Tutti gli articoli con tag corte costituzionale

Nasce il Comitato Nazionale per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone omosessuali

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Nozze e dintorni Camp Attack Famiglie Mondo

Mancano alcune, poche settimane, al pronunciamento della Corte Costituzionale per il 23 marzo, giorno in cui sapremo se il nostro Stato intende far vivere in legalità le coppie omosessuali che si sono rivolte alla giustizia per vedersi riconoscere i propri diritti. La battaglia sul matrimonio omosessuale rappresenta un importante strumento per la crescita sociale e culturale del nostro Paese, e non solo l’ottenimento di un diritto negato ad una minoranza. Bisogna che entriamo in prima persona, con coraggio e determinazione, in questa civile battaglia che può anche non riguardare noi come soggetti, ma è per noi tutti un passo di grande civiltà e democrazia.

Per questo è nato, per la generosa volontà di Sergio Rovasio di Certi Diritti e di Ivan Scalfarotto, Vice Presidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico, il Comitato Nazionale per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso. Per questo, ora, subito, serve l’appoggio di tutti, se davvero vogliamo cambiare qualcosa in questo paese che ci tratta da merce, da apolidi, da persone senza nome. Scrivono a buona ragione i due promotori:

“Questa è una occasione fondamentale per portare il dibattito sul diritto al matrimonio fuori le mura di Tribunali e Istituzioni. Tutto ciò è un compito importante e impegnativo. Ora è giunto il momento di fare il salto di qualità: dobbiamo unirci e attrezzarci per i prossimi mesi in vista dell’imminente pronunciamento della Corte Costituzionale, previsto per il 23 Marzo, affinché vengano colte nel modo migliore tutte le opportunità di parlare all’Italia e alla sua classe dirigente su questo tema. Per questo sono necessarie risorse umane ed economiche consistenti, che vanno molto al di là delle forze di ogni singola organizzazione”.

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Da Torino a Padova a Ferrara rispuntano i matrimoni omosessuali

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Nozze e dintorni Famiglie

Proprio mentre scriviamo Antonella D’Annibale e Debora Galbiati, due donne torinesi che formano da tempo coppia di fatto, staranno facendo gi ultimi preparativi di un giorno per oro speciale. Alle 16.00, il sindaco della loro città, Sergio Chiamparino, le unirà simbolicamente in matrimonio civile. Dopo, ovviamente, sarà festa e brindisi, ma qualcuno dei presenti sentirà un po’ di rabbia e mestizia per quell’atto simbolico che denuncia uno Stato inerme e contrario alle unioni omosessuali italiane. Il sindaco di Torino avrà fatto un gesto di dignità e di affetto verso quella coppia che rappresenterà un po’ tutte le coppie di fatto apolide di diritti in Italia; ma dopo quel gesto, quasi di ribellione e di sfida fatta da un primo cittadino, Debora e Antonella, torneranno ad essere due donne anonime per lo stato di diritto e molti tra i nostri legislatori dovrebbero sentire l’umana vergogna per questa e altre coppie di cui non sono riusciti ad occuparsi. Umana vergogna per come i cittadini LGBT italiani vengono lasciati: colmi di desideri e poveri di ogni tutela. Grazie sindaco Chiamparino e auguri ad Antonella e Debora.

Sempre restando sulle coppie di fatto, un altro caso, ieri, ha toccato altre due ragazze lesbiche, coppia di fatto, di Conselve. I giudici a cui si erano rivolti, dopo che il sindaco del loro paese aveva vietato le pubblicazioni per il matrimonio, hanno respinto il ricorso. Le due fidanzate, giovanissime, di 24 e 28 anni, assistite dagli avvocati Maria Pia Rizzo e Francesco Bilotta, apprezzati per il loro impegno a favore delle coppie di fatto omosessuali con Rete Lanford, si sono viste negate un diritto che resta a favore delle sole coppie formate da uomo e donna. Per loro, come per altre coppie che si sono rivolte ai tribunali, l’ultima parola passa alla Corte Costituzionale che si riunirà il 23 del mese prossimo.

Quella delle coppie di fatto omosessuali, resta un tema importante e fragile. Importante perché, almeno dai numeri, l’Italia detiene un record poco visibile e inimmaginabile: le coppie omosessuali che convivono o si amano sono molte di più di quelle che pensiamo. Non tutte vivono sullo stesso tetto, nella stessa città; eppure sono coppie solide, tentano una condivisione della loro vita come dei loro beni. Fragile perché in una Europa che grida al nostro paese di eguagliare i diritti per tutti i cittadini, i legislatori - di destra e di sinistra - poco si sono interessati su questo fronte. Le rare iniziative che sono arrivate a livello locale, sono poi state ostacolate dalla politica nazionale che intende mantenere per sè il diritto a decidere per non decidere nulla.

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A marzo la Corte Costituzionale dirà la sua sui matrimoni gay

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Nozze e dintorni Famiglie Mondo

A marzo la Corte Costituzionale dirà la sua sui matrimoni gay

Il mese prossimo, il 23 marzo, la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legittimità del rifiuto delle pubblicazioni matrimoniali ricevuto da alcune coppie di persone dello stesso sesso che avevano avuto dal loro Comune il diniego. Lo ha annunciato al Terzo Congresso Nazionale di Certi Diritti, conclusosi ieri a Firenze, l’avvocato Antonio Rotelli. Sarà un momento importante per le coppie che in questi anni e mesi si sono recati nei propri comuni di residenza e hanno chiesto al loro primo cittadino di avere pari dignità delle altre coppie che possono accedere all’istituto matrimoniale. E sarà un momento importante per tutte le organizzazioni glbtq che si battono per i diritti civili negati agli omosessuali in questo paese.

Probabilmente, se la Corte non dovesse dare un responso positivo, la parola passerà all’Europa, ma è meglio attendere serenamente il giudizio del 23 marzo. Intanto prosegue lo sciopero dell fame della coppia gay di Savona che ha chiesto il riconoscimento della loro unione e prosegue la battaglia di altre coppie gay e lesbiche che non si sono arrese al diniego dei propri sindaci. Una battaglia di civiltà quella intrapresa da questi nuclei familiari, favorita dall’ultimo Rapporto Eurispes.

I giudizi positivi sul riconoscimento giuridico per le coppie di fatto, cominciano a entrare nella cultura del nostro paese, troppo spesso intasato e bloccato da quel che vuole la gerarchia ecclesiastica e mai dalle giuste aspirazioni di molti suoi cittadini.

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Per i cittadini GLBT si chiude un anno senza diritti

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Camp Attack In Pride we trust


La prima notizia a tematica gay che apre il 2009, strano ma vero, riguarda il Vaticano: i preti omosessuali. Lo psichiatra Vittorino Andreoli scrive un articolo che apre una discussione antica ma mai obsoleta su come affrontare la questione dei consacrati omosessuali dentro e fuori la Chiesa. L’articolo viene pubblicato da Avvenire e apre una serie di testimonianze riprese da altri giornali, di preti che amano altri uomini. Probabilmente, l’anno chiuderà l’informazione omosessuale sulle matrimonialità che sempre più coppie stanno chiedendo ai propri comuni, investendo la Corte Costituzionale e, speriamo, la sensibilità dei legislatori.

Molti tra noi si chiedono e chiedono ad altri il senso di questa richiesta che accompagna, in maniera molto più sommessa il desiderio di adozione da parte delle coppie arcobaleno. Probabilmente molte coppie omosessuali non sono interessate al riconoscimento giuridico della loro unione. Almeno fino a quando non metabolizzano i rischi materiali e affettivi che la situazione attuale pone e contrasta. Almeno fino a quando ad uno dei due non accade qualcosa e uno dei due viene messo fuori gioco dalla famiglia naturale che magari non si è mai fatta viva fino al momento in cui c’è da pretendere quel che l’attuale legge indica. E allora c’è chi rimane senza casa e chi solo con la sua disperazione.

Mancano poche ore al Natale e pochi giorni al Capodanno. A voi, amate e amati lettori di Queerblog, auguri. Auguri ai vostri amori, ai vostri affetti, alle vostre speranze, ai vostri desideri, al piacere degli incontri conviviali o amorosi che vi ripaga in qualche maniera della vostra fatica quotidiana. Ho accolto con piacere l’invito a scrivere su questo sito, certo che ogni parola, ogni tema affrontato potesse diventare materia di discussione tra noi, tra quanti mal sopportano l’omosessualità, tra chi dovrebbe ricordare e dimentica che siamo cittadini di questa nazione. Cittadini senza diritti!

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Solo il Governo può decidere sui diritti civili. Lo faccia!

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Omofobia Salute

Solo il Governo può decidere sui diritti civili. Lo faccia! Non basta la cristiana natività a dare un senso di cristiano valore morale e di democrazia al nostro governo. Quando si affrontano, e qualche volta si cercano di risolvere, questioni che riguardano i diritti civili degli omosessuali; la loro difesa comunitaria, a qualcuno non basta il momento della gioia e della festa, del presepe che racconta la nascita di un uomo veramente super partes che dovrebbe portare quel qualcuno a propositi diversi dalle discriminazioni. Ma tant’è! E così la scure si è abbattuta sulla Regione Liguria che aveva esercitato, secondo il governo, una proroga che non gli compete: una legge contro l’omofobia.

Secondo quanto affermato dal ministro degli affari regionali, Raffaele Fitto, solo lo Stato può decidere in materia di diritti civili. E così ha impugnato la legge n.52/2009 della Liguria recante Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Di come lo Stato stia affrontando i diritti civili che riguardano gli omosessuali sta sotto i nostri occhi e non servono altre prebende. La motivazione non è nuova: obbligherebbe i privati a determinate azioni il cui mancato rispetto porterebbe a sanzioni; inoltre,

prevedendo la possibilità di delegare altro soggetto per l’accesso alle strutture di ricovero e cura in relazione “ad ogni esigenza assistenziale del designante”, disciplina l’istituto della rappresentanza, che rientra nella materia dell’ordinamento civile, di competenza statale.

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Pavia: coppia fa causa al comune che rifiuta di sposarla

pubblicato da andrew in: Citizen Gay Famiglie

È ormai evidente che in un clima di totale indifferenza delle istituzioni, la lotta per i diritti LGBT, soprattutto quelli delle coppie, in Italia debbano necessariamente passare dall’azione e dalle battaglie dei singoli e delle coppie discriminate. Non è quindi un caso se Diego Geroldi, 61 anni, ed Enzo Ceraolo, 52 anni, in coppia da ben trent’anni, hanno fatto causa al comune di Pavia perchè lo scorso anno ha rifiutato di sposarli. Supportati dalla Rete Lanford, la rete di avvocati per la tutela dei diritti LGBT che si occupa soprattutto del supporto delle coppie che intendono convolare a nozze o che vogliono vedere riconosciuta laloro unione contratta all’estero, i due rendono nota la loro storia ad un anno dall’inizio della loro battaglia legale.

Abbiamo deciso di rivolgerci all’associazione perchè siamo stanchi di essere considerati cittadini di serie ‘B’. Nei confronti dello Stato abbiamo tutti i doveri degli altri, ma non gli stessi diritti

ha dichiarato Diego. E come dargli torto? Mentre il comune paese si difende dicendo che il rifiuto non può essere a lui imputato in quanto dipende dall’attuale legislaione statale c’è da ricordare che la storia di Diego ed Enzo non è però un caso isolato: durante la stessa intervista rilasciata al Corriere Pavese, il loro avvocato Giuseppe Polizzi ricorda che sono già venti le coppie omosessuali che si sono presentate in Comune chiedendo di fare le pubblicazioni ed hanno ricevuto in merito un rifiuto. È a questo punto che intervengono gli avvocati della Rete Lanford ed impugnano l’atto di fronte al Tribunale competente.

L’udienza per Diego ed Enzo è fissata a Settembre e noi non possiamo che far loro i migliori auguri sperando che possano essere presto fiori d’arancio. Certo è che la strategia che la Rete Lanford attua e che speriamo vada a buon fine mira molto più in alto dl pronunciamento positivo riguardo una singola sentenza, per altro per ora alquanto improbabile in mancanza di qualsiasi tipo di legislazione in materia. L’obiettivo vero è quello di far pronunciare in merito la Corte Costituzionale perchè questa disparità di diritti fra coppie omo ed eterosessuali prima ancora delle leggi e delle direttive europee viola i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione.

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Colombia: la Corte Costituzionale conferma uguali diritti per le coppie gay

pubblicato da Robo in: Mondo

Una coppia gay e, sullo sfondo, la mappa della ColombiaDue giorni fa la Corte Costituzionale della Colombia ha sentenziato che le coppie gay e lesbiche hanno gli stessi diritti di quelle etero. In base a questa sentenza d’ora in poi i diritti civili e politici – per esempio nazionalità, residenza, diritti di abitazione, benefici statali – saranno garantiti alle coppie gay.

In Colombia, terra piena di incanto e di magia direbbe Gabriel García Márquez, l’omosessualità è depenalizzata dal 1980 e la Costituzione del 1991 garantisce uguali diritti per tutti. Purtuttavia le violazioni dei diritti umani e le discriminazioni in base all’orientamento sessuale sono all’ordine del giorno. Spesso è la polizia ad essere artefice di violenze sui gay ma anche la cultura del luogo - soprattutto nella zona costiera – tende a valorizzare il maschio forte, attivo e a disprezzare i gay ricettivi ed effeminati. Lo scorso anno, infine, un disegno di legge sulle unioni civili è stato bocciato grazie all’opposizione della Chiesa Cattolica.

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Giovanni Maria Flick: il Parlamento legiferi sulle unioni gay

pubblicato da Robo in: Cronaca

Giovanni Maria Flick, presidente della Corte CostituzioneAl convegno promosso alla LUISS, con la presenza del capo dello Stato, a conclusione del sessantesimo anniversario della Costituzione, il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, afferma

“La politica deve tornare a decidere, a stabilire principi, senza limitarsi ad accertare l’esistente. Un riequilibrio è necessario, intendo un riequilibrio delle funzioni, più e prima che dei diritti: la politica scelga i nuovi beni da proteggere; la giurisdizione darà tutela concreta a quei diritti”.

E invita il Parlamento a legiferare sui nuovi diritti fondamentali, come le unioni dei gay, il testamento biologico e il trattamento dei malati termini o in coma:

“Eludere queste domande significa delegare le risposte, caso per caso, agli organi giurisdizionali, talvolta privi di precisi referenti normativi, com’è avvenuto nel drammatico caso di Eluana Englaro”.

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Ungheria: la Corte costituzionale boccia le unioni civili

pubblicato da aelred in: Nozze e dintorni Citizen Gay Mondo

Niente unioni civili, almeno per adesso, in Ungheria. Nel 2009 doveva entrare in vigore la nuova legge sulle convivenze registrate approvata quest’anno dal Parlamento, ma la Corte Costituzionale l’ha cancellata, perché riguardava anche le coppie eterosessuali, che già hanno il diritto di sposarsi.

Per la Corte, la convivenza sancita dalla legge non differisce di fatto dal matrimonio, che è tutelato dalla Costituzione; però i giudici hanno aggiunto, pilatescamente, che può essere legittima la convivenza fra omosessuali, che non si possono sposare.

Niente paura però: a Budapest governano i socialisti, quelli veri non alla Del Turco, e il portavoce del governo ha già detto che il premier Gyurcsany ha chiesto al ministro della Giustizia di preparare un nuovo testo; anche i liberali hanno annunciato una nuova legge, solo per i gay.

Questi sono i paesi civili.

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Le coppie di fatto sono una vera e propria famiglia. Parola della Cassazione

pubblicato da Robo in: Arte e cultura

Coppia di fattoSecondo la Corte di Cassazione le coppie di fatto sono una vera e propria famiglia. Chi convive, infatti, instaura legami di ”reciproca assistenza e protezione” al pari di una coppia sposata.

La Suprema Corte si è pronunciata contro un uomo che maltrattava la convivente e pensava di farla franca perché era “solo” la convivente. Ma i giudici hanno sottolineato che non c’è alcuna differenza tra sposi e conviventi in quanto anche le coppie di fatto sono una vera e propria famiglia.

I giudici hanno precisato ”ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia non assume alcun rilievo la circostanza che l’azione delittuosa sia commessa ai danni di persona convivente more uxorio”, in quanto il richiamo alla famiglia contenuto nell’art. 572 c.p. ”deve intendersi riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo, ricomprendendo questa nozione anche la famiglia di fatto”.

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