Australia: la chiesa cattolica fa lobby contro i matrimoni gay


Ma allora noi italiani non siamo gli unici privilegiati a godere di un'attenzione speciale da parte della chiesa cattolica. A quanto pare anche in Australia le autorità cattoliche si stanno muovendo per condizionare il mondo politico e fare pressioni sul Parlamento, contro le ipotesi di riconoscimento delle unioni dello stesso sesso.

Il Parlamento "appeso", infatti, ha accresciuto il peso dei Verdi, che sono più a sinistra del partito laburista e hanno aperto una discussione pubblica per modificare l'approccio tenuto finora dal centrosinistra, troppo moderato e gradito alla chiesa. Per questo motivo i vescovi - prima ancora che si apra il dibattito - stanno chiedendo ai fedeli di fare pressioni sui propri parlamentari, affinché difendano il matrimonio naturale fondato sull'unione tra un uomo e una donna.

L'arcidiocesi di Sydney, la Lega delle donne cattoliche e i Cavalieri della Croce del Sud hanno preparato la linea di attacco, secondo cui il matrimonio fra uomo e donna non sarebbe una creazione religiosa, ma un'istituzione naturale. Per di più, secondo loro, il matrimonio si fonda soprattutto sulla procreazione dei figli.

Non basta: consentire a due uomini o a due donne di sposarsi porterebbe a una banalizzazione del concetto di maternità e paternità. Queste parole non mi suonano affatto nuove, anche se stavolta arrivano dall'altra parte del Globo.

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