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Vite da gay: Verità dolorose (Puntata 6)

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Storia gay

Vite da gay- Verità dolorose - Puntata 6

Dopo una serata inaspettata, Riccardo si sveglia a casa di Andrea, un ragazzo che non conosce. Stefano, un suo amico, intanto, in lite con la sua famiglia che non lo accetta, cerca conforto nella cocaina. Ma un giorno, Andrea invita Riccardo a cena e, mentre passeggiano, Andrea lo bacia..

Il bacio di Andrea mi ha sorpreso. Beh, non che mi sia dispiaciuto, anzi. Però era inaspettato, soprattutto in mezzo alla strada, vicino ad un parco. Alzo lo sguardo e incontro i suoi occhi mentre, imbarazzato anche lui, si guarda intorno. Improvvisamente non so cosa dire e resto in silenzio, aspettando che sia lui a parlare per primo. “Ti ho sconvolto?” mi chiede, sorridendo, ed incamminandosi lentamente dentro al parco. Lo seguo, rovistando in tasca, in cerca di una sigaretta (mai come ora ne ho bisogno). Scuoto la testa, mentre l’accendo e ne tiro una profonda boccata. “No, è che.. mi hai preso in contropiede.” Poi, ricordandomi quello di cui stavamo parlando (e cercando di spezzare questa situazione imbarazzante), mi fermo e insisto: “Mi dovevi dire quello che è successo davvero la sera in cui ci siamo incontrati“. Lui ridacchia e alza le mani al cielo “Mi arrendo, non smetti di insistere, eh?” “No, mi hai messo curiosità“. Andrea si siede sulla panchina e io lo seguo.

Stefano sfogliava il menù della pizzeria, con aria non entusiasta. Aveva accettato di uscire con Gabriele solo per uscire un po’ da casa sua. Con la madre e la sorella, la situazione non era affatto migliorata e si parlavano solo per necessità. Così, quando il ventenne che aveva conosciuto in chat qualche giorno prima, gli aveva proposto di mangiarsi una pizza insieme, contravvenendo alle sue regole (mai una cena intima con qualcuno che non conosco e con cui potrei condividere solo una scopata), decise di accettare. Ma in quel momento, una parte di sé si era già pentito di aver accettato. Gabriele cercava di intavolare un discorso dietro l’altro, sembrando quasi non prendere fiato tra una frase e l’altra. “Quindi sei proprio nato a Milano… Strano, di solito sono ormai mosche bianche i veri milanesi come noi!“. Stefano annuì, sorridendo, con aria forzata, mentre chiudeva la lista, pronto (il prima possibile) ad ordinare. “Già. Siamo quasi eccezioni.” Gabriele annuì, concorde. “Hai scelto la pizza?” “Sì… possiamo pure ordinare. Vivi con i tuoi o da solo?” indagò il ragazzo. “Con mia madre e mia sorella… Tu?”. “Da solo, in un piccolo monolocale. Ho lavorato fin da quando avevo 14 anni e ho voluto provare l’ebbrezza di vivere da solo. Ma la mia famiglia non abita lontano da me“. “Capisco…” rispose Stefano, pregando che il servizio ai tavoli fosse il più veloce possibile.

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Vite da gay: Uomini faccia a faccia con se stessi (Puntata 5)

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Storia gay

Vite da gay: Uomini faccia a faccia con se stessi (Puntata 5)

Dopo un incontro inaspettato con un ragazzo, Andrea, in una serata particolarmente brilla, qualche giorno dopo lui mi chiama e mi propone di vederci, in maniera sobria. Stefano, il mio amico, osteggiato dalla sua famiglia che non accetta la sua omosessualità, si reca a casa di un vecchio amico….

Stefano non si sentiva un fallito, nè un drogato. Nuovamente da solo, nella sua stanza, osservava la bustina contenente la polvere bianca. La cocaina, per darle il suo nome preciso. Una parte di sè la odiava, un’altra la amava infinitamente. Non ne faceva uso per dimenticare qualcosa o per rimuovere una parte di sè che non accettava. Lui era felice di essere gay, non gliene importava nulla di cosa la gente potesse pensare o di come conduceva la sua vita. Stefano, certe volte, era solo stanco di tutto quello che lo circondava. Era stanco di sua madre che ignorava la sua omosessualità, di una sorella che lo guardava con compassione, con l’aria di qualcuno che stava osservando un ragazzo buttare la sua vita nel cesso. Era stanco di dover mentire, era stanco di non sentirsi apprezzato. Stefano era stanco. Ogni sua avventura, ogni suo flirt era fine a se stesso. E non perchè fosse arido d’animo o non provasse niente per nessuno. Era semplicemente disinteressato a costruire qualcosa che, era certo, gli altri avrebbero demolito sul nascere. Non avrebbe mai avuto una famiglia che accoglieva il suo eventuale, futuro, ragazzo. Lui avrebbe sempre graffiato un muro di marmo. A mani nude. E avrebbe perso. A Stefano importava, solo per qualche secondo della sua vita, mettere in “Pause” tutto il vociare intorno a lui, e viaggiare altrove. Dimenticare. Ed isolarsi.

Quella sera, quando sto per uscire di casa, mi guardo allo specchio e cerco di darmi un giudizio finale. L’idea della lampada poche ore prima di uscire non è stato geniale: mi ha provocato quel colorito da “quattro schiaffoni ben dati” e sembra vagamente posticcio. In compenso, la camicia mi calza a pennello e i jeans mi donano quell’aria poco impegnativa che cercavo. Prima di uscire, mi rendo conto che manca qualcosa e rientro in casa, aprendo i cassetti per cercare qualcosa, un ciondolo, da mettere al collo. Rovisto tra i fogli, finalmente lo trovo e in quel momento scorso un foglio, nell’angolo, dal quale intravedo le parole “...la paura di perderti per sempre…“.

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Vite da gay: Il coraggio di mettersi in gioco (Puntata 4)

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Storia gay

ite da gay: Il coraggio di mettersi in gioco (Puntata 4)

Quando finisce il mio turno, tiro un sospiro di sollievo. La mia responsabile oggi è particolarmente insofferente e cerca di interrompere chiunque da quello che sta facendo per spedirlo a qualche nuova mansione. Nell’arco delle mie quattro ore di turno, ho servito i tavoli, gestito la cassa, preparato i caffè e pulito i tavoli (compreso quello in cui 4 Emo discutevano animatamente sulla migliore canzone dei 3 seconds to Mars, urtando le proprie tazzine di caffè e di the). Rebecca invece l’ha presa bene: per 3 volte ho pensato di vederla scagliarsi contro Lavinia, armata di strofinaccio umido. Poi ha resistito. Quando saluto per uscire dal locale, lei mi viene incontro “Lo sai che sarai responsabile delle mie azioni per le prossime 4 ore, vero? “. Le sorrido e, senza farmi vedere dalla responsabile, le strizzo l’occhio: “Se superi questa giornata, le altre non potranno che migliorare… credimi“. Lei sbuffa e annuisce. “Che fai adesso?” mi domanda, arrossendo leggermente. “Vado a casa a studiare… Fra qualche settimana ho un esame molto complicato“. Lei sorride. “Una di queste sere potremmo vederci per bere qualcosa, se ti va. Ovviamente lontano da questo posto…“. Le sue parole mi sorprendono e allo stesso tempo mi lusingano (anche se nei mie sogni migliori, è un tipo moro occhi verdi a chiedermelo…). “Più che volentieri… Ora scappo o rischiamo tutti e due di essere ripresi. A domani…” Ed esco dal locale, lasciando che la porta si chiuda alle mie spalle. Poi mi dirigo verso casa.

Quando Stefano si alzò, era quasi mezzogiorno e casa sua era, come sempre, deserta. Si diresse in cucina, aprendo il frigorifero e bevendo una lunga sorsata di aranciata. E si guardò intorno, rendendosi conto che non aveva programmi per la giornata. Gli esami erano lontani, lui non lavorava e non aveva fissato alcun incontro per il pomeriggio. Fuori, il cielo era grigio, e le insinuava una malinconia opprimente. Guardò all’esterno e poi prese il cellulare che aveva in tasca. Scorse la rubrica e poi chiamò. “Ciao… sono io… Che fai oggi? Hai tempo per vederci?“.

Andrea non si sarebbe definito un tipo particolarmente socievole. Nemmeno avrebbe usato la parola “solitario” per descriversi. Eppure, quel giorno, non aveva voglia di pranzare con i colleghi che aveva appena conosciuto. Aveva imparato sulla propria pelle che spesso esporsi troppo in prima persona era solo segno di futuri guai. Rimase nel suo ufficio, inventando un mal di testa inesistente e scambiando qualche battuta per rifiutare gli inviti di aggregazione che gli erano arrivati. Tamburellò qualche minuto con la penna sulla scrivania, chiedendosi se avesse fatto la scelta giusta nel trasferirsi a Milano. Poi ricordò… e tutto svanì, decidendo di agire. Compose un numero di telefono e attese la risposta dall’altro capo del cellulare…

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Vite da gay: Il regalo più grande (Puntata 2)

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Storia gay

Vite da gay: Il regalo più grande (Puntata 2)

Continua la storia a puntate, romanzata, a volte ironica, a volte malinconica e triste, di un gruppo di amici. Nella prima parte, Riccardo è a disagio nella sua prima serata in un locale gay, dopo molto tempo. Con lui, l’amico Stefano, non ha di questi problemi. E dopo essersi messo in gioco per l’ennesima volta, inizia a bere, cercando così di trovare un modo per ‘reagire’. E, cocktail in mano, si butta nella mischia…

“I want your love and I want your revenge, You and me could write a bad romance, oh oh oh ohhhh” mi grida Lady Gaga, mentre, con gli occhi ancora chiusi (e la testa che pulsa come ci fossero le ballerine del video che vi danzano dentro), allungo il braccio meccanicamente, e rispondo al mio cellulare. Mi schiarisco la voce, faticosamente, mentre sento la voce di Stefano che, con tono da complice, mi domanda: “Come vaaaaa…?“. “Bene, ma che ora è?” domando, stropicciandomi gli occhi. “Le dieci di mattina.. Dove sei? Come è andata ieri sera?” Quella domanda, mi lascia un po’ impacciato. Come era andata effettivamente la sera prima? Ma, mentre rifletto, mi torna alla mente la parte iniziale della frase: Dove sei. “A casa mia, dove vuoi che sia…”. Apro gli occhi e vedo davanti a me, su una poltrona, un gatto grigio che mi fissa, con la stessa espressione che avrei io se vedessi uscire un cammello dall’ascensore del mio palazzo. E sopratutto, io non ho mai avuto un gatto… “Ti richiamo” concludo, chiudendo il telefono e guardandomi intorno, lentamente.

La stanza è una camera da letto ben arredata, con al muro qualche quadro appeso e un armadio con le ante socchiuse. Volto la testa di lato e vedo che l’altra metà del materasso è libera. Ma le coperte sono disfatte. Il cuore inizia ad accelerare vertiginosamente. Mi volto verso il gatto di prima, come potesse improvvisamente parlare e spiegarmi la situazione, ma ovviamente non lo fa e mi fissa con gli occhi socchiusi. E sono certo che sta pensando di me che io sia una sgualdrina. Mi mordo le labbra e sento dei passi avvicinarsi alla porta: lentamente si apre ed appare un ragazzo (nemmeno male, lo ammetto) che mi sorride, e nota che ho gli occhi aperti. “Buongiorno, ti sei svegliato…“. Annuisco, avvolgendomi col lenzuolo come una vergine illibata. “Vuoi un caffè?” mi chiede, passandosi una mano tra i capelli spettinati. Indossa una tuta scura. “Sì, grazie…ma prima, posso… chiederti il nome?”. Lui sorride: “Andrea“. Mi sento un cretino. Mi alzo, lentamente, mi tolgo un pigiama (non mio) e infilo jeans e maglia.

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La nuova frontiera della chat: Chatroulette, dove la cam è fondamentale

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Bigodinerie Internet Hot but soft

La nuova frontiera della chat: Chatroulette, dove la cam è fondamentale

Poco tempo fa abbiamo parlato con voi di cam, il nostro Robo si è chiesto quali foto è il caso di mettere nei profili, e quali invece è il caso di evitare come la peste (leggasi sorriso smagliante in bagno, con lo spazzolone del cesso sullo sfondo). Ma un’altro problema delle chat è il timore che la foto della persona con cui stai parlando, un affascinante uomo, risulti essere vecchia di cinque anni prima. O che, nei casi peggiori, non sia nemmeno lui. E così, ecco una nuova frontiera della chat: la Chatroulette!

Innazitto, la cam è fondamentale. Se non ce l’hai, non puoi accedere al servizio. E non ha più possibilita di mentire o spacciarti per qualcuno che non sei. Una cam ti inquadra per tutto il tempo della conversazione e del tuo login. L’unico “timore” che a qualcuno può sorgere, è la possibilità di incappare nel tuo capo, anche lui impegnato in un dialogo online.

E la cosa sta appassionando, sebbene qualcuno sia scettico o contrario. E sta risultanto talmente “gradita” che c’è l’opzione di vietare l’accesso ai minori di 18 anni. Uomini esibizionisti si mostrano completamente nudi, ammiccano, si masturbano e fanno sesso con maschi e femmine davanti alla cam: puoi trovare qualcuno impegnato in un’orgia, amante della pelle, del sesso non protetto… Tutto questo, davanti a te, pure tu inquadrato, in questo “Grande Fratello” a distanza. Vi iscrivereste o è qualcosa che non incontra i vostri gusti?

Foto | HelloPayton

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Vite da gay: una serata gay inaspettata (Parte I)

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Storia gay

Vite da gay: una serata gay inaspettata (Parte I)

Inizia oggi un esperimento che, speriamo, possa essere di vostro gradimento. Spesso ci siamo lamentati di film, telefilm, romanzi che tralasciano esperienze gay e storie comuni di vita quotidiana. Omosessuali che vengono convertiti, improvvise redenzioni di coppie gay, eccetera eccetera. Con questo racconto a puntate, parliamo noi, raccontiamo noi una storia inventata, in cui molti di noi comunque si possono rispecchiare e trovare un po’ di se stessi e della propria esistenza. Un modo leggero, gradevole, e chissà, magari di discussioni, sulle “vita da gay”… Buona lettura!

Non riesco a capire se è il freddo o questa mia sensazione di disagio ma improvvisamente mi accorgo di aver alzato il bavero della giacca e di essermi coperto il viso fino al labbro inferiore. Accanto a me, la situazione è esattamente opposta: sembra che io sia in collegamento da Capo Nord mentre Stefano, il mio amico, in pieno novembre, è in t shirt e jeans strappati. Io quasi tremo. Lui, sigaretta alle mani, picchietta la cenere a terra e poi ogni tanto strizza l’occhio e allunga il braccio per salutare gente che conosce. È talmente a suo agio in mezzo ai saluti concessi che non mi stupirei se qualcuno gli allungasse anche un neonato per farselo benedire. Davanti a me, altri ragazzi vestiti come un raduno di Ferragosto alla Martesana. La fila dinanzi a noi inizia ad accorciarsi e finalmente, dopo un’attesa di circa 15 minuti, io e Stefano riusciamo ad entrare.

“Allora, il tipo della chat dove si trova?” mi sento chiedere alle mie spalle. Quasi sobbalzo per lo spavento. “Perché non vai al San Raffaele a fare così anche in cardiologia?!“. Inconsciamente so di aver fatto male a seguire Stefano al “Cocoon” ma sapevo anche che continuare a passare le mie serate in casa, dietro ad uno schermo, non avrebbe giovato di molto alla mia vita sociale. Mi sono anche rifiutato di comprare un gatto da tenere nel monolocale per non rischiare di condannarmi da solo ad un destino già scritto. Così, al suo ennesimo invito ad abbandonare il virtuale e catapultarmi nel reale, ho deciso di accettare. E siccome entrambi domani non lavoriamo, ho deciso che questo sabato sarà la mia prima serata, da mesi, in un locale gay. In un posto in cui ho fissato un appuntamento al buio con tale Gianni. E ancora non so se sto facendo la cosa giusta.

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Intervista gay: la storia di Stefano e il delicato equilibrio del coming out nelle relazioni gay

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Coming Out Mondo

Intervista gay: la storia di Stefano e il delicato equilibrio del coming out nelle relazioni gay

Ognuno di noi ha una vita e una storia differente, ma sono proprio queste piccole realtà ciò che ci completa e ciò che ci caratterizza. Racconti di vita comuni, a volte straordinari e spesso frammenti di vita nei quali poterci rispecchiare. Oggi vi raccontiamo la difficoltà di fare un coming out e l’incubo di dover rivivere il proprio segreto negli occhi di chi si ama. Ecco la storia di Stefano:

Parlami di te… raccontami qualcosa della tua vita che ti va di dirmi/ci
Mi chiamo Stefano, ho 28 anni e da circa cinque anni vivo a Roma. Mi sono trasferito da Pisa per seguire la mia passione: l’arte. Sto frequentando un’Accademia a Roma, dove ho deciso di trasferirmi, seguendo il mio ragazzo di allora. L’avevo conosciuto intorno ai 24 anni… A 22/23 ho fatto il mio coming out per dare la possibilità ai miei genitori di conoscermi, di sapere il motivo per cui ero triste o felice. Mio fratello allora era fidanzato e la sua ragazza spesso stava con noi nelle occasioni di famiglia e io mi sentivo un po’ “tagliato fuori” dalla cosa.

Come hanno preso il coming out?
Mio padre all’inizio non bene, credo si possa immaginare… non sarò sicuramente un caso unico. Per un po’ sono andato via da casa, mi ha ospitato una mia amica. Col tempo lentamente ha accettato la cosa. Pensa che ha conosciuto persino alcuni ragazzi che ho frequentato. Anche il nostro rapporto è cresciuto, si è fortificato. Ora sono davvero felice di aver fatto quella scelta.

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Chat gay: la foto giusta per fare conquiste online

pubblicato da Robo in: Bigodinerie Internet

Chat gay: la foto giusta per fare conquiste onlineChe foto avete sui vostri profili sparsi nelle chat gay di mezzo web? E cosa attira la vostra attenzione nelle foto degli altri gay in giro per la rete? Gli occhi? La mani? Il corpo? Il birillo? Il fondoschiena?

Una foto online può essere la migliore presentazione e la prima garanzia per poter fare conquiste online e poi concretizzarle dal vivo. Secondo una ricerca (non specificatamente rivolta a chat gay, ma sempre interessante), le foto migliori devono avere le seguenti caratteristiche:

  • il volto deve essere sempre presente;
  • è importante avere uno sguardo interessante, magari malizioso mentre è secondario sorridere;
  • i maschi fanno più colpo se sono un po’ distanti dall’obiettivo, quasi per mantenere un’aria di mistero;
  • gli autoscatti vanno benissimo perché comunicano maggiore intimità e spontaneità (però, per favore, non solo autoscatti in bagno!);
  • se avete un bel corpo, mettetelo in mostra, soprattutto il torso; ma attenzione: pare che con l’aumentare dell’età diminuisca l’attenzione per i pettorali (a meno che non siate in un’ottima forma fisica);
  • evitate immagini in cui il contorno (il paesaggio, per esempio) occupa tutta la foto e voi siete un minuscolo punticino;
  • da evitare primissimi piani di parti anatomiche (per esempio dei piedi, a meno che non vi troviate su una chat per amanti dei piedi);
  • personalmente consiglierei anche di evitare foto di birilli in erezione o che eiaculano: sono un po’ tristi e tolgono molto della “sorpresa”.

Foto | I’m so gay

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Manda foto del proprio pene via mms ma sbaglia numero: denunciato per molestie sessuali

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Bigodinerie Eros Mondo Hot but soft

Manda foto del proprio pene via mms ma sbaglia numero: denunciato per molestie sessuali Capitano anche queste cose: si conosce una persona online, si è più allupati di un furetto in isolamento e una cosa tira l’altra. Magari la voglia di eccitarsi (ed eccitare), ci si lancia in qualche frase hot, in qualche fase bollente della discussione e poi, al termine della chat, si decide di agire. Ci si abbassa i boxer, si libera il pirulo e… tac! Foto ed invio con mms al nuovo numero dell’altra persona.

Ora, se non volete evitare una denuncia, mi raccomando, accertatevi che il numero appartenga veramente all’altra persona e sopratutto segnatelo bene! Infatti, in Francia, nella regione Rhone-Alps, un trentacinquenne arrapato ha fotografato le sue parti intime e le ha mandate ad un tizio conosciuto da poco online. Peccato che il numero non fosse esatto e la signorina dall’altro capo del telefono abbia poco gradito il dono figurato. Risultato: denuncia per molestie sessuali.

Pensate che sia solo all’estero che queste cose possano accadere o che la donna dall’altro capo del cellulare abbia avuto poca pazienza? Bene, chiedete a Chioggia dove il medesimo errore è accaduto qualche giorno fa…

Foto | Leics.Gov

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Cam gay e chat: un binomio ormai sempre più indissolubile?

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Bigodinerie Eros Internet Hot but soft

Cam gay e chat: un binomio ormai sempre più indissolubile?

Hai cam?“. Ammettiamolo: quante volte ci è capitato di chiedere o che ci venga chiesta direttamente a noi? Nella mia lunga esperienza di chat gay, succedeva almeno una ogni due persone con cui chattavo (e voglio essere di manica larga…). Sia che tu stia cercando la persona che fa per te, il tuo Mr Big personale, oppure che tu stia conoscendo una persona con cui fare esclusivamente del sesso, la cam è diventata uno strumento quasi indispensabile.

Senza essere ipocrita, anche io spesso la chiedevo anche perchè su msn le dimensioni delle foto non sono esattamente le più vivide e in certi casi erano quasi assurde. Mi è capitato più volte di trovare persone che avessero un’immagine, magari in strada, con una distanza da teleobiettivo e il loro corpo poteva essere scambiato tranquillamente con quello di un piccione a pranzo. Oppure mettevano la foto con 12 persone una accanto all’atra, dicendoti “Io sono il quarto da sinistra, in seconda fila, con la camicia a ricghe viole. Non blu, viola“.

Poi però io per primo quando ero in cam, mi sentivo a mio agio come un gatto in un canile. Perchè quasi sicuramente la luce ti prende di lato per cui sembri Quasimodo, con metà volto oscurato. E sopratutto non sai cosa diavolo fare. Guardi in cam, verso la lucina blu e tu senti un emerito pirla. Cerchi di rompere il ghiaccio, di fare finta di nulla e continui a chattare e scrivere sul pc, mentre, con la coda dell’occhio, cerchi sempre di vedere nella tua finestra di msn, di dare il profilo migliore. Che sia anche quello 3/4 di Lory Del Santo; piuttosto digiti in obliquo, fingendo di essere perfettamente comodo e a tuo agio. E poi, la cam ha anche un altro pericolo…

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