Capita spesso che ci sia enorme confusione tra matrimoni civili – sia etero che gay –, religiosi, civil partnership, PaCS, DiCo, DiDoRe, unioni civili e via dicendo. Per cercare di fare un po’ di chiarezza abbiamo chiesto all’avvocato Francesco Bilotta, co-fondatore di Rete Lenford, impegnato in prima linea nella lotta per i diritti delle coppie gay.
Quando si parla di unione fra persone dello stesso sesso spesso si fa confusione: c’è chi parte subito con il discorso matrimonio religioso, chi si batte per quello civile, chi vuole le unioni civili all’inglese, chi lotta per i PaCS e via dicendo. Potresti spiegarci le differenze principali tra i vari istituti?
Possiamo per semplicità dividere in due grandi insiemi i modi per regolare la vita di una coppia: il matrimonio e gli strumenti alternativi al matrimonio.
Nel nostro Paese dobbiamo distinguere il matrimonio regolato dal diritto civile da quello regolato dal diritto canonico (dello Stato Città del Vaticano) che in base al Concordato con la Chiesa cattolica ha effetti anche per lo Stato italiano a certe condizioni. Anche altre confessioni religiose hanno stipulato accordi simili con il nostro Paese, ma non sono questi matrimoni che ci interessano.
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Probabilmente nessuno ha avvisato l’attuale segretario Pd, Dario Franceschini, che a interrogare le organizzazioni glbtq italiane, su cosa vertono le battaglie per i diritti alle famiglie di fatto, la risposta corale sarebbe: matrimonio, o se proprio non si vuole una lacerazione e una guerra santa che probabilmente scatenerebbe il Vaticano, un Pacs alla francese, forse andrebbe bene. Certo, la nostra comunità non è cieca e neppure dimentica di quanto la politica in questi anni è stata assente sui diritti civili; un governo di centrosinistra che dava speranze alla fine ha abdicato di fronte ai Mastella e alle Binetti.
In una intervista rilasciata al portale GAYin.tv, Franceschini, parlando di diritti e famiglie di fatto, ha detto: “Io sono assolutamente favorevole al riconoscimento dei diritti alle coppie conviventi. E’ una questione di civiltà, che non va in nessun modo in contrasto con le famiglie fondate sul matrimonio. Noi avevamo tentato con i dico e credo dovremmo riprendere questo percorso, anche stando all’opposizione“.
Di tentare una legge che ci avrebbe riportati tra i paesi civili d’Europa, il centrosinistra fece due tentativi, andati a male. Il progetto, come tutti sanno, fallì miseramente. Sui DiCo, l’Italia si spaccò in due e in tanti assistemmo da parte della Chiesa e di uomini politici in quota vaticano, ad un parossismo di intolleranza e beceri attacchi alle coppie di fatto. Ci fecero pure un Family Day dove i presentarono, novelli farisei, politici divorziati, fedifraghi e quant’altro.
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Alemanno l’aveva promesso e alla fine ha mantenuto la parola data: in tutti i sensi… Si è presentato infatti al GayVillage per dare un segno di solidarietà dopo la serie di episodi omofobici che hanno colpito la Capitale: impegno preso fin da quando il giovane Dino è stato ferito gravemente da Svastichella dopo una tranquilla serata in discoteca. Ma, contrariamente a chi si aspettava una apertura delle sue posizioni politiche, Alemanno ha purtroppo confermato la sua ideologia politica:
” Sono personalmente contrario al riconoscimento delle coppie di fatto, così come ai Dico e ai Pacs. Bisogna fare il possibile perché i diritti individuali vengano garantiti per tutte le coppie, di omosessuali e di eterosessuali non sposati”
No al matrimonio, no ai Dico e ai Pacs… Per garantire le coppie gay cosa resta ancora? Mi son perso un passaggio? Perchè la sua frase mi suona un po’ come “Sono vegetariano e adoro il pollo arrosto” …
Foto | LaStampa
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Il Vermont si è ufficialmente unito agli Stati in cui possono essere celebrati matrimoni gay. Una legge statale, approvata quest’anno ad aprile, permette alle coppie dello stesso sesso di potersi sposare, come già nel Massachusetts, Connecticut, New Hampshire, Maine e Iowa.
La parola sposo e sposa sono stato sostitute, nel certificato di matrimonio, da “richiedente A” e “richiedente B”. Neutro e utilizzabile da chiunque. Già da mezzanotte del 1 settembre, numerose coppie gay si sono unite in matrimonio, attendendo questo momento storico da anni.
E mi sorge una domanda “provocatoria”. Secondo voi, in Italia, fosse possibile dalla prossima settimana potersi sposare, quante richieste di unioni civili ci sarebbero? L’affluenza, in questo tale e quale clima sociale, sarebbe bassissima o volontariamente alta?
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C’erano una volta i pacs. C’erano una volta i Cus. C’erano una volta i Dico. C’erano una volta i DiDoRe. Oggi invece è nata la nuova sigla: “Civil Partnership” ( la forma di matrimonio civile in uso in Inghilterra per le unioni tra i gay). La nuova formula è stata presentata direttamente da Ignazio Marino al Gay Village di Roma, durante l’incontro organizzato dal “Comitato Lgbt per avere Marino segretario”. La reazione però non sembra essere stata delle migliori: il gelo e l’incredulità di sentire una nuova (e quinta?) sigla nel giro di pochi anni ha superato la curiosità.
La perplessità dei presenti è forse motivata dal timore di essere nuovamente incantati dall’ennesima proposta che poi non verrà portata a termine, un tentativo di divagazione sul tema come occasione per prendere tempo e allo stesso tempo “accontentare” le richieste dei votanti. Per altri invece è comunque una novità da supportare.
Marino ha inoltre discusso del tema dell’adozione e, in merito a ciò, ha dichiarato che, qualora gli studi scientifici dimostrino che non ci siano differenze tra bambini cresciuti in famiglie eterosessuali ed omosessuali, sarebbe necessario comunque utilizzare un “approccio laico” all’argomento, senza quindi essere soggiogati dall’impronta cattolica/religiosa. Questo aspetto ha generato commenti di disaccordo tra i presenti che si chiedevano l’utilità di tali studi scientifici e sopratutto perchè non valutarla sotto l’aspetto esclusivamente psicologico. E ancora…
Continua a leggere: Ignazio Marino presenta la nuova sigla: "Civil Partnership"

Viste le ultime dichiarazioni del senatore Carlo Giovanardi sembra sempre più difficile, a meno di un’abile mossa politica messa a punto con una legge come quella che Rotondi e Brunetta avevano messo in cantiere e che, se approvata, seppellirebbe a mio parere ogni richiesta di seria parificazione fra diritti di coppie etero ed quelli delle coppie omosessuali, che la destra italiana riesca ad accogliere le richieste di diritti civili da parte di cittadini gay e lesbiche che evitentemente, visti i risultati delle elezioni degli ultimi due anni, sono però parte di quell’elettorato che l’ha mandata al governo.
A rilanciare l’annosa questione della relazione fra politica e le battaglie per i diritti civili é ancora una volta una famosa mosca bianca del centro-destra italiano, Benedetto della Vedova, distintosi in passato per aver aderito alle manifestazioni romane di piazza Farnese per gli allora “Pacs” ma anche al Pride, che ha reso noto ieri nientemeno che dalle colonne de Il Secolo d’Italia il suo diappunto per quanto dichiarato da Giovanardi, parlando di una necessaria condanna delle politiche “nataliste” del fascismo al pari di quelle “denataliste” cinesi e riconducendo certamente più giustamente gli squilibri democrafici europei a politiche economiche e di welfare totalmene inadatte e ad un dibattito sul tema della “famiglia” dal sapore vagamente ideologico, piuttosto che alla maggior concessione di diritti a questa fantomatica lobby gay che in Italia sembra essere una vera e propria chimera.
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La senatrice del PD Vittoria FrancoMaria Zegarelli su L’Unità ha intervistato Vittoria Franco (Pd) in merito alle coppie di fatto. La Franco, che era “ministro ombra” per le pari opportunità prima dell’elezione di Franceschini, evidenzia che l’Italia è l’unico paese in Europa a non aver dato un minimo di regolamentazione. Di seguito alcuni stralci dell’intervista.
Senatrice, non si parla più di coppie di fatto perché c’è la crisi economica o perché resta un argomento che scotta?
Durante la scorsa legislatura i diritti civili erano in primo piano nell’azione di governo e nel dibattito parlamentare, tanto che in commissione Giustizia al Senato era stato approvato il testo per riconoscere ai figli il cognome della madre. Oggi c’è il silenzio.La lacuna è della politica. Perché non affrontate questo tema come uno di quelli prioritari?
Perché il problema resta sempre lo stesso: c’è una Chiesa molto arretrata su questo. Quando noi presentammo i DiCo durante la scorsa legislatura fu organizzato come risposta il Family Day.Ci sono le proposte, ma giacciono in Parlamento. Qualcuno dovrà dare il là…
Sfido il Pdl a portare fino in fondo il loro disegno di legge [i DiDoRe, ndr]. Noi siamo pronti al confronto, come lo siamo stati in Commissione Sanità al Senato sul testamento biologico. Non possiamo restare l’unico paese in Europa a non affrontare i temi che riguardano i diritti civili dei propri cittadini. Intanto prendo atto che Rotondi e Brunetta l’hanno affidato ai propri parlamentari per non farlo sembrare un ddl di iniziativa governativa e prendo atto che ogni volta c’è un’emergenza diversa per rimandare il dibattito.
Continua a leggere: Vittoria Franco (Pd): i diritti civili tornino in agenda politica
Su La Stampa c’è un’interessante intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Vladimir Luxuria. Si spazia dalla vita personale di Vladimir a quella politica, dal Muccassassina al Parlamento, dalla parrocchia in cui faceva il chierichetto alla prostituzione. Tra le altre affermazioni di Luxuria una sul senso della vera trasgressione:
Io non sono trasgressiva in quanto trans. Lo sarei se, pur sentendo questo richiamo della foresta, voltassi le spalle alla mia naturale interiorità femminile. Ma io mi sento una persona assolutamente naturale.
Dopo il salto un florilegio di domande/risposte politiche, in cui ci sono alcune chicche (tipo una gaffe del ministro Mancuso e una definizione di Mastella…):
Continua a leggere: Vladimir Luxuria: la vera trasgressione è l'amore
L’avevamo augurato il 1 gennaio scorso: che il 2009 dei diritti abbia inizio! La frase era ironica, dal momento che fin dal primo dell’anno c’erano state polemiche sul “risorgere” dei DiDoRe. E, come ogni buona polemica italiana, la questione è andata avanti. Ecco alcune dichiarazioni di esponenti politici. Iniziamo da Paola Binetti che in una intervista ha ribadito un fermo no ad ogni riconoscimento delle coppie di fatto:
“Un disegno di legge che avesse come obiettivo il riconoscimento dei diritti individuali e che facesse da misura di compensazione per qualunque forma di discriminazione a livello personale è nella linea di quanto abbiamo detto anche nella legislatura precedente. Viceversa qualunque tipo di riconoscimento volto a legittimare una relazione e che nei contenuti giuridici e simbolici ponesse una sorta di equiparazione di coppie di fatto e matrimoni, troverebbe la stessa opposizione da parte nostra che ha trovato nella legislatura precedente. Riteniamo che anche questo governo, che ha fatto della difesa della famiglia uno dei punti di forza della propria campagna elettorale, non ha finora dato adeguate risposte positive e concrete ai bisogni delle famiglie”.
Del resto, il buon Veltroni ha sostenuto che nel PD ognuno può dire la sua perché c’è libertà di opinione…
Si sa, la fine dell’anno è un momento di revisione e di botti. Così c’è stato un bel botta e risposta dei politici in merito alla normativa per le coppie di fatto. Una bella “litigata” a distanza a colpi di dichiarazioni: il più classico degli auguri politici italiani, pare.
Inizia Luca Volontè (UdC) che afferma che questo del 2009 è un
“Capodanno col botto per il Pdl: un crescendo irresistibile dopo gli insultanti giudizi sul Vaticano e le Leggi razziali, dopo l’uno-due tra il Ministro Brunetta e Straquadanio sull’8 per mille, ora i festeggiamenti per le 80 firme Pdl sui PaCS di Berlusconi, i DiDoRe [che sono un] cacciare le dita negli occhi ai cattolici e alla Chiesa: potrà pure essere un ottimo diversivo per evitare di mantenere le promesse elettorali, forse servirà a rinsaldare amicizie filosofiche ma certamente segna l’inadeguatezza della Pdl. Dove stanno i laici e cattolici che difendevano in campagna elettorale la famiglia?”
Continua a leggere: DiDoRe: botta e risposta tra politici. Che il 2009 abbia inizio!