La bisessualità esiste veramente?

Avete mai provato a cercare su Google il significato della “bisessualità”? Troverete una pletora di definizioni e teorie. Il tutto per non intaccare la supremazia dell'eterosessualità.

La bisessualità esiste veramente?

Se cercate: cos’è la bisessualità? sulla pagina di ricerca Google, troverete moltissima roba. Come sempre si teme per la supremazia inattaccabile dell’eterosessualità. Allora giù con ipotesi, spesso parziali, in primis la bisessualità delle donne vista come un modo di rompere gli schemi e di proporre alternative eccitanti e intriganti (l’immaginario porno è pieno di situazioni saffiche), o abbinata a una forma di omosessualità “momentanea” che si sviluppa in certi ambienti circoscritti (come le carceri) dove si pratica il sesso anche con partner non necessariamente del sesso preferito (B-Permissivo).

Ma, come riporta anche la nota enciclopedia online, Wikipedia esiste la variante Ambisessuale:

“Ambisessuale” indica un’indiscriminata attrazione che si rivolge verso persone di ambo i sessi. Chi si identifica come ambisessuale può provare attrazione verso qualcuno da un punto di vista fisico, emotivo, intellettuale o spirituale, a prescindere dal sesso o dal genere, mentre conferma i suoi criteri selettivi in altri ambiti.

Che secondo me allarga incredibilmente il range. Occorre puntualizzare con validità scientifica se esiste la bisessualità, se cioè un individuo può essere e sentirsi attratto sia da donne che da uomini, e se tutto ciò può essere definito.

Cenni storici sulla bisessualità


La bisessualità esiste veramente?

Intanto che ribadisco, al solito, il mio essere una scrittrice e non una psicologa, vi faccio un piccolo bignami della storia della nostra civiltà. La bisessualità era praticata nell’antica Grecia, e anche nella società romana, sia maschile che femminile. Nel caso di quella maschile era codificata con età e regole precise e constava in una specie di iniziazione, un contatto considerato formativo, fra maschi. Questo tipo di bisessualità, probabilmente, era un modo stesso di vivere l’omosessualità maschile, per una potenza politica e militare, che non vedeva di buon occhio le relazioni esclusivamente omo e che comunque poneva sempre al centro la famiglia e i figli.

secondo una felice definizione di H. I. Marrou, una “omosessualità militare” la cui essenza consiste in un cameratismo fra guerrieri. Il rapporto fra Achille e Patroclo [l’eroe omerico, n.d.r.] è stato in questo senso ritenuto paradigmatico.

Questa pratica di cameratismo fra guerrieri pare fosse presente anche nell’antica cultura celtica (con buona pace dei padani leghisti).

In quella Romana, la virtù incontrastata rimaneva la virilità, indi Seneca, nelle Controversie, fa dire all’avvocato di un “liberto”, che significa schiavo liberato, che vine criticato per avere una relazione col suo ex padrone:

”la passività sessuale (impudicitia) è un crimine per un uomo libero, una necessità per uno schiavo, un dovere per un liberto”.

La lotta, nelle civiltà che ci hanno formato, non è mai stata fra eterosessualità e omosessualità ma fra attività e passività sessuale, concetti che, in qualche modo, persistono.

In epoca moderna, il famoso Rapporto Kinsey, stilato dal ricercatore Alfred Kinsey, una pietra miliare dello studio del comportamento sessuale degli esseri umani, tentò di misurare attraverso una scala, il grado di etero e omosessualità dei soggetti intervistati per l’esperimento. Alla fine del lavoro lo stesso Kinsey dichiarò:

Il mondo non è diviso in pecore e capre. Non tutte le cose sono bianche o nere. È fondamentale nella tassonomia che la natura raramente ha a che fare con categorie discrete. Soltanto la mente umana inventa categorie e cerca di forzare i fatti in gabbie distinte. Il mondo vivente è un continuum in ogni suo aspetto. Prima apprenderemo questo a proposito del comportamento sessuale umano, prima arriveremo a una profonda comprensione delle realtà del sesso.

Dello stesso avviso la psicologa Serena Vitulo:

Nell’opinione comune, il concetto di bisessualità è sicuramente meno presente rispetto a quello di omosessualità o di eterosessualità. Una delle motivazioni potrebbe risiedere nel fatto che l’individuo, per sopravvivere socialmente, è abituato a creare schemi e rappresentazioni che finiscono per essere considerate tipiche di determinate categorie sociali. La bisessualità potrebbe quindi risultare meno identificabile e collocabile all’interno di specifici cliché, non essendo riconducibile agli stereotipi correnti del senso comune e, quindi, “rompendo” gli schemi di riferimento.

La bisessualità esiste


La bisessualità esiste veramente?

La bisessualità esiste in natura anche fra gli animali, dai bonobo, ai comunissimi gabbiani, ma non essendo pienamente definita, o compresa in un vero e proprio movimento, rischia di venire considerata secondaria rispetto sia eterosessualità che omosessualità, per questo l’ILGA (International Lesbian and Gay Association) ha fissato per il 23 settembre la giornata mondiale dell’orgoglio bisessuale.

Conclude la Vitulo:

Sebbene all’interno della comunità scientifica l’identificazione delle origini di un determinato orientamento sessuale sia inserita all’interno di un dialogo ancora in corso e le ricerche più recenti lascino più domande aperte piuttosto che risposte univoche, secondo le attuali teorie sull’argomento l’orientamento sessuale è collocabile lungo un continuum che va dall’eterosessualità esclusiva all’omosessualità esclusiva, incluse varie forme di bisessualità.

Analogamente alla strutturazione dell’identità individuale, la formazione dell’orientamento sessuale è influenzata da variabili di natura bio-psico-sociale.

Non sarebbe corretto, quindi, fare appello ad un concetto univoco di natura, tenendo conto anche del fatto, ampiamente risaputo, che la variabilità nelle tendenze sessuali non è caratteristica esclusiva della nostra specie, ma è diffusa anche nel regno animale.

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