
Non che ci volesse questo rapporto americano annuale sui diritti umani… ma se qualcuno ancora aveva un dubbio o sperava che questa condizione non fosse così grave, ecco arrivare la condanna “formale” anche da parte dell’America. Tra gli ultimi posti, la Cina (es, censure su Internet) e l’Iran. Ovviamente trovano spazio anche i paesi tra cui la Corea e il Congo. Ma anche l’Italia, non manca all’appello:
“Il governo italiano rispetta in generale i diritti umani dei suoi cittadinianche se vi sono problemi con la lunghezza della custodia cautelare e dei processi, la violenza contro le donne, il traffico di persone, gli abusi nei confronti di omosessuali, zingari e altre minoranze”
E sono appunto i gay e i rom i più discriminati in Italia. Servono altre conferme?
Foto | GlbtWorld
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Mara Carfagna ha presentato ieri uno spot televisivo che fa parte di un più ampio disegno di legge contro l’omofobia, con un investimento di due milioni di euro e anche volantino da distribuire nelle scuole. Con lo slogan “Rifiuta l’omofobia, non essere tu quello diverso” si intende fermare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Lo stesso ministro afferma, orgogliosa:
“Sono riuscita a rompere un piccolo tabù facendo rientrare la lotta all’omofobia tra i compiti del governo. Abbiamo bisogno della collaborazione dei mezzi d’informazione: per noi le differenze non contano, ma per combattere gli stereotipi serve anche aiuto dei mass media, che invece li utilizzano per fare audience. E questo non ci è d’aiuto. la lotta alla transfobia è tra le nostre priorità, e cercheremo di fare azioni concrete in questo senso. Sono spiacevolmente colpita ogni qual volta leggo storie che rivelano la persistenza dell’equazione transessuale-prostituzione-droga”
La Carfagna ha ricordato e citato anche gli ultimi drammatici eventi di violenza omofoba ai danni di omosessuali a Roma e in altre città italiane. Infine per quanto riguarda il citato disegno di legge, Mara ha ribadito il suo impegno per trovare la norma condivisibile sia da maggioranza che da opposizione e che unisca e non spacchi gli schieramenti politici. Dopo il salto il video e una mia piccola (forse cinica?) considerazione personale:

Ad una donna lesbica, a cui è stato impedito di visitare la propria compagna in fin di vita e che aveva denunciato la struttura sanitaria, il tribunale ha chiuso il caso presentatogli. Janice Langbehn ha citato il Jacskon Memorial Hospital, a Miami, per non averle permesso di vedere Lisa Pond (a destra, nella foto), 39enne, sua compagna da ben 17 anni. La donna è stata vittima di un fatale aneurisma al cervello, il 18 febbraio 2007. E Janice ha dichiarato che un assistente non le ha voluto concedere l’autorizzazione per vedere la partner, morta poi da sola il giorno dopo.
La coppia, che ha inoltre tre figli adottivi, era in vacanza ai Caraibi, in una crociera gay-friendly, quando la Pond si è sentita male. La Langbehn e i bambini non sono potuti entrare per restare accanto a Lisa, nelle sue ultime ore di vita, e i funzionari dell’ospedale, da quanto racconta, le hanno ricordato che si trovava in una città e in uno stato anti-gay.
Dopo aver atteso ben 8 ore, a Janice è stato concesso di entrare solo per 5 minuti, mentre un prete le dava l’estrema unzione. Da qui, la decisione di intentare una causa contro l’ospedale. Ma il Tribunale per il distretto sud della Florida deciso di chiudere il caso, dal momento che l’ospedale non ha nessun obbligo nel permettere ai visitatori di poter incontrare i propri pazienti. Infine, non c’è stato alcuna costrizione nel provvedere alle famiglie dei pazienti o visitatori con accesso a ricoverati nell’unita traumatologica. Il tribunale ha però concesso alla famiglia Langbehn-Pond di rivedere la decisione e di considerare tutte le opzioni legali.

Non solo fiaccolate e manifestazioni di piazza, aspettando che in Parlamento qualcosa si muova in merito alla lotta all’omofobia: c’è fermento anche a livello delle amministrazioni locali. Sinistra e libertà ha presentato alla Regione Lazio una mozione per contrastare l’omofobia e la transfobia, sottoscritta da sedici consiglieri di maggioranza e opposizione. Aspettiamo di vedere come verrà accolta.
Segnali positivi per le persone omosessuali e tranessuali giungono invece dal consiglio regionale della Toscana. In risposta all’emergenza omofoba, sono infatti fresche di approvazione due mozioni, una presentata da forze politiche di sinistra e l’altra dal Popolo delle Libertà.
Sia Roma che Firenze sono state colpite, nelle scorse settimane da gravi azioni di violenza contro persone gay. Tanto la mozione proposta alla Regione Lazio quanto quelle approvate in Toscana hanno come obiettivi la diffusione di una cultura del rispetto e di condanna delle discriminazioni e la promozione di iniziative di comunicazione e sensibilizzazione su questo tema. A seguire, potete leggere alcune dichiarazioni dei promotori di queste iniziative.
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Ad una coppia omosessuale erano state rifiutate le pubblicazioni di matrimonio dall’ufficiale di stato civile. Così i due si erano quindi rivolti al Tribunale di Venezia per ottenere quello che, a loro, sembrava essere un diritto negato. E, la risposta non si è fatta attendere:
“Non ha alcuna giustificazione razionale la norma, implicita nel nostro sistema, che esclude gli omosessuali dal diritto di contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso”
La decisione dei giudici ha avuto origine dal superamento nella società dal monopolio detenuto dal modello di famiglia “tradizionale”. E specifica, riferendosi alla Carta e alla Costituzione dei diritti fondamentali dell’Unione europea:
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Il fenomeno dell’emigrazione dai piccoli paesi alle grandi città per motivi di studio è molto rilevante e lo è ancor più che in passato. Per tanti ragazzi gay e lesbiche che son cresciuti in realtà più piccole lasciare il nido familiare ed andare a vivere da soli in una realtà molto più grande è una vera e propria svolta. Ma i primi nuovi ostacoli che il giovane omosessuale in erba è costretto ad affrontare è il molto spesso la ricerca di un casa con i coinquilini “giusti” con i quali bisogna necessariamente fare i conti se si vuole finalmente avere un assaggio di vita serena soprattutto qualora si venisse da una realtà bigotta ed oppresiva.
Per continuare in parte il nostro viaggio nel mondo del Coming Out ho preso spunto da una lettera che una mamma americana ha spedito a diversi giornali chiedendosi cosa ci fosse di male a volere che il proprio figlio, pur dopo aver convissuto con le persone dei più disparati backgrounds culturali, vistosi assegnato al college un compagno di stanza dichiaratamente gay, ne avesse assegnato uno nuovo.
Mi sembra assolutamente ovvio che quel che ha mosso questa zelante mamma preoccupata per le sorti del suo povero ed evidentemente non più tanto piccolo figlio, che si è vista rispondere dalla scuola, peraltro per pura ironia della sorte persino non laica, che stava implicitamente chiedendo di mettere in atto una discriminazione nei confronti dell’altro ragazzo, è soltanto una buona dose di ignoranza.
Sono un po’ di giorni che Fabio Volo su Radio Deejay ce l’ha contro la nuova campagna di comunicazione del Partito Democratico. Lui sostiene che la sinistra vuole perdere un’altra volta le elezioni e lo dimostra avendo scelto come soggetto della campagna delle scritte che vengono spinte via con fatica e forza da un gruppo di persone. La campagna in questione si chiama “Più forti noi, più forte tu” ed è abbastanza chiaro quale sia lo spirito che la anima. Insieme, uniti, possiamo farcela, dando un calcio all’individualismo e promuovendo la condivisione. A fare cosa? A cancellare i tre grandi problemi che il PD ha eletto come simbolo: povertà, inquinamento e disoccupazione.
Io non lo so se sono tanto d’accordo con Volo che questa campagna non sia efficace, io non la trovo male come idea. La cosa però che profondamente mi perplime è la scelta delle tematiche. Ok, insieme possiamo davvero fare tutti qualcosa per l’inquinamento. Anzi, in questo caso più siamo compatti e meglio è. E lo diciamo proprio oggi che è la Giornata Mondiale della Terra, proprio per ricordare ad ogni cittadino che anche i piccoli gesti quotidiani possono fare la differenza.
Ma del resto che ne pensate? Davvero tutti insieme possiamo distruggere la disoccupazione? E la povertà? E poi, diciamocelo, sono solo questi i temi che ci si aspetta da un partito di centro-sinistra? E la discriminazione? La laicità dello stato? Ecco quindi in questo senso sono assolumente d’accordo con Fabio Volo. Ancora una volta la sinistra fa poco la sinistra. E delle disuguaglianze, dei diritti civili e degli omosessuali, nonostante Obama, qui in Italia non frega niente a nessuno. Vorrei sapere che ne pensate voi…
Continua a leggere: Il PD si dimentica ancora una volta della discriminazione
In Guyana diverse orgnaizzazioni che si battono in difesa dei diritti umani stanno chiedendo in questi giorni la fine degli arresti e degli abusi nei confronti dei trans, vittime di una vera propria persecuzione a causa del loro non conformarsi al modo di vestirsi legato al genere riconosciuto come ordinario.
Attraverso una lettera sei associazioni fra cui la Caribbean Forum for Liberation of Genders and Sexualities , Global Rights, Guyana Rainbow Foundation (Guybow), Human Rights Watch, International Gay and Lesbian Human Rights Commission, e Society Against Sexual Orientation Discrimination hanno chiesto al presidente Bharrat Jagdeo che la repressiva legge attualmente in vigore che criminalizza ingiustamente chi indossa abiti giudicati appropriati solo per il sesso opposto venga ridiscussa ed abrogata.
Le associazioni hanno chiesto inoltre alle autorità la liberazione di sette persone arrestate solo durante lo scorso mese nella capitale Georgetown con l’ accusa di “vestire abiti femminili, nonostante il sesso maschile” o viceversa “vestire abiti maschili, nonostant eil sesso femminile” e l’apertura di indagini circa gli abusi che questi hanno dichiarato d’aver subito.
Continua a leggere: Guyana: associazioni chiedono la fine della persecuzione dei trans
Scott Renfroe, senatore repubblicano dello stato del Colorado che aveva dichiarato di ritenere l’omosessualità una violazione dell’ordine naturale ed un’offesa a Dio che avrebbe creato l’uomo e la donna con il fine della procreazione, ha dovuto fare pubblica ammenda per le sue esternazioni.
Il politico statunitense, che aveva toccato il tema durante un dibattito sulle nuove politiche in materia di welfare che, se approvate, garantirebbeo benefici ai partner degli impiegati statali lesbiche e gay, è stato costretto a scusarsi dopo aver aggiunto:
“Non dico che l’omosessualità sia l’unico peccato. Esistono l’adulterio, l’omicidio, ma non facciamo leggi per legalizzarli”
La nuova legge cui Renfroe si è opposto e che è stata votata con esito positivo la scorsa settimana non rigurda il riconoscimento legale delle unioni di gay e lesbiche ma l’estensione delle loro assicurazioni sanitarie ai riespettivi partners. Nel frattempo il senatore ha dovuto precisare in un’intervista a The Greeley Tribune:
“Mi scuso se le mie dichiarazioni hanno urtato la sensibilità di qualcuno“
Un’attenzione per l’opinione degli elettori di cui certamente, in occasione di dichiarazioni di pari gravità, dalle nostre parti si sente la mancanza.
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Dalia Grybauskaite, commissaria europea per la pianificazione finanziaria, confermando ieri che sarà candidata alle elezioni del prossima Maggio per la guida del suo paese, la Lituania, ha risposto anche alle insistenti chiacchiere che riguardavano il suo orientamento sessuale dichiarando di non essere lesbica.
La notizia della presunta omosessualità della Grybauskaite era stata diffusa dopo la pubblicazione di un’intervista online da parte di un sito lituano che che riferiva che la donna avrebbe avuto diversi anni fa una relazione lesbica.
“Se mi state chiedendo se sono lesbica, allora no, non lo sono“
è stata la lapidaria risposta della candidata premier del paese baltico. Sicuramente vedere replicata l’eccezionale situazione islandese in un paese dell’ex blocco sovietico attualmente fra i più omofobi di tutta Europa, dove negli ultimi anni non solo sono stati vietati Pride e manifestazioni antidiscriminatorie ma per ben due volte è stato esplicitamente vietato di esibire in pubblico la bandiera rainbow, sarebbe stato un bel traguardo.
Continua a leggere: Lituania: una premier lesbica? Anzi, no.