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Si stanno avvicinando le elezioni a Milano, ed ecco che improvvisamente torna la caccia alla streghe. Sono in molti a storcere il naso di fronte alle improvvise chiusure e controlli a tappeto dei locali Lgbt. Ecco quello che è successo venerdì scorso, nella metropoli lombarda. Il Binario Uno è stato controllato e chiuso (definitivamente), insieme al Nuova Idea e all’Illumined. Al Lelephant, tra i più famosi pub in zona Porta Venezia, c’è stato nuovamente il controllo a tappeto dei documenti. Infine chiusura temporanea dell’After Line, del Plastic, dell’Alcatraz, del Tocqueville, dello Shocking Club. Insomma, una mezza morìa, non trovate?
Ma non è finito qua, ed entriamo nel dettaglio: alla serata Taboo, in zona Viale Umbria, quando già circa 400 persone erano entrate per la serata di inaugurazione, è sopraggiunta la Commissione di Vigilanza. Non è stato scelto un altro orario o un altro giorno. Proprio in quel momento ci sono stati tutti i controlli in merito alla sicurezza: il locale non è stato chiuso ma le ispezioni hanno fermato la serata per parecchie ore.
Ma ancora peggio è andata al That’s All, serata di ritrovo gay da molti anni e che ultimamente si svolge al Set Club, in zona corso Lodi. Alle 23, sono iniziati, a sorpresa, i controlli che hanno portato all’interruzione della serata, senza possibilità di avvertire i clienti in lista e chi era già diretto al locale. E quello che più insospettisce è l’accanimento verso tutti i locali gay, proprio quella sera, e a ridosso delle elezioni. E lo dice anche Andrea, uno degli organizzatori del That’s All:
“Ormai è diventata una lotta trovare posti per fare le serate all’ultimo momento cambiano sempre le carte in tavola, facendoci perdere tempo e molto denaro. Anche all’Alcatraz, dove avevamo iniziato la stagione, è stata la stessa storia. Dopo il sequestro per alcuni mesi, al locale dove si svolgono regolarmente concerti con migliaia di persone, per le serate danzanti è stata concessa la capienza di 193 persone. È ridicolo!”
Foto | UniversityEquipe
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Quando finisce il mio turno, tiro un sospiro di sollievo. La mia responsabile oggi è particolarmente insofferente e cerca di interrompere chiunque da quello che sta facendo per spedirlo a qualche nuova mansione. Nell’arco delle mie quattro ore di turno, ho servito i tavoli, gestito la cassa, preparato i caffè e pulito i tavoli (compreso quello in cui 4 Emo discutevano animatamente sulla migliore canzone dei 3 seconds to Mars, urtando le proprie tazzine di caffè e di the). Rebecca invece l’ha presa bene: per 3 volte ho pensato di vederla scagliarsi contro Lavinia, armata di strofinaccio umido. Poi ha resistito. Quando saluto per uscire dal locale, lei mi viene incontro “Lo sai che sarai responsabile delle mie azioni per le prossime 4 ore, vero? “. Le sorrido e, senza farmi vedere dalla responsabile, le strizzo l’occhio: “Se superi questa giornata, le altre non potranno che migliorare… credimi“. Lei sbuffa e annuisce. “Che fai adesso?” mi domanda, arrossendo leggermente. “Vado a casa a studiare… Fra qualche settimana ho un esame molto complicato“. Lei sorride. “Una di queste sere potremmo vederci per bere qualcosa, se ti va. Ovviamente lontano da questo posto…“. Le sue parole mi sorprendono e allo stesso tempo mi lusingano (anche se nei mie sogni migliori, è un tipo moro occhi verdi a chiedermelo…). “Più che volentieri… Ora scappo o rischiamo tutti e due di essere ripresi. A domani…” Ed esco dal locale, lasciando che la porta si chiuda alle mie spalle. Poi mi dirigo verso casa.
Quando Stefano si alzò, era quasi mezzogiorno e casa sua era, come sempre, deserta. Si diresse in cucina, aprendo il frigorifero e bevendo una lunga sorsata di aranciata. E si guardò intorno, rendendosi conto che non aveva programmi per la giornata. Gli esami erano lontani, lui non lavorava e non aveva fissato alcun incontro per il pomeriggio. Fuori, il cielo era grigio, e le insinuava una malinconia opprimente. Guardò all’esterno e poi prese il cellulare che aveva in tasca. Scorse la rubrica e poi chiamò. “Ciao… sono io… Che fai oggi? Hai tempo per vederci?“.
Andrea non si sarebbe definito un tipo particolarmente socievole. Nemmeno avrebbe usato la parola “solitario” per descriversi. Eppure, quel giorno, non aveva voglia di pranzare con i colleghi che aveva appena conosciuto. Aveva imparato sulla propria pelle che spesso esporsi troppo in prima persona era solo segno di futuri guai. Rimase nel suo ufficio, inventando un mal di testa inesistente e scambiando qualche battuta per rifiutare gli inviti di aggregazione che gli erano arrivati. Tamburellò qualche minuto con la penna sulla scrivania, chiedendosi se avesse fatto la scelta giusta nel trasferirsi a Milano. Poi ricordò… e tutto svanì, decidendo di agire. Compose un numero di telefono e attese la risposta dall’altro capo del cellulare…
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Inizia oggi un esperimento che, speriamo, possa essere di vostro gradimento. Spesso ci siamo lamentati di film, telefilm, romanzi che tralasciano esperienze gay e storie comuni di vita quotidiana. Omosessuali che vengono convertiti, improvvise redenzioni di coppie gay, eccetera eccetera. Con questo racconto a puntate, parliamo noi, raccontiamo noi una storia inventata, in cui molti di noi comunque si possono rispecchiare e trovare un po’ di se stessi e della propria esistenza. Un modo leggero, gradevole, e chissà, magari di discussioni, sulle “vita da gay”… Buona lettura!
Non riesco a capire se è il freddo o questa mia sensazione di disagio ma improvvisamente mi accorgo di aver alzato il bavero della giacca e di essermi coperto il viso fino al labbro inferiore. Accanto a me, la situazione è esattamente opposta: sembra che io sia in collegamento da Capo Nord mentre Stefano, il mio amico, in pieno novembre, è in t shirt e jeans strappati. Io quasi tremo. Lui, sigaretta alle mani, picchietta la cenere a terra e poi ogni tanto strizza l’occhio e allunga il braccio per salutare gente che conosce. È talmente a suo agio in mezzo ai saluti concessi che non mi stupirei se qualcuno gli allungasse anche un neonato per farselo benedire. Davanti a me, altri ragazzi vestiti come un raduno di Ferragosto alla Martesana. La fila dinanzi a noi inizia ad accorciarsi e finalmente, dopo un’attesa di circa 15 minuti, io e Stefano riusciamo ad entrare.
“Allora, il tipo della chat dove si trova?” mi sento chiedere alle mie spalle. Quasi sobbalzo per lo spavento. “Perché non vai al San Raffaele a fare così anche in cardiologia?!“. Inconsciamente so di aver fatto male a seguire Stefano al “Cocoon” ma sapevo anche che continuare a passare le mie serate in casa, dietro ad uno schermo, non avrebbe giovato di molto alla mia vita sociale. Mi sono anche rifiutato di comprare un gatto da tenere nel monolocale per non rischiare di condannarmi da solo ad un destino già scritto. Così, al suo ennesimo invito ad abbandonare il virtuale e catapultarmi nel reale, ho deciso di accettare. E siccome entrambi domani non lavoriamo, ho deciso che questo sabato sarà la mia prima serata, da mesi, in un locale gay. In un posto in cui ho fissato un appuntamento al buio con tale Gianni. E ancora non so se sto facendo la cosa giusta.
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Chi tra voi, anche se non vi è ancora stato, non ha sentito parlare da mici e conoscenti del Tabasco o del Crisco, in quel di Firenze? Luoghi, o meglio, locali notturni forgiati per una clientela omo dove qualche puntatina amano farla anche gli eterosessuali perché è risaputo che lì ci si diverte di più e non si litiga perché qualcuno ha guardato la propria ragazza. E poi quell’atmosfera frizzante, nulla a che fare con le altre tristezze stroboscopiche che segnalano coppiette ai tavoli tutto smucinamento e noia.
Città che vai, locali gay che trovi, gli stessi che pare abbiano fatto la storia delle notti del divertimento a target gay e lesbico. Succedeva negli anni ‘70 a Milano col Primadonna di Cesare Zucca e la verve indimenticabile di Big Laura; succede oggi in molti luoghi della penisola, principalmente in Toscana.
Così, Il Tirreno ha scritto una bella sintesi di 35 anni del puro divertimento fiorentino glbt, passando dall’era dark alla house, alla commerciale per finire con le serate a tema. Qualcosa vorrà dire se la prima discogay è stata aperta a Firenze nell’antica cripta di Santa Cecilia, in pieno centro cittadino. Anno di grazia 1974. Parliamo del Tabasco.
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Dopo la fine di una mia lunga storia, ho vissuto un periodo un po’ libertino o comunque leggero: di avere un’altra relazione immediata ero entusiasta quanto Nina Moric di andare a prendere un caffè con Belen Rodriguez, per cui mi divertivo ad uscire con amici, a ballare, conoscere persone e tornare a casa con qualche numero di telefono o con un bacio, forse inizio di una conoscenza interessante. Ma ovviamente riuscivo a calamitare attorno a me casi un po’ particolari.
In questi giorni mi è tornato alla mente quello di un 33enne che avevo incontrato una sera in discoteca. Ero con Enrico e stavo ballando quando, io e lui dopo una serie di sguardi e sorrisi, ci siamo addocchiati abbiamo iniziato a ballare: infine ci siamo baciati. Ero già preparato all’ipotesi di aver incontrato qualcuno di ‘particolare’ e infatti avevo chiesto, ingenuamente:
“Calcolando che ho già conosciuto persone, diciamo, originali… e tu sei carino… qual è l’opzione che ho davanti? Sei un prete? Un serial killer? Domani il mio rene sarà immerso nel ghiaccio. valutato decine di migliaia di euro?”
E lui, sorridendo, aveva scosso il capo e si era avvicinato all’orecchio, arrossendo, e sussurrandomi: “Ho un figlio…”
Non so a voi ma spesso, mentre ero online, mi capitava di conoscere e chattare con persone un po’ “strane”: da chi mi chiedeva particolari fantasie erotiche fino all’uomo sposato che amava la biancheria intima. Insomma, niente di particolarmente sorprendente dopo un po’ che bazzicavi quei canali. Ma una cosa che mi ha sempre colpito è stato chi mi rispondeva: “Io non sono bisex o gay”. E solitamente non te lo dicevano dopo un po’, ma quasi come prima frase, come parafulmine, mettere le mani avanti, gridare al mondo la propria versione e giustificare la propria presenza nel canale “GayMilano” o “GayItalia”. E poi seguiva la chiosa finale: “Io sono etero curioso”.
Inizialmente mi scappava un sorriso. Sì vabbè, etero curioso: e allora io sono un “etero friccicarello“, una ‘lesbica passiva’. Insomma, questa risposta stonava un po’ anche perchè erano un po’ troppo curiosi: la fantasia era di conoscere un ragazzo, farci sesso e generalmente l’etero curioso era quello passivo; oltre ad aver avuto più partner in 6 mesi del sottoscritto nel corso della sua vita da “gay militante”. Si professavano fidanzati, innamorati della propria compagna ma con questo vizietto, questa curiosità da soddisfare. E la cosa che più mi faceva storcere il naso era il fatto che alla 12esima trombata con un ragazzo, ’sta benedetta curiosità ti dovrà pure essere passata?! O sei cosi “affamato di sapere e conoscenza” da volerti fare mezza regione Lombardia?
E sabato sera, Enrico mi ha confermato di aver conosciuto un vero etero curioso.
Continua a leggere: "Gay o bisessuale? No, sono etero curioso"
Partiamo dalla premessa basilare e sulla quale credo ci sia un accordo generale: “rimorchiare” per i gay è molto più limitato come raggio d’azione di quanto lo possa essere per un qualsiasi etero ruspante. Per cui, a meno che tu non sia particolarmente sfacciato da fermare la gente per strada o in giro nei negozi senza la benchè minima conoscenza, i gay sono un po’ più frenati. I giochi di sguardi devono essere molto diretti e poco enigmatici. E così, forse, si osa far la prima mossa anche se il periodo storico in cui viviamo non rende così improbabile l’ipotesi di ritrovarti un braccio spezzato (nella migliore delle ipotesi). Per cui sono altre diversi campi d’azioni sul quale un gay, per rimorchiare, può recuperare.
Dopo il sondaggio la descrizione dei luoghi più classici del rimorchio gay:
Continua a leggere: I luoghi da rimorchio gay: chat, discoteche/pub, cruising, saune e...?
Parlando con i miei amici, è uscito un argomento “spinoso: le relazioni gay. E non sotto il punto di vista dell’integrazione sociale ma sulla difficoltà in questo ambiente di poter creare un rapporto stabile e duraturo.
Quando si incontra una persona, a meno che non sia amico di amici e quindi valutabile, si ha di fronte un’incognita. Ci si chiede al primo appuntamento che direzione e quale pensiero vaghi nella mente di chi abbiamo di fronte: è interessato a conoscermi per avere una eventuale storia oppure le sue massime aspirazioni consistono nella ginnastica da materasso?
Siamo tutti d’accordo che non si possono “programmare” relazioni e che non sia indicato uscire con qualcuno sperando ( a volte intestardendosi) di avere davanti qualcuno che potrebbe essere il proprio futuro partner. Però allo stesso tempo ci si interroga sulle intenzione, sul capire verso quali direzioni stiamo viaggiando. Mi è capitato più volte, magari dopo aver conosciuto qualcuno online o in discoteca, di essere interessato a frequentarlo mentre dall’altra parte, dopo qualche momento di intimità, la persona iniziava a diventare sfuggente. E ti chiedi come reagire e comportarti di fronte a cio:
Continua a leggere: L'insostenibile 'leggerezza' dell'essere... coppia gay?
In quella giungla virtuale che è “Yahoo Answers” capita spesso di imbatterci in domande al limite del surreale. Da interrogativi abbastanza strani fino a domande filosofiche sul ritornare etero come è successo a Luca. E oggi mi ha incuriosito un quesito in particolare, di chiaro stampo sociologico e antropologico:
“Perchè nei bar e nelle discoteche gay è facilissimo rimorchiare?”
E alcune delle risposte sono davvero confortanti: “Perché lì la gente ci va apposta per rimorchiare. Nei locali “normali” spesso la gente ci va solo per ballare o per bere…” oppure “xké è l’unico obiettivo di tutti coloro ke ci vanno! io non ci sn mai andato, infatti non ho mai rimorchiato in vita mia!“. Praticamente il concetto generale che esce sembra: si rimorchia di più semplicemente perchè all’interno delle discoteche gay il 99% delle persone sono allupati ninfomani e il restante 1% sono i gestori e baristi. Eppure è così banale la risposta?
Continua a leggere: I gay e il rimorchio facile in discoteca
Più volte discutevo con Sofia, la mia amica più cara, sulle differenze tra etero e gay nel trovare un compagno. Quando andavo a ballare in qualche locale o entravo online in qualche chat, lei storceva il naso. Sapeva che spesso mi imbattevo in fuochi di paglia, persone che si dipingevano per altro o mi imbattevo in pomiciate da una serata e via. Il giorno dopo si ricominciava tutto dall’inizio: chi avevo conosciuto in discoteca, difficilmente era interessato ad una frequentazione seria. Il più delle volte cercavano divertimento e avventure poco impegnative. E non era solo lei, perchè spesso altre persone che conoscevo scuotevano la testa: loro non frequentavano “questi ambienti” o le chat.
Sofia cercava quindi di convincermi a non imbattermi più in queste strade, bensì ad aspettare ed attendere di trovare la persona che cercavo. Forse credeva in qualche destino già scritto o nelle casualità che la vita spesso si diverte a creare. Ma io non ero convinto. In quei mesi, la solitudine, dopo una storia di due anni che mi aveva fatto soffrire molto, era troppo forte per non cercare ( disperatamente?) un palliativo. Spesso però era la cura meno indicata, perchè sprofondavo sempre più nella certezza che non avrei trovato più qualcuno con cui costruire qualcosa di serio. Fortunatamente mi sbagliavo.
Non ho conosciuto il mio attuale ragazzo in chat o in discoteca, ma non mi pento di aver utilizzato quei metodi per conoscere qualche “meteora”. Le spiegavo che nel nostro mondo, sopratutto in questo società spesso non così aperta, difficilmente avrei potuto incontrare qualcuno mentre ero al supermercato a fare la spesa e le nostre mani, accidentalmente, si posavano sulla stessa confezione di fagiolini Borlotti. Pure lei si lamentava di questa cosa, ritenendo ingiusto che vi fossero locali precisi in cui potersi incontrare: sarebbe stato più bello una discoteca “mista”, con possibilità sia di persone etero che di persone gay, senza questa recinzione quasi imposta. Trovava questi locali quasi più “razzisti” che “friendly”. E voi? Anche voi avete utilizzato questi metodi per cercare la persona “giusta”? Disco pub e chat? Oppure siete della filosofia di Sofia e ritenete che quando meno te lo aspetti accadrà?
Foto | Savv
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