
Beth Ditto è sicuramente un personaggio forte, in grado di far parlare si sè, sia a livello musicale che di cronaca. Ma lei, va oltre al gossip (perdonatemi il gioco di parole) del suo coming out (è lesbica dichiarata), lei “è” nei Gossip. Lunedì 23 novembre, il concerto a Milano del gruppo ha avuto un fortissimo successo e, senza preoccuparsi di nulla, durante l’esibizione, la cantante ha mostrato per tutto il tempo di una canzone, con uno striscione anti-omofobia.
La cosa vi ricorda qualcosa? Sì, esatto, Paris Hilton di ben più deprecabile memoria: colei che si era rifiutata di alzare un cartello simile (nemmeno ideato da lei), al Borgo del tempo perso a Milano, mentre cinguettava un “Let’s dance… Lady Gaga… ehhhw…”. E altri versi simili.
Il pubblico è esploso in un applauso sia mentre lanciava questo messaggio ai propri fan, sia quando ha attraversato la platea, tra gli spettatori adoranti. Questa è arte, questo è lanciare messaggi… Dopo il salto, il video:
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Beth Ditto, la cantante dei Gossip, ha definito “stupido” il concetto di matrimonio e ha detto di essere d’accordo con il presidente Barack Obama, nel non considerare le nozze gay come una priorità. Obama è sotto le critiche dei gruppi gay per essere così lento nel risolvere l’esclusione dei gay dichiararati nell’esercito e la difesa del matrimonio omosessuale, che permette a certi stati di non riconoscere le unioni.
In un’intervista con la Absolute Radio, Beth ha dichiarato:
“Credo che Obama sia intelligente e stia sondando il terreno, arando il campo… Insomma, io penso che la riforma dela salute sia più importante delle nozze, perchè comunque il matrimonio è proprio stupido. La verità è che lui è un presidente di colore superliberale e che sta cercando di risanare la sanità pubblica. Non penso che il matrimonio gay sia dove lui ha bisogno di far iniziare le cose, e come gay io per prima, credo che è ora di fermare queste proteste e chiudere queste battaglie perchè ritengo che gli abbiate butta contro troppo mer*a: le persone lo stanno giudicando e quella del matrimonio non è una cosa urgente. Andiamo incontro alla fine di una guerra, ad un cambiamento della situazione sanitaria, stiamo finalmente risorgendo, la sua è solo è una stretegia politica, non ci odia affatto”
Concordate con lei o siete tra quelli che ritenete deludente la politica di Obama verso i gay?
Foto | BuzzGrinder
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Qui da noi, sempre più spesso si fa una grande e inutile gazzarra sulla potenza delle lobby gay. Ci si allenano anche i politici e, tempo fa, persino un quotidiano azzardò un ramo genealogico del “Gay power” italico. Se non vado errato, le prime fronde erano quelle del filosofo Vattimo, di Franco Grillini, dell’Arcigay e giù, giù fino quasi a raccontare di avventurieri che tutto erano meno che lobby. Mettiamoci, si fa per dire, il cuore in pace: alla luce della ombrosa realtà nostrana, non esiste una lobby gay, tutt’alpiù potremmo parlare di manager gay, di industrialotti gay, di fancazzisti gay; magari seriamente ci fosse una lobby seriamente gay in Italia.
Il vezzo è molto politico, forse per nascondere qualche omofobia e qualche distrazione sui temi della difesa e dei diritti. A far cadere Buttiglione da commissario Europeo, bastò un dossier, una persona e tanta aggregazione di soggetti. Forse lì, si potrebbe parlare di lobby, ma stiamo a Bruxelles mica a Roma o Milano.
Se dovessi fare una lista lobbista, nel senso più alto del termine, ci metterei dentro Vattimo, Grillini, Zan, ma anche Luxuria, Scalfarotto, Paola Concia. Non so: provate voi a stilare la top ten di chi secondo voi potrebbe fare ed essere lobby gay in Italia.
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Roba da far accapponare i cappellini a BXVI! È uscito il primo cd del gruppo lesbico Yo!Majesty che cantano il “pussy power” e incitando le donne alla masturbazione. Il tutto in salsa elettronica e rap e con messaggi spirituali. Racconta Shunda K.:
“Non abbiamo mai meditato sull’idea di parlare di omosessualità. Semplicemente, cantiamo quello che siamo, parliamo della nostra vita. Soprattutto per Jwl, esibirsi in topless è un’espressione di libertà. Lo fanno i nostri colleghi maschi, perché noi no? Molti artisti si creano una doppia identità. Noi invece siamo per la verità assoluta. Che è anche il messaggio del Signore”.
Nelle loro canzoni celebrano anche Dio e terminano ogni concerto chiedendo al pubblico: Conoscete il Signore?. Sempre Shunda K. spiega come concilia omosessualità e religione:
La ricerca “Omofobia e servizi pubblici: scuola sanità sicurezza”, realizzata dalla Regione Toscana, ci dice che molti omosessuali sono stati oggetto di scherno, insulti e pestaggi a scuola per colpa della loro diversità (leggete qui). Il quotidiano La Nazione parla di “Sondaggio choc”. Ma cosa c’è di shockante?
Tutti noi sapevamo già come vanno le cose, no? Io stesso, come tanti, sono stato beffeggiato perché non giocavo a calcio e preferivo la compagnia femminile a quella maschile. Ma questo non era niente, in confronto alle prese in giro per i miei denti sporgenti. “Don Ciak Castoro” era l’epiteto più educato. Da parte mia, non esitavo a sputare veleno sul ciccione di turno o sulla compagna di classe paesana un po’ sempliciotta.
L’infanzia e la prima adolescenza sono periodi terribili. La crudeltà è all’ordine del giorno, pura e senza fronzoli, non ancora contaminata dall’ipocrisia dell’età adulta. È qui che impariamo che la diversità, di qualsiasi natura sia (sessuale, fisica, sociale, ecc.) si paga. I bambini non fanno altro che assorbire e riflettere l’ignoranza della società conformista in cui viviamo, una società per niente pronta ed “educata” alla diversità.
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Certe volte le lesbiche sono davvero sagge. L’imponente Beth Ditto, di cui vi abbiamo parlato diverse volte, nel suo essere sempre critica verso la cultura di massa e profondamente ostile nei confronti delle icone anoressico-decelebrate dello showbiz, qualche giorno fa ha cinicamente e sarcasticamente commentato la notizia dell’azione umanitaria di Paris Hilton in Rwanda:
Sarà di certo un gesto nato dal profondo del suo cuore gentile!… Ma siete sicuri che non ne faranno un reality show?
E quest’allusione è arrivata molto prima della notizia che è poi effettivamente stata divulgata sull’ipotesi di fare proprio un reality del viaggio in Rwanda a novembre. Profetica o profondamente arguta? Bisognerà darle retta d’ora in poi. Poi dice che lesbiche non capiscono niente…
Per una volta Milano ci sembra la città più fortunata d’Italia. Sabato 1° settembre ad esibirsi in concerto all’Idroscalo Rock, il festival musicale che chiude l’estate milanese, non c’è il solito gruppetto pseudo-punk per adolescenti, ma quella che è già diventata una vera e propria icona.
Alle 21.10 sul palco saliranno infatti i Gossip, capitanati dall’inarrestabile Beth Ditto la lesbica oversize (di cui vi abbiamo già parlato qui) che, con i suoi 100 chili di glamour, è stata nominata la donna più sexy dell’anno dal settimanale New Musical Express (vedere per credere). Il tour promuove l’album “Standing In The Way Of Control” dal messaggio dichiaratamente anti-Bush, dopo che il governo americano ha vietato il matrimonio fra gay.
Beth è dichiaratamente e orgogliosamente lesbica e grassa, ovvero quanto di più orribile per la società di oggi. E noi l’amiamo. Basta leggere qui per capire perché…
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È ufficiale. Sono pazzo di Beth Ditto, frontwoman dei Gossip, di cui mi sono già occupato su queerblog.it qualche giorno fa.
Mi dispiace per Paris e le altre bionde dello show biz, ma lei ha qualcosa di più, non sicuramente in questa copertina dove appare come mamma (e troppi dolci al seguito) l’hanno plasmata.
Mi dispiace per Britney (Spears), ma secondo la stampa britannica il personaggio più cool dell’anno sarebbe una certa Beth Ditto.
La giovane leader dei Gossip (ha solo 26 anni) oltre ad essere seguita dai mass media europei, che la seguono anche grazie alla pubblicazione dell’album “Standing In the Way Of Control”, ha saputo imporsi senza modificare (così pare) il proprio carattere.
Oltre a definirsi “grassa lesbica femminista lesbica dell’Arkansas”, Beth si sta impegnando anche per i diritti civili dei meno considerati. Secondo quanto pubblicato dal settimanale Vanity Fair, avrebbe rinunciato ad un evento promosso da una catena d’abbigliamento; “non produceva abiti della mia taglia” ha dichiarato alla stampa Beth.
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