Oprah Winfrey. Il Giornale: “Nell’era gay provocare è dirsi etero”



Nelle ultime settimane il Giornale ha aumentato i propri articoli glbtq. Dopo aver preso le difese di Silvio Berlusoni, denunciato da un gruppo di attivisti omosessuali a causa delle recenti dichiarazioni omofobe, il quotidiano di Vittorio Feltri si è occupato dei pettegolezzi riguardanti la presunta omosessualità di Oprah Winfrey, di cui ci siamo già occupati qui.

L’editoriale sulla vicenda della famosa e ricca donna è stato curato da Cristiano Gatti. Secondo il giornalista stiamo vivendo in un’era gay che discrimina gli eterosessuali, costretti ad organizzare delle manifestazioni per rivendicare i propri diritti:

“Vecchia Oprah, sei tutti noi. Non siamo rimasti in molti, ma siamo irriducibili. Rivendichiamo il diritto ad avere un posto nella società, rispettabile e rispettato. Dunque stai serena e tira dritta. Poi chissà che un giorno non ci si ritrovi tutti - fossimo pure una sporca dozzina - a una manifestazione di piazza, per gridare la rabbia della nostra riserva indiana. Quel giorno sfileremo fieri e indomiti, a testa alta, incuranti dei sorrisi ironici e delle battute pesanti. Quel giorno, puoi giurarci, sarai bandiera e stella dell'Etero-pride”.

Oprah Winfrey, secondo Gatti, ammettendo la propria eterosessualità avrebbe danneggiato il proprio patrimonio economico. Per il giornalista essere gay è più vantaggioso:


“Sicuramente le avrebbe reso meglio la dichiarazione d'essere lesbica, perché è un fatto che al giorno d'oggi una bella consacrazione omo spalanchi le porte della popolarità, dell'ammirazione, del prestigio. Sono tanti, sotto i nostri occhi, che si giocano il jolly e si godono il bonus. Solo pochissimi esempi a caso: Dolce&Gabbana, Busi, Platinette, Tiziano Ferro, Nicki Vendola, Cecchi Paone, alzi la mano chi può dire che la loro omosessualità abbia nuociuto.

Siamo al punto che fior di artisti in crisi di ingaggi, o politici malati di narcisismo, arrivano a lasciar correre le voci più ambigue pur di rialzare velocemente le proprie quotazioni, il proprio fascino, la propria notorietà. Persino Fabrizio Corona ha scoperto che tanto affanno per costruire il proprio mito machista era fatica sprecata: è bastato sapere in giro della relazione con Lele Mora e tutti quanti hanno come cominciato a guardarlo con occhi diversi, quanto meno più inteneriti e comprensivi”.

Secondo voi la teoria di Gatti, ripulita da tutti gli orpelli provocatori, ha un fondo di verità? Negare che il coming out per alcune persone sia stato inutile dal punto di vista lavorativo probabilmente è sbagliato tanto quanto pensare che gli eterosessuali sono più penalizzati dei gay.

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