In un clima di campagna elettorale, tra i peggiori che ricordiamo, avvelenato e contumelico, si è consumato l’ennesimo atto di intimidazione omofoba, questa volta ai danni di Franco Grillini, candidato dell’Italia dei Valori nelle regioni di Emilia Romagna e Lombardia. L’esecrando atto è avvenuto in Lombardia dove il camion elettorale del candidato padre di innumerevoli battaglie per i diritti lgbt, è stato preso di mira da elementi che speriamo vengano presto scoperti. Durante la notte scorsa è stato seriamente danneggiato da ignoti uno dei due camion che per le vie di Milano trasporta la vela con il manifesto elettorale del candidato Idv Franco Grillini a Milano e provincia. Sono state tagliate quattro gomme ed è stato danneggiato lo sportello, tanto da impedire l’accesso al mezzo. Sul manifesto elettorale sono comparse le scritte: “frocio di merda vai a lavorare”, “w la figa”.
Un atto ignobile, più denigratorio e insulso perché rivolto ad una persona come Franco che conosciamo per il suo instancabile impegno civile, per le sue passate battaglie in Parlamento a favore delle coppie di fatto e contro ogni discriminazione; per questa sua nuova avventura politica che, se vinta come ci auguriamo, potrà portare nuove ventate di democrazia e di diritti nelle regioni in cui sarà eletto. Non solo volgari, quelle scritte che denunciamo un clima avvelenato, di disperata ignominia per coloro che lo hanno attuato, credendo di rendere più difficoltoso il percorso della campagna elettorale di Grillini, che così risponde agli ignoti omofobi:
“La violenza, l’omofobia e i soprusi sono odiosi sempre, ma lo sono ancora di più quando si cerca di alterare la dialettica democratica. Si tratta di un atto vigliacco e stupido di chi vuole impedire la campagna elettorale su Milano di un candidato fortemente caratterizzato sui temi dei diritti civili e di libertà. Mi sono candidato a Milano nelle liste dell’Idv per combattere lo strapotere clericale del ‘ventennio’ di Formigoni. Non sarà certo una vile intimidazione a fermare una campagna che porta avanti soprattutto ideali di libertà e laicità”.
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E’ bastato che un candidato alle elezioni regionali lombarde, in corsa con Sinistra Ecologia e Libertà, si presentasse anche col suo nome da artista drag queen, per fare scoppiare la polemica. Prima il candidato presidente uscente Roberto Formigoni, e fin qui nulla da eccepire: si sa che certe cose non stanno nelle corde; poi gli si è accodato il presidente candidato del Pd, Filippo Luigi Penati. Una polemica tutta elettorale, dove il centrodestra ci si è fiondato a man bassa dopo un articolo su quel candidato apparso sul Corriere della Sera, tanto da far scendere in campo il capogruppo di Sel, Mario Agostinelli:
“In queste ore il centro destra sta dando prova del più severo ‘bigottismo’- dice Agostinelli - per nascondere le indecenze di casa propria. Formigoni fa come dice il vecchio detto della polvere e del tappeto: pulisce dove passa il prete. Coprono i loro errori alimentando un clima torbido intorno alle elezioni. Sono orgoglioso di rappresentare la lista di Sinistra ecologia e libertà in cui c’è una candidatura come Rovyna in una Regione in cui vengono discriminati gay e lesbiche anche nella pubblica amministrazione, in cui vengono scoperti laboratori in cui viene praticato l’aborto clandestino, in cui ad essere discriminate sono le donne che affrontano il dramma dell’interruzione di gravidanza nelle strutture sanitarie lombarde. Dove sta la solidarietà e il rispetto dell’essere umano in questa Lombardia?”.
Il candidato finito sulle forche caudine è Stefano Villani, detto Rovyna, di professione drag queen. Come sanno tantissimi di noi, le drag queen sono persone di spettacolo mica di strada; si esibiscono per lo più nelle discoteche dove fanno animazione o spettacoli. La maggior parte di loro è gay e da qui, probabilmente, l’alzata di scudi del responsabile del Sel. Che uno di questi artisti scenda in campo in politica, mettendoci il suo nome d’artista, non dovrebbe creare alcuno scandalo, la cosa che dovrebbe importare è quel che promette e farà se eletto. E invece a dar di contro ci è finito anche il candidato presidente Penati che lo ha tra i suoi sostenitori.
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Un gruppo di ragazzi milanesi ha organizzato e programmato un Pride a Milano, nel quale poter parlare della condizione omosessuale nel mondo. Ospiti, Manvedra Singh Gohil, principe indiano che parlerà della situazione in Asia, e Rania di Giordania che parlerà invece delle donne nei paesi arabi, all’interno di questa manifestazione. Le due conferenze dovrebbero avvenire in estate, spostate in autunno in caso di improvvisi impegni dei due ospiti mondiali.
Saraà una rassegna di grande rilevanza culturale: addirittura, si parla, a livello teatrale, di un reading di Ian McKellen, con l’interpretazione di un grande attore cinematografico, nei panni di un omosessuale. Gli enti territoriali sembrano anche interessati a dare il loro contributo alla manifestazione culturale, insieme anche a quelli privati.
Foto | LaStampa
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Poco importa se avete già scelto le mete dove andare a trascorrere le vacanze natalizie e di fine anno; di certo ci sono luoghi dove sarà possibile andare in un futuro prossimo, da soli o il lieta compagnia. Partire è l’inizio di nuovi sogni, di nuove conoscenze e incontri, probabilmente un amore o una passione fugace o semplici amici che entrano nei nostri affetti più cari. Viaggia la popolazione gay e lesbica; parecchio in quelle nazioni che hanno saputo dare risposte legislative ai diritti; luoghi dove il divertimento gay notturno è sfavillante o dove la comunità glbt ha un suo alveolo di rappresentanza nella democrazia delle istituzioni. La Spagna ne è un esempio, ma anche l’Olanda, la Danimarca, la Svezia, l’Austria, la Francia. Più in là gli States, il Canada, il Brasile e persino il Sudafrica.
È così vero che gay, lesbiche, transessuali e bisessuali amino viaggiare che questo particolare segmento è diventato da qualche anno molto appetibile per le agenzie di viaggi e i tours operator come per gli Enti del Turismo che hanno un settore parecchio vivace che si occupa proprio del mercato vacanziero glbt. Sono loro a studiare offerte sempre più mirate, disporre di servizi di una certa qualità, alberghi e strutture capaci di esaudire le “folli” richieste del cliente omosessuale. Nei paesi dove tutto questo avviene, il cliente glbt usufruisce delle stesse attenzioni riservate alle coppie tradizionali, così se due uomini si presentano alla reception di un hotel riceveranno una matrimoniale senza altre stupide e imbarazzanti domande.
Una interessante realtà, molto giovane per questo mercato in espansione è Quiiky, tour operators capace di esaudire ogni richiesta che arriva dai suoi clienti glbt: dalla vacanza più lussuosa a quella low profile, capace di gareggiare con chi oggi, online, ha prezzi con pochi zeri. Per aiutare le agenzie di viaggio a confrontarsi meglio con i loro clienti glbt, si sono riuniti in seminario a Roma e Milano, creando un certo interesse tra gli operatori del settore poco avvezzi al mercato gay. Loro lo slogan “Libero di viaggiare come sei“.

Pensavamo fosse chiusa, almeno per quest’anno, la stagione delle aggressioni agli omosessuali. Pensavamo che bastasse per quest’anno tutto questo odio, tutta questa acrimonia selvaggia verso gay, lesbiche, transessuali, quasi sempre portata avanti con la violenza offensiva delle armi. Pensavamo che la recente campagna governativa per combattere l’omofobia stesse dando i risultati sperati. Così non è stato! Se le indagini confermeranno il racconto dell’aggredito, dobbiamo dire che l’omofobia non si è spenta, nonostante le buone, tante volontà.
L’ultima aggressione è avvenuta due giorni fa a Milano, nei pressi della Milano-Meda ai danni di un uomo di circa 50 anni. Secondo quanto ha raccontato, l’uomo si trovava in macchina in un luogo di battuage, quando ha visto un’altra macchina che lo lampeggiava. Spaventato è fuggito, rifugiandosi in un vicino McDonald. Per nulla preoccupati, i tre inseguitori lo hanno raggiunto dentro il locale e preso a calci e pugni. Si è salvato rifugiandosi nell’ufficio del direttore.
Che questo sia stato un anno di ferocia verso le persone glbtq lo raccontano i vari episodi denunciati. Un allarme che non si è spento neppure quando la politica ha tentato di fare una legge per combattere l’omofobia; ovviamente naufragata a pochi minuti dal suo ingresso in aula parlamentare. Dopo questo ultimo episodio, il Circolo Mario Mieli di Roma si è detto parecchio preoccupato per questa caccia ai gay che non si riesce a fermare.

I primi anni ‘70 furono gli anni del risveglio, dell’uscita dall’anonimato e dai ghetti della paura. Novella capitale dei diritti omosessuali Torino dava vita al Fuori /a> per sentita volontà di Angelo Pezzana, Alfredo Cohen, Gianni Vattimo, Emma Allais e altri. Tra questi altri Enzo Francone, radicale da sempre, scomparso ieri per una forma di cancro nella sua amata Torino. Quegli “audaci”, legati al Partito Radicale, si erano trovati una sera a casa di Fernanda Pivano per discutere l’organizzazione del nascente movimento che intendeva copiare il Gay Liberation Front inglese e il francese Mouvement Homosexuelle d’action revolutionnaire. Le battaglie dei gay legati a quelle degli studenti, delle donne, delle altre minoranze presenti nel Paese.
Enzo Francone, come accade per molti altri che mai abbandonano la battaglia per i diritti negati, chiusa quella stagione e tante altre stagioni, non torna nel silenzio degli egoismi personali ma resta fino al suo silenzio finale tra le fila dei Radicali; entra in Certi Diritti e continua la sua militanza e il desiderio per sé e per gli altri di una vita più dignitosa con leggi di diritti glbtq. Gli uomini che se ne vanno spesso ci lasciano patrimoni narrabili di lotta e di desideri di liberazione, di opera narrata della collettività glbtq. Francone era uno di questi; sicuro che le sue battaglie a fianco dei Radicali, dei movimenti, in un giorno non suo e non nostro, vedranno luce e orgoglio. Le sue lotte, le sue battaglie resteranno di diritto nella storia del movimento omosessuale italiano.
A Milano, ieri, Congresso per il Cig Arcigay, capitanato fino alla nuova elezione di un nuovo presidente e di una nuova segreteria dal bravo e generoso Paolo Ferigo, a cui vanno i miei personali ringraziamenti per le tante battaglie condotte con leale partecipazione in tutti questi anni in cui ha presieduto l’organizzazione milanese legata ad Arcigay. A sostituire Ferigo alla presidenza del Cig, Marco Mori, con un curriculum di grande rispetto e la voglia sua e di altri di svegliare Milano dal torpore in cui da qualche anno vive e vegeta.
In Italia si parla spesso in queste settimane di omofobia, a causa delle gravi aggressioni avvenute e dell’intervento diretto del ministro Mara Carfagna per la stesura di una legge che possa punire ancora di più gli autori di questi atti violenti. Ed è di questo tema che si occuperà, questa sera su Italia Uno, un servizio de “Le Iene“, condotto da Ilary Blasi insieme ai fidati Luca & Paolo.
Attraverso un test ironico su 10 soggetti ignari, la iena Matteo Viviani si è spacciato per il direttore di un negozio milanese che non vuole vendere la merce ai gay. Così, ha chiesto alle ‘vittime’ di questo test di dimostrare la propria eterosessualità attraverso alcune prove.
Si attende con curiosità la reazione di questi poveri malcapitati. Nel frattempo, dalle vostre esperienze, visite sul campo o racconti di persone che conoscete, ritenete Milano, in linea generale, una città omofoba?
Foto | Andreavolpe

Il suo tour è passato in Italia già un anno fa (era ottobre, precisamente) e sui palcoscenici milanese e capitolino Jay Brannan ha sedotto il pubblico, poco ma buono, con un concerto intimo, affascinante e di immediatezza comunicativa disarmante, con un approccio acustico che rammenta Ani Di Franco, Tori Amos, Sinead O’Connor. Stasera alle 22.00 a La Casa 139 a Milano e domani alle 22.00 al Circolo degli Artisti di Roma (che di recente ha ospitato uno show dinamitardo di Peaches) è possibile ascoltarlo di nuovo live.
La presentazione, per quanti ancora non lo conoscessero, è presto fatta: giovane cantautore gay indipendente newyorkese, Jay Brannan è diventato popolare grazie al film cult “Shortbus” di John Cameron Mitchell. Breve ma intensa la sua discografia, che conta l’EP “Unmastered”, il primo album “goddamned” (su cui era incentrato il tour dello scorso anno) e il nuovo album di cover pubblicato lo scorso luglio, “In Living Cover”.
Ascoltatelo (anche su MySpace, se volete) e diteci che ne pensate. Per darvi un assaggio, è già storia “Housewife”, brano il cui ritornello recita: “I wanna be a housewife / what’s so wrong with that / i wanna be a housewife, yeah / and that’s just where i’m at”.
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Un comunicato diffuso ieri da Arcilesbica riferisce che la notte di sabato sarebbe avvenuta un’incursione in un al circolo Arci milanese, il Toilet, noto per alcune serate LGBT friendly.
Secondo quanto raccontato da alcuni presenti, i protagonisti dell’aggressione sarebbero stati cinque giovani dalla testa rasata che, scesi da un’auto blu priva di targa posteriore ed armati di cric, avrebbero fatto irruzione nel locale al grido di “Fuori froci di merda!“. Al tentativo di allontanamento gli aggressori avrebbero poi risposto chiedendo di Paolo Caldiroli, titolare del circolo, per poi aggredirlo prima dell’arrivo della polizia.
Diversi presupposti ha però la versione degli agenti che riferiscono di essere intervenuti al Toilet verso le tre del mattino per sedare una rissa seguita ad una lite nata da “problemi di parcheggio” e di aver arrestato due degli aggressori per resistenza a pubblico ufficiale. In ogni caso c’è chi tiene a sottolineare la coincidenza fra l’episodio ed il vertice europeo di Forza Nuova, questi giorni sotto gli occhi dei media, che si doveva tenere a Milano proprio durante il fine settimana appena trascorso nonostante le forze dell’ordine precisino che non esistono elementi per legare l’aggressione ad una matrice politica.
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Intervistato da Claudio Sabelli Fioretti per La Stampa, Ivan Scalfarotto – che nel 2005 partecipò alle Primarie sfidando Prodi, Bertinotti, Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio e Simona Panzino – parla anche della propria omosessualità, della politica italiana e della presidenza della Repubblica. Attualmente Scalfarotto è componente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico e vive a Milano, dopo esser vissuto per un settennio tra Mosca e Londra. Ecco alcuni stralci dell’intervista:
Hai lasciato Londra e sei tornato a vivere in Italia.
Milano è la città di mia nonna, l’ho sentita subito familiare. E poi mi ha accettato. Milano è un posto accogliente per noi gay. Sono milanese per gratitudine.La scoperta della tua omosessualità?
Il problema è solo vincere il terrore di perdere l’amore e il rispetto. Ma un giorno ho chiuso la porta di casa e mi sono accorto di avere un lavoro, un’indipendenza e una casa mia. Diceva Eleanor Roosevelt: “Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso”. E il mio consenso, da un certo giorno, non l’ho dato più.Continua a leggere: Ivan Scalfarotto, la politica italiana e i gay