Natale in famiglia. Queerblog incontra Marco, “the Queenfather”

Natale in famiglia. Queerblog incontra Marco, �The Queenfather�

Per molti Natale è la festa della famiglia. Anche di quella gay, aggiungiamo noi. Forse è ancora lontano il giorno in cui sarà sufficiente utilizzare il termine famiglia sic et simpliciter per indicare tutte le varie tipologie possibili e immaginabili e, pertanto, ci teniamo a ribadirlo che anche quella gay è una famiglia e molte delle famiglie omosessuali celebrano il Natale. Se poi in una famiglia gay c’è anche un figlio, allora la festa è più grande.

Marco, per esempio, è un padre gay: vive a Londra, è sposato da sei anni con il suo uomo e hanno un figlio, nato tramite maternità surrogata negli USA. Marco è un papà a tempo pieno – The Queenfather, come si definisce sul suo interessante blog bilingue.

A mo’ di auguri di Natale per tutti quei lettori di Queerblog che lo celebrano come una festa di famiglia, abbiamo incontrato Marco e gli abbiamo rivolto un po’ di domande sull’essere padre, su come “funziona” la vita di una coppia gay con un figlio, su come vede lui da Londra la situazione gay italiana.

Natale in famiglia. Queerblog incontra Marco, â��The Queenfatherâ��Com'è vivere il Natale da padre omosessuale?
Beh, a parte il fatto che ci vestiamo tutti di pelle nera e danziamo ubriachi intorno ad un albero di Natale adorno di vibratori e frustini, il resto è tutto regolare…

Scherzi a parte (non ho resistito al sarcasmo, perdonami…), il Natale a casa nostra è un affare all’italiana con tutta la famiglia radunata intorno al tavolo. I miei genitori che arrivano dall’Italia con la valigia zeppa di leccornie introvabili qui a Londra come due spie russe, sempre pregando che non li fermino alla dogana e li arrestino per traffico illegale di beni alimentari… La famiglia di mio marito che cerca di stare dietro al chiasso italiano e il nostro piccolo che zompetta eccitato per tutta la casa, rincorso a turno dai nonni.

Il Natale non sarebbe Natale senza di lui… Grazie all’arrivo di mio figlio, (nato tramite maternità surrogata in California) ho messo da parte il cinismo che contraddistingue ogni adulto alle prese con la vita di tutti i giorni, bollette da pagare, e problemi vari, per tornare a vivere queste festività con l’entusiasmo di una volta. Ricordate quando provavamo solo una grande eccitazione la mattina di Natale? Credo che per godersi una festa del genere a pieno, uno abbia bisogno di una dose considerevole di innocenza. La religione c’entra poco, almeno per me… Non credo che l’essere cristiano sia una condizione necessaria per apprezzare queste festività. La famiglia invece sì, sotto qualunque forma. Passare il Natale da soli è una delle cose più tristi che io possa immaginare.

Com'è cambiata la tua vita di coppia con l'arrivo del figlio?
Più che cambiata, diciamo più onestamente che ne è stata stravolta, ma comunque arricchita.

Con la nascita di un figlio, tutte quelle che erano le priorità di un tempo, cessano di esistere. Il piccolo diventa il centro dell’universo. Senza contare tutte le ore di sonno irrimediabilmente perse o il fatto che, come papà a tempo pieno quale sono, a volte sembra impossibile riuscire a farsi una doccia ogni giorno. L’arrivo di un figlio è una chiamata a crescere e diventare adulti sul serio e a imparare a mettersi sempre da parte. Poi ovviamente, le dinamiche della coppia vengono un po’ rivalutate e spesso rimpiazzate dalle dinamiche della famiglia.

Trovare il tempo di stare da soli e godersi un po’ di intimità col partner diventa più difficile, ma lo si accetta, impegnandosi comunque a non mettere da parte la coppia e le sue necessità.

Natale in famiglia. Queerblog incontra Marco, â��The Queenfatherâ��Nel tuo blog hai un post splendido, secondo me, in cui parli del fatto che, in fin dei conti, la prima “maternità surrogata” è stata proprio quella di Maria che ha dato alla luce Gesù “conto terzi”: come reagisci dinanzi agli sguardi “scandalizzati” (soprattutto di italiani, immagino) di chi si sente in diritto di giudicare sul fatto che due uomini abbiano un figlio?
A me scandalizza e fa rabbia ogni opinione fondata sull’ignoranza. La maternità surrogata in Italia è ancora una tematica da fantascienza e si conoscono ben poco le difficoltà che comporta un percorso simile.

Sono ancora meno comprese ed accettate le motivazioni che spingono coppie come noi a voler mettere su famiglia. Mi fa rabbia il giudizio della gente che si nasconde dietro a presunte scoperte scientifiche o statistiche per convalidare il fatto che “due uomini non possono crescere un figlio”, o che “ognuno ha il diritto ad avere un padre ed una madre“, o che “il piccolo non sarà mai felice e bilanciato come se fosse cresciuto in una famiglia eterosessuale“.

Alla base di questi preconcetti non c’è nient’altro che ignoranza, intesa nel senso più puro del termine: non sapere, o informazione manipolata da religione e politica.

Credere che le motivazioni di una coppia gay ad avere figli possano essere diverse da quelle di ogni altra coppia che non può riprodursi non è solo profondamente offensivo, ma stupido.

Ovviamente, quello che per una coppia etero si risolve, nella migliore delle ipotesi, con una ‘bottarella’ nella privacy della loro camera da letto e nove mesi di attesa, per una coppia gay comporta un percorso molto più lungo e travagliato, che coinvolge diverse persone e che finisce con lo scontrarsi con l’opinione pubblica, la religione e, in alcuni paesi, con la legislatura.

A me scandalizza di più la realtà di tante famiglie “conformi alle norme in vigore”, prive però di amore, di unità, di valori, e dei loro figli soli e amareggiati, che non sanno cosa significhi essere amati.

Di quelle, e del “male sociale” che rappresentano, non parla (…sparla?) mai nessuno.

Carlo Giovanardi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, ha detto che “se i gay adotterranno, ci sarà esplosione della compravendita dei bambini”. Figurarsi avere un figlio! Tu ti senti un “acquirente”?
Sinceramente non riesco a capire come le due cose (i gay che adottano e la compravendita di bambini) possano essere collegate… Adozione come compravendita? Staremo scherzando… Per quanto mi riguarda, se per ogni bambino abbandonato in un’istituzione ci fosse una famiglia amorevole pronta ad accoglierlo ed un sistema legislativo che supportasse questa iniziativa, sarebbe assurdo paragonarla ad una compravendita.

Ma forse l’adozione, per il sig. Giovanardi, assume questo connotato solo quando entrano in gioco i gay….

In fondo forse lui, come tanti altri, pensa che una coppia gay che adotta un figlio è come una coppia gay che si compra il cane… Sbaglio?

Forse lui ci vede solo come esseri che si dividono tra palestra, discoteca e la boutique di Dolce e Gabbana. Sbaglio?

Forse lui considera il figlio adottivo di una coppia gay come un accessorio. Sbaglio?

Forse considera il volere un figlio da parte di una coppia gay come un atto di puro egoismo. Sbaglio?

La verità è che purtroppo, quello che molti non dicono, ma pensano, è che l’omosessualità è un male e questo rimane alla base di tutte le decisioni e le affermazioni di chi è contro l’adozione da parte dei gay. L’amore di una coppia etero va bene, l’amore di una coppia gay no, perché c’è sempre quell’elemento di perversità intrinseco alla natura dell’omosessuale, così come è percepita dal pubblico.

Come vedi la realtà omosessuale italiana da Londra?
Come dicevo sopra, anche se le cose si sono evolute negli ultimi dieci anni (io sono a Londra dal ’97…), l’Italia rimane comunque un paese arretrato in materia di diritti degli omosessuali. Non voglio dire che questo avviene per la vicinanza del Vaticano o per il sapore fortemente cattolico del nostro paese, almeno non solo per questo. Ma sinceramente non riesco a trovare altri motivi altrettanto convincenti per cui un paese come il nostro, che deve tanta della sua brillantezza e prestigio proprio al genio di tanti omosessuali, storici e non, debba languire nel Medio Evo sotto certi aspetti. I gay in Italia sono più tollerati che compresi. Adesso che iniziamo a reclamare dei sacrosanti diritti umani, le cose si complicano.

Non ci basta più essere invitati alla festa, adesso vogliamo anche noi una fetta di torta.

Mi stupisce ancor di più che i politici non si adoperino maggiormente per assicurarsi che tutti i cittadini godano degli stessi diritti e vengano cautelati in ugual misura e che il pubblico che la pensa come me non si muova per far cambiare le cose. Mi rattrista pensare che, forse, tanti gay si sono rassegnati e pensano che questo è il meglio che possono avere da un governo per cui pagano tasse e votano.

Quando parlo ai miei amici italiani e chiedo loro se avranno mai intenzione di sposarsi o mettere su famiglia, la loro risposta, invariabilmente non è: “No, no: non fa per noi”, ma: “In Italia non succederà mai…”. Questo mi rattrista.

Se poi penso a individui come Berlusconi, per dirne uno, che riescono sempre a raggirare le regole del gioco per uscirne vincitori, solo perché si credono intoccabili, ed a tanta gente onesta che non chiede altro se non la libertà di costruirsi una vita come gli altri, ma non può… Lasciamo perdere va…

Quale augurio vorresti fare ai nostri lettori?
I miei più sinceri auguri per un Natale pieno di tutto ciò che il vostro cuore desidera. Godetevi le vostre famiglie, i vostri genitori, i vostri amici e tutte le persone che vi amano per quello che siete, perché sono loro che mantengono costante il vento sotto le vostre ali!

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