Intervista. Queerblog incontra Costantino Della Gherardesca


Buona educazione vuole che un intervistato sia presentato prima di essere sottoposto alle domande di un giornalista. Questa regola con Costantino Della Gherardesca abbiamo deciso di non seguirla perché le dichiarazioni che ha rilasciato a Queerblog lo raccontano meglio di molte presentazioni di circostanza.

È stato per molto tempo il co-conduttore di Dispenser, una trasmissione storica di Radio 2 che si occupava anche di cultura queer. Cosa le manca di questo contenitore? On e off-line ci sono media che possono sostituire Dispenser?
Dispenser si occupava di cultura queer ancora prima del mio arrivo trattando registi come John Waters o Almodovar grazie al creatore del programma Giorgio Bozzo e ad autori come Matteo B. Bianchi.

In contemporanea al mio arrivo a Dispenser sono apparsi svariati personaggi omosessuali nei media commerciali italiani che proponevano uno stereotipo gay fatto di musica dance ed un edonismo grottesco. Quindi io ho calcato molto sulla musica queer o l’underground omosex in generale sperando che i giovani gay si rendessero conto che esiste un mondo a cui possono appartenere che non è quello di Lady Gaga e delle palestre.

Dispenser era un programma che aveva il polso della situazione mediatica, e ci riusciva guardando all’estero. Cosa che a Federico Bernocchi e a me pareva ovvia. Era un contenitore che includeva informazioni che provenivano da un infinità di fonti che spaziavano dal sito del New York Times a decine di blog di giovani appassionati di musica. Personalmente ai lettori di Queerblog consiglio WFMU, una radio americana che passa dell’ottima musica. La potete ascoltare in streaming qui.

Scrive per il sito di Vogue. Di cosa si occupa?
Sono felice di contribuire a Vogue.it, anche perché le persone con cui ho a che fare sono straordinarie e molto informate sui media. Ho trovato dei nuovi amici, dei nerd magri e chic, che mi capiscono e non mi trattano come un povero pazzo che va imbavagliato.

Io mi occupo di musica e di costume. Ho intervistato personaggi come il regista Todd Solondz,
l’artista Nico Vascellari e moltissimi musicisti fra cui Antony Hegarty di Antony & the Johnsons, Joanna Newsom, Lykke Li, Roisin Murphy, Ariel Pink… adesso dimentico molte robe ma basta cercare il mio nome sul sito. Ultimamente siamo tutti impazziti per Julian Assange.

Secondo lei c'è qualcuno che possa colmare il vuoto di Alexander McQueen?
Prima della morte era diventato un bravissimo designer, un uomo di grande talento il cui brand però aveva perso potere perché non esisteva più il mondo che poteva rappresentare. Alexander McQueen funzionava durante il boom Londinese dei meta anni ’90, quando la città aveva ancora dei rimasugli della controcultura degli anni 80. Oltretutto se si analizzano le sue più grandi creazioni riportano tutte a figure della controcultura Londinese che lo precedevano, come Leigh Bowery e Trojan. O anche Jordan, che lavorava nel negozio di Vivienne Westwood ai tempi dei Sex Pistols.

Lee McQueen era un talento che non può essere rimpiazzato. Detto questo intorno a lui c’erano personaggi che hanno contribuito molto come la defunta Isabella Blow, anche lei morta suicida, e Katy England, la sua art director negli anni di maggiore impatto dello stilista, che poi fra l’altro si è sposata con Bobbie Gillespie dei Primal Scream.

Adesso nella moda ci sono dei brand interessanti con degli art director bravissimi: Prada lo è sempre, Comme des Garcons, Vionnet, Balenciaga... recenti sondaggi hanno dimostrato che sempre meno menti creative cercano la celebrità. Ma sempre più persone vogliono divulgare i propri pensieri ad un vasto pubblico.

Per molti utenti di Queerblog lei sarebbe stato il conduttore ideale di LoveLine, lo spazio di Mtv dedicato al sesso. Condurrebbe un programma come questo?
Io sono contrario ai rapporti monogami che sono sia sociali che sessuali… il classico fidanzamento insomma… quindi penso che ai lettori di Queerblog potrebbe far ridere vedermi prendere a merluzzi in faccia svariate vittime delle convenzioni sociali. Lo condurrei molto volentieri LoveLine, anche perché mi divertirei come mai nella mia vita. Chi non vorrebbe condurre un programma dove si parla di sesso?

Secondo una giornalista di GAY.tv il punk oggi vive grazie ai gay. È d'accordo?
Il punk è trans gender. Nasce dal glam ed è stato creato in un ambiente innanzitutto di travestiti e gay… e da uomini che se non erano froci, li imitavano. Parliamo di New York verso la metà degli anni ’70 e di personaggi come la transessuale Wayne County, sia musicista che DJ, che ha riportato in voga a New York le sonorità della metà degli anni ’60 che hanno definito il suono del punk dei Ramones, degli Heartbrakers, dei Sex Pistols e addirittura dei primi Black Flag.

Patti Smith, la poetessa del punk, era una donna eterosessuale vestita da uomo, che viveva con Robert Mappelthorpe, un gay vestito in modo più maschile di un uomo eterosessuale. Il look di Richard Hell, eterosessuale, era totalmente gay. Adesso il punk, se esiste, è anarco insurrezionalista. Vive ad Exaherchia ad Atene. Direi che va oltre le distinzioni di gender.

Qual è la battuta più cattiva ma divertente che ha sentito fare su un gay?
A me non fanno ridere le battute, amo le situazioni comiche. A Scott Thompson, un comico gay famoso per Kids In The Hall, è stata rifiutata una puntata zero che ha proposto ad una rete perché uno dei personaggi principali era un malato di AIDS con la lipodistrofia. Come gli è venuta?

Una volta ero ad una cena semi-formale ed avevo supplicato un mio adorato amico di comportarsi bene. Lui allora, siccome è molto dispettoso, ha raccontato a tavola di una transessuale che si era fatta la vagina in Africa, ma non gliel’hanno fatta abbastanza profonda. Ci entrava solo la cappella di un pene. Allora è andata a Londra per un operazione di “approfondimento vaginale” dove utilizzano dei pezzi di intestino per prolungare la vulva. Però questa signora ha avuto delle complicazioni e gli sono venute delle sistole fistole. Quindi, ha rivelato il mio amico a tavola davanti a tutti, “cagava merda dalla figa”. Gli altri commensali non erano per niente divertiti e quindi sono svenuto dal ridere.

Qual è l'offesa contro gli omosessuali che la infastidisce di più?
La Chiesa condanna gli omosessuali continuamente. Ma non mi offendono loro, mi offendono tutti i cittadini che acconsentono tacendo.

C'è un partito politico che la rappresenta? Per chi ha votato alle ultime elezioni?
Le ultime elezioni amministrative non ho votato, ero certo che in Toscana vincesse la sinistra comunque. Le elezioni precedenti, Veltroni VS Berlusconi, ho votato Veltroni. Detto questo Veltroni non mi rappresenta. Non c’è neanche un partito politico che mi rappresenta. Se Il PD si alleasse con Vendola allora mi sentirei leggermente più rappresentato. Vorrei un Partito Socialista come quello francese. Se il PD si allea con Casini, o democristiani vari, non li voto.

In più occasione ha ammesso la sua passione per Yoko Ono. Quali sono le sue icone?
Yoko Ono è certamente una mia icona. Le mie altre icone sono Betty Freeman… una persona che ha fatto veramente tanto per la musica. La cantante Judee Sill. Nico, ovviamente.

Silvio Berlusconi è stato denunciato da alcuni attivisti gay che non hanno apprezzato le sue recenti dichiarazioni omofobe. Anche lei avrebbe denunciato il presidente del Consiglio?
Come ha detto Guzzanti i commenti omofobi erano un messaggio preciso ai suoi elettori, e non una gaffe. Ha cercato di raccogliere consensi con cattolici e filo-cattolici soprattutto. Io trovo spaventoso avere un presidente che fa i commenti omofobi e odio profondamente il vasto pubblico di pecorelle felici di sentire questi commenti omofobi.

Non amo quello che rappresenta e non mi rappresenta una persona che nutre l’omofobia del nostro paese. Detto questo credo che se esiste la libertà di parola deve esistere per tutti. L’ingiustizia è che da noi esiste solo per chi se la può permettere, in questo caso Berlusconi.

Se non esiste la libertà di parola però non è colpa di Berlusconi, è colpa della legge che non la tutela per tutti, in particolar modo per i giornalisti.

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