1 dicembre: la giornata contro l'Aids per ricordarsi che si può scegliere e che Aids non è gay

queerblog 1 dicembre aids

1 dicembre, giornata mondiale contro l'Aids. Una data che praticamente tutti conoscono e ricordano. Ma è solo un giorno su 365 nel quale l'attenzione viene data alla prevenzione e alla sensibilizzazione. E le altre 364 giornate? Un po' come il 25 novembre con la giornata contro la violenza sulle donne e tante altre date, sparse nell'anno solare, che vengono rese pregne di simbolismo concettuale. Nel resto dell'anno è qualcosa che tocca a noi, in prima persona. E, in questo caso, è il dover ricordare come evitare di correre il rischio di contrarre il virus dell'Hiv.

Anche noi di Queerblog oggi ne abbiamo parlato perché questa resta, comunque, una data significativa e di memoria. Non è ipocrisia, è informazione ed è qualche che riguarda anche noi. Anche, non solamente il mondo gay. Purtroppo, ancora oggi, non sono poche le persone che collegano l'essere gay con il virus dell'Aids. Ed è un errore, è qualcosa che non si deve fare e che non 2010 non deve essere più permesso. Ed è questo il motivo per cui oggi, io, intendo sentire mia questa giornata di lotta contro l'Aids da essere umano e non da gay.

Non ci sono limiti di razza, di età, di sesso: è qualcosa che può colpire e uccidere chiunque, in tutto il mondo. In Africa la situazione è sempre gravissima: migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini hanno contagiato il virus dell'Hiv e sono malati. Non dipende da scelte sessuali, ma di scelte di protezione. Proteggere la propria persona, la propria salute e la propria vita. Purtroppo, negli stati chiamati, quasi offensivamente, del terzo mondo, non è così semplice. Diventa quasi impossibile. Ma in altre parti del mondo c'è la possibilità di scelta. Per eterosessuali e omosessuali. E non ci sono scuse.

Il preservativo è l'unica arma, finora, possibile per combattere questo virus mortale. Da tempo si parla di progressi nella prevenzione e di miracolosi farmaci in gradi di rallentare l'aggressività dell'Hiv ma, concretamente, c'è ancora molto da poter fare. Sia a livello curativo, sia a livello psicologico e mentale. Ciò che è ancora da abbattere è il luogo comune, il binomi del gay come soggetto più a rischio per ammalarsi. E' qualcosa che è già stato sfatato da diversi studi ma, come le peggiori abitudini, è ciò che mentalmente resta sempre difficile da scindere. Ricordo che il banalissimo 'Beautiful', anni fa, aveva introdotto un personaggio, Tony, malato di Hiv. Non era gay, aveva contratto il virus dalla sua ex compagna Ellen, morta di Aids anni prima. Si era fatto un passo avanti, non c'è il solito discorso banale da luogo comune. Poi, criticamente, ha abbandonato la storia al suo destino ed è anche una delle poche soap opera che ancora non ha introdotto un personaggio apertamente gay in circa 20 anni di programmazione (senza dimenticare che è ambientato nel mondo della moda).

Molti di voi hanno, invece, seguito 'Queer As Folk', la versione americana dell'originale inglese. Lì, il compagno di uno dei protagonisti era malato di Hiv. Ammetto di aver storto il naso quando ho saputo il colpo di scena, ma semplicemente perchè mi aspettavo che un telefilm così poco incline alle regole televisivi e narrative, non inserisse anche lui un altro omosessuale-sieropositivo (dopo lo zio di Michael, Vic). Mi sono poi ricreduto, in parte, per il modo in cui si è svolta l'intera storyline: nessuna morte tra le braccia dell'amato, una vita quasi regolare e un amore che sa superare questo ingombrante peso. I due si erano poi presi cura di Hunter, un ragazzo prostituto che aveva contagiato il virus e cercavano di non lasciarlo in balia a se stesso e alla disperazione. Ma, sempre in questo telefilm era entrato anche un personaggio 'inquietante': un giovane che aveva chiesto, apertamente, di essere contagiato. E, purtroppo, esistono persone così. Esiste chi vuole essere contagiato e chi sa di essere malato e non vuole comunque proteggere le altre vite. Questo tema, insolito e spaventoso, aveva avuto il pregio di saper parlare del problema in generale, senza banalizzare il tutto.

In molti altri telefilm e film, anche applauditi e non banali, affiora spesso il gay dichiarato che poi scopre di essere malato. È qualcosa che non sopporto, che mi porta a rivalutare quello che fino ad allora avevo considerato un ottimo prodotto. Rischia di diventare banale scegliere proprio l'omosessuale per renderlo affetto da Hiv: perché non un altro protagonista maschile eterosessuale? Perché non una donna etero? Forse, perché è il passaggio più 'scontato' ma è anche, allo stesso tempo, quello più sbagliato e degradante. Perché così non si sensibilizza, così si accentua il luogo comune.

Per questo io sostenga la lotta contro l'Aids ma voglio farlo come essere umano. Non mi interessa e non voglio (né tantomeno devo!) sentirmi più minacciato solo perché omosessuale. E' una malattia infida, terribile, che strappa alla vita molte vite. E in quei casi non guarda al sesso, alla razza e ai gusti sessuali. L'unico modo per combatterla è proteggersi usando il preservativo. E' qualcosa che si conosce da decenni ma spesso, purtroppo, lo si vuole dimenticare per qualche momento di piacere proibito. E di angoscia successiva. Perché si pensa di essere immortali, si crede che possa essere qualcosa che non possa mai capitare in prima persona. Perché quindi giocare alla roulette russa?

Uomini e donne di tutto il mondo devono essere uniti in questa battaglia e coscienziosi. È una parola arcaica, forse fa persino sorridere: ricorda le parole della nonna prima che tu esca a bere qualcosa con amici. "Sii coscienzioso!" Ma è qualcosa che non passa mai di moda. E non deve.

Che tu sia etero o gay. Ché tu sia.

  • shares
  • Mail