New York: spot terroristico contro l'Hiv, proteste gay

Questo spot per la lotta all'Hiv - alcune immagini possono risultare sgradevoli - ha sollevato polemiche acutissime negli Stati Uniti, per le immagini crude che vengono usate e perché una volta di più la comunità gay viene rappresentata come portatrice della malattia.

Molte persone, purtroppo, pensano che ormai l'Aids sia una malattia curabile e che convivere con l'Hiv, grazie alle medicine, non sia un problema, almeno in Occidente. Per risvegliare l'attenzione del pubblico sulle conseguenze negative e persino mortali dell'infezione e per promuovere di nuovo l'uso del profilattico come precauzione, la città di New York ha realizzato e sta diffondendo questo spot intitolato "It's never just Hiv" ("Non è mai solo Hiv").

Nell'annuncio si spiega che l'Hiv non va mai da solo e che l'infezione, anche se curata, può provocare o rendere più probabili una serie di altri disturbi, come l'osteoporosi, la demenza e il cancro all'ano. In effetti, è troppo semplicistico pensare che le medicine di trattamento dell'Hiv (la cura non esiste) siano una soluzione indolore: esse stesse provocano disturbi e sottopongono l'organismo della persona sieropositiva a ulteriori pericoli. Mentre il virus comunque logora l'organismo, anche se a un ritmo molto più lento.

Due associazioni, la Glaad e il Gmhc, hanno contestato però lo spot e lo accusano di stigmatizzare troppo i gay e di alimentare paure omofobe: in effetti sono rappresentati solo uomini e nella scena finale, in ospedale, l'orientamento omosessuale è esplicito o comunque chiaramente suggerito.

Questo tipo di messaggio non è detto che sia efficace nello spingere le persone a proteggersi quando fanno sesso, ma di sicuro contibuisce alla rappresentazione degli uomini gay come portatori di malattie e condannati a una morte precoce in mezzo ad atroci sofferenze. Le autorità sanitarie di New York hanno replicato che la verità non va mai nascosta e che la prevenzione è troppo importante per mettere in discussione il messaggio; ma una rappresentazione corretta e priva di pregiudizi dovrebbe essere altrettanto importante per combattere lo stigma. Voi che ne pensate?

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