Intervistato da Claudio Sabelli Fioretti per La Stampa, Ivan Scalfarotto – che nel 2005 partecipò alle Primarie sfidando Prodi, Bertinotti, Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio e Simona Panzino – parla anche della propria omosessualità, della politica italiana e della presidenza della Repubblica. Attualmente Scalfarotto è componente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico e vive a Milano, dopo esser vissuto per un settennio tra Mosca e Londra. Ecco alcuni stralci dell’intervista:
Hai lasciato Londra e sei tornato a vivere in Italia.
Milano è la città di mia nonna, l’ho sentita subito familiare. E poi mi ha accettato. Milano è un posto accogliente per noi gay. Sono milanese per gratitudine.La scoperta della tua omosessualità?
Il problema è solo vincere il terrore di perdere l’amore e il rispetto. Ma un giorno ho chiuso la porta di casa e mi sono accorto di avere un lavoro, un’indipendenza e una casa mia. Diceva Eleanor Roosevelt: “Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso”. E il mio consenso, da un certo giorno, non l’ho dato più.Continua a leggere: Ivan Scalfarotto, la politica italiana e i gay

I dati parziali diffusi in questo pomeriggio di spoglio dopo il voto per le elezioni politiche (Blogo segue gli aggiornamenti in tempo reale su Polisblog) parlano di una probabile vittoria dell’asse costituito dal Popolo delle Libertà di Berlusconi, Lega Nord di Bossi e Movimento per le autonomie di Lombardo.
Nonostante le recenti esternazioni di Marcello Dell’Utri, senatore di Forza Italia, sulla simpatia, intelligenza e sensibilità degli omosessuali (viva i luoghi comuni!), le destre non vanno, per definizione, a braccetto con i diritti civili e le rivendicazioni lgbtq. Si prospettano, dunque, tempi duri per i conviventi, gay o etero che siano, che richiedono un riconoscimento delle unioni al di fuori dello statuto del matrimonio? E cosa succederà all’autodeterminazione delle donne in fatto di procreazione e aborto? E i diritti delle persone transessuali? E la lotta a pregiudizi, violenza e omofobia?
Il nostro futuro è quanto mai incerto e l’orizzonte non è roseo. Il governo Prodi non è riuscito a far nulla per i diritti di gay, lesbiche e trans. Meno ancora ci aspettiamo, ora, da un nuovo governo Berlusconi. Chi si farà carico dei nostri diritti se la cosa più a sinistra del parlamento italiano sarà il Partito Democratico con dentro la Binetti? Naufragio, inoltre, per la Sinistra Arcobaleno. E dire che Bertinotti è stato l’unico candidato premier a incontrare pubblicamente, per la prima volta nella nostra storia, la comunità gay…
Continua a leggere: Cosa ci aspetta se Berlusconi torna al governo?
Ed eccola. L’unica strada che i politici non dovevano farci percorrere, sarà quella che invece affronteremo: le elezioni anticipate. Non c’è pace. Non c’è una luce in fondo al tunnel. Il governo è caduto e Prodi si è dovuto arrendere. Forse se avesse mostrato di più i denti e sbattuto i pugni sul tavolo, qualcosa sarebbe stato diverso. Ma tant’è! Si ricambia un’altra volta. Tutto da rifare. E l’ironia è che tutto si rifarà con le stesse facce, le stesse parole, le stesse promesse…da marinai!
Una domanda. Cosa voterà adesso la comunità gay? Chi sostenere per essere ricambiati con qualche, anche se pur minimo, diritto? Fallito il sogno delle unioni di fatto, naufragato nel dibattito sterile e nella guerra con i cattolici (istituzioni comprese), quale “sogno” inseguire adesso? Apro questa domanda a voi, per capire in che direzione muoversi.
Se solo avessimo delle idee comuni, dei candidati sui quali investire le nostre aspettative, se riuscissimo a farci sentire con la grande opportunità del voto comune… Forse potremmo ottenere qualcosina in più. Comunque: a chi affidare questo Paese per farci uscire finalmente dal medioevo, che faccia capire a tutti che l’Italia è uno stato LAICO (da quando?), che ci tolga dalla vista il corrotto, o personaggi come Mastella, Calderoli, Schifani, Binetti (di nomi ne avrei molti altri), che riempia il nulla che divora facce e nomi senza storia.

Il senatore Cusumano dell’Udeur ha espresso la sua volontà di votare SI alla fiducia al Governo Prodi e il suo collega, Tommaso Barbato sempre dell’Udeur, in evidente disaccordo gli ha urlato FROCIO.
Stesso trattamento è stato riservato a Cusumano dal senatore di AN Nino Strano, che lo ha apostrofato come CHECCA SQUALLIDA.
Ogni volta che accadono queste cose mi convincono sempre di più che meglio essere frocio che fascista
Continua a leggere: Cusumano dell'Udeur vuole votare SI al Governo Prodi quindi è Frocio
Bisogna, necessariamente, tirare le somme. Cominciare ad interpretare il significato di alcuni sondaggi lanciati, per lo più, in concomitanza con il Pride.
Partiamo riportandovi il risultato lanciato in occasione di una lettera pubblicata dal settimanale Famiglia Cristiana (nella quale un omosessuale chiedeva consiglio al direttore-sacerdote, ndr).
Alla domanda “gli omosessuali devono diventare atei” il 68% degli intervistati ha risposto di sì.
Continua a leggere: I lettori di queerblog chiedono il matrimonio omosessuale
Ormai, come tutti voi saprete certamente, il governo Prodi ha ottenuto ieri sera la fiducia del Senato, riuscendo così ad avere il via libera a continuare nel suo operato. E questo è un fatto. Fermo restando che siamo comunque contenti, a nostro modo, che il governo sia stato messo in condizione di procedere e che non sia tornato alle destre, vale forse la pena però dedicare due righe di commento a qualcosa che piacevole agli occhi di chi scrive non è stato.
Ma vi pare normale che dopo quello che è successo e dopo aver ottenuto una così risicata (162 contro 157), sudata, contrattata, sudicia maggioranza Prodi si sia messo ad esultare come ad una partita di calcio? No dico, ma cosa c’è da ridere e darsi il cinque? Già trovavo scandaloso che l’opposizione quando il governo è caduto sia esploso in un tifo da stadio, perché lo ritengo irrispettoso nei riguardi di un paese e dei suoi cittadini che in una caduta di governo non vivono mai un momento felice e positivo. Ma lo stereotipo, si sa, vuole la destra grezza e sbruffona per cui c’era da aspettarselo. Ma che pure Prodi, dopo dei giorni così difficili e dopo aver ottenuto la possibilità di procedere praticamente con una spinta e un calcio in culo, si metta ad esultare io lo trovo davvero intollerabile.
Non ci bastava Berlusconi con la sua totale incapacità a gestire con classe e garbo il ruolo politico? Ora ci si deve mettere anche Prodi con questo atteggiamento da bar dello sport? Secondo me con una maggioranza come questa c’era solo da andare avanti, anche con un certo imbarazzo. Altro che gimme five… Non solo. ha pure dichiarato: “Meglio di così non poteva andare”. Contento lui. Ma di che pasta è fatta sta gente? Dove ha la dignità?
Prodi, bontà sua, si spende alla sua maniera per i Dico (”proteggono i più deboli”, ha detto in un’intervista al Tg1), sempre con una tattica rivolta al pietismo, e si prepara all’incontro di oggi con la Santa Sede per l’anniversario dei Patti Lateranensi, fortemente scossi dalle ultime ingerenze vaticane.
In Italia intanto l’opinione pubblica appare divisa sui diritti per le coppie conviventi, etero e omosessuali. Da un lato sembra che ci sia molta confusione mista a tanta ignoranza (non tutti sanno bene che cosa prevede il disegno di legge Bindi-Pollastrini), dall’altro gli italiani sono restii a
Un italiano su due, sostiene un sondaggio pubblicato sul Corriere, è favorevole (45% sì, 47% no) ai (pochi) diritti per i conviventi. Ma, per come è posta la domanda (”in che misura condivide la proposta di legge sulle coppie di fatto”) potrebbe anche emergere l’opposizione di chi considera il ddl troppo blando e vorrebbe qualcosa di più.
In ogni caso, siamo un po’ indietro rispetto all’Europa.

E’ gravissimo quello che sta succedendo in Italia e noi di queerblog sono davvero indignati. Siamo stanchi delle ingerenze della Chiesa nella legislazione della Repubblica Italiana. Siamo arrabbiati per il servilismo della classe politica, di qualunque orientamento sia.
La goccia che fa traboccare il vaso è l’ultimo editoriale di Avvenire, il quotidiano della Cei, che contiene un ultimatum al governo Prodi. Leggiamo su repubblica.it:
“Non possumus”, proclama l’organo della Cei riesumando la formula di Pio IX contro quelle che nel 1860 la Chiesa chiamava le “usurpazioni” piemontesi, cioè la riunificazione dell’Italia e l’annessione delle Romagne al Regno piemontese. Fare una legge che certifichi l’esistenza di coppie di fatto viene dunque equiparato ad un’usurpazione. Ma è l’avvertimento finale l’elemento più allarmante. Il giornale dei vescovi, a proposito di una legge sulle convivenze, non parla infatti di “problema morale”, di una questione rilevante per le coscienze o al limite di un bivio per la società. No. Parla di uno “spartiacque” della politica italiana. Dando ragione così a quei segnali provenienti giorni fa da ambienti ecclesiastici, che avevano allertato l’agenzia Asca su un’offensiva di Ruini contro il governo perché non si azzardasse a riconoscere le coppie di fatto. Nell’editoriale si ribadisce che persino la dichiarazione anagrafica prevista dalla bozza Bindi-Pollastrini darebbe “rilevanza giuridica” a una “realtà para-familiare”, inaccettabile secondo le parole di Benedetto XVI.
Non ci resta che scendere in piazza e “rifare breccia” il prossimo sabato 10 febbraio.
Continua a leggere: Pacs: Santo Prodi impedisci ai vescovi di legiferare in Italia

I Pacs e Gianfranco Fini: dopo aver ventilato la possibilità di un “soccorso nero” e aver constatato con stupore la disponibilità del leader di Alleanza Nazionale, non restano molte speranze per noi e per i nostri diritti se la posta in gioco dell’opposizione è mettere i bastoni tra le ruote del governo Prodi, sperando che cada.
Fini ha discusso della questione delle unioni civili, insieme ad altre cose, nel corso dell’assemblea delle elette di An, facendo questa sintesi della situazione:
Se l’Udeur non cambia opinione e mantiene il punto, il disegno di legge Bindi-Pollastrini che esce venerdì dal Consiglio dei ministri sarà bocciato in Parlamento e Prodi dovrà dimettersi.
La previsione infatti di An è che il provvedimento non riesca a passare al Senato; l’aggettivo usato per rafforzare questo concetto è, significativamente, “impossibile”. Fini però precisa che il suo no è un no politico e non sul merito della possibilità di regolamentare in termini di legge questo tipo di unioni:
Non si giudica il merito del provvedimento ma il suo profilo politico, quindi sui pacs nessun aiuto da parte nostra al centrosinistra. Se il governo vuole approvare la legge sulle unioni civili dimostri di avere la maggioranza.
Fa ridere dirlo, ma non resta altro da fare che aiutarci da soli perchè, come recita il proverbio, Dio ci aiuta. E Prodi ci sente molto bene da quell’orecchio, vero Ratzinger?

Sembra ormai un bollettino di guerra e ogni giorno non si può fare a meno di fare il punto del dibattito politico nazionale sul tema dei Pacs. Il dibattito è stato riacceso dalla presa di posizione del Presidente della Repubblica Napolitano dalla Spagna di Zapatero: mettiamoci d’accordo con la Chiesa. La replica della Cei è stata dura e intransigente e esprime un secco no a qualunque forma di riconoscimento giuridico alle coppie di fatto, in quanto una legge sui Pacs sarebbe superflua per la Conferenza Episcopale.
Mentre il “pio” premier Romano Prodi si ritrova nella posizione di Napolitano e si dichiara pronto ad ascoltare il Vaticano, il leader Ds Piero Fassino, che riconosce alla chiesa il diritto di mettere bocca sulla questione, si dice “sorpreso e colpito dai commenti della Cei” e invita alla moderazione:
credo che tutti dobbiamo abbassare un po’ la temperatura, sia chi agisce nella politica che chi agisce nella societa’.
Il presidente del Senato Franco Marini vuole che si non rinunci a legiferare e che ci si impegni invece per dare “risposte ai diritti essenziali delle persone, che non possono essere discriminati”: è una questione di civiltà. Il capogruppo dell’Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro, è dal canto suo fiduciosa nella sovranità parlamentare che potrà comporre ogni eventuale problema che il governo potrebbe incontrare nel licenziare un disegno di legge. Intanto vi invitiamo a leggere qui una bozza della legge in lavorazione, anticipata dal Corriere della Sera.
Continua a leggere: Quanti battibecchi, vogliamo solo i Pacs!