A Roma le trans non possono cambiare sesso. La colpa è di Renata Polverini?


Cosa succede tra Renata Polverini, presidente della regione Lazio, e la comunità omosessuale? La domanda ha un senso se si riflette su alcuni accadimenti. L’esponente politico in meno di un mese è diventato uno dei protagonisti della cronaca GLBTQ.

In principio ci fu la censura. Secondo l’associazione Certi Diritti ai computer della sede della regione sarebbe stato messo un particolare filtro che vieta agli utenti la navigazione in siti con tematiche omosessuali.

Il presidente della regione non ha mai rilasciato dichiarazioni su questo fatto, nemmeno durante la presentazione della nuova campagna pubblicitaria della Gay Help Line. L’appuntamento, inutile negarlo, sarebbe servito a ripulire l’immagine di Renata Polverini che oggi dovrebbe spiegare ai Radicali perché l’ospedale San Camillo di Roma non esegue più le operazioni di vaginoplastica alle persone transessuali.

La struttura medica, secondo gay.it, avrebbe sospeso gli interventi dopo che il dottor Aldo Felici, primario di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva per 20 anni, è andato in pensione. Oggi, sempre secondo il sito, una persona transessuale per completare la riassegnazione di genere deve aspettare almeno 30 mesi.

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