I file di Wikileaks aiutano i gay solo in Russia

Tutta colpa di Wikileaks. Dopo la divulgazione di file che dovevano rimanere segreti è partita una competizione, l’ennesima, tra alcuni esponenti politici. C’è chi, come Franco Frattini, precisa l’autonomia del proprio paese e chi schernisce i colleghi per i diritti che ancora non hanno concesso alle persone omosessuali.

In Russia gay e lesbiche non vivono bene. Dal primo pride moscovita non sono ancora passati dieci anni. Ogni manifestazione organizzata per ottenere il riconoscimento delle coppie di fatto si conclude spesso con degli arresti.

Malgrado queste inconfutabili premesse Vladimir Putin ha precisato che nell’esercito russo c’è spazio per i gay:

“La sodomia, come era chiamata una volta, era un reato nell’Unione Sovietica ma non nella Russia di oggi”.

Non è certo un caso che queste dichiarazioni Putin le ha rilasciate al Larry King Live, un talk show americano. L’esponente politico ha provato, male, a dimostrare che la Russia può competere con gli Stati Uniti anche sulla politica dei diritti. Da mesi l’amministrazione Obama si trascina infatti il dibattito sul “don’t ask, don’t tell”, il cavillo burocratico che vieta ai militari gay di fare coming out.

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