Le cose che restano: Claudio Santamaria nel ruolo del padre gay


La fiction Le cose che restano, trasmessa da RaiUno, si è conclusa mercoledì 29 dicembre. Da ieri le quattro puntate sono on-line qui, sul sito di Rai.tv. Gli ascolti della serie non sono stati buoni. Paperissima, storico programma di Canale 5, ha avuto la meglio. Questi dettagli tecnici non sono di competenza di Queerblog ma di Tvblog. De Le cose che restano scriviamo proprio oggi per non essere, anche noi, vittime delle logiche televisive.

De Le cose che restano vale la pena ricordare due aspetti. Il primo riguarda la famiglia arcobaleno di cui fa parte Andrea, interpretato da Claudio Santamaria. Andrea è gay e per lavoro rappresenta le autorità. Le stesse che negano l'esistenza delle coppie omosessuali. Andrea è un uomo maturo. Incontra Michel. Si innamora di Michel. Con lui rimarrà fino alla morte. Per lui crescerà Lila, la bambina che l'uomo ha avuto prima di conoscere Andrea.

Prima di Le cose che restano la Rai raccontava la storie di giovani gay. Figli. Tanti figli. Nessuno aveva provato a raccontare le storie dei genitori omosessuali che in Italia, così come nel resto del mondo, crescono i propri figli fregandosene del pregiudizio altrui.

Le cose che restano non è solo la storia di Andrea, Michel e Lila. La serie, con molta eleganza, ha provato a raccontare le famiglie. Persone che si vogliono bene a loro modo. Individui di cui il Family Day non si è occupato.

Se la Rai, vittima di sé stessa, è riuscita a raccontare i cambiamenti della società allora c'è speranza per tutti. Anche per gli esponenti politici che non hanno ancora capito una banale verità. Lo stipendio che i cittadini gli elargiscono non serve per garantire loro la libertà di parola. Le loro opinioni possono esprimerle in privato. In pubblico devono solo prender atto dei problemi dei cittadini e risolverglieli. L'inesistenza di una legge sulle famiglie arcobaleno è una lacuna che va colmata.

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