
Quando finisce il mio turno, tiro un sospiro di sollievo. La mia responsabile oggi è particolarmente insofferente e cerca di interrompere chiunque da quello che sta facendo per spedirlo a qualche nuova mansione. Nell’arco delle mie quattro ore di turno, ho servito i tavoli, gestito la cassa, preparato i caffè e pulito i tavoli (compreso quello in cui 4 Emo discutevano animatamente sulla migliore canzone dei 3 seconds to Mars, urtando le proprie tazzine di caffè e di the). Rebecca invece l’ha presa bene: per 3 volte ho pensato di vederla scagliarsi contro Lavinia, armata di strofinaccio umido. Poi ha resistito. Quando saluto per uscire dal locale, lei mi viene incontro “Lo sai che sarai responsabile delle mie azioni per le prossime 4 ore, vero? “. Le sorrido e, senza farmi vedere dalla responsabile, le strizzo l’occhio: “Se superi questa giornata, le altre non potranno che migliorare… credimi“. Lei sbuffa e annuisce. “Che fai adesso?” mi domanda, arrossendo leggermente. “Vado a casa a studiare… Fra qualche settimana ho un esame molto complicato“. Lei sorride. “Una di queste sere potremmo vederci per bere qualcosa, se ti va. Ovviamente lontano da questo posto…“. Le sue parole mi sorprendono e allo stesso tempo mi lusingano (anche se nei mie sogni migliori, è un tipo moro occhi verdi a chiedermelo…). “Più che volentieri… Ora scappo o rischiamo tutti e due di essere ripresi. A domani…” Ed esco dal locale, lasciando che la porta si chiuda alle mie spalle. Poi mi dirigo verso casa.
Quando Stefano si alzò, era quasi mezzogiorno e casa sua era, come sempre, deserta. Si diresse in cucina, aprendo il frigorifero e bevendo una lunga sorsata di aranciata. E si guardò intorno, rendendosi conto che non aveva programmi per la giornata. Gli esami erano lontani, lui non lavorava e non aveva fissato alcun incontro per il pomeriggio. Fuori, il cielo era grigio, e le insinuava una malinconia opprimente. Guardò all’esterno e poi prese il cellulare che aveva in tasca. Scorse la rubrica e poi chiamò. “Ciao… sono io… Che fai oggi? Hai tempo per vederci?“.
Andrea non si sarebbe definito un tipo particolarmente socievole. Nemmeno avrebbe usato la parola “solitario” per descriversi. Eppure, quel giorno, non aveva voglia di pranzare con i colleghi che aveva appena conosciuto. Aveva imparato sulla propria pelle che spesso esporsi troppo in prima persona era solo segno di futuri guai. Rimase nel suo ufficio, inventando un mal di testa inesistente e scambiando qualche battuta per rifiutare gli inviti di aggregazione che gli erano arrivati. Tamburellò qualche minuto con la penna sulla scrivania, chiedendosi se avesse fatto la scelta giusta nel trasferirsi a Milano. Poi ricordò… e tutto svanì, decidendo di agire. Compose un numero di telefono e attese la risposta dall’altro capo del cellulare…
Continua a leggere: Vite da gay: Il coraggio di mettersi in gioco (Puntata 4)
Secondo un sondaggio condotto nel Regno Unito nell’ambiente Lgbt sul rendere pubblico l’orientamento sessuale, i risultati non sono affatto rassicuranti. Solo il 30% degli intervistati ha dichiarato che le leggi sull’impiego hanno migliorato le condizioni sul lavoro di impiegati gay e lesbiche mentre il 70% delle donne e il 78% degli uomini, entrambi bisessuali, non se la sentono di fare il coming out sul luogo di lavoro.
Inoltre ben il 40% degli omosessuali si dice pronto o costretto a dover evitare alcune professioni: a pensarla allo stesso sono il 32% di lesbiche e il 13% tra i bisessuali. Infine, il 25% circa di gay e lesbiche si rifiuterebbe di indicare il proprio orientamento sessuale in un questionario: allo stesso modo lo pensa il 34% dei bisessuali.
Di fronte a questi dati e alla testimonianza “in negativo” di Alessandro, qual è invece la vostra esperienza in merito al coming out sul posto di lavoro o a scuola (se ancora studiate)? I vostri colleghi/compagni hanno saputo di voi o è qualcosa che tenete strettamente confidenziale? E se avete scelto di dirlo, ve ne siete poi pentiti?
Continua a leggere: Coming out sul luogo di lavoro per gay, lesbiche e bisessuali è possibile?
La rivista d’armi britannica, la “Soldier”, ha messo per la prima volta nella sua copertina un militare omosessuale, per onorare i dieci anni di servizio militare da parte di gay e lesbiche dichiarati. James Wharton è immortalato nella sua uniforme, che comprende anche una medaglia in Iraq. Accanto a lui risalta la parola “Pride”, slogan e titolo che accompagna la foto. Il giornale afferma che è il modo per celebrare la diversità nell’arma britannica.
Un passo in avanti nella politica militare se si pensa che fino a dieci anni fa l’omosessualità nelle armi, oltre ad essere impensabile, era pure illegale. Tutto è cambiato nel 2000 alla Corte Europea dei Diritti Umani, dopo una battaglia legale di tre uomini gay e una lesbica, congedati dalla Royal Navy, e durata ben due anni. Nel 1999, ben 298 soldati sono stati allontanati dall’esercito a causa del loro orientamento sessuale.
E Wharton lo sottolinea, ammettendo che la situazione rispetto ad allora è migliorata ben mille volte di più:
Continua a leggere: Militare gay dichiarato sulla copertina di "Soldier"
Darren Hayes, ex cantante gay dichiarato dei Savage Garden e ora solista, ha accusato la stampa tradizionale di “semplificare” l’omosessualità. Ha detto al Gay Times:
“Sono convinto che la cultura popolare e televisiva sia spesso un danno per l’immagine che trasmette dei gay e della loro ’semplificazione’ in termini. Tutti questi luoghi comuni sull’essere omosessuale credo siano davvero limitanti sopratutto quando nella realtà essi non sono altri che dei tratti, come gli occhi o il colore dei capelli sono puri e semplici tratti fisici. L’essere gay è in qualche modo una scelta indulgente? Questo mi fa infuriare! Graham Norton e George Michael sono stati arrestati nei parchi; a me una cosa del genere non è mai successa!”
Il cantante solista, che si è legato al compagno Richard Cullen nel 2006, ha scelto anche di continuare il suo discorso sugli stereotipi citando anche l’amato e pluripremiato telefilm ‘Will&Grace’:
Continua a leggere: Darren Hayes (ex Savage Garden) si scaglia contro gli stereotipi gay
Uno studente di medicina dell’Arkansas è stato “costretto” ad entrare in terapia per curare la sua omosessualità. Secondo i suoi amici, la madre di Bryce Faulkner ha scoperto le e-mail del suo fidanzato, che vive nel Wisconsin. Gli è quindi stato dato un ultimatum: se non si fosse iscritto ad una terapia per guarire dall’omosessualità attraverso la preghiera lo avrebbero cacciato di casa e sbattuto in mezzo alla strada.
Le associazioni lgbt lanciano l’allarme: queste terapie non funzionano e possono essere emotivamente devastanti. Gli amici dichiarano che i genitori non hanno lasciato scelta al ragazzo, portandogli via il cellulare, la macchina e i soldi. Parlando con il sito Pinknews, che ha pubblicato la notizia, il fidanzato del ragazzo, Travis Swanson, si dichiara “molto spaventato”:
Poco tempo fa avevamo parlato di Adam Lambert e del coming out pubblico dopo la sua partecipazione ad “American Idol” e la risposta “anti-gay” non si è fatta attendere. Durante una tappa del tour di “American Idol” un gruppo di protestanti omofobici, membri della Webstoro Baptist Church, ha picchettato per protesta a causa dei suoi pubblici gusti sessuali. Già precedentemente il gruppo, convinto che Dio uccida i militari in Iraq come punizione per l’omosessualità, aveva tentato di protestare al funerale di Michael Jackson.
Lambert a sua volta ha minimizzato sulla cosa e ha mostrato totale indifferenza alle proteste che si svolgevano all’esterno. Michael Sarver, uno dei finalisti di quella edizione e in concerto anche lui, ha commentato la cosa su Twitter, dichiarando che a Lambert non importa, se è scrollato di dosso l’accaduto ed è appunto ciò che avrebbe dovuto fare. Ha poi aggiunto:
“Noi siamo insieme in questa cosa. Prendi in giro una persona e automaticamente lo fai con tutti e dieci. Siamo forti e una cosa sola. Nessuno dovrebbe giudicare se per primo non ha giudicato se stesso. Non date importanza a questa gente, tutti noi siamo uniti”
Infine, il nome di questo gruppo vi è per caso famigliare? Bene, vuol dire che avete memoria perchè già tempo fa avevano dato spettacolo (e provocato indignazione e polemiche) durante il funale di Heath Ledger. Che dire? L’erba cattiva è sempre quella più resistente…
Foto | AdamLambertFansite
Continua a leggere: Adam Lambert contestato da protestanti omofobi della Webstoro Baptist Church
Drizzate le orecchie! Oggi è il 1 aprile. Se qualcuno sta annuendo e pensa “E’ il compleanno di Simona Ventura!” ha ragione ma poco c’entra. Oggi è il giorno ufficiale per gli scherzi bastardi. Oggi tutti possono dire o fare qualcosa di sordido. Poi potranno sorridere ed esclamare ” Pesce d’aprile!” unito ad un sorriso gengivoso. E tu non potrai incazzarti perchè rischieresti di passare per permaloso. Potrebbe però essere terapeutico per un finto “Coming out” per vedere la reazione. Qualcosa come: ” Papà sono gay!” e quando il vostro genitore sbianca e sbarra gli occhi, si può sempre aggiungere ” Scheeeeerzooooo!!!”
Istruzioni per l’uso: rilanciare. Sempre. Se vi chiama il vostro ragazzo o la persona che amate, in lacrime, diffidate. Se vi giura di essere in ospedale, pretendete di parlare con il primario. Se vi dicono che la vostra casa sta bruciando, sorridete e consigliategli di non preoccuparsi e che siete voi che state facendo un barbecue. Se il ragazzo con cui state vi confessa che pensa di lasciarvi, assecondate la sua opzione e poi salutatelo dicendo di essere in ritardo per uscire con tale Mandingo. Se la vostra amica vi chiama ammettendo di essere incinta, proponete un trasferimento di chiamata con i suoi genitori.
Insomma, in certi casi si deve essere pronti di riflesso. Sopratutto oggi. Lo dico perchè io, automaticamente, ogni anno ci casco come un cretino. Mi dimentico nel corso della giornata e seguono una serie di allarmismi non da poco.
Continua a leggere: Pesce d'aprile: la giornata dei falsi allarmismi?
Il coming out è sempre visto come un passaggio delicato e importante nella vita di una persona. Ci si “accetta” e si intende condividere questa parte intima personale con gli altri. C’è chi comunque lo vuole dire solo ad alcuni amici o chi invece ne parla con tutti. Chi lo racconta alla propria migliore amica e chi ne parla anche con la portinaia. Dipende probabilmente dalla serenità e da come uno la vive.
Un mio amico lo racconta a tutti, fieramente. Ha deciso di fare il suo coming out ufficiale durante la festa del suo compleanno, con i suoi ex compagni di classe e amici vari. Al momento più odiato da tutti (” Discorso! Discorso!”) si è alzato e dopo aver ringraziato tutti ha dichiarato: ” Inoltre voglio dirvi che sono gay!”. Narra che alla sua frase sia scattato un applauso, gente con gli occhi lucidi e qualcuno che addirittura si è alzato per abbracciarlo. Io l’ho sempre vista più come azione/reazione più adatta ad un ex alcolista che dichiara di aver chiuso con il Chianti.
Io personalmente l’ho raccontato una decina d’anni fa alla mia migliore amica e poi, lentamente, ho scelto le persone con cui avrei voluto condividere questo mio lato intimo. Non lo nascondo, ma nemmeno vado in giro per Milano con la maglietta ” I’m gay… and you?”. Diciamo che ne parlo, facendo una selezione delle persone con cui sento di voler parlare e raccontare della mia vita privata. Nessuno però, grazie al cielo, si è mai commosso tra i miei amici, quando ha saputo di me. Al massimo era curioso/a della cosa e chiedeva informazioni, ma non c’è stato alcun passaggio alla libro “Cuore”.
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