Intervista. Queerblog incontra Paolo Patanè, presidente di Arcigay (prima parte)


L’articolo di critica ad Arcigay pubblicato nelle scorse settimane ha sollevato un bel polverone. Molti rappresentanti dell’associazione e di realtà simili hanno contestato le opinioni del sottoscritto in privato. Paolo Patanè, presidente di Arcigay, ha preferito invece mettersi a disposizione. Di seguito trovate la prima parte dell’intervista che ha rilasciato a Queerblog.

Lei ha condannato le recenti affermazioni omofobe del Papa. Sbaglia il Papa a esprimere una propria opinione o i politici italiani a farsi condizionare? Perché?
La questione è antica: in realtà tutti hanno diritto ad esprimere un’opinione, ma vi sono opinioni la cui espressione implica responsabilità gravi. Non mi aspetto che il Papa improvvisamente cancelli la dottrina della Chiesa in materia di omosessualità, ma mi aspetto che il Papa condanni duramente e chiaramente l’omofobia, la violenza, le discriminazioni e le persecuzioni di cui le persone lgbt sono vittime in tutto il mondo. Al di là di questo che rappresenta un punto a mio avviso irrinunciabile, la nostra attenzione deve essere rivolta a quello che lo Stato dice o tace, perché è vero che le gerarchie usano la voce grossa, ma è pure vero che troppa parte della politica nostrana si crogiola in un ascolto pavido e servile. Il coraggio in questo caso deve essere laico.

Aurelio Mancuso ha chiesto pubblicamente a Mara Carfagna di non dimettersi. È d’accordo con il suo predecessore. Perché?
Non l’avrei detto soltanto perché in quel momento, a mio avviso, il bene del Paese era ed è rappresentato da un’assunzione di responsabilità da parte di questo Governo, e le dimissioni del Ministro sarebbero state utili ad accelerare un’agonia che strangola l’Italia. Senza nulla togliere al grande cambiamento di atteggiamenti e impostazione che alla Carfagna bisogna riconoscere con onestà. Ma quello è decisamente un altro discorso.

Aurelio Mancuso è stato prima di lei il presidente di Arcigay. Promuove o boccia il lavoro fatto? Perché? Cosa promuove? Cosa boccia?
Non è facile fare il Presidente nazionale di Arcigay. Non è facile essere militanti in un Paese come il nostro in cui spesso non scorgi orizzonti. Aurelio è stato Segretario nazionale e poi Presidente in anni duri (che purtroppo continuano) e non credo si possa disconoscerlo. Io ero nella sua Segreteria e penso che lo slancio iniziale di cambiamento si sia infranto su molte, troppe difficoltà oggettive. Dopodiché ho condiviso con lui molte scelte e, notoriamente, non condiviso altre come la mancata partecipazione alla battaglia di affermazione civile in un passaggio storico che ci ha portati per la prima volta di fronte alla Corte costituzionale.

Di Gay Project, come spiegato da Imma Battaglia a Queerblog, ha iniziato un confronto con alcuni esponenti politici per far approvare quanto prima una legge contro l’omofobia. Perché questo tipo di attività non sono di competenza di Arcigay?
Chi dice che non lo siano? È vero invece che Arcigay lavora assiduamente su contatti istituzionali volti a monitorare qualsiasi spiraglio,ed è vero piuttosto che Arcigay dà una valutazione molto seria di queste relazioni che non possono essere gestite banalmente e richiedono alcuni passaggi. Quando si vanno ad incontrare esponenti politici occorre valutare il momento politico, ad esempio, e capire se è quello giusto o se è quello delle facili promesse o di possibili strumentalizzazioni di cui la gente non ha davvero bisogno. Occorre valutare cosa chiedere, e, se lo si vuole fare condividendo un percorso,occorre trovare una mediazione tra posizioni diverse: sennò accade che più associazioni si recano ad interloquire con esponenti parlamentari portando soluzioni differenti. Non mi sembra molto proficuo né autorevole in verità. Temo oltretutto che questa non sia la fase opportuna, pur rispettando le scelte differenti fatte da Imma o da altre associazioni in modo legittimo.

Arcigay vuole o deve collaborare con la politica? Perché?
Arcigay non si preclude nulla e non esclude nessuna collaborazione purché si realizzi in un contesto e con modalità chiare,di reciproca autonomia e di rispetto dei principi a cui l’Associazione si ispira. Collaborare con la politica è forse un’espressione un po’ ambigua. Noi facciamo politica, e facciamo politica da associazione e non da partito: collaborando con chiunque apra percorsi utili e senza privarci di criticare o applaudire chiunque a destra come a sinistra. Senza preconcetti ideologici ma con oggettiva valutazione dei fatti concreti.

Seconda parte dell'intervista.

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