Hiv: il vaccino è una speranza, i contagi aumentano e la prevenzione latita


Anno 2010: l'Hiv è ancora lì, si diffonde come una pandemia e, anche se in Occidente porta sempre meno all'esito dell'Aids, è una minaccia per la salute fisica e psichica di milioni di persone. I contagi, anche in Italia, sono in lieve diminuzione, ma ormai quasi tutti per via sessuale anche a causa di un malinteso senso di sicurezza, per cui il virus sarebbe ormai sconfitto e i farmaci disponibili e sicuri; invece le cose non stanno proprio così e sarebbe meglio riparlare di prevenzione e protezione, in una parole safer sex. Un vaccino terapeutico, in realtà, potrebbe arrivare nei prossimi anni, ma riguarderà comunque le persone contagiate.

La favola della pillola preventiva
Nei giorni scorsi, con un preoccupante tempismo, è stata diffusa con grande enfasi la notizia di una presunta "pillola preventiva" che potrebbe ridurre il rischio di contrarre l'Hiv anche del 90%. Un quotidiano nazionale ha persino pubblicato il nome commerciale di questo farmaco che è stato sperimentato in sei paesi, su persone che mantenevano comportamenti ad alto rischio.

Il punto però è che questa molecola miracolosa - già ribattezzata pillola del giorno prima - non è altro che un cocktail di farmaci anti-retrovirali, quelli che fanno parte delle terapia per le persone con Hiv: è vero che possono prevenire il contagio, ma provocano gli effetti collaterali (in parte ancora sconosciuti) anche pesanti. Perché prenderli se si è sani? È come se per prevenire la sifilide, ogni giorni ci facessimo una puntura di penicillina: follia pura.

Prevenzione e protezione: il profilattico
L'unico rimedio preventivo contro l'Hiv è il profilattico, unito a un lubrificante a base acquosa, durante i rapporti anali e orali e il dental dam (la barriera gengivale) in alcuni rapporti orali. Naturalmente per proteggersi è necessario essere informati correttamente e l'obiettivo si ottiene con campagne nazionali di comunicazione, educazione sessuale nelle scuole e mantenendo alta l'attenzione dei media sull'Hiv/Aids.

L'urgenza di tornare al test
In base agli ultimi dati del ministero della Salute, sei italiani su dieci scoprono di aver contratto il virus Hiv, quando sono già in Aids, quindi non ricevono benefici dalle terapie antiretrovirali, se non quando il loro organismo è in parte compromesso. La soluzione è fare il test con frequenza, ovviamente se si hanno comportamenti a rischio, come avere più di tre partner sessuali diversi in un anno. Su questo anche le nuove campagne di comunicazione insistono perché il test diventi un'abitudine.

Ogni anno in Italia circa quattromila persone si infettano con Hiv e in oltre il 90% dei casi il virus è acquisito per via sessuale; l'età media dei sieropositivi aumenta e sfiora i 40 anni: vuol dire che persone sempre più anziane scoprono di essere sieropositive. Se nel 2010 diminuiscono nuove infezioni, sono in aumento in totale le persone sieropositive che si stima siano circa 150.000. Questo è un dato positivo, perché significa che le terapie mantengono in vita molte più persone con Hiv rispetto al passato. L'obiettivo, però, dev'essere evitare, il più possibile, il contagio.

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