Forum gay: Parla con Queerblog: la storia di Alessandro, 27enne bisessuale che ha lottato per l'accettazione (sua e da parte degli altri)

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Dopo le lettere ricevute nelle settimane scorse (potete recuperarle cliccando qui), ora è il momento di Alessandro, un ragazzo 27enne che ci parla di sé, della sua vita e del difficile equilibrio che ha dovuto trovare. Vi ricordiamo che potete mandare le vostre lettere, riflessioni, pensieri o problemi a info@queerblog.it

Lui non è gay ma bisessuale e ha dovuto ammettere anche un'ulteriore discriminazione dallo stesso ambiente Lgbt che, spesso, dubita e ritiene inaffidabile chi si definisce attratto da uomini e da donne. Lasciamo, per un momento, da parte eventuali pregiudizi e leggiamo le sue parole:

Ciao mi chiamo Alessandro ho 27 anni e probabilmente la mia storia è un po diversa da quelle che di solito pubblicate. Non ho patito enormi umiliazioni o disagi, ne ho vissuto melodrammi. Non sono stato sempre passivo ai sopprusi e non ho problema ad ammettere di saper essere tanto malvagio quanto buono. Forse sono davvero "diverso" dopotutto. Mi trovo nella "rara" posizione di essere bisessuale il che mi ha sempre fatto sentire come una minoranza tra le minoranze.

La lettera di Alessandro continua:

Fin da che ho memoria ho sempre provato attrazione sia per gli uomini che per le donne. Il fatto che io lo ricordi non vuol dire che sia stato semplice. Il cammino lungo l'accettazione è stato lungo e di fatto per molti anni essere bisessuale semplicemente non era un opzione. A scuola sono sempre stato preso di mira, non ero particolarmente effeminato (sebbene non posso nemmeno dire di essere il prototipo della mascolinità) ma ciò nonostante venivo chiosato con ogni genere di epiteto –checca, frocio, culo, succhiaxxxxx, ecc . Io ignoravo la cosa, era già abbastanza difficile capire me stesso senza dare retta loro. Seguendo il "senso comune" cercavo attenzioni femminili, facendo finta di non avere certe fantasie. Ciò portò a un curioso squilibrio, cercavo, uscivo, mi innamoravo di donne e avevo solo ed unicamente fantasie omosessuali. Intorno ai 17 anni ho iniziato a pormi il problema in modo molto angoscioso. Non potevo negare le mie fantasie, ma nel contempo ero davvero innamorato per la prima volta di una ragazza. A scuola la situazione degenerò. Io avevo l'hobby della poesia e un giorno in cui 5 ragazzi della 5 liceo, - capeggiati da F., un ammasso di muscoli alto il doppio di me - rubarono il quaderno su cui scrivevo le mie poesie. Erano tutte poesie per la ragazza che amavo, ma il fatto stesso che io scrivessi poesie faceva di il "frocetto". Con la forza mi chiusero in un angolo, mi davano del frocio una parola si e l'altra pure. Si misero a leggere alcuni versi ridendo come idioti, strapparono le pagine obbligandomi con la forza a ingoiarle. Era la fiera dell'insulto libero e sebbene volessi reagire non riuscivo. Ero pietrificato. Li odiavo. Mentre raccontavo la cosa ad un caro amico volevo piangere, ma non lo feci. No, le lacrime non avrebbero cambiato nulla. Come avrei voluto essere gay. Nella mia testa facevo il contorto pensiero che se fossi stato gay, almeno ci sarebbe stato un motivo, seppur sbagliato, per gli insulti che ricevevo. Ma così no.. Io non ero gay, lo sentivo. Loro mi avevano ferito, io avrei ferito loro non c'era nulla di più logico per me. Così inizio un periodo "oscuro" della mia vita. Mi impedii di scrivere poesie e di avere fantasie sugli uomini, perché se non ero gay non dovevo averne, e davo la colpa a quelle inconfessate fantasie per i soprusi che avevo subito. Ma decisi che non avrei più subito nulla. Sarei diventato l'incubo delle persone che mi avevano ferito. Cominciai a vestirmi di nero, cambiai atteggiamento, indossai una maschera, non ero più io a scuola, ero un personaggio che io stesso avevo creato. Con ironia e perfidia tormentai i 5 bulli, anche a costo di venire massacrato di botte… Cosa che è successa una volta sola, ma vedendo che la loro violenza non mi turbava, ma anzi che ridevo e li deridevo, smisero e non osarono più toccarmi. Poi arrivò il climax. Quando vidi che F. aveva lasciato le chiavi della sua auto sul banco, ebbi un intuizione malvagia. Senza farmi notare presi le chiavi. L'ora successiva finsi di stare male, lasciai di proposito un libro sul banco, poi andai in infermeria e riuscii a farmi rimandare a casa. Uscii dalla scuola. 10 minuti dopo rientrai nel cortile, e con le chiavi di F. rigai molto profondamente l'auto del preside lungo tutta la fiancata. Staccai il portachiavi di F. e lo posai a terra. Rientrai a scuola con la scusa di aver dimenticato un libro e lasciai le chiavi dell'auto di F. in bagno. Pochi giorni dopo F. fu sospeso e due mesi dopo, alla fine dell'anno, bocciato a causa della sospensione. Data la sua cattiva fama non servì molto altro come prova al preside per credere nella colpevolezza di F. Ricorderò per sempre l'ultimo giorno che l'ho visto, con un ghigno malefico gli dissi "Chi semina vento raccoglie tempesta". Non rispose. Terminato il liceo, la maschera cessò di avere una funzione. Lentamente tornai me stesso. Presi a frequentare una ragazza, che oltre a me frequentava anche un altro ragazzo. Era indecisa tra di noi. La competizione mi eccitava. Lui mi eccitava. Era successo. Per la prima volta le fantasie, quelle che continuavo a fare anche se me lo proibivo, erano diventate reali: avevo una cotta per un ragazzo. Non potevo più negarlo. La cosa andò male. Sarò un romantico, ma non faccio sesso se non sono innamorato, o quantomeno non ho una relazione con qualcuno (e fino ad ora a 27 anni non mi è mai capitato di infrangere questa semplice regola). Io non volevo avere rapporti sessuali con lei, non stavano neppure insieme! L'altro ragazzo non si fece simili scrupoli e così si sono messi insieme. Vederli insieme era un smacco doppio. Quella fu la prima volta che pensai di essere bisessuale. Forse non sarò particolarmente sveglio, ma non è che la società ti insegni esattamente che c'è anche questa opzione. A mala pena ti dice che c'è la possibilità di essere gay. Non avevo nessuno con cui parlarne. Non me la sentivo di dirlo a nessuno. Ma poi pensai che dopotutto non ero stato un esempio di tolleranza, forse temevo di essere gay se no non mi sarei impedito per oltre un anno di avere fantasie omosessuali (con scarsi successi). Mi persuasi: era evidente nel profondo non volevo essere gay e quindi mi facevo piacere le donne. Ci pensai per lunghi mesi. E poi decisi di accettarmi per quello che ero: un omosessuale. Pensavo che dirlo ad alta voce mi avrebbe fatto stare meglio. Non fu così. Non cambiò nulla. Certo in università cercavo attenzioni maschili, ma in verità la realtà era terribilmente ironica: se prima cercavo solo le donne e avevo solo fantasie sugli uomini, ora cercavo solo uomini e avevo fantasie solo sulle donne. Dopo tre mesi così mi guardai allo specchio e scoppiai a ridere. Era evidente, questa volta sul serio, mi piacciono sia gli uomini che le donne. Finalmente mi ero accettato. Non sapevo che farsi accettare dagli altri sarebbe stato più… "complicato". In quel periodo avevo da poco iniziato a uscire con un ragazzo. Una sera gli raccontai la mia "scoperta": gli dissi di essere bisessuale… E quella fu l'ultima sera in cui lo vidi. Mi chiamo due giorni dopo per dirmi che se non avevo le palle di ammettere che ero gay lui non aveva tempo da perdere con me. Gli spiegai come stavano le cose, ma mentre parlavo mi insultò per poi chiudermi il telefono in faccia. Qualche tempo dopo ho conosciuto una ragazza che destò il mio interesse. Fu un corteggiamento lungo, lei era fidanzata e io non volevo mettermi in mezzo, ma non sapevo che lei si era presa una cotta per me. Lascio il suo ragazzo per me, salvo poi supplicarlo due settimane dopo di rimettersi insieme dopo che le avevo detto di essere bisessuale: "Non posso pensare che quando stai con me magari pensi a un uomo e magari sei gay e non lo hai ancora capito" queste le sue parole. Scaricato per la mia natura da uomini e donne, decido di cercare altri bisessuali. Conosco in chat un ragazzo bisessuale. Che sollievo fu incontrare un altra persona "come me". Finalmente mi sentivo accettato. Gli dico che non faccio sesso, così per gioco, così cominciamo a uscire e lui si comporta da vero gentiluomo. Così dopo qualche settimane di "relazione" cedo e decido di fare l'amore con lui. A pensarci ora, a 7 anni di distanza, ammetto di essere stato davvero ingenuo. Dopo la nostra prima notte insieme, dopo che mi ero fatto abbindolare da frasi dolci da 4 soldi, dopo che avevamo fatto l'amore, dopo che avevo iniziato a provare sentimenti per lui, dopo che lui se ne tornò a casa nel cuore della notte senza quasi rivolgermi la parola, gli mandai questo sms: "Buon giorno Tesoro, l'aria sembra più profumata oggi, ma forse è solo che penso a te". La sua risposta arrivò pochi secondi dopo e fece raggelare il vento: "Dagli uomini mi faccio inculare e basta. Nessun struggimento please". Avevo scoperto da dove veniva la cattiva fama dei bisessuali. Wow! Un anno dopo mi innamorai di un ragazzo. Ci siamo conosciuti per caso in un parco pubblico, c'era una affinità intellettuale assoluta. Nel giro di tre settimane eravamo una coppia. Dopo un mese avevamo una relazione sana e felice e decisi che era il momento di dirlo ai miei genitori. Raccontai che stavo con un uomo ai miei a cena come se fosse la cosa più normale di questo mondo. Sul momento non hanno avuto reazione… Come se avessi detto che quel giorno aveva piovuto. Due ore dopo mio padre fece irruzione nella mia stanza e mi vomitò contro ogni genere di insulto. Disse cose non ho la forza di ripetere. Provai a prendere parola per giustificarmi. Non fu possibile mio padre mi spintonò molto violentemente a terra è mi intimo di stare zitto. Provai ugualmente a parlare. E lui con una tale rabbia che non avevo mai visto prima in nessun altro essere umano mi urlò contro di stare zitto. Rimasi pietrificato. Solo in quel momento notai mia madre, silenziosa, se ne stava sulla soglia della porta con sguardo compiaciuto. Mi senti come anni prima quando quei ragazzi mi umiliarono con le mie stesse poesie, quelle che nel frattempo mi avevano fatto vincere un concorso letterario ed erano finite in una raccolta poetica. Decisi di vendicarmi di nuovo. Mi volevano zitto? Bene, non avrei mai più parlato con loro. Per oltre 2 mesi non ho pronunciato nemmeno una sola parola rivolta a loro, non ho risposto a nessun saluto ne a nessuna banale domanda (tipo cosa volevo mangiare per pranzo). Il clima era pesante, anche per me, ma come quando mi feci picchiare da quei bulletti senza battere ciglio, allo stesso modo mi sedevo a tavola e mangiavo silenzioso come se in casa non ci fosse anima viva. Qualche mese dopo il mio ragazzo, stava per trasferirsi a Roma mi chiese di seguirlo. Ma io non volevo cambiare università e lasciare la mia vita, mi sarei sentito come se fuggissi dai miei genitori. No, loro dovevano pagare e il clima velenoso che avevo creato in casa doveva continuare. La relazione fini un anno dopo, a causa della distanza, ma la ricordo con piacere, fu una relazione felice. Quando poco tempo dopo si accese per la terza volta l'amore nel mio cuore e questa volta per una donna, i miei genitori cercarono di recuperare il rapporto. Lo screzio creato non è sanabile, a volte mi è parso di volerlo ricucire, ma di fatto non ci riesco, non lo voglio davvero. Oggi a distanza di 4 anni, mi sono laureato con il massimo dei voti, faccio il lavoro che ambivo fare con i miei studi e guadagno abbastanza da potermi permettere di vivere da solo senza dover chiedere nulla ai miei parenti. Con loro ancora non parlo. Giusto i saluti e qualche chiacchiera di circostanza. Il mio cuore prova ora amore per la 4 volta, non è poco… A volte mi chiedo se non sono troppo volubile. Ma in realtà non credo sono solo stato fortunato… Se di fortuna di si può parlare. Amo un uomo di 35 anni, con la maturità di un 17enne, conosciuto in chat 6 mesi fa. Non sa cosa voglia dire avere una relazione, è omosessuale sebbene non si sia ancora accettato e non sia mai stato con un altro uomo. Con le donne ha avuto una sola esperienza non felice. Non capisco il perché, è davvero bello è intelligente, profondo, ha una cultura immensa eppure non è riuscito a trovare nessuno.. No, non ha voluto. Ora è li nella sua città a 300km da me che si tormenta perché nonostante sente dei sentimenti per me ha paura di incominciare una relazione. Dovrebbe prima ammettere di essere gay, dovrebbe cambiare la sua vita e tutto sommato per lui è più comodo restare da solo, come ha sempre fatto, e tirare avanti in silenzio sognando l'amore di un uomo, magari proprio il mio, che non è ancora disposto a provare sulla sua pelle. Ma io lo amo, sono tornato a scrivere poesie dopo che quell'evento di 10 anni fa mi aveva fatto smettere, lo faccio per lui. E aspetto. Soffro perché per la prima volta nella mia vita mi sento impotente. Ho sconfitto i bulli, i miei demoni interiori, i pregiudizi sulla bisessualità, i miei genitori, ma non posso nulla con lui. Sono andato li, senza avvisarlo solo per dargli in mano le poesie che ho scritto per lui, solo per dirgli che sono reale, ho sentimenti reali proprio per lui. E la cosa apparentemente non ha avuto effetto. O meglio, lo ha avuto, lui lo ammette, ma non cambia nulla. Del resto lo so bene, il percorso che porta all'accettazione è duro per tutti e io che ho risolto ogni cosa che mi sono trovato davanti non ho il diritto di lamentarmi. Per ciò ti aspetto G.

Ora la parola spetta a voi: vi siete ritrovati in qualche modo nelle parole di Alessandro? Avete mai avuto una storia con un bisessuale? Siete tra coloro che non pensano sia possibile che qualcuno si innamori sia di una donna che di un uomo?

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