Lo stilista del Papa è iscritto all'Arcigay? E allora?

La vera rivelazione è scoprire che dietro gli abiti dell'uomo più umile del momento, si celerebbero giri di parecchi euro.

Lo stilista del Papa è iscritto all'Arcigay? E allora?

In effetti non lo avrei nemmeno immaginato. Ma lo stilista del Papa avrà la mia solidarietà immediata, anche se, diciamolo, non è che io mi trovi proprio a mio agio nelle vesti talari, l'ultima che ho indossato era la tunichetta della prima comunione. Ma procediamo con ordine.

Lo rende noto Il fatto quotidiano, lo scrive anche Giornalettismo, Menti informatiche, lo ripeto io, pare siano arrivate in Vaticano delle missive anonime, che rivelerebbero un particolare: il proprietario dell'atelier, che si occupa dei paramenti sacri, fra gli altri, di Bergoglio, è iscritto all'Arcigay.

La vera rivelazione è forse, scoprire che dietro gli abiti dell'uomo più umile del momento, si celerebbero giri di parecchi euro. Insomma, essere lo stilista del Papa è una commissione non da poco, non solo dal punto di vista del prestigio e della responsabilità dell'immagine, ma anche dal punto di vista economico, quindi, è uno di quei mestieri ambiti che muovono invidie e dissapori. Racconta un sacerdote genovese, della Curia di Bagnasco:

un vestito da cardinale o da pontefice costa da cinquemila a trentamila euro. Per questo dietro nuvole di incenso si combattono battaglie selvagge.

Ma quello che stupisce è la natura dell'attacco, che non si limita a puntare il dito contro le doti professionali, ma cita, fra le note di demerito, l'iscrizione all'Arcigay. Un chiaro attacco omofobo. Cosa proverebbe? Cosa inficerebbe? Che ricadute avrebbe sul suo operato? Al riguardo, il sacerdote genovese, aggiunge:

Ma io penso che in fondo si tratti di potere, si vuole creare disagio lasciando intravvedere dietro questa storia la presenza della tanto pubblicizzata lobby gay.

A proposito di lobby gay, proprio oggi ne ha parlato papa Francesco, sottolineando come il problema non siano certo i gay, ma le lobby. Tornando alla notizia dello stilista, viene messo in luce un giro di interessi, non proprio di ordine morale,

Il documento è siglato da quattro persone che si definiscono membri del Cal (Centro di Azione Liturgica), organizzazione – composta da laici, ma presieduta da un cardinale e da un monsignore di nomina ecclesiastica – che negli ambienti religiosi gode di rispetto, tanto da occuparsi della cura della liturgia. Le due pagine da giorni alimentano sussurri nei corridoi del Vaticano. Anche perché puntano il dito su personaggi di spicco. Da Bagnasco, al maestro di celebrazioni liturgiche, monsignor Guido Marini. Ma soprattutto attaccano gli imprenditori che hanno vestito due papi: Benedetto e Francesco. In particolare Filippo Sorcinelli, classe 1975, legato da stima e conoscenza al cardinal Bagnasco.

Il patto professionale tra Sarcinelli e Bagnasco regge:

tanto che, il 5 dicembre del 2010, a “sorpresa”, come titola il Resto del Carlino, “il cardinale Bagnasco fa tappa a Sant’Arcangelo di Romagna e benedice l’azienda Lavs di Sorcinelli”.

Sorprende, positivamente, la risposta di un rappresentante della Curia di Genova, che al polverone di illazioni, risponde:

Insomma, prima ci accusano di essere omofobi, e poi quando mostriamo apertura e rispetto ci criticano. Sua Eminenza si è pronunciato sul rapporto tra omosessualità e famiglia. Le anime, però, sono uguali.

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