Per la serie un colpo al cerchio e uno alla botte: il patriarca ortodosso Kirill condanna le discriminazioni contro le minoranze sessuali, ma considera l’omosessualità un peccato. Kirill incontrando Thorbjørn Jagland, Segretario Generale del Consiglio d’Europa, ha affermato:
“Noi rispettiamo la libera scelta delle persone, anche nel campo delle relazioni sessuali, ma la tradizione religiosa di quasi tutte le nazioni ha sempre trattato l’omosessualità come un peccato. Ma quanti commettono peccato non devono essere puniti e più volte ci siamo espressi contro la discriminazione delle persone per via del loro orientamento sessuale non tradizionale”.
Anche se siamo ancora peccatori, le parole di Kirill – che ha fama di essere omofobo – sono molto importanti: parla di libertà di scelta, di orientamento sessuale ed esorta all’accettazione e all’accoglienza. Non è cosa da poco, soprattutto se paragonata a qualche eminenza cattolica che ci vorrebbe tutti dannati.
Via | Rianovosti
Foto | kremlin
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Il ministro estero francese ha criticato duramente un progetto di legge che in Uganda potrebbe portare i gay a rischio condanna a morte:
“La Francia condanna e prova sconcerto verso questa proposta e nei confronti del Parlamento dell’Uganda: inoltre ripete il suo impegno verso la depenalizzazione e la lotta contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”
Il progetto di legge prevederebbe il carcere o la morte nei confronti di chi ha relazioni con persone dello stesso sesso o pratica l’omosessualità. La condanna arriva fortemente da numerosi paesi europei e stati americani, oltre che dalle associazioni Lgbt, sconvolte da questa possibilità. Ma, in Uganda, non sembrano intenzionati a retrocedere, nè ascoltando le opinioni dei diversi paesi nè per un personale ed egoistico tornaconto economico:
“Non accetteremo mai l’omosessualità solo per placare altri stati o come incentivo per ottenere il loro denaro o appoggio”
Foto | Spung

E’ da più di una settimana che i muri di Roma sono tapezzati di manifesti come quelli che vedete nella foto. Io personalmente li ho visti affissi soprattutto a Roma nord, ma si incontrano anche in centro, per esempio a piazzale Flaminio.
Lo slogan “Uomo fobia” e il riferimento alla pillola abortiva RU-486 si fondono in un mix non inedito, anzi ben consolidato, massimalista e, per dirla alla romana, “caciarone”: la critica alla tutela legale del diritto di omosessuali e transessuali a non avere paura dell’omofobia, del preguidizio, della discriminazione e della violenza vanno di pari passo con la battaglia per togliere alle donne il diritto all’autoterminazione, in nome di un presunto rispetto della vita umana (eterosessuale), che si celebrerà in una “Festa della vita”.
La manifestazione, che si svolgerà il 12 e 13 dicembre, viene promossa in questo modo da un gruppo che si firma Il Popolo della Vita. Chissà se quel popolo ha a cuore anche la vita di gay, lesbiche e trans uccisi per l’odio nei confronti del loro orientamento sessuale e della loro identità di genere. Chi ha paura dell’uomo, inteso come termine plurale che assomma molte diversità senza annullarle, loro o le perosne lgbtqi che chiedono tutela e diritti?
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Ad una coppia omosessuale erano state rifiutate le pubblicazioni di matrimonio dall’ufficiale di stato civile. Così i due si erano quindi rivolti al Tribunale di Venezia per ottenere quello che, a loro, sembrava essere un diritto negato. E, la risposta non si è fatta attendere:
“Non ha alcuna giustificazione razionale la norma, implicita nel nostro sistema, che esclude gli omosessuali dal diritto di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso”
La decisione dei giudici ha avuto origine dal superamento nella società dal monopolio detenuto dal modello di famiglia “tradizionale”. E specifica, riferendosi alla Carta e alla Costituzione dei diritti fondamentali dell’Unione europea:
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