Intervista. Gianni Geraci del Guado parla di don Pezzini a Queerblog


Gianni Geraci fa parte del Guado, un’associazione di omosessuali credenti. La scorsa estate Geraci aveva raccontato qui a Queerblog la sua storia di gay credente. La sua intervista è stata una delle più commentate.

Da qualche giorno Geraci commenta gli articoli che Queerblog ha dedicato alla vicenda di don Pezzini, il prete condanno a dieci anni di carcere per aver abusato di un minore. Il Guado è stato criticato da noi, e da altri siti glbtq, per il sostegno morale offerto a Pezzini. A Geraci abbiamo offerto un contraddittorio per capire meglio la posizione della sua associazione.

Partiamo dai fatti. Don Pezzini dovrà scontare dieci anni di carcere. Il Guado perché difende un sacerdote ritenuto colpevole dalla legge?
Dire che la sentenza del tribunale “sembra incompatibile con la figura sacerdotale che abbiamo conosciuto” e che la condanna non cancella il debito di riconoscenza che abbiamo con don Pezzini non significa certo difendere un sacerdote colpevole. Più volte abbiamo detto che il giudizio spetta alla magistratura. Nessuna difesa quindi, ma sconcerto e vicinanza umana per una persona che, quando ha avuto a che fare con il nostro gruppo, si è sempre comportata correttamente.

Don Pezzini è gay?
Don Pezzini ha lasciato il Guado nel 1985, quando io non frequentavo il gruppo. Da allora i rapporti sono stati molto formali: quando lo invitavamo a presentare i suoi libro, oppure quando partecipavamo a qualche dibattito pubblico. Personalmente ero convinto che avesse delle tendenze omosessuali, ma fino a quando non le ha dichiarate ai magistrati che lo hanno interrogato l'estate scorsa, non avevo elementi che confermassero questa mia impressione. 

La storia di don Pezzini ne ricorda altre. Il Guado cosa pensa degli altri prelati che abusano di minori?
Poco più di un anno fa, parlando con lo scrittore Paolo Pedote che ha dedicato un libro a questo argomento (cfr. Lasciate che i pargoli vengano a me, Malatempora, Roma, 2009) siamo arrivati alla conclusione che la maggior parte degli abusi è una conseguenza diretta dell'ipocrisia dell'istituzione clericale, un'ipocrisia che non si risolve prendendo le distanze dai disgraziati che li compiono. Dire, come sta facendo la Chiesa in questi mesi, che si tratta di “mele marce” e che l'istituzione non c'entra niente significa non affrontare le cause profonde di questi crimini.

Il Guado crede che la vicenda di don Pezzini abbia interessato i mass media per il lavoro che lo stesso sacerdote faceva con i gay credenti?
Non so se ci sia stata un'enfasi particolare. Di certo la notizia che “il prete dei gay” fosse accusato di pedofilia era molto ghiotta e la stampa ha calcato la mano su questo aspetto, dimenticandosi che don Domenico è anche un autore di spiritualità molto letto, che ha al suo attivo numerose collaborazioni con importanti case editrici cattoliche, e che negli ultimi anni si è speso molto per aiutare le chiese del Sudest asiatico. 

Molti lettori, come lei stesso ha osservato, sostengono che Guado comunichi male. Questa deficienza ha penalizzato don Pezzini?
Chi sostiene che il Guado comunica male ha perfettamente ragione. Essere un gruppo che non ha dietro nessuna istituzione ha i suoi vantaggi (possiamo criticare la chiesa liberamente senza che nessuno ci dica quello che dobbiamo o che non dobbiamo dire), ma ha anche lo svantaggio di affidare le attività del gruppo a volontari che non hanno una professionalità specifica. Detto questo non credo proprio che don Pezzini sia stato penalizzato da questa nostra deficienza.

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