«Hai visto che bel sole, mi verrebbe da stare qui con te a guardare il cielo di questa Milano che amo, ma non voglio far arrabbiare le signore giù». Vladimir Luxuria, nei tanti anni che la conosco è più bella, saetta come una manequin , ha un bel sorriso che le illuminano gli occhi penetranti e la semplice eleganza di un vestito che le dona sobrietà e fascino. Ci troviamo in un’ampia stanza, disadorna della Fnac di via Torino; nella sezione libri le sedie sono già tutte occupate, per lo più signore che tengono in mano come un reliquiario il libro di favole di Vladimir Le favole non dette, edito da Bompiani e recensite anche qui dalla brava Egizia Mondini. Quando torno in sala sono lì, un po’ a rumoreggiare per quel ritardo che non sanno dovuto anche a me, per via di una chiacchierata per i nostri amici lettori di Queerblog.
Allora Vlady, come è nata questa idea di un libro di favole così speciali; alcune poi si rifanno a Pinocchio o a qualche altro personaggio della letteratura favolistica.
Intanto non mi sono voluta discostare dai temi che mi sono cari da sempre: far conoscere le cosiddette diversità; avrei potuto scrivere un libro sul “dietro le quinte di Montecitorio”, vizi e virtù dei politici italiani. Avrei potuto scrivere cosa succede sull’Isola, ma tutto questo è un po’ fuori dai miei temi. Forse di quel che parlo e scrivo è meno commerciale e anche più scomoda, ma certamente più utile. Quindi ho deciso di scrivere di persone che affrontano il tema del transgender visto con gli occhi del bambino, attraverso la formula della favola.