
Anche nei confronti dei gay e delle lesbiche gli Stati Uniti voltano pagina rispetto all’èra Bush. Come aveva lasciato intendere il segretario di Stato Hillary Clinton anche gli Usa firmeranno il documento promosso dalla Francia e dall’Ue all’Onu per la depenalizzazione mondiale dell’omosessualità.
Il presidente Obama ha deciso che firmerà la dichiarazione letta il 18 dicembre alle Nazioni Unite per condannare la penalizzazione dell’omosessualità, ancora in vigore in numerosi paesi. Come ricorderete allora furono gli stati dell’Unione europea e quelli dell’America Latina a guidare la battaglia per i diritti, insieme a qualche stato asiatico, africano e dell’Oceania. Il fronte del No invece era guidato dal Vaticano.
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Il Vaticano ha sostenuto, a difesa del proprio No alla depenalizzazione dell’omosessualità, che molti altri paesi condividono la stessa opinione, dimenticando di specificare quali sono questi paesi. Noti difensori dei diritti umani come l’Iran, l’Arabia Saudita o la Nigeria.
In realtà sono 53 i paesi che hanno firmato la proposta europea, compresi Andorra, Argentina, Armenia, Bosnia, Brasile, Capo Verde, Cile, Croazia, Ecuador, Ex Repubblica Yugoslava di Macedonia (FYROM), Gabon, Georgia, Guinea Bissau, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Montenegro, Norvegia, Nuova Zelanda, San Marino, Serbia, Svizzera, Ucraina, Uruguay e Venezuela.
Per smascherare la pretestuosità delle argomentazioni vaticane (”questa proposta porterebbe nuove discriminazioni”) ecco il testo che la Francia a nome dell’intera Unione Europea presenterà all’Onu in occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Dopo il salto, il testo della proposta europea all’Onu.
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