata di una ragazza lesbica, insieme alla sua compagna, ritenuta indesiderata. La causa era la presenza esclusiva di uomini gay e quindi non “aperta” anche alla donne omosessuali.
Pochi giorni dopo, un’associazione australiana di eventi per lesbiche ha ottenuto una vittoria “opposta“: niente uomini alle feste per sole donne. L’ingresso non può essere impedito fisicamente, ma la loro presenza non è affatto gradita (cosa dichiarata platealmente: L’organizzatrice dell’evento tutto al femminile “Pinkalicious” ha ammesso che uomini (anche gay) mettono a disagio la sua clientela e che, inoltre, spesso si presentano maschi etero, eccitati ae incuriositi dal pensiero di vedere due donne insieme “in azione”. E questo rende ancora più nervosa la clientela lesbo.
Questo articolo mi ha ricordato quando, nei primi anni in cui mi sono trasferito a Milano, anche in una nota discoteca, al sabato sera non era gradita la presenza delle donne. Giusto qualche amica di un gay (in lista) poteva entrare ma la percentuale doveva essere rigorosamente molto bassa. E da una certa ora in avanti, scattava il divieto d’ingresso per il sesso femminile.
Continua a leggere: "Party lesbo: uomini? No, grazie." E nel quotidiano è così (e viceversa)?