I miei diritti non sono in vendita: la campagna del Circolo Mario Mieli di Roma

Il Circolo Mario Mieli di Roma lancia la campagna “I miei diritti non sono in vendita” per dire no al compromesso al ribasso sulla legge contro l’omo-transfobia.

I miei diritti non sono in vendita: la campagna del Circolo Mario Mieli di Roma

I miei diritti non sono in vendita, chiedo l’estensione integrale della legge Mancino alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Aggravanti incluse. La libertà di opinione non è e non può essere libertà di insulto, ingiuria, istigazione all’odio, nei confronti delle minoranze e delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans.

È questo il testo dell’email che il Circolo Mario Mieli propone di inviare ai deputati e alle deputate di PD, SEL, M5S, PdL e Scelta Civica “che vi sembrano più indicati, che conoscete, che sapete sensibili al tema, oppure particolarmente ostili” entro il 26 luglio, con oggetto: I miei diritti non sono in vendita. Il Mario Mieli invita a scrivere anche a vari altri politici (l’elenco sul sito del Mieli e gli indirizzi email su quello della Camera) tra cui Scalfarotto, Brunetta, Carfagna, Lupi, Fioroni.

Il motivo di questa campagna I miei diritto non sono in vendita parte dal “compromesso” sulla legge contro l’omofobia e la transfobia. Scrivono dal Mieli:

Si tratta di una proposta di compromesso con il PDL e con i cattolici del PD molto al ribasso che al momento non estende le aggravanti già previste dall’articolo 3 della legge Mancino per le altre discriminazioni su base razziale e religiosa e che rischia di essere una scatola vuota e inefficace.

Quindi:

È il momento di mobilitarci, per evitare che ancora una volta i diritti civili e le tutele che la comunità lesbica, gay, bisex, trans chiede da anni siano svenduti sull’altare degli equilibri di governo e delle pressioni vaticane. L’estensione integrale della legge Mancino anche per chi incita e commette reati sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere è davvero il primo passo minimo per provare a mettere l’Italia sulla giusta via e non possiamo permettere che sia un passo falso.

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