Giornata mondiale della lotta contro l’Aids. Queerblog intervista Alessandra Cerioli, presidente della Lila


Oggi, 1° dicembre, è la giornata mondiale della lotta contro l’Aids. Ad Alessandra Cerioli, presidente della Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids), abbiamo chiesto di commentare le ultime notizie riguardanti la malattia.

Il Papa si è detto favorevole all’utilizzo del preservativo ma solo in circostanze determinate. La chiesa può aiutare a prevenire la diffusione dell’Hiv?
La Chiesa ha il diritto di dire la sua, le istituzioni hanno il dovere di decidere laicamente secondo l'evidenza scientifica. Quello che davvero funziona nella prevenzione delle infezioni da Hiv, è il preservativo. La cui efficacia è stata infine riconosciuta anche dal Papa.

Gianni Alemanno, sindaco di Roma, sostiene che i preservativi nelle scuole non servano a prevenire la diffusione dell’Hiv. La Lila è d’accordo?
La Lila è fra i promotori del progetto che per primo (e finora unico) ha portato nelle scuole i distributori di preservativi, è evidente che non siamo d'accordo con Alemanno. Soprattutto, non è chiaro quale interesse ci sia nel continuare a contrapporre due fazioni, che nella realtà non esistono, quella di chi vorrebbe l'educazione e quella di chi vorrebbe i condom. Le due volontà, semplicemente, non sono né contrapposte né conflittuali.

L’Italia non ha partecipato alla Conferenza mondiale sull'Aids. Il Governo attuale, e quelli che l’hanno proceduto, hanno fatto qualcosa contro la diffusione dell’Hiv?
Negli ultimi anni molto poco, mentre molto sarebbe da fare. Soprattutto per la prevenzione, e contro stigma e discriminazione, che ancora esistono nei confronti delle persone che vivono con l'Hiv. Se la guardia si è abbassata, in buona parte è responsabilità delle istituzioni. E poi c'è il fatto che da due anni l'Italia non versa la quota promessa al Fondo Globale per la lotta a Aids, Tubercolosi e Malaria, col quale non ha preso alcun impegno futuro, è una questione molto grave sul piano internazionale.

Ferruccio Fazio, ministro della Salute, ha detto che potrebbe trovare i soldi per sperimentare il vaccino contro l’Aids. Cosa pensa la Lila di questa dichiarazione?
Sono anni che promettono soldi ma alla fine quando si tratta di versarli si fanno di nebbia.

Esiste una cura contro l’Hiv?
No. Esistono solo terapie che garantiscono la sopravvivenza evitando l'insorgenza dell'Aids. La terapia antiretrovirale sopprime la replicazione dell'HIV controllando o azzerando la carica virale, il numero dei linfociti CD4+ può ritornare a livelli più che accettabili, ma l'individuo rimane pesantemente compromesso da questa sorta di "allarme continuo" del sistema immunitario, definito come "immunoattivazione". Che sembra essere conseguente alla persistente presenza del virus in quelle cellule/siti (detti santuari del virus) dove esso esiste e resiste alla terapia. Purtroppo ne deriva il manifestarsi, nonostante la terapia antiretrovirale, di nuove patologie, quali quelle cardiovascolari, neurologiche, renali, epatiche, e/o tumorali che configurano un quadro di invecchiamento precoce. Fino a che non si riuscirà a controllare questa immunoattivazione o ad avere farmaci che arrivano nei santuari del virus o, magari, a eradicarlo del tutto dall'organismo, non possiamo parlare di cura.  La ricerca deve continuare, le terapie attuali ci hanno portato fino a qui ma adesso dobbiamo superarle.

L’Italia garantisce a tutti i malati di Hiv le cure necessarie?
Non allo stesso livello, vi sono differenze regionali anche consistenti, ma in Italia chiunque viva con l'Hiv ha diritto a ricevere terapie e assistenza medica.

Chi si ammala oggi di Hiv?
In 7/8 casi su 10, persone che hanno fatto sesso senza preservativo, sia etero che omosessuali, di ogni età.

Le nuove generazioni di omosessuali hanno imparato a proteggersi?
Nonostante in Italia non sia mai stata fatta, dalle istituzioni, una qualsiasi campagna informativa diretta a uomini che fanno sesso con uomini, le associazioni e gli attivisti hanno colmato il vuoto. Ma non può essere delegato tutto a loro. Non abbiamo dati in Italia che ci permettano di capire quale sia l'andamento dell'infezione fra i giovani omosessuali, la percezione è che come tutti i giovani non abbiano informazioni sufficienti.

L’Aids è ancora un tabù?
L'HIV attualmente si diffonde per via sessuale, parlare di HIV significa affrontare i temi della sessualità e del piacere sia nella coppia fissa che occasionale, etero o omosessuale, significa parlare del diritto ad una sessualità consapevole ed informata, e molti lo considerano imbarazzante.

Come ci si deve proteggere?
Col preservativo. Penetrazione sempre col condom, se anale anche col lubrificante, niente sperma o sangue in bocca, sono regole semplici e vanno seguite sempre quando si ignori lo stato sierologico del partner. Il test Hiv va fatto, i risultati sono sufficientemente certi dopo circa 30 giorni dall'ultimo comportamento a rischio. Ovviamente, chi fa uso di droghe per via iniettiva deve evitare lo scambio di siringhe.

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