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L'assurdo, assordante silenzio delle organizzazioni lgbtq su Ebrahim Hamidi condannato a morte

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Homosexual Intifada Mondo

L'assurdo, assordante silenzio delle organizzazioni lgbtq su Ebrahim Hamidi condannato a morteIeri, l’ex presidente di Arcigay, Aurelio Mancuso, sulla sua pagina di Facebook, scriveva:

“Ai dirigenti delle associazioni lgbt: tutta Europa si è mobilitata per salvare Sakineh Mohammadi Ashtiani dalla lapidazione e per impedire l’impiccagione di Ebrahim Hamadi accusato di essere gay. In nessun sito del movimento ho visto appelli e mobilitazioni. Forse state pensando a qualcosa, intanto ci sono l’appello di Amnesty e la manifestazione dei socialisti a Milano. Noi cosa facciamo? Con rispetto e amicizia…”.

Nei giorni scorsi, anche chi scrive, ha cercato, inutilmente, notizia e mobilitazione sui siti dei giornali generalisti. Invano, se non che qualcuno informava che la Francia per prima si era sollevata anche a favore del ragazzo 18enne. A farla da pionieri - ma a questo punto senza rilevanza pubblica - i “soliti” generosi del socialnetwork, come Facebook, che si sono scaraventati sul sito di Amensty International a firmare la petizione contro i boia di Hamidi.

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Aurelio Mancuso: "Felice per le nozze gay in Argentina, in Italia però nemmeno una legge contro l'omofobia"

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Nozze e dintorni Citizen Gay Omofobia

Aurelio Mancuso

La notizia dell’approvazione del progetto di legge per le nozze gay in Argentina ha entusiasmato il movimento Lgbt italiano, che però, attraverso le parole di Aurelio Mancuso, ammette, allo stesso tempo, tristezza e desolazione per la situazione italiana:

“Come persone lgbt italiane siamo particolarmente contente che in Argentina, paese legato al nostro Paese per storia e cultura, siano stati approvati, grazie all’impegno dell’attuale governo, i matrimoni gay. Naturalmente questo non può che farci riflettere sull’incapacità della classe politica italiana di affrontare la questione del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali”

In Italia, infatti, non si è riusciti nemmeno ad attuare una legge contro l’omofobia, figuriamoci pensare ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ricordando il grande impegno di Paola Concia a Montecitorio, Mancuso approfitta della notizia per invitare alla riflessione:

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Reazioni alla violenza omofobica accaduta a Roma ai danni di un ragazzo gay: tra loro Concia, Mancuso, Alemanno e Carfagna

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Camp Attack Omofobia Cronaca

Reazioni alla violenza omofobica accaduta a Roma ai danni di un ragazzo gay: tra loro Concia, Mancuso e Alemanno

Dopo la notizia dell’aggressione ad un ragazzo gay a Roma, nella notte tra il 25 e il 26 maggio che ha rischiato di perdere un occhio, ecco le parole di alcuni esponenti politici e di associazioni Lgbt italiane.

Fin dal commento di Aurelio Mancuso è evidente la necessità di agire concretamente e non parlare solo teoricamente di quanto sia criminale e feroce la violenza omofobica in Italia:

“Ricomincia l’estate e ricompaiono con più frequenza a Roma e in Italia le aggressione ai danni delle persone omosessuali. Non sappiamo se sia il caldo a dare la testa, di certo le bande composte spesso da giovani e giovanissime continuano ad agire indisturbate, sicure di non essere individuate e nel caso di non subire eccessive conseguenze. Nell’esprimere la mia solidarietà nei confronti del ragazzo aggredito, faccio appello al Governo, in particolar modo al ministro delle Pari Opportunità, affinchè come gesto di chiara volontà politica di agire, si approvi con urgenza un decreto legge che introduca l’aggravante per i reati da odio ai danni delle persone omosessuali e transessuali”

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Anna Paola Concia e Aurelio Mancuso: "Anche la sinistra è omofoba. Possibile che non vi veniamo mai in mente?"

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Omofobia


Un consiglio: andatevi a leggere un articolo che la deputata del Pd, Anna Paola Concia e il dirigente e militante di Arcigay, Aurelio Mancuso, hanno scritto sul quotidiano Il Riformista, sul rapporto tra la comunità lgbtq e la sinistra, i suoi militanti, i personaggi pubblici che la fiancheggiano. Un mondo di parolai che si scioglie al primo tepore di sole; si dilegua nel momento delle battaglie, diventa orbo sulle necessità legislative. Non ci dicono, gli autori, se si tratta del Pd o della sinistra nella sua rappresentazione globale. Immaginiamo la cosa riguardi tutti. Coloro che agiscono con coerenza nel sostenere le battaglie lgbtq, pare si possano contare con una sola mano, e (ci fa piacere) pare siano donne come Lella Costa, Ottavia Piccolo, Maria Grazia Cucinotta e qualche altra. Gli uomini? Troppo impegnati ad apparire in concertoni da bandiera rossa, per la difesa della foresta amazzonica, per la libertà di stampa e quant’altro. Si dileguano o si danno impegnati altrove se si chiede loro un atto di partecipazione ai diritti e alle difese delle persone lgbt. Vero, verissimo. E desolante!

“Non sono bastati morti, violenze, aggressioni - scrivono Concia e Mancuso -, campagne d’odio ripetute e costanti anche in questi giorni, per smuovere alcuna anima bella della sinistra, a fare, magari spontaneamente, sì vivaddio spontaneamente, un gesto, una raccolta di firme, una riflessione. Possibile che non vi veniamo mai in mente? Tra la foca monaca ed Emergency, tra la desertificazione dell’Amazzonia e la difesa della Costituzione, della libertà di stampa e della democrazia, vi saremo venuti in mente una volta o no?”

Si attende risposta. Oppure no, perché sappiamo che una certa sinistra ci ha abituati da tempo a non esaudire risposte concrete. Schierarsi con la nostra comunità appare ancora rischioso, inutile e, per certi versi, poco autocelebrative. La sinistra parolaia spunta, accademica e solenne, in tempi di elezioni, di effimeri comunicati stampa, per poi assentarsi nei luoghi deputati alla ragione, alla difesa di coloro che non hanno uno straccio di diritti sanciti nel resto del mondo civile.

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Anna Paola Concia e Aurelio Mancuso: "Contro l'omofobia, adottiamo un cattolico"

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Vaticanerie Omofobia


Una iniziativa politica, dopo gli attacchi del cardinal Bertone e della Chiesa cattolica in generale verso l’omosessualità, o una provocazione? L’occasione comunque sembra buona anche in vista della Giornata Mondiale contro l’omofobia che si celebrerà il 17 maggio prossimo. La “provocazione” arriva dalla onorevole Anna Paola Concia e dal leader di Arcigay Aurelio Mancuso, in questi giorni finito sui maggiori canali televisivi internazionali proprio sullo scivolone del cardinale Bertone.

“Tra poco più di un mese, il 17 maggio, - ricordano Concia e Mancuso - ricorrerà la giornata mondiale contro l’omofobia. Secondo noi il miglior modo per guarire dalla dolorosa patologia dell’omofobia sta nella possibilità, per le persone che nutrono pregiudizi, di poter entrare in diretto contatto con una realtà umana e sociale di cui il più delle volte hanno un’idea completamente distorta. I gay e le lesbiche di questo paese, oltre ad indignarsi per le parole pronunciate dal cardinale Tarcisio Bertone – spiegano Concia e Mancuso – possono fare un gesto concreto di aiuto: adottare un cattolico per guarirlo dall’omofobia. Possono portarlo a cena fuori, al cinema, a incontrare gruppi di ragazzi omosessuali impegnati nel sociale e le loro famiglie; sarà il metodo migliore per aiutare ogni singolo cattolico italiano a liberarsi da questa omofobia dilagante in cui le gerarchie ecclesiastiche vorrebbero vederci sprofondare”.

Ora bisognerà vedere se questi cattolici intendano farsi adottare, per un’ora o un giorno, o più, da noi omosessuali; se intendono aprire un dialogo serio con la loro Chiesa e con loro stessi sull’importante tema dell’omofobia, oggi presente in molte forme e maniere nella nostra società. Sappiamo che ci sono cattolici illuminati e credenti che seguono, senza altri ragionamenti, quel che la Chiesa dice loro. Chissà chi tra loro potrà essere adottato.

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"Non si può dare del gay a un altro". Le reazioni del mondo lgbtq alla sentenza della Cassazione.

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Camp Attack


Il coro del mondo lgbt italiano è unanime (o quasi): la sentenza della Corte di Cassazione emessa ieri è un passo importante e una vittoria non solo per colui che si era rivolto ai tribunali, ma per tutto il movimento e per le sue battaglie. Probabilmente pesa molto l’attesa del 23 marzo, quando un’altra sentenza, importantissima, dovrà essere emessa sui ricorsi di alcune coppie omosessuali che si son viste negare il diritto a celebrare pubblicamente la loro unione. L’attesa per questa nuova sentenza è molta, fuori e dentro la comunità lgbt italiana, perché da lì, dicono in tanti, può partire una nuova primavera dei diritti o l’arresto e la disillusione che in Italia non c’è spazio per le coppie di fatto omosessuali. E si dovranno trovare nuove strategie politiche e giuridiche.

Intanto quel che è accaduto ieri ha svegliato, in qualche modo, i mass media che, in casi come questi, ci si fiondano come api al miele. Il Corriere della Sera, ad esempio, ha intervistato un uomo di alta dignità come Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela e ora eurodeputato del Pd. Crocetta è sempre stato un uomo che ha difeso e protetto la sua omosessualità, così come ha difeso e protetto la sua politica dagli sgherrami della mafia che lo voleva e lo vuole eliminato dalla terra. Del perché, hanno fatto bene i giudici, si dice assolutamente d’accordo:

“Assolutamente. Ma non solo per una generica difesa degli omosessuali come categoria a diverso orientamento sessuale. Per una questione di rispetto dell’individuo. Io posso essere gay e dirlo a tutti, come ho fatto io, ma posso esserlo e non volerlo dire a nessuno, condurre una vita dignitosa senza sbandierarlo ai quattro venti […] Anche se viene scritto in una lettera privata e si fa riferimento a episodi del passato di una persona si manca di rispetto. È la mia vita privata, siamo nella sfera della privacy. Qui è chiara la volontà dispregiativa. Perché devo essere definito gay se non voglio?”.

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Arcigay. Aurelio Mancuso: "Parliamo con la Chiesa cattolica"

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Camp Attack Vaticanerie

Passato il Congresso nazionale Arcigay di Perugia e passate le consegne al nuovo presidente Paolo Patanè, Aurelio Mancuso aveva una sola cosa in testa: raggiungere il suo compagno e stare qualche giorno in casa con lui a riposarsi e pensare a come continuare ad essere utile alla comunità LGBT. Il triennio da presidente, immagino, ha pesato molto con tutte le critiche e gli errori che hanno investito tutto il gruppo dirigente in Arcigay. Mancuso ora lancia una sfida, credo importante per tutti. In un editoriale che sarà pubblicato venerdì su Gli altri, l’ex presidente chiede a tutta la comunità omosessuale di aprire un tavolo di confronto con le gerarchie ecclesiastiche e i cattolici.

Non con il Vaticano – precisa Aurelio – ma con la chiesa, soggetto religioso e sociale che gioca un ruolo dirompente rispetto alla cultura politica del Paese. Dobbiamo muoverci. Non possiamo essere timorosi nel proporre una sfida positiva ai vertici della CEI e a tutta la chiesa, aprendo un confronto franco e diretto, magari partendo dalle considerazioni della Commissione di Bioetica dei Gesuiti pubblicate due estati fa dal mensile “Argomenti sociali”.

Su come possa avvenire questo confronto, Mancuso lo dice chiaramente: attraverso convegni, riflessioni, incontri fra le esperienze più avanzate della comunità lgbt e le gerarchie, le diocesi, gli ordini religiosi, le parrocchie. Certo i dubbi sono tanti sul se e come verrà accolta la proposta da parte dei cattolici e da parte del movimento LGBT. Gli scontri, in questi anni, sono stati duri, a volte feroci, da una parte e dall’altra. Ne è uscito sempre penalizzato il movimento che non possedeva armi di contrasto ai mille no della chiesa cattolica che abiura le coppie di fatto, la fecondazione assistita e tutti quei finti dogmi che sembrano essere stati creati per offendere la dignità e la cittadinanza degli omosessuali.

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XIII Congresso Nazionale. Paolo Patanè, nuovo presidente di Arcigay

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Mondo

XIII Congresso Nazionale. Paolo Patanè, nuovo presidente di Arcigay

Paolo Patanè è il nuovo presidente nazionale di Arcigay. Segretario nazionale, in vece di Riccardo Gottardi è stato eletto Luca Trentini. Con loro si sono rinnovati anche gli altri organi direttivi e collegiali dell’associazione. Nulla di nuovo, quindi sotto il bel cielo freddo primaverile di Perugia. La mozione che portava le prime firme del neo presidente e del neo segretario nazionali, Fare Futuro, aveva una tale pletora di appoggio e consensi da non lasciare nessuna p0ssibilità di rivalsa della mozione concorrente.

Per tutta la giornata e la notte inoltrata scorsa, sono proseguite nel loro lavoro le varie commissioni che hanno fatto alcuni cambiamenti allo Statuto e si sono impegnate nelle varie discussioni e iniziative da prendere, sulla scuola, i giovani e altri temi che impegnerà Arcigay nei prossimi anni. Come è nelle corde di qualsivoglia Congresso, le diaspore non sono mancate; qualche incomprensione ha fatto temere il peggio, finché la saggezza di tutti non ha portato alla mediazione e a un riconosciuto risultato.

Stamane, una delle questioni che è riuscita a paralizzare il congresso ha riguardato proprio il presidente nazionale uscente, Aurelio Mancuso. Farlo o no, presidente onorario di Arcigay? In fondo, sussurravano in molti in sala, la cosa era toccata a Franco Grillini primi, e a Sergio Lo Giudice poi. Perché non Mancuso? La domanda per molti era ovvia, per altri no.

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XIII Congresso Nazionale. Arcigay fa autocritica nelle due mozioni e cerca un futuro. Ecco cosa non va!

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Famiglie Cronaca Salute

XIII Congresso Nazionale. Arcigay fa autocritica  nelle due mozioni e cerca un futuro. Ecco cosa non va!

Perugia è una piccola, deliziosa città umbra. Da qui, ogni anno, parte una marcia che raccoglie qualche centinaio di persone che raggiungono, tra dolci pendii e casolari, Assisi. È la marcia per la Pace; la stessa che probabilmente servirà ai congressisti di Arcigay per uscire da un rinnovamento mancato; l’eccesso di burocrazia e poteri che l’ha allontanata da una certa militanza che è diventata solitaria e poco incisiva. Così, mentre l’Italia sta ancora attraversando una trasformazione che riguarda la politica ma anche le idee e le azioni dei cittadini, certi egoismi esaltati dalla Lega, una crisi economica che presto presenterà un conto salato, tutto a scapito dei più deboli; anche i diritti civili omosessuali sembrano aver preso una china in discesa, una frantumazione di tante battaglie che dovevano portare risultati e ci siamo ritrovati invece di fronte a nuove omofobie; a preti che intendono togliere un sacramento ai gay, a nuovi predicatori-psichiatri che inventano cure “riparatrici” contro l’omosessualità; ad una Babele di disinformazione e linguaggi che hanno fatto arretrare i movimenti.

Le due mozioni che si discuteranno a Perugia, iniziano entrambe con un’autocritica alla luce del presente e di tre anni in cui è stato impossibile lo svolgimento di una concreta azione politica. A dirlo non siamo noi, ma la mozione “Essere futuro”, presentata da Paolo Patanè, in quota presidente al posto di Mancuso e Luca Trentini che si candida a sostituire in segreteria nazionale Riccardo Gottardi.

“Arcigay è apparsa incapace di elaborare una strategia politica alternativa, idonea a produrre politica in condizioni di assoluta impraticabilità dei percorsi parlamentari. Abbiamo perduto l’occasione di approfondire le opportunità legate alla strategia giudiziaria per l’affermazione dei nostri diritti, e quelle legate ad un rinnovamento delle caratteristiche della nostra comunicazione, fino a perdere del tutto l’iniziativa sul tema delle unioni e del matrimonio civile. In generale è mancata la capacità di sperimentare modalità e strumenti innovativi di proposta politica, come ad esempio, le leggi di iniziativa popolare […] Il risultato è stato un cortocircuito dei meccanismi di analisi e decisione politica; l’incapacità di elaborare una strategia; l’apertura di una stagione di veleni interna; la perdita di senso di ruolo per il Consiglio nazionale e per la stessa Segreteria. Arcigay è rimasta paralizzata su se stessa, subendo una perdita di consenso; uno scollamento della base associativa”.

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Si apre domani a Perugia il XIII Congresso Nazionale di Arcigay

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Camp Attack Cronaca

Logo del Congresso Arcigay di PerugiaCi vorrà qualcuno tra i tanti costituzionalisti, tra i politici e i cittadini, che prenda finalmente a cuore quella Carta approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. C’è chi la vuole oggi modificare senza accorgersi che poco è stata applicata nelle sue ragioni principali e nei suoi articoli di fondamentale libertà per tutti i cittadini. Che Arcigay abbia scelto per il suo XIII Congresso Nazionale, di richiamarsi alla Costituzione, garanzia di pari diritti per tutte le persone, è un fatto necessario e importante, perché sempre più spesso il cittadino glbt viene estromesso dai diritti che la Costituzione gli assegna e usato ed abusato da una bieca e cieca politica.

Per Costituzione, io c’entro“, è lo slogan scelto per la più importante assise di Arcigay in cui convogliare desideri e speranze di un paese dove le minoranze sessuali (certo, non solamente loro) vengono trattate da apolidi, derisi nella loro affettività, minacciati ed offesi da altri cittadini cui è stato inculcato il disprezzo verso il diverso. Una diversità che in altri luoghi è vista come ricchezza sociale e culturale, mentre da noi, Arcigay ma anche le altre associazioni glbt, devono difendere da una cultura amorfa, biascicante e spregevole. Spiega il presidente nazionale uscente, Aurelio Mancuso

Lo slogan “Per Costituzione, io c’entro“, scelto per il nostro Congresso Nazionale è un monito alla politica sorda e lontana dai bisogni dei cittadini e della comunità glbt, incapace di tradurre in determinatezza giuridica e sociale le richieste provenienti dalle persone. Un forte richiamo alla nostra Carta Fondamentale, garanzia dei diritti di tutte e di tutti. L’Associazione che compie questo quarto di secolo è una rete dinamica, composta da 46 realtà territoriali, spesso cresciute in provincie remote, ha una forte presenza di giovani e giovanissimi, sa interpretare i nuovi stimoli portando i suoi associati in piazza a rendersi visibili, e organizzare gruppi e attività che raccolgono lo spirito di una comunità lgbt in crescita nonostante l’aria soffocante di un Paese disilluso. Le decine di volontari e volontarie Arcigay che ogni giorno si spendono per realizzare cose e aiutare l’altro, accrescendo la partecipazione, sono l’orgoglio che mi hanno reso fiero di condurre per tre anni un’associazione comunque diversificata e complessa in una situazione sociale che propone continue sfide.

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