Nel 2002 una coppia gay di Amburgo decide di adottare un bambino. I due riescono a diventare genitori. Poco dopo un piccolo rumeno entra a far parte della loro famiglia. Il loro nucleo non è stato riconosciuto dalla legge. Ai due uomini non è riconosciuto lo status di genitore.
Alla coppia questa discriminazione non piace e decide di sottoporre la propria storia alla Corte d’Appello. L’organo giudiziario ha accolto il ricorso dei due uomini e stabilito che la Costituzione non vieta alle coppie omosessuali di essere genitori. Chi lo fa è contro la legge.
Nelle prossime settimane la Corte costituzionale si occuperà di questa sentenza. Se la teoria dei giudici di Amburgo fosse confermata i politici tedeschi dovranno capire cosa fare per garantire ai genitori una vita come gli altri. Qui l’approfondimento sulle decisioni della Corte costituzionale italiana. Secondo l’organo giuridico il matrimonio gay è incostituzionale.

Il 2011 è iniziato con un No, l’ennesimo, della Corte Costituzionale sul matrimonio gay. Qui la notizia. Ad Antonio Rotelli, presidente di Rete Lenford (l’associazione di avvocati per i diritti glbtq), abbiamo chiesto di spiegarci cosa è successo, cosa dovrebbero fare gli omosessuali per ottenere il riconoscimento dei propri diritti e perché è importante che il dibattito del matrimonio gay non sia monopolio della politica.
Il 5 gennaio la Corte Costituzionale si è pronunciata sul matrimonio gay. Cosa sostiene questa sentenza?
La decisione n. 4 del 2011 della Corte costituzionale è un’ordinanza, che fa seguito alla n. 276 del 2010 e alla sentenza n. 138 dello stesso anno. Con queste pronunce la Corte ha deciso i quattro casi sollevati in uno stesso periodo di tempo, a distanza di pochi mesi, rispettivamente dal Tribunale di Ferrara, dalla Corte d’Appello di Firenze, dal Tribunale di Venezia e dalla Corte d’Appello di Trento.
La Corte li avrebbe decisi con una sola sentenza se le fossero stati tutti materialmente inoltrati prima della fissazione dell’udienza per i primi due casi (Venezia e Trento), cui si riferisce la sentenza 138 del 2010.
I tre provvedimenti della Corte hanno lo stesso contenuto, come se fossero un unico pronunciamento e non a caso, infatti, solo il primo ha la forma di una sentenza, mentre le altre due sono ordinanze, nelle quali non si dice nulla di nuovo.
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Nel 2012 si vota in Spagna. Zapatero non si ricandida. Dal 2004 è a capo del Governo. L’anno prossimo conclude il suo secondo mandato. Il partito Socialista, di Zapatero, non ha ancora decido il candidato. Il PP, Partito Popular, Sì. Mariano Rajoy è la persona scelta dal partito conservatore per riottenere il Governo.
Prima dell’era Zapatero il PP ha governato per 8 anni con Aznar. Secondo alcuni analisti Aznar nel 2004 non è riuscito ad ottenere il terzo mandato per colpa dell’attentato alla stazione di Madrid. Durante quell’evento 191 persone persero la vita, 2057 rimasero ferite.
Rajoy ha deciso di basare la propria campagna elettorale sull’omofobia. L’abolizione del matrimonio gay potrebbe essere una delle prime decisioni del suo ipotetico mandato. L’esponente politico è da sempre contrario al matrimonio omosessuale. Lo scorso novembre Rajoy aveva sostenuto in pubblico che le unioni gay sono incostituzionali. La Corte Costituzionale non ha mai preso in considerazione la sua opinione.

Stefano Rodotà è un giurista. Ha 78 anni, tre in più di Silvio Berlusconi. Il 12 gennaio è stato ospite di Ballarò, il programma di RaiTre condotto e scritto da Giovanni Floris. In quell’occasione ha spiegato a Mariastella Gelmini, ministro della pubblica istruzione, e Roberto Cota, presidente del Piemonte, perché il presidente del Consiglio non dovrebbe godere dell’immunità. Questo momento televisivo è stato uno dei più commentati in rete.
Prima di partecipare a Ballarò Rodotà è stato intervistato da El Pais. Al quotidiano spagnolo ha commentato anche il recente pronunciamento della Corte Costituzionale. Nei giorni scorsi l’organo giuridico ha stabilito che i matrimoni gay italiani non hanno alcuna valenza davanti alla legge. Secondo la Corte Costituzionale l’apertura dell’istituzione spetta al Governo.
“La Corte costituzionale - ha precisato Rodotà a El Pais - si è pronunciata nel senso che il Parlamento deve legiferare riconoscendo il matrimonio omosessuale; questo diritto è già garantito dalla Carta dei diritti dell’Unione europea. Abbiamo bisogno di un diritto sobrio, non negatore dei diritti; la religione non può condizionare la libertà”.
Dopo aver spiegato a Gelmini e Cota l’immunità Rodotà dovrebbe dedicare 5 minuti a gay e lesbiche. Il giurista potrebbe spiegare a tutti cosa si dovrebbe fare per aprire anche in Italia il matrimonio alle coppie gay.

Lo scorso 2 dicembre ci siamo occupati qui di Chiara Bonora, l’italiana che lo scorso autunno si è rivolta alla Corte costituzionale. La donna ha iniziato questa battaglia legale per rendere valido il suo matrimonio anche nel nostro paese. Chiara si è sposata con una spagnola nella terra natale della compagna.
Prima di rivolgersi alla Corte costituzionale Chiara ha provato a far riconoscere il proprio matrimonio a Ferrara, sua città d’origine. Il comune non ha però accolto la richiesta. Secondo le autorità locali il matrimonio di Chiara viola alcuni articoli della Costituzione.
Ieri anche la Corte costituzionale ha respinto la richiesta delle due donne. Secondo la Corte costituzionale il loro matrimonio non è diverso dalle unioni che altre coppie gay hanno provato a rendere legale attraverso la Corte costituzionale. L’organo giuridico, nella propria ordinanza, si rivolge ai casi pregressi di Trento e Venezia.
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Per quanto sia sconveniente la decisione della Corte Costituzionale sull’apertura del matrimonio alle coppie omosessuali deve ritenersi giusta. Rimandando al Parlamento l’organo giudiziario ha tentato di ristabilire un equilibrio tra chi fa le leggi e chi deve farle rispettare.
Non sempre questo avviene. Non sempre le leggi garantiscono ai cittadini la dignità che si meriterebbero come persone. Non sempre la giustizia è in un paese il fulcro del dibattito politico.
Peggio della negazione di un diritto c’è solo l’acquisizione postuma che lo rende uno dei tanti cioccolatini negati da una madre cattiva che preferisce un bambino senza carie. Poco importa se il bambino è sufficientemente responsabile e sa che un altro perugina non gli farà male. Anzi.
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La Consulta non ha accolto i ricorsi in merito ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Nelle motivazioni del rifiuto la Consulta fa riferimento alla discrezionalità del legislatore: i giudici, cioè, hanno ritenuto opportuno rinviare al Parlamento, quale organo competente, la delicata questione.
L’Avvocatura generale dello Stato ha ribadito la competenza in materia del legislatore e dunque del Parlamento, nonché la necessità dell’elemento della diversità di sesso per definire come “matrimonio” l’unione fra due individui.
Alle 16,30 di oggi è prevista una conferenza stampa alla Camera da parte di Certi Diritti e Rete Lenford per illustrare le motivazioni del rifiuto. Queerblog seguirà la conferenza per voi. Vi terremo aggiornati
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Alcuni esponenti politici italiani hanno un talento che sarebbe un peccato sottovalutare. Come distolgono loro il punto di vista dai problemi pochi altri riescono a farli. La settimana scorsa, mentre la Corte Costituzionale iniziava il proprio ragionamento sull’apertura del matrimonio alle coppie omosessuali, il Ministro della Giustizia ha deciso di occuparsi della morte di Pier Paolo Pasolini.
Accogliendo la richiesta di Walter Veltroni, che sul Corriere della Sera chiedeva la riapertura delle indagini, Angelino Alfano ha deciso di organizzarsi affinché si possa fare luce sulla morte del pensatore che ha, come molte altre storie italiane di quel periodo, delle zone d’ombra.
Per quanto possa essere lodevole il proposito è innegabile che sia utopistico. Altre vittime, come la cronaca ci ricorda spesso, aspettano che chi le ha uccise paghi per il crimine commesso. Impegnarsi in difesa di Pier Paolo Pasolini potrebbe ridimensionare le storie delle altre persone morte. Declassate per l’amministratore pubblico.
Se davvero il Ministro della Giustizia vuole fare qualcosa per onorare la morte del grande pensatore potrebbe impegnarsi insieme ai propri colleghi affinché di omofobia in Italia non si muoia più.

L’imminente appuntamento elettorale ha, in questi giorni, fatto perdere il lume della ragione a qualcuno. Oltre alle dichiarazioni rilasciate dal card. Bagnasco sull’aborto agli onori della cronaca è arrivato anche il pensiero di Emma Bonino che, come osservato da river-blog.com sulla sua pagina facebook, sulla sentenza della Corte Costituzionale riguardante il matrimonio gay non ha voluto esprimersi prima della pubblicazione del ragionamento fatto da chi di dovere.
Il Nì dell’esponente radicale è certamente migliore, ma fin troppo diplomatico, di quanto dichiarato sul matrimonio gay da Renata Polverini secondo la quale questo tipo di unioni sono una delle constatazioni peggiori da augurarsi per l’Italia.
Al di là di come ognuno la voglia pensare sul riconoscimento delle coppie di fatto, con queste dichiarazioni Renata Polverini ha perso un’occasione importante. Poteva dimostrare che la posizione di Benedetto Della Vedova sull’argomento, raccolta nei giorni scorsi da polisblog.it, non è isolata.
Mancano alcune, poche settimane, al pronunciamento della Corte Costituzionale per il 23 marzo, giorno in cui sapremo se il nostro Stato intende far vivere in legalità le coppie omosessuali che si sono rivolte alla giustizia per vedersi riconoscere i propri diritti. La battaglia sul matrimonio omosessuale rappresenta un importante strumento per la crescita sociale e culturale del nostro Paese, e non solo l’ottenimento di un diritto negato ad una minoranza. Bisogna che entriamo in prima persona, con coraggio e determinazione, in questa civile battaglia che può anche non riguardare noi come soggetti, ma è per noi tutti un passo di grande civiltà e democrazia.
Per questo è nato, per la generosa volontà di Sergio Rovasio di Certi Diritti e di Ivan Scalfarotto, Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, il Comitato Nazionale per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso. Per questo, ora, subito, serve l’appoggio di tutti, se davvero vogliamo cambiare qualcosa in questo paese che ci tratta da merce, da apolidi, da persone senza nome. Scrivono a buona ragione i due promotori:
“Questa è una occasione fondamentale per portare il dibattito sul diritto al matrimonio fuori le mura di Tribunali e Istituzioni. Tutto ciò è un compito importante e impegnativo. Ora è giunto il momento di fare il salto di qualità: dobbiamo unirci e attrezzarci per i prossimi mesi in vista dell’imminente pronunciamento della Corte Costituzionale, previsto per il 23 Marzo, affinché vengano colte nel modo migliore tutte le opportunità di parlare all’Italia e alla sua classe dirigente su questo tema. Per questo sono necessarie risorse umane ed economiche consistenti, che vanno molto al di là delle forze di ogni singola organizzazione”.