Intervista. Queerblog incontra Paolo Patanè, presidente di Arcigay (seconda parte)



Di seguito trovate la seconda parte dell'intervista di Paolo Patanè. Qui trovate l'inizio del confronto che il presidente di Arcigay ha fatto con Queerblog.

Imma Battaglia, sempre a Queerblog, ha detto di non sentirsi più rappresentata dal movimento omosessuale italiano. Esiste ancora un movimento in Italia? Perché?

Comprendo lo scoramento di Imma che è una grande guerriera di tante battaglie. Spesso ne abbiamo parlato a cuore aperto ed è emersa la sofferenza di chi,come lei, è militante appassionata da molto più tempo di me. Io credo tuttavia che il Movimento esista e sia più forte di quanto non si creda :siamo in una crisi di crescita e di metodi. Gli obiettivi, le rivendicazioni oramai sono chiari e condivisi e ne sono evidenti le difficoltà: si tratta di ridefinire strategie e relazioni con la società. E soprattutto di uscire dalla marginalità e di riaprire una stagione di grande consenso sociale rimettendosi in sintonia con il Paese.

In Italia aumentano le associazioni omosessuali. L’ultima è quella politica “Gay e Libertà”. Arcigay non è più in grado di garantire un pluralismo politico e sociale? Perché?
Ho troppo rispetto per chiunque provi a fare qualcosa di buono e non giudicherei mai a cuor leggero singole iniziative di chi costituisca nuove associazioni. In alcuni casi succede che non ci si riconosca in quello che già esiste, ed è plausibile e legittimo che accada. In altri forse emerge un certo atteggiamento “reginale”, passatemi l’espressione ,di chi ha bisogno di crearsi un regno per continuare a sentirsi un re. Questa seconda ipotesi è normalmente meno qualificante direi.

Un utente di Queerblog sostiene che Arcigay non sa comunicare bene il proprio lavoro. Secondo lei la critica è vera? Perché?
Le critiche si ascoltano sempre. Credo anch’io che troppa parte dell’enorme lavoro svolto da Arcigay non filtri sufficientemente, innanzitutto perché non solo è davvero tanto, tantissimo, su tutto il territorio nazionale, ma anche perché è praticamente quotidiano ed i tempi della comunicazione spesso faticano a rappresentarlo tutto ed adeguatamente. Ci stiamo lavorando su… e se il lettore riscriverà soddisfatto sarà bello venirlo a sapere.

Un altro utente di Queerblog ha invece polemizzato con Marco Mori, presidente di Arcigay Milano. Secondo questa persona l’elezione del sindaco di Milano così come il Pride di Roma non possono essere di competenza solo delle sedi locali di Arcigay. È d’accordo con il lettore? Perché?
Non vi è dubbio che Roma e Milano non possano essere considerati meri contesti locali e che di conseguenza tanta parte della vita politica che attraversa queste fondamentali città (vale particolarmente per la Capitale) ha un respiro pienamente nazionale. Mori è però molto attento alle ricadute nazionali che possono derivare da fatti o circostanze politiche che si determinino in una metropoli come Milano e posso assicurare che la collaborazione con lui è splendida ed utilissima. Siamo presidenti da poco e stiamo affinando velocemente i meccanismi.

Non tutti gli episodi di omofobia registrati la scorsa estate erano veri. Arcigay come si muove di solito in queste circostanze? Cosa succede da una denuncia o una presunta tale?
Intanto bisognerebbe dirsi quali episodi siano risultati non veri. Io personalmente mi sono trovato coinvolto in un episodio sconcertante a Viareggio, e trovandomi là, l’ho potuto verificare direttamente e con estrema attenzione: ed era assolutamente autentico. Altrove si sono verificati altri episodi in un’estate particolarmente difficile. Arcigay sollecita sempre i Comitati ad essere molto cauti nella valutazione dei fatti, ma cercando, è chiaro, di aiutare le vittime spesso messe in soggezione da atteggiamenti ostili. Detto questo concordo che occorra grande serietà soprattutto in contesti in cui la pressione mediatica, sempre alla ricerca di un nuovo caso, spinge verso facili drammatizzazioni. Le vittime vere sono tantissime ma purtroppo spesso invisibili.

C’è un argomento che non è mai stato menzionato in questa intervista e di cui vorrebbe parlare?
Si certo… Mi piace chiudere ricordando come per Arcigay sia fondamentale in questa fase uscire dalle vecchie logiche di relazione esclusiva con i partiti. I partiti contano, ci mancherebbe, ma la nuova Arcigay guarda molto anche alle alleanze sociali; alla ricostruzione di quelle storiche ed all’inaugurazione di alcune nuove ed inedite. Con obiettivi molto concreti. Il welfare ad esempio: nel processo di costante arretramento dello Stato dal suo impegno pubblico nelle politiche di welfare, solo le associazioni cattoliche si sono mosse rapidamente per occupare gli spazi scoperti. Noi stiamo definendo una nostra strategia perché diversamente il welfare di domani ci cancellerà letteralmente. Lo sottolineo perché molto spesso ci si dimentica che tra i nostri obiettivi deve esserci anche la vita delle persone lgbt di fronte a temi specifici ed in contesti specifici: scuola, salute, lavoro e tutto quello che contribuisce a renderci cittadini e cittadine davvero con pari opportunità.

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