Festeggiano gli attivisti transgender degli Stati Uniti: Dwight DeLee, 20 anni, arrestato per aver ucciso lo scorso Novembre Lateisha Green all’uscita di una festa, è stato condannato a scontare dai 10 ai 25 anni di carcere. Il clamore è dovuto al fatto che DeLee è solo la seconda persona negli USA, dopo un unico recentissimo precedente dello scorso aprile, a cui è stata imputata l’aggravante di “crimini d’odio” per l’assassionio di una persona transgender.
Lateisha, al momento del suo assassinio, si trovava in macchina con il fratello quando DeLee le è piombato addosso sparandole con la sua calibro 22.
Lo stato di New York, dove si è svolto l’episodio, come più della metà degli stati USA prevede la protezione delle potenziali vittime di crimini d’odio includendo fra di esse quelle potenzialmente prese di mira per il proprio orientamento sessuale ma non per l’identità di genere riconosciuta solo in 11 stati. L’originaria legge sui crimini d’odio, datata 1968 dopo l’assassinio di Martin Luther King Jr. , prevdeva che le categorie a rischio fossero i discriminati in base alla razza, il colore della pelle, la religione e la nazionalità. Per inserire in gran parte degli stati, ma non ancora nella legge federale, come movente l’orientamento sessuale si è dovuto aspettare il 1998 con il celebre e tragico assassinio di Matthew Shepard che scosse gli animi degli americani.
Giovedì il Senato ha però discusso l’estensione della protezione federale prevista per le potenziali vittime dei “crimini d’odio” anche alle persone esposte ed attacate per questioni di sesso, identità di genere, orientamento sessuale e disabilità. Queto significa che, se la proposta di legge terminerà positivamente il suo iter di approvazione, la protezione delle persone omo e transessuali esposte ai crimini d’odio non riguarderà più i singoli stati ma sarà regolata dall’estensione della legge federale approvata in prima istanza nel 1968. Un gran bello scarto con il nostro paese dove abbiamo dovuto sentire di Senatori che chiedono al Signore che non vengano inserite norme antiomofobia nel pacchetto sicurezza, vi pare?
Foto | Apbailey
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Se vi è capitato durante l’ultimo mese di cercare su Google termini inerenti al mondo LGBT vi sarete accorti di un piccolissimo cambiamento nella pagina dei risultati della ricerca. La classica barra blu che separa la casella di ricerca dalla lista dei risultati viene sostituita con un molto meno convenzionale separatore rainbow!
Il risultato si ottiene cercando parole in inglese. Funziona ovviamente con “gay”, “queer”, “LGBT” e gli acronimi simili, ma ad esempio con “lesbian” e non con “lesbica” ed in genere le traduzioni in lingue diverse dalla lingua madre del Big G . Secondo quanto dichiarato da un portavoce della stessa azienda, che già in passato si era dichiarata vicina al popolo LGBT nella lotta per i suoi diritti, il separatore rainbow, che a qualcuno ricorderà la vecchia grafica del celebre motore di ricerca, è invece proprio un modo per celebrare giugno come mese in cui in tutto il mondo si svolgono i Pride.
Google ha l’abitudine di celebrare feste, eventi ed anniversari sostituendo il suo marchio originale con i cosidetti Holiday Logos, ma la grande quantità di occasioni da celebrare e la necessità di mantenere la coerenza della pagina di ricerca web più famosa ed utilizzata del mondo hanno spinto l’azienda di Mountain View ad utilizzare nuovi “mezzi celebrativi”. Sembra così che i separatori speciali, utilizzati per la prima volta in salsa rainbow, saranno utilizzati in futuro anche per altre ricorrenze.
L’American Civil Liberies Union ha denunciato, su segnalazione del bibliotecario e di alcuni studenti, due scuole dello stato del Tennessee per aver bloccato l’accesso a siti internet a tematica LGBT. L’associazione ha dato alle due scuole trenta giorni per risolvere l’inconveniente ed ha poi proceduto con la denuncia.
Queste scuole usano un filtro che blocca il contenuto di siti potenzialmente inappropriati come quelli a contenuto sessuale. Fin qui niente di strano se non fosse che chi ha impostato il filtro ha ritenuto di dover bloccare tutti i siti che contenegnono nell’URL la parola “gay” bloccando così anche portali di informazione, di intrattenimento, siti di associazioni e persino blog!
La ACLU ha però commentato con ironia il fatto che stranamente il filtro permette tranquillamente l’accesso ai siti “ex-gay” che parlano delle cosidette terapie riparative ed è proprio a questa differenza di trattamento che l’associazione si è potuta appigliare per denunciare una violazione del Primo Emendamento che, nella costituzione USA, garantisce a tutti pari libertà d’espressione. Certo è che il fatto che diversi siti di area LGBT vengano identificati come porno anche se con la pornografia non hanno assolutamente nulla a che fare non è un problema solo americano e succede spesso, al di là del loro reale contenuto, anche dalle nostre parti. A voi è mai capitato di non poter accedere ad un sito dal contenuto palesemente softcore ma che aveva l’unica pecca di contenere qualche parola che non era propriamente simpatica al vostro datore di lavoro?
Foto | Notionscapital
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Secondo Matthew Mitcham, il bel tuffatore australiano medaglia d’oro ai giochi olimpici di Pechino, il motivo per cui diversi sponsor lo avrebbero abbandonato al suo ritorno dalla Cina sarebbe stato proprio quel coming out che tanto entusiasmò la stampa di tutto il mondo durante le gare.
Il campione ha infatti dichiarato al Daily Telegraph che, pur non avendo subito nessun atteggiamnto omofobico nel mondo dello sport, si augura che non lo stia subendo dal mondo delle società che investono sugli sportivi, dal momento che dalla fine delle olimpiadi l’australiano sembra non aver trovato alcuno sponsor ad aspettarlo, cosa certamente insolita per un’acclamatissima medaglia d’oro.
Qualche giorno prima di vincere a soli 20 anni l’oro olimpico, lo scorso anno Mitcham aveva rivelato la propria omosessualità in una breve intervista ad un giornale, cosa che lo avrebbe di lì a poco reso un modello non solo per molti sportivi ma anche per tanti ragazzi omosessuali. Una giovane carriera tutta in salita la sua: già campione del trampolino fu notato da quello che sarebbe diventato il suo nuovo allenatore che capì di trovarsi davanti ad un potenziale campione olimpico che in effetti, dopo un anno nero di stop in cui ha dovuto combattere ansia e depressione, è riuscito finalmente a spiccare il volo. All’inizio di quest’anno è stato uno dei tre ambasciatori delle politiche per la salute maschile nominati dal governo australiano.
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I dissacranti cartoni americani tornano periodicamente al centro dell’attenzione per le battute riguardanti il mondo omosessuale. Poco tempo, in un post dedicato ai Griffin, molti dei commentatori eleggevano altre serie animate a esempi di satira ben confezionata. Fra le serie citate come migliori c’era South Park che, come ben sappiamo, non guarda davvero in faccia a nessuno. Stavolta la vittima del serial americano è Kanye West, cantante R’n'B di cui vi avevamo già parlato qualche mese fa.
La puntata di South Park trasmessa in America lo scorso mercoledì ha visto il cantante vittima di uno scherzo che solo il suo personaggio non capiva. Dopo la domanda di Cartman “Ti piacciono i bastoncini di pesce?”, ad una risposa affermativa della parodia di West veniva fatta seguire la risposta “Then you’re a gay fish!”. Ma mentre tutti percepivano immediatamente lo scherzo e lo trovavano divertente, la versione cartoon del cantante prendeva le parole di Cartman sul serio tanto da iniziare un viaggio alla ricerca di un suo eventuale compagno acquatico poi individuato, alla fine dell’episodio, in una carpa.
West, quello vero, nell’ultimo anno ha parlato diverse volte dell’argomento omosessualità, rispondendo fra l’altro a chi metteva in evidenza il suo abbigliamento definendolo “gay” affermando che veste solo in maniera creativa e che la parola “gay” non dovrebbe essere usata come un insulto. Questa parodia sembra l’ennesimo episodio che, se da una parte fa tornare al centro dell’attenzione il probema dell’uso improprio di alcuni termini legati al mondo LGBT, riaccende contemporaneamente il dibattito fra queste serie animate, decisamente pensate per un pubblico adulto o comunque ad esso più adatte, e dei temi come quelli dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, di cui, al di là del registro usato, rimane ancora parecchio difficile parlare senza cadere in banalità e luoghi comuni.
Dopo il salto potete vedere un estratto della parte finale dell’episodio interamente visibile tramite il sito di South Park: l’amore fra West e la carpa!
Continua a leggere: South Park: Kanye West è un..."gay fish"
Secondo una proposta di legge del governo australiano nel più grande paese del nuovissimo continente potrebbero essere presto oscurati numerosi siti internet giudicati inappropriati.
L’iniziativa, che mirerebbe ad evitare l’uso e abuso della rete da parte di pedofili e terroristi, sarebbe da giudicare lodevole se non fosse che nel mirino di questo repulisti starebbero per finire numerosi siti che nulla hanno a che fare con le due categorie sopra citate. Secondo Wikileaks, sito che pubblica documenti ed informazioni riservate grazie a soffiate e contributi anonimi che aveva già previsto quali indirizzi sarebbero stati oscurati in Danimarca, Norvegia e Tailandia , i siti a rischio sarebbero 2395 ed includerebbero anche pagine gay, soprattutto siti per adulti, ma addirittura anche link a video di Youtube e a voci di Wikipedia giudicate pericolose.
Mentre a Sidney infuria la polemica sulla pubblicazione della lista degli Url a rischio e l’Australian Communications and Media Authority minaccia azioni legali nei confronti dei responsabili di Wikileaks, da questa parte del mondo viene naturale chiedersi, se è vero che tutti i siti in oggetto non sono legati ai gravissimi reati sopra citati, quanto facile sarà limitare attraverso leggi di questo tipo, con la scusa dell’oscenità e della pericolosità, la libertà di parola e di espressione di molte categorie, come ad esempio quella delle persone omo e transessuali, che ad oggi hanno ormai solo internet come canale privilegiato di visibilità e di informazione senza filtri.
Insomma: cosa fareste se per assurdo un giorno anche qui da noi, dopo il vostro sito porno preferito, iniziassero sparire i blog, i video e le pagine legate al mondo LGBT che abitualmente leggevate?
Alessandro Gilioli è un giornalista de L’Espresso. Nel suo blog – Piovono rane – ha un post dal titolo Quell’eterno adolescente di Benedetto, in cui, in maniera ironica, analizza le recenti affermazioni di Benedetto XVI su gender e sul sesso. Di seguito il post di Gilioli, che magari riuscirà a farci sorridere (dicendo quello che molti di noi pensano).
“A 14 anni, in pieno subbuglio ormonale e ancora drammaticamente vergine, ho passato il mio primo Capodanno con gli amici - quasi tutti maschietti nelle mie condizioni - e abbiamo parlato ininterrottamente di sesso, dalle sei di sera fino all’alba. Poi la sorella grande di un mio compagno di classe ci ha guardati con infinita commiserazione rivelandoci una verità alla quale non avevamo fatto caso: ‘Certo, ragazzi, che meno se ne fa e più se ne parla, eh?’.
Il silenzio imbarazzato con cui fu accolto lo statement della signorina è più o meno quello che meriterebbe quel simpatico signore che abita in piazza San Pietro e che non lascia passare giorno senza parlare di sesso. Tu gli dici: Santità, ci sono due miliardi di persone che campano con due dollari al giorno e quello risponde che i froci non vanno bene. Poi gli parli delle guerre in giro per il mondo e lui dice che i transgender non gli piacciono. Poi scoppia la recessione globale e lui lì a proibire i preservativi. Gli chiedi della globalizzazione e lui capisce fornicazione.
Continua a leggere: Gay, gender e sesso in Benedetto XVI (secondo il giornalista Alessandro Gilioli)
Luigi Accattoli è il vaticanista del Corriere della Sera ed è una persona molto acuta, equilibrata nei suoi articoli e profonda nelle sue riflessioni. Sul suo blog - seguitissimo - pubblica oggi un “pentalogo” o, come scrive lui, cinque idee sull’omosessualità, dopo aver pubblicato un altro post dal titolo: Omosessualità: sono contro le pene (che ha scatenato un putiferio tra i suoi lettori).
Di seguito le cinque idee di Accattoli, che vi invitiamo a commentare:
1. Pieno rispetto nel linguaggio e negli atteggiamenti per le persone con orientamento omosessuale – una pienezza di accoglienza che vuol dire anche comprensione delle loro scelte di vita – quantomeno quella comprensione che è possibile per scelte che non si approvano.
Continua a leggere: Cinque idee sull'omosessualità del giornalista Luigi Accattoli
Interessante articolo sul Corriere dal titolo La mamma del gay diventa icona del web (ritornano le icone…) A parte l’ormai cronica confusione tra coming out e outing (nell’articolo in questione, a firma di Marco Del Corona, si parla di “outing sull’outing del figlio”), si racconta la storia di Wu Yuojian, donna cinese di sessantuno anni, che a seguito del coming ouy del figlio ha aperto un blog ed è la prima donna cinese a parlare dell’omosessualità in famiglia e a spendersi apertamente a sostegno del figlio stesso, di nome Zheng Yuantao. Così madre e figlio navigano in internet raccontando la propria esperienza, vanno in tv e sono di sprone alle altre famiglie di gay cinesi. Come dice il giornalista:
“È diventata la prima donna a parlare dell’omosessualità del figlio e a dare coraggio a lui, a quelli come lui, alle loro famiglie”.
Il blog ha tantissime visite e quanti vi giungono chiamano la signora Wu Yuojian “mamma”. Com’è naturale c’è gioia per questo nella comunità lgbtqqi cinese. Tra le altre affermazioni, eccone una della “mamma”:
“Se un figlio è gay, perché i genitori non possono affrontare la situazione generosamente?”
Continua a leggere: Cina: la madre di un gay dà consigli alle famiglie

Si sa, gli “orrori di stumpa” sono frequenti nei libri e nei testi scritti in genere, quindi anche nei blog. Così senza dubbio è una svista il titolo dell’ultimo post sul sito della Carfagna: Ministrp Carfagna visita Scampia. Ma, la domanda nasce spontanea, a cosa stava pensando il redattore? Al post o a qualche piccolo “strip” della ministra? Magari, che so, aveva come screensaver una di quelle foto ripudiate dalla Carfagna…
Comunque, ci sono quattro commenti al post in cui il ministro condanna l’aggressione alla lesbica di Roma. Uno si rivolge al ministro chiamandola “Eccellenza”… e un altro dice così:
Gentile Ministro,
mi chiedo se forse ora comincia davvero a capire che il modo di trattare le tematiche gay come fatto finora, incita reazioni incivili come questa e l’altra di qualche mese fa.
Che dicono i suoi amici di questo?
Sia giovane anche nel pensiero e cerchi di fare qualcosa di più di qualche ottusa presa di posizione troppo clero oriented e poco laica.
Io ci conto.
M
Già, anche noi ci contiamo.
Continua a leggere: Notizie a luci rosse nel blog della Carfagna?